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sniiiiiiiif sniiiiiiiiiiiiiiiiif

Quante monete d'oro al vento...

Un anno fa, un altare, un pugnale, una promessa: voltai le spalle all'equilibrio, ad AryHann e alla Luce, per donare me stessa all'oscurità.
Giurai che non avrei più creduto a promesse d'amore e di fiducia, che avrei fatto dell'inganno e della tenebra l'essenza della mia esistenza.
Una sola cosa, dalla mia precedente esistenza: la magia, ad essa mi consacrai e non potei, nè desiderai, ritirare il mio voto e la mia promessa.
Poi venne la Dea, Ella sceglie i suoi fedeli ed Ella scelse me. Tricksty divenne il secondo baluardo della mia esistenza, l'elemento destinato a completare il mio essere più profondo.
Quando ho compiuto il passo falso, legando me stessa a qualcuno che non merita la mia bellezza e la mia persona?Quando ho attraversato il filo sottile che c'è tra gioco e sentimento?Era davvero così invisibile, o ho voluto io esser cieca?
Forse è accaduto quella notte, la notte in cui ho scelto di abbandonarmi a una passione simile a una cascata feroce che si sarebbe rivelata poi fonte di gioia e dolore, odio e amore, liti e armonia. O forse allora stavo ancora facendo un gioco seduttivo quanto rischioso?
Una volta ho errato, a ignorare quel filo invisibile, due volte ho errato, dopo aver volto lo sguardo dietro me e averlo scorto, a non far marcia indietro invece di piangere e supplicare in suo nome, calpestando la mia dignità e infangando me stessa.
Devo averlo fatto a sufficienza, poichè poi sono seguite passione intensa e dolci carezze, promesse e dichiarazioni, duelli e lotte fianco a fianco.
Ed ora, pago lo scotto di chi troppo ha concesso e poco ha posto attenzione
ai rischi: la mia dignità è ferita, il mio orgoglio è macchiato, il mio cuore, ancora, sanguina, la via è perduta.
Beffa al danno, porto in grembo la testimonianza di questa offesa, la sua stessa immagine, e la mia apparenza è qui a come monito per il futuro.
Sono davvero ridotta a misera immagine di me stessa?E dov'è il sentiero per il ritorno?

Le foglie cadevano intorno a noi
in una magica danza
in una magica notte d'autunno;
la luna sembrava accompagnare
con sguardo benigno
un amore rirtovato pronto a volare.
Una nuova vita, tante promesse,
tanti sogni, nuovi colori:
tutto cancellato da un inverno precoce
che ha distrutto quanto di buono c'è stato,
coprendo col suo gelo i ricordi
di feste passate a chiedersi se non fosse troppo presto,
serate stretti a scaldarsi,
cercando di scacciare la malinconia.
Ripensarci è strano, lo sai;
due anni di solitario percorso mi conducono qui:
forse non c'è più amore, forse nemmeno dolore;
solo odio e rancore invadono il cuore,

ed è giusto che sia così.

Nel firmamento
ero la flebile scia
di una cometa di sogni.
Cercavo una via di sopravvivenza
in un’insensata voglia di equilibrio.
Speranza eterea,
speranza futile.
Odioso mondo fatto d'ipocrisie e di false speranze,
cosa cerchi in un corpo esanime?
Ci sputi addosso, ci lavi col nostro sangue
e ci uccidi uno alla volta,
godendo delle nostre sofferenze.
E penso, mentre ondeggio sui flutti,
al disgusto che sei capace di indurre nel cuore,
alla lucida voglia assassina che impianti nella mente..
alla sete di sovversione che nasce spontanea dall'anima.
E’ tempo che rinasca,
e’ tempo che apra gli occhi.

Siya Kougaiji

No, così non può funzionare.
Non può funzionare e non mi piace.
Non mi piace avere troppe rogne, non mi piace non poter stare tranquilla e non mi piace essere confinata al di fuori della federazione.
Come allo stesso modo detesto questo dolore al petto. Ma questo, se ne andrà.

E' tempo adesso che io rimetta ordine nella mia vita e onori con un degno stile comportamentale il mio ruolo.
Chiuderò le faide che si sono aperte con il sangue tramite lo stesso sigillo, facendo sì allo stesso modo che esso sia ben saldo.
Regolerò ogni conto in sospeso con ciò che è parte del passato, la strada verso il futuro dev'essere sporca del suo sangue, o del suo orgoglio, come la Dea comanda.
Combatterò, di nuovo, per vedermi aperte le porte della Federazione, non intendo essere motivo di chiacchiera per questo motivo nè intendo permettere che chiacchiere di insulsi paladini insozzino la mia immagine.

