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Ebbene pare che "lui" sia ritornato. Sua moglie mi aveva affidato l'incarico di ritrovarlo, e cio' mi ha condotto allo studio dei portali e degli altri piani dell'esistenza, qualora ce ne fossero. Anche se in condizioni normali il suo ritorno avrebbe potuto significare una totale vanificazione nonche' perdita di tempo, mi vedo costretto a rivalutare il tutto in vista di nuovi e possibili vantaggi.

Lo studio dei portali si sta rivelando interessante e chissa' che non possa ottenere nuovi suggerimenti dalla signora della distruzione...ma credo che parlare con "lui" si rivelera' altrettanto proficuo. Non dubito difatti che sappia molto, un bene per i miei studi, un bene per me....

La casata Xyltin, potente casata di incantatori di ogni genere da millenni, eppure la magia rende ciechi a volte.

Magia. Si, lo so: pensi di sapere di che si tratta, e come funziona. Ma ti sbagli. Anche tu non sei altro che uno stolto ignorante, al pari di tutti quanti gli altri. Ritieni che la magia sia un arnese, come un martello, tanto per dirne una, qualcosa da prendere in mano al bisogno, da agitare a destra e a manca per un po', e una volta finito di usarlo, riporlo li dove lo si e' preso. Ebbene, non e' cosi'. La magia e' un'entita' vivente, fine a se stessa che riesci a riverire solo a parole. Non puoi semplicemente aggrapparti a lei quando ne hai bisogno, spremerle il potere e scaricarla quando hai finito. Questo tipo di comportamento si ritorcerebbe contro di te. Deve pur esserci una ragione per cui gran parte dei vecchi maghi sono degli ossessionati, dei folli addirittura, e la ragione e' semplice: indirettamente la magia li punisce per la mancanza di rispetto che hanno dimostrato.

Solo con queste parole avrei potuto in qualche modo salvare la mia scellerata famiglia, erano tutti potenti maghi, ma tutti egualmente ciechi, no non commettero' lo stesso errore......

In definitiva mi persi nella lettura di quei testi tanto banali e passai svariate giornate sui libri a ricordare, e a crogiolarmi nel ritrovato piacere di leggere quelle parole, che anche se ovvie, donavano al mio spirito un senso di rinnovato piacere nell'essere dinuovo a casa....qui di seguito cito nuovamente alcune righe di quei testi:

...la magia rappresenta la quotidianità per i drow, tutte le armi, tutte le armature, persino i mantelli, sono incantati; tutte le case sono protette da allarmi magici e talvolta da guardiani di altri Piani di esistenza. I drow hanno la magia che scorre nel loro sangue dalla nascita...

Questo mi turbo' in qualche maniera, poiche' mi strappo' da quei giorni di piacevole lettura e mi riporto' ad un problema piu' vivo e vicino...l'immediatezza di cio' che dovevo compiere. D'altronde ero tornato per motivi differenti al crogiolarmi in una biblioteca...e fu proprio questo accenno alla magia a riportarmi alla realta', dovevo agire e riuscire dove la casata Xyltin aveva fallito.

Quando sentii il coltello premuto sulla schiena una voce mi parlo', e fu allora che risentii quella lingua che usavo raramente, se non nei miei pensieri. Quella deformazione dialettale che nella mia terra aveva lentamente raggiunto la forma di una lingua.

Cosi' come era spuntato fuori quel pugnale spari'... assieme a molte delle mie monete, ma non mi presi la briga di uccidere il ladro, poiche' volevo rimanere anonimo e potevo tranquillamente sopportare la perdita di qualche moneta. E cosi' mi ritrovai a pensare alla mia lingua...e decisi di dirigermi in biblioteca e qui segue cio' che ho trovato sfogliando antichi tomi linguistici...quanti ricordi, nella mia gioventu' li studiai, ma era tutto diverso...come circostanze...

