Un forte dolore alla nuca, poi piu' nulla.
Mi risvegliai e vidi gli occhi del mio fratello maggiore Kasix. Sogghignava mentre restava accovacciato presso la mia figura, distesa sul freddo pavimento di ossidiana.
"wael lu´ yibin iz´ zuch" mi disse, che tradotto letteralmente significa "sciocco e debole come al solito". Mi massaggiai le tempie rimanendo seduto, lo sguardo inespressivo fisso nel suo, ghignante e soddisfatto. Dopo che il giramento di testa mi passo' mi alzai, spolverandomi le vesti.
All'epoca ero un giovane oscuro, che ancora non era considerato come un adulto e che non era nemmeno rispettato dagli altri nobili, poiche' il piu' giovane fra essi. Venivo spesso impiegato come paggio per i vari arcanisti e qualche volta anche per mia madre, la "Somma Sacerdotessa", o addirittura come svago momentaneo, ovvero soggetto di frustate e diverse percosse per puro divertimento, come fui quel giorno per mio fratello Kasix.
"dos z´klaen screa ulu tlu natha nesst" mi disse quando finalmente lo fissai gelidamente, ovvero "devi imparare a crescere, e devi farlo in fretta". Dopotutto non aveva tutti i torti, all'epoca era abbastanza ingenuo, anche se avevo uno spiccato gusto per la tortura, per l'attesa e per il complotto, non avevo i mezzi per poter attuare le mie "rivincite".
Se adesso ripenso a quegli eventi mi rendo conto di quanto fossero futili e banali, "rivincite" sui miei fratelli. Desideravo appunto che soffrissero dieci volte per come mi avevano trattato in quei primi anni, desideravo fargli ricadere sopra cento e mille colpe che non avevano, e qualche volta ci riuscii, ma per me non era abbastanza.
Dopo qualche istante Kasix, per il momento soddisfatto, se ne ando' scomparendo su per le imponenti scalinate che dalla sala principale della torre dei guerrieri, che salivano tortuose verso le camere di quest'ultimi.
Vagai per qualche ora in quella stanza meditando le piu' atroci vendette, d'altronde se volevo guadagnare una posizione che mi soddisfacesse un minimo, prima o poi avrei dovuto eliminare Kasix, o qualche altro mio fratello. Avrei atteso e lo avrei fatto pazientemente.
Cosi' non fui dispiaciuto quando un giorno mio padre si presento' in camera mia con la mia prime armi: un pugnale e un laccio di cuoio. "
"Doer ghil, ol zhah draeval ulu orior dos ulu melee-maghtere" mi disse. Ovvero "vieni, dobbiamo renderti pronto per l'accademia dei guerrieri". Era la mia prima occasione di guadagnare potere e rispetto e di farmi notare innanzi al casato tutto. E cosi' seguii mio padre lungo le scalinate che qualche giorno prima aveva percorso mio fratello Kasix, abbandonando cosi' la parte inferiore del palazzo, ascendendo sia fisicamente che in senso figurato verso una nuova tappa della mia infanzia.