Ho errato una volta, e non lo farò più.
Che questo sia il mio giuramento.
Ed io rinnovo il mio voto a colei cui appartengono le aule della non vita.

Dal diario personale di Zorg Kuraidhel

- Giorno I -
Oggi ho iniziato le ricerche su questa antica creatura e sul luogo in cui dimora.
Prima di cercare il luogo, però, devo capire quale genere di creatura ho davanti.
La descrizione che mi è stata fornita è abbastanza dettagliata e ricca di particolari, ma purtroppo il bestiario che ho in Accademia è sprovvisto di disegni: mi tocca leggere ogni singola descrizione; ci vorrà qualche giorno di studio.

- Giorno II -
Fortunatamente, di mostri così non ce ne sono molti e sono riuscito a fare un'analisi sommaria del libro, restringendo la lettura attenta alle sole aberrazioni.
Il dettaglio fornitomi che denomina questa creatura come "Antica" è di vitale importanza, perché mi può aiutare ad eliminare alla prima lettura le aberrazioni più comuni.
Se è antico... questo essere è anche raro, o unico.
Ora riposo, domani finisco la lettura: spero di arrivare presto a una conclusione.

- Giorno III -
Purtroppo Therial pullula di creature antiche e uniche, tuttavia da quanto ho capito, quella che devo cercare è chiamata propriamente così.
La ricerca è stata lunga, ma alla fine sono riuscito ad identificare una possibile creatura: non mi resta che trovarla.
Devo recarmi sottoterra, in un luogo altrettanto antico, cercare un'entrata perduta tra catene montuose, e andare sempre più in basso, dove l'oscurità è tale da rendere inutile qualsiasi senso visivo, se non fosse per il fuoco eterno alimentato dalla terra stessa.
Lì troverò l'Antico, ne sono sicuro.

- Giorno IV -
Mi sono preparato per questo viaggio nell'oscurità, sarò come un'ombra notturna, invisibile e silente, esploratrice cauta di questo mondo buio.
Devo entrare nella bocca della balena: il problema, come sempre, è uscirne.
Non utilizzerò la magia, per non destare l'interesse delle creature che vigilano nell'oscurità.
Oltrepasso in volo alcune montagne e poi atterro là, dove un varco mi attende immoto da secoli: le fauci della balena.
Le prime visioni nell'oscurità... le ignoro e passo oltre: io sono qui solo per osservare.
Sono entrato, ma questo mondo già lo conosco, sono già stato qui. Mi guardo intorno, cammino con passo ovattato lungo le pareti di roccia fredda, come fossero di ghiaccio, una caverna di ghiaccio: ma vedo solo pietra.
Giungo infine in una stanza e mi rendo conto di dove mi trovo: è qui che ho vagato tanto a lungo come spirito, è qui che il mio primo maestro mi portava a fare le mie prime esperienze e mi iniziava all'Arte.
Mi addormento, conscio di non essere più fisicamente su Therial, di essere in un Limbo tra la vita e la morte, come tanti anni fa, come sempre, d'altronde.
Mi addormento così, tra le Sue braccia, o di quella che può essere una Sua emanazione.

- Giorno V -
Mi risveglio, mi guardo intorno e rammento di essermi svegliato. Per il mio corpo il sonno è una necessità, non fa differenza con la veglia se non per pure funzioni vitali. Il sonno è per me un abbandono, sì: un temporaneo abbandono del corpo.
E, perché no? Mi riaddormento così come mi sono svegliato, tra le Sue braccia.