Nella nostra lingua non esiste una parola per amore, la parola che più ci si avvicina è ssinssrigg, ma il suo vero significato indica più la lussuria o l’avidità cieca. L’amore è solo una fonte di debolezza...credete che il legame con i vostri parenti lo sia? Stolti! Nessuno esiterà a eliminarvi se siete di ostacolo per la via del Potere, nemmeno vostra madre! Il concetto di amore potrebbe tuttavia far capolino nei cuori di alcuni elfi scuri, anche se non come lo intendono le altre razze, ovvero, quello slancio di generosità verso il prossimo che può portare anche a sacrificare la propria vita...niente del genere, davvero...di solito è più un rapporto di odio-amore...dove si odia la persona per cui si prova il sentimento perché ci rende vulnerabili. l’amore è un sentimento nefasto... ricordate sempre che chi ama è prigioniero della persona amata! Cosa che può giocare a favore per distruggere la persona ammaliata da voi...sempre che non siate voi a venirne distrutti per primi..diffidate sempre. l’amore è debolezza e va rifuggito! In una battaglia agire per sentimento porta la morte!La paura per qualcuno rende disattenti e vulnerabili al nemico...ed è per questo che le razze di superficie sono deboli!

Sono i sentimenti come l’odio e la vendetta che muovono il mondo e danno la forza per combattere anche nelle situazioni più disperate!...vendetta...questo sentimento che la nostra razza sembra comprendere così appieno...anche voi dovrete imparare ad assaporarla come fosse l’ultimo dei piaceri...

Amicizia....nei drow, l’amicizia nasce generalmente dal profitto reciproco, finché entrambe le parti ricevono un vantaggio dall’unione, questa rimane solida, ma, come ben sappiamo, la lealtà non è uno dei princìpi della vita drow. Non appena un amico crede di poter ottenere di più senza l’altro, l’unione, e probabilmente la vita dell’altro, giunge rapidamente a termine...non fatevi prendere di sorpresa... Anche in” famiglia”...è bene non abbassare mai la guardia...

Richiudendo il libro mi ritrovai a pensare nuovamente al mio passato e alla mia infanzia in cui avevo dovuto studiare quei testi "per comprendere meglio la mia natura". Richiusi il libro lentamente e mi sorpresi a sorridere mentre mi sentivo nuovamente a casa...fra la mia gente

Un passato di tenebre nelle tenebre. Cosi' era la mia vita, quando ero poco piu' di un adolescente, immerso nell'ombra del sottosuolo, sotto tonnellate di pietra sulla testa.

E mentre ancora salivo quella gradinata e anche quando cominciai a camminare per quelle antiche vie nel sottosuolo, pensai e penasi che "anche dopo ben trent'anni quella era la citta' che avevo amato per cui avevo vissuto. Ma qualcosa che non apparteneva a quel mio mondo condensato di ombra e odio vi penetro' in qualche modo e intacco quella liscia sfera di ossidiana che era il mio mondo. La mia famiglia cedette sotto il peso del passato e sotto il verbo della luce. Ebbene si, la casata Xyltin fu profanata dalla luce, che sinuosa si era introdotta nella notte senza stelle del sottosuolo.
Eretici, questo erano, null'altro. Per fortuna, la mia fede non vacillo', ne si arrese davanti all'evidenza. La mia famiglia era eretica fra le eretiche, una vergogna e un'affronto insopportabile. Cosi' un giorno presi la mia decisione, e feci quello che era giusto, quello che la mia fede imponeva.

Uccisi la mia famiglia nel sonno...e subito dopo scappai.... 

