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Dopo mesi di studio, anni di apprendimento presso gli shalafi e ricerche nel sottosuolo ho collezionato i testi necessari. Ed infine il momento e' giunto, non so se sperare in gilyaren, di certo avro' bisogno di tutta la mia conoscenza e di tutta la mia abilita'.
Lo sento, lentamente il mio corpo decade, mi sento sempre piu' stirato, aggrappato con un filo del mio spirito alla vita, vita che ho sempre messo in discussione con le arti di cui dispongo. Ora sono pronto a mettere in discussione la mia vita per salire un nuovo gradino della scalinata verso un potere sempre maggiore. Condannato paradossalmente a risalire i gradini come uno schiavo, schiavo di se stesso e del suo essere, condannato a perseguire il potere come senso stesso della vita. Che senso ha tutto cio'? Forse e' proprio per questo che esistono gli dei, per dare un senso alla vita, per custodire il segreto della vita stessa.

sniiiiiiiif sniiiiiiiiiiiiiiiiif

Quante monete d'oro al vento...

Un forte dolore alla nuca, poi piu' nulla.
Mi risvegliai e vidi gli occhi del mio fratello maggiore Kasix. Sogghignava mentre restava accovacciato presso la mia figura, distesa sul freddo pavimento di ossidiana.
"wael lu´ yibin iz´ zuch" mi disse, che tradotto letteralmente significa "sciocco e debole come al solito". Mi massaggiai le tempie rimanendo seduto, lo sguardo inespressivo fisso nel suo, ghignante e soddisfatto. Dopo che il giramento di testa mi passo' mi alzai, spolverandomi le vesti.
All'epoca ero un giovane oscuro, che ancora non era considerato come un adulto e che non era nemmeno rispettato dagli altri nobili, poiche' il piu' giovane fra essi. Venivo spesso impiegato come paggio per i vari arcanisti e qualche volta anche per mia madre, la "Somma Sacerdotessa", o addirittura come svago momentaneo, ovvero soggetto di frustate e diverse percosse per puro divertimento, come fui quel giorno per mio fratello Kasix.
"dos z´klaen screa ulu tlu natha nesst" mi disse quando finalmente lo fissai gelidamente, ovvero "devi imparare a crescere, e devi farlo in fretta". Dopotutto non aveva tutti i torti, all'epoca era abbastanza ingenuo, anche se avevo uno spiccato gusto per la tortura, per l'attesa e per il complotto, non avevo i mezzi per poter attuare le mie "rivincite".
Se adesso ripenso a quegli eventi mi rendo conto di quanto fossero futili e banali, "rivincite" sui miei fratelli. Desideravo appunto che soffrissero dieci volte per come mi avevano trattato in quei primi anni, desideravo fargli ricadere sopra cento e mille colpe che non avevano, e qualche volta ci riuscii, ma per me non era abbastanza.
Dopo qualche istante Kasix, per il momento soddisfatto, se ne ando' scomparendo su per le imponenti scalinate che dalla sala principale della torre dei guerrieri, che salivano tortuose verso le camere di quest'ultimi.
Vagai per qualche ora in quella stanza meditando le piu' atroci vendette, d'altronde se volevo guadagnare una posizione che mi soddisfacesse un minimo, prima o poi avrei dovuto eliminare Kasix, o qualche altro mio fratello. Avrei atteso e lo avrei fatto pazientemente.

Cosi' non fui dispiaciuto quando un giorno mio padre si presento' in camera mia con la mia prime armi: un pugnale e un laccio di cuoio. "
"Doer ghil, ol zhah draeval ulu orior dos ulu melee-maghtere" mi disse. Ovvero "vieni, dobbiamo renderti pronto per l'accademia dei guerrieri". Era la mia prima occasione di guadagnare potere e rispetto e di farmi notare innanzi al casato tutto. E cosi' seguii mio padre lungo le scalinate che qualche giorno prima aveva percorso mio fratello Kasix, abbandonando cosi' la parte inferiore del palazzo, ascendendo sia fisicamente che in senso figurato verso una nuova tappa della mia infanzia.