- Giorno VI -
Mi sveglio sdraiato sul bagnasciuga di una spiaggia, circondato da resti ossei umani e non. L'acqua arriva a pochi centimetri da me, nera come la pece e tuttavia fluida, odorante di sangue e putridume organico.
Potrei mettermi in affari coi demoni e fondare una città dove i drow possono venire a oziare "a prendere il buio", ma ho altro da fare.
Sorrido da solo e proseguo fino alla fine della spiaggia, dove si entra in una foresta.
Il sentiero è angusto; 'è il minimo' - mi dico - e ho la costante sensazione di essere osservato.
'Sono in casa d'altri, è normale...'
Inizio a pensare che il sentiero sembra interminabile quando infine giungo di fronte a dei cancelli fiammeggianti: ci siamo.
Oltrepasso i cancelli e mi ritrovo in un cortile: un castello.
Quale posto migliore potrei trovare per porre la mia dimora, se fossi un essere antico!
Demoni ovunque. Sembrano ignorarmi: forse mi considerano uno di loro, o forse seguono solamente gli ordini...
Giungo alla base di una torre e posso scegliere tra l'andare sopra e andare sotto, verso un'oscurità ancora più buia.
La scelta non è difficile.
Giungo in una stanza dove probabilmente hanno visto la loro fine molti dei prigionieri di questo singolare castello: al centro della stanza un buco dal quale eruttano enormi fiamme provenienti dal profondo.
Non posso proseguire. O almeno, non con il mio corpo.
Mi siedo e mi concentro, il rischio di interferenza è alto.
Chiudo gli occhi e mi vedo fluttuare attraverso le fiamme, quasi ne percepisco il calore e la violenza, e continuo a scendere, finché non giungo in un santuario.
Il posto mi piace, mi trovo a mio agio, ma ancora non ho trovato questo "Antico".
Attraverso tutto il santuario, ed ecco che trovo una stanza con un trono e un cavaliere rianimato da qualche oscura forza di cui, tra l'altro, sento la presenza. Torno indietro deluso e mi dirigo verso un altro passaggio, che si dilunga fino ad immergersi in una nebbia innaturale.
Proseguo e improvvisamente su una parete vedo incise queste parole: "Attenti all'Antico".
L'Antico... allora non ho perduto il mio tempo a venire fin qui.
Oltrepasso un ultimo passaggio segreto ed eccomi infine nel luogo descrittomi in precedenza, davanti a questa orrida creatura.
Sembra notare la presenza del mio spirito, anzi, sta cercando di comunicare con me.
Keftab, è il suo nome, detto l'Antico, e non gradisce affatto la mia presenza.
Non ho il tempo di porgere nè scuse, nè domande che mi risveglio affannato nel mio corpo, innanzi a Keftab, che avanza lento ma inesorabile verso di me, minaccioso.
Vorrei andarmene, ma mi sento stanco, malato e mi manca il respiro.
Fortunatamente, ricordo che il mio corpo non ha molta importanza, e impongo la mia volontà.
Esco dalla stanza e cammino a passo spedito attraverso la nebbia, fino a tornare al santuario, dove il mio corpo perde infine i sensi, giacendo lì sul pavimento per chissà quanto tempo.

- Giorno VII -
Mi risveglio dove ho perso conoscenza, sulla calda pietra del santuario.
Mi rialzo lentamente, vedo l'altare insanguinato, sangue fresco...
Sono in trappola, da una parte l'Antico, dall'altra le fiamme.
Come mi ritrovo in piedi, il mio sguardo si posa su una nicchia che prima non avevo notato... e vi entro.
Vedo uno dopo l'altro i quattro signori dei rispettivi elementi, lungo tutto il cunicolo, fino a giungere infine a una stanza con un portale... che sia un'uscita?
Entro nel portale e mi ritrovo nel cuore di Kyrandor, comprendendo in che pericolo si trovano i suoi ignari abitanti.
Ho visto abbastanza, non mi resta che documentare e trarre le mie conclusioni.
Mi reco in Accademia e inizio a redarre una cronaca dell'accaduto.

- Giorno VIII -
Ho tratto alcune conclusioni.
L'Antico, Keftab, risale ai tempi immediatamente successivi alla venuta degli dei, frutto del caos generato dall'implosione delle due Essenze Prime.
Gli Antichi sono la sintesi di tutto ciò che vi è nel mondo, demoni nello spirito e nel corpo, e i demoni sono la loro progenie. Nel corso dei secoli la loro progenie si è evoluta, ma loro sono rimaste creature caotiche in tutto e per tutto.
Keftab, l'ultimo Antico, ha sterminato i suoi fratelli dal primo all'ultimo, per ottenere il predominio sull'Abisso.
I demoni, però, ormai più evoluti, si sono ribellati al loro stesso padre, e un potente demi-lich, un demone lich, gli è riuscito a sottrargli la Spada degli Antichi, confinandolo nei sotterranei, in una bellissima stanza degna di un re.
Ora il demi-lich governa nel castello, forte della Spada degli Antichi, affidata a un suo servo, un antico cavaliere rianimato, guardiano del Santuario della Morte, il sigillo stesso della prigione di Keftab.
E gli elementi? Sembrano puri princìpi, lì in basso, più idee che altro, come un'archivio: pergamene viventi che spiegano come si muove il mondo. Forse è un gioco di parole, la doppia accezione della parola principi: prìncipi e princìpi degli elementi. Ma non è di questo che devo parlare. Quello che posso dire, è che di sicuro, non sono demoni, ma comunque un'arma potente.

Queste sono le mie ipotesi, basate su quello che ho letto, su quello che ho visto, su quello che ho vissuto.