Ricordo quando i miei piedi nudi sfioravano leggeri lungo le intricate reti di cunicoli del sottosuolo che mi avrebbero portato alla superficie, regno della luce. Le mie mani erano intrise del sangue del mio sangue, giustizia era stata fatta. Ma non bastava. Qualcosa aveva penetrato quel mio mondo fatto di ombre, quel qualcosa mi aveva colpito, e aveva irrimediabilmente aumentato il mio odio. E armato del mio odio giunsi alla luce. E' stata indubbiamente dura, ed e' stato triste vedere quanti oscuri, che avevano deciso di salire in superficie, erano stati toccati dalla luce di quell'albero che tutti chiamano Kyra. Ma anche sotto la luce abbacinante di quell'albero il mio spirito e il mio odio non vacillarono, anzi, si alimentarono. Dovetti superare molte dure prove, questo mondo in cui vivo tutt'ora e' molto piu' strano di quanto non avessi creduto, ma infondo e' un susseguirsi di eventi per rinsaldare la mia fede e per divertirmi oltremodo. Ho visto luminosi, molti piu' luminosi di quanti avessi mai immaginato, luce in abbondanza, e sentimenti patetici e infimi....Il mio odio aumentava... ho imparato a celarlo agli occhi di molti e a tirarlo fuori come fredda arma solo dopo un fatto alquanto sconcertante causatomi appunto da una schiava della luce. Dhora Surghe e' il suo nome, un nome che ha calcato la superficie del mio spirito aprendo pronfondi squarci dai quali tutt'ora sgorga copioso il risentimento e l'odio per questo mondo.
Lei riconobbe il mio odio, certo non e' una creatura sciocca, o almeno non lo e' molto..... Ricordo che mi condusse in un bosco, il luogo preferito dai luminosi, un luogo cosi' alieno, dimora di luce e vita. E li mi maledi'...un lampo di luce abbacinante mi abbaglio' e nel tempo in cui ero stato privato della vista, a causa del tremendo bagliore, senti' la voce di Dhora Surghe pronunciare queste parole: "impara ad amare cio' che credi di odiare, e solo quando cosi' sara' ritornerai ad essere te stesso in aspetto; solo un bacio di amor corrisposto potra' fare si che si avveri cio', un bacio d'amore di una luminsoa" e spari'. Ci misi diversi minuti a tornare a vedere, ricordo che mi avvicinai, tastando il terreno, ad un laghetto che sorgeva in mezzo ad una radura e presi a sciaquarmi la faccia per cercare di riaquistare la vista e di alleviare il bruciore agli occhi. Quando ho aperto gli occhi lo spettacolo che mi si propino' davanti mi lascio sconvolto. Riflesso sullo specchio d'acqua del laghetto non era riflesso Lil Xuleib Kaas, ultimo nobile di casata Xyltin, bensi' un luminoso dai biondi capelli, occhi verdi come la foresta e pelle di un pallore lunare quasi fastidioso. Ero stato maledetto e avevo assunto le fattezze di un luminoso. Ora le parole di Dhora Surghe, che avevo giudicato pura follia e vaneggiamento, prendevano lentamente senso nella mia mente. Avrei dovuto umiliarmi nel peggiore dei modi, calpestando la mia fede e le mie motivazioni, i miei ideali. No, non potevo farlo. Per diversi giorni mi sono aggirato su Therial con quelle vergognose sembianze...ma qualcosa non era cambiato, il mio tatuaggio, il tatuaggio del mio unico Signore, Xanathon, rimaneva ben impresso sulla mia pelle. E fu proprio in nome del mio simbolo che decisi di non sacrificare la vita al mio dio, poiche' troppo vergognosa per essere vissuta.
Dovevo onorare il mio dio, e la morte di un suo fedele, morto per egoismo e disgusto del proprio essere non era affatto onorare il mio Signore. Cercai nella mia mente la risposta, chiesi consiglio a sacerdoti, fedeli e perfino ad un drago, ma lentamente la soluzione prese vita da se nella mia mente. Era l'odio che mi aveva portanto fin lassu', era l'odio che mi aveva condotto fino alla fonte della luce col preciso intento di distruggerla, e ora quella luce mi aveva attaccato in modo diretto e sarebbe stata la mia stessa fede e il favore del mio Signore a sconfiggere quella luce. La maledizione era basata sull'amore e io l'avrei distrutta con odio, con piu' odio. Cosi' mi misi in cerca di Dhora Surghe, l'artefice della maledizione. Dopo diversi giorni la trovai e la ricondussi nel luogo in cui mi aveva maledetto. Dopo diversi tentativi riuscii ad avvicinarla, poiche' a ragione diffidava di me e si teneva lontana. Per rompere la maledizione era necessario un bacio d'amore corrisposto. La mia fede era grande e cosi' decisi che la soluzione era un bacio di puro odio. Cosi' quando si presento' il momento la baciai e sentii il mio odio avvampare dentro di me...potevo quasi sentirlo fluire, potevo quasi toccarlo.
Una spessa coltre di ombre mi avvolse e quando si schiuse tornai ad essere quello che sono. Ne era la prova, il mio Dio era con me, e da quel giorno consacrai la mia fede cieca a Lui, Xanathon Dio dell'Odio, che mi aveva donato nuovamente il mio aspetto, per poterlo servire fino in ogni momento per il resto della mia vita. Ma adesso anche la fede sembrava essere un lontano ricordo....difronte a cio' che si prospettava davanti a me....dovevo fare troppe scelte..."