Mi sono sorpreso questi giorni a ripensare nuovamente al mio passato, che tuttavia non e' quel passato che per lungo tempo mi ha perseguitato: il periodo in cui tornai dall'accademia dei guerrieri per assistere alla tragica caduta del mio casato.
No, questa volta la mia mente e' percorsa da ricordi antecedenti al periodo che definisco "La fine della notte senza stelle". Gia', ripensavo a quei lontani momenti in cui aprivo gli occhi al mondo, resi inevitabilmente sfocati dai duecento venti anni che mi ritrovo ad avere.
Ricordo ancora, seppure in modo vago, il giorno in cui nacqui. Un silenzioso sibilo di voci sfioro' le mie orecchie, e per la prima volta sentivo quella che sarebbe stata l'unica lingua che avrei parlato per circa centosessant'anni, e i miei occhi si aprirono per incontrare una fitta coltre d'ombra...il buio piu' totale. Lentamente alcune immagini confuse apparvero ai miei occhi, e dopo pochi attimi, vidi mia madre per la prima volta.
Halisstra Xiltyn, questo era il suo nome. Incontrai quel giorno i suoi occhi ambrati, esausti e inespressivi. Ricordo che aveva la fronte imperlata di sudore ma la sua compostezza non era tradita dall'evidente sforzo fisico del parto. Poi i ricordi si fanno confusi e offuscati...
"Madre", spesso qui in superficie mi capita di sentir pronunciare questa parola, questo appellativo cosi' alieno per me, eppure cosi' familiare per gli umani o i luminosi. Madre...ma d'altronde cos'e' una madre se non il veicolo della tua prima ascesa al potere, la vita?
Imparai subito a chiamarla sacerdotessa, poiche' non potevo che riferirmi a lei con tale nome, a patto che non volessi ricevere delle frustate o volessi fare una visita alle segrete del palazzo del casato per compiere delle "lezioni" in prima persona sulla tortura drow. "Sacerdotessa", solo questo era per me, anche perche' nella nostra societa' a differenza della superficie i legami di parentela e soprattutto quelli affettivi sono considerati segno di debolezza. E dopotutto non fu certo la "Somma Sacerdotessa" ad accudirmi, ma le mie sorelle e fratelli maggiori, i cui interessi erano strettamente personali e accudirmi rappresentava solo un'occasione per apparire migliori agli occhi degli anziani del casato...insomma ero solo un mezzo per acquisire maggior potere, come era giusto che fosse. Che sia debolezza anche chiudere troppo la propria mente? Questo lo ignoro, ma ricordo tuttavia che imparai molto della vita che mi si prospettava davanti in quei primi anni, e soprattutto...imparai molto su me stesso.

Therial terra tranquilla dagli eventi sobri e vari? Assolutamente no! Forse nel sottosuolo, ma in superficie le vicende legate ai demoni si susseguono. Un demone di qua...uno di la...uno evocato per noia durante una pallida serata di autunno, per poi ucciderlo per puro divertimento, un posseduto qui, una posseduta la. Che il fato sia cosi' irrimediabilmente monotono? E poi in tutta sincerita', questi demoni sono anche troppo altezzosi per i miei gusti, troppi ne ho controllati e troppi ne ammazzero', vuoi per noia o per la di loro poca obbedienza...la loro presunta potenza mi fa quasi sorridere. Pertanto credo che mi disinteressero' di cio' che il fato mi serve in questa squallida e monotona terra di superficie, credo di aver bisogno di nuovi spunti...

Caos ora nella mia mente. Un tumulto nello spirito, indecisioni, bivi, scelte, troppe scelte e caos, caos, ancora caos, dinuovo caos. Anche dolore e gioia, in un misto agrodolce condito dal dubbio che si aggrappa al cuore e allo spirito stringendo fino allo spasmo. La staticita' di tutto cio' mi da la nausea, l'incertezza: "verso quale sentiero fare il prossimo passo?"; ed ecco che davanti a me compaiono uno, dieci, cento e mille sentieri diversi in un tumultuoso e caotico dedalo caratterizzato da intrecci e continui bivi, un po' come una ragnatela. Che fare dunque? Non lo so e temo mai lo sapro'. Piu' di una volta recentemente ho meditato di ritornare alla notte senza stelle, presso il mio popolo. Ma ho commesso un errore: mi sono legato troppo ad alcune persone. Fra queste un'umana, una rivvil, o anche iblith come avrei detto qualche anno fa prima di conoscerla. A lei devo dolore e amore, concetti che si scontrano violentemente in un'eterna lotta nel mio spirito causando squarci e passioni. La odio profondamente per le nuove cicatrici che ora solcano il mio cuore ma allo stesso tempo la amo, con passione bruciante e soave sentimento, che mi lega a lei come abaddon e' legato dalle catene all'abisso nel quale e' relegato. Sono anche io come costui? Legato per sempre in qualcosa di caotico e tumultuoso, in una dannazione eterna consapevole e non consapevole? Non lo so. Non so davvero nulla in effetti, e questo mi sconcerta. Proprio ora che sono asceso a qualcosa di piu' grande...un immondo d'ombra, per meta' ombra e per meta' drow, grazie al mio maestro. Proprio ora che il mio corpo e la mia mente trascendono molto del mio passato elevandosi a qualcosa di superiore, una cosa cosi' in apparenza banale ha il potere di distruggermi in questo modo. Fata benedetta e strega maledetta insieme, non so cosa tricksty, cosa io, o cosa il caso fratello del caos mi portera'. So solamente che continuero' a vivere e continuero' ad essere quello che sempre sono stato e che sempre saro': un oscuro, e che continuero' ad amarla.