Strano, ciò che sembra intenda riservarmi il destino.
Strano, poichè si tratta di avvenimenti che mai avrei previsto, e avrei riso se qualcuno me li avesse predetti.
Pare dunque che la mia Signora mi abbia voluto fare grande onore, e che io mi possa pascere dell'essere nelle sue grazie..per ora. Lasciarmi indossare le sue vesti, infatti, non è segno di benevolenza? Quindi il mio fallimento al Tempio Nero non ha compromesso il suo favore, siccome Ella anzi sembra volermi offrire una nuova occasione di servirla?
E questa volta non fallirò, no, non mancherò al mio dovere, non lascerò che il potere mi scivoli tra le dita.
Per me stessa, per Lei, per la conoscenza, per il figlio che attendo.
Nel frattempo, poesie dedicate possono essere un davvero piacevole diversivo..

Perchè non mi hai mai parlato di tutte queste cose, mamma?
Ora vorrei chiederti di tutto questo, ma non posso più.
Perchè esistono uomini con le ali? Non me l'avevi mai detto..
Non mi avevi detto che le città fossero così strane..
Che cos'è un tempio? Chi è Mobius?
Non mi avevi detto che la foresta dorata fosse popolata di conigli assassini..
Che cos'è un locobavello?
Non mi avevi mai nemmeno spiegato la differenza tra uomo e donna..
..e nemmeno che esistono uomini con le orecchie a punta!
Quello che vedono i miei occhi adesso è qualcosa di straordinario, anche se confuso..
I colori della foresta all'alba sono così ovattati che si mischiano ad alcuni ricordi, alterandoli.
E le domande aumentano. Druido, mi insegnerai ad usare la magia?
E poi, cos'è realmente la magia?
Cos'è realmente un Druido?

Ricordo mia madre urlare..
Mio padre tentare di difenderla con la sua spada
Figure, mantelli, una divisa...sono guardie!
Guardie nella mia casa che aggrediscono i miei genitori,
che portano via mia sorella mentre rivolge preghiere agli dei.

Resto nascosto perche' cosi' mio padre mi ha ordinato,
e vedo la lama trafiggergli il petto,
quelle schifose luride mani portare via mia madre e mia sorella,
Maledetti cani.. la pagheranno per tutto questo.

Esco dal nascondiglio e vado dai miei vicini.
Ma anche li' le guardie.
Stanno prendendo tutte le donne
perche'? perche' dicono che e' loro la colpa
perche' loro fanno cadere in tentazione i sacerdoti
ed essi perdono il favore dei loro dei.

Carestia.. in questa carestia ci sono solo sacerdoti corrotti
Vedo lei, Maylil dolce e fiera, fiera di essere un elfa, fiera di essere una strega
Strega per amore mi disse una volta..
La mia cara Maylil, la portano via con le altre e di loro si vede solo un grande fuoco sulla collina.

Un rogo di massa..
Tutti.. tutti i colpevoli saranno distrutti e annientati, tutti trafitti dalla mia lama
moriranno tutti uno dopo l'altro e allora saro' io a guidare il mio villaggio.

Questa la promessa scritta che lasciai davanti alla casa del nostro sire.

La mia strada, un fiume di sangue che inumidisce e sempre ha appesantito il mio cuore, una strada lastricata di cadaveri, i cadaveri degli stessi che un tempo bramavano la mia vita e che ora paiono fissarmi, con occhi pieni di lacrime, gli stessi occhi che un tempo mi fissavano carichi di odio... Gli stessi occhi che compassionevole osservo...

Una lacrima riga ora il mio viso...

Quel che pare un cadavere blocca la mia strada, cerco la mia spada con lo sguardo, Naratsil non è nel fodero, un sorriso si dipinge ora sul volto di quell'essere, un volto amico, il volto di un maestro, il volto di un padre...
Dopo secondi che paiono infiniti esso spezza il silenzio: "A noi spetta l'infausto compito di difendere la Luce con la spada, noi, che di sangue siamo macchiati, mai verremo accolti fra gli Dei."

Continuo ora a camminare, lasciandomi alle spalle quell'anziano compagno, avvicinandomi sempre più a quel che pare una croce in terra...
I miei passi si fanno pesanti avvicinandomi, ma ora, solo in prossimità di questa riesco a riconoscerla...
Le mie gambe non si muovono più oramai, Naratsil è piantata in terra dinanzi i miei piedi, nella terra da cui perenne continua lo sgorgare di quel sangue che bagna il mio cammino.

Sorrido ora, allontanandomi.. Naratsil ivi rimarrà, finchè un impavido ripercorrerà questo fiume sconfiggendo la Lama del Cavaliere.

...Addio.