Dopo tanto tempo sono giunto ad assumere quel minimo di conoscenza e abilità che mi permetterà di tentare...
Che Tricksty mi assista. E' da quando sono tornato in superficie, da quando ho iniziato ad apprezzare la conoscenza e le arti arcane che ventilo l'ipotesi di tentare il rituale. Ormai sono diversi anni che pianifico il giorno in cui ascenderò a qualcosa che molti hanno provato a diventare, ma che solo pochi sono riusciti ad essere. Ma oltre alla vita, cosa mi lascierei alle spalle? Certo la mortalità della carne, è ovvio. Ma cos'altro mi lascierei alle spalle, cos'altro diventerà solo un ricordo? Questo non posso saperlo fino a che non tenterò, per ora mi limiterò a vivere da vivo, un domani chissà...

La tela si e' rotta, il ragno si e' esposto, mai come prima aveva fatto. E' la prima volta che si trova dinnanzi ad una vipera, ma il ragno non ha paura. Il ragno ha scelto la vita, per troppo tempo e' scappato, di tana in tana, di tela in tela, adesso non vuole scappare piu'. Aspetta paziente la decisione della vipera, senza timore o rimorsi o ripensamenti. Ha scelto di rimanere e ne accettera' le conseguente. I ragni hanno otto occhi per piangere...

Molte sono state le lezioni che sono stato costretto ad apprendere o che ho appreso per mia volonta'. Tuttavia recentemente ho scoperto che non solo si impara dalle proprie esperienze o da un libro. E' divertente pensare a quanto il tortuoso cammino della vita di ciascuno e' imprevedibile, mai avrei pensato di dover tornare sui miei passi...evidentemente ho imboccato un sentiero senza uscita e sono dovuto tornare indietro.

Imparare ad essere umile. Questa la sfida, questa la nuova lezione che devo imparare. L'umilta' esatto, quella forma di saggezza cosi' evidente eppure cosi' difficile da applicare, devo rivedere profondamente cio' che sono, chissa' che con l'aiuto della logica non vi riesca anche se credo che qui la logica c'entri poco, il fondamento di questa lezione si trova da qualche parte in qualche angolo oscuro del mio spirito e sta a me estrapolarlo e metterlo in vista. Questa e' l'ennesima sfida, l'ennesimo tentativo di ascendere a qualcosa di migliore, che la Nera Signora mi assista in questo mio tentativo.

Ebbene, sembra che debba avere a che fare con una nuova "reliquia". Mi chiedo tuttavia a che scopo dovrei riunire i cristalli. Perche'? Per risvegliare un potere troppo potente da controllare, per servire un'ipotetica divinita' su informazioni di un sacerdote?

Non mi sono mai fidato dei sacerdoti, come d'altronde di nessuno, ma se c'e' qualcosa di cui mi fido poco meno dei demoni beh quelli sono i sacerdoti. Menzogneri per natura, focalizzano tutta la loro vita sul servizio verso una qualche divinita', usando quanti sono fedeli alle varie divinita' oscure per i loro scopi. Certo, "reciproco vantaggio" e' la filosofia che si adatta ad ogni cosa, ma quale vantaggio potrei trarne? E se poi il vantaggio ipotetico che trarrei da questa cerca risultasse inferiore ad un ipotetico disastro successivo? Sfortunatamente non mi e' dato saperlo. So solo che non permettero' che questo cristallo venga riunificato prima che non ne sappia a sufficienza, anche a costo di dover usare tutti i mezzi che ho a disposizione.

Proprio a riguardo di "reliquie" stavo ripensando a quella dannata reliquia che mi condusse fino in superficie. Dopo essere tornato nel sottosuolo per apprendere le arti magiche che delineavano il mio destino non avevo la piu' pallida idea di cosa fosse questa reliquia, la rovina della mia casata, la rovina delle tenebre.

E se fosse anche questo un oggetto senziente in grado di piegare la volonta' di chiunque...perfino dello stregone piu' potente? Cosa succederebbe allora? Ne so abbastanza di reliquie per essere sufficientemente diffidente da non guardare a cose come il potere che potrebbe derivarne dal riunire i cristalli. La mia casata commesse lo stesso errore, vedro' di non fare lo stesso...conoscenza senza ciecita' e superbia: suppongo che questa sia la soluzione.