Mi chiesi per quale ragione contorta ripensavo agli eventi della superficie quando ero finalmente tornato nel sottosuolo, forse era una necessita' per assaporare maggiormente il mio rientro a casa o forse una necessita' della mia arroganza, tuttavia fui strappato dalle mie riflessioni quando, svoltato l'ennesimo vicolo sentii' il freddo di una lama premuto sulla mia schiena tanto da essere percepibili...incrdibile, ero stato colto alla sprovvista...mentre cercavo ancora di capire come avessi potuto essere tanto stupido mi ripromessi di non pensare piu' a cose del genere e allo stesso tempo mi ricordai che ero fra i miei simili...minaccia e avveritmento sufficiente di per se'.

Sono passati due anni, almeno credo. Ero partito lasciando solo poche disposizioni per Bregan d'Aerthe per affrontare il mio passato. Fra mille pensieri tornai nel buio profondo...nella notte eterna senza stelle; con quintali di pietra sulla testa camminavo lungo quella rete labirintica di cunicoli che costituisce la mia terra. Nonostante fossero passati poco piu' di trent'anni ricordavo perfettamente la via e ripercorsi all'indietro la strada che mi separava dalla mia citta'. Dopo qualche giorno, fra magri pasti e sonni fugaci, giunsi a destinazione. Nulla sembrava essere cambiato: Fili spessi come dieci giganti formavano la grande ragnatela calcificata che riempiva quell'enorme grotta e che sorreggeva i palazzi allungati e spigolosi delle varie casate. Un dedalo di vie tortuose con connessioni che permettevano di passare ad un piano all'altro della citta'. Decisi che il mio abbigliamento decisamente troppo appariscente non era appropriato se volevo rimanere in incognito, d'altronde non ero piu' in superficie e una cautela assoluta non poteva che farmi bene. Cosi' attesi per qualche tempo ai margini della citta' dove assalii' uno stregone di basso rango, a giudicare dalle vesti e gli oggetti che indossava, e mi impossessai dei suoi vestiti. Cosi' ero dinuovo a casa...entrai in citta' mentre la mia mente si affollava di pensieri, non sapevo cosa mi aspettasse e tantomeno sapevo cosa fare di preciso e non mi accorsi che mi ero gia' inerpicato lungo una ripida scala che mi avrebbe portato nella citta'....nel mio passato.

Basta ormai e' deciso. Non posso piu' temere l'arcano, non posso piu' temere il passato, non posso piu' temere me stesso. Tornero' li, in quel luogo, e che il mio destino si compia come sarebbe dovuto essere gia' molto tempo fa. Non so cosa mi accadra', ne tantomeno se tornero' in superficie, so solo che devo affrontare questi spettri che mi hanno accompagnato fin quassu'. Che di me sia qualle che deve essere, dove la mia famiglia ha fallito spero di riuscire...che gli dei oscuri mi assistano. Non so se vivro', ne' se moriro', so solo che se prima voglio risolvere il problema per cui sono arrivato fino in superficie, forse per un'eccessiva dose di prepotenza, devo risolvere i fantasmi del mio passato....come il riflesso di uno specchio  essa e' anche li...in agguato nel mio passato.

Quando calcai per la prima volta la superficie di questo mondo assurdo e inutile, ovvero quello della superficie, avevo uno intento preciso, un dovere da compiere, diciamo...uno scopo. Appunto ne avevo uno solo, e mi sono sempre detto, fino ad oggi, che una volta finita la complicata faccenda me ne sarei tornato nel sottosuolo, vittorioso, riprendendo quella vita che la luce mi aveva rubato. Ma nei momenti di oscurita' che dimezzano le ore di luce, che tutti chiamano "notte", ho riflettuto spesso a riguardo. La luce non ha danneggiato il mio mondo...l'ha compromesso. Certo non posso riportare in vita mio padre, mia madre o i miei fratelli; non che me ne importi qualcosa, ma anche essi facevano parte di quella vita. E come essi, la mia vita precedente e' morta...e non porto' mai riaverla.

E' stato cosi' che per un processo quasi involontario, ho creato "Bregan d'Aerthe"...ricreare seppur sottoforma di una mera e fasulla copia, un frammento di quel mondo a me rubato. E forse anche un tentativo di immentere in questo mondo cosi' alieno qualcosa di sconosciuto: il piacere derivante dal caso e dalla casualita' degli eventi...il piacere che deriva dal gioco, un gioco ampio e vastissimo, dalle infinite probabilita', insomma la vita. Questo mio tentativo pero', piu' che di utilita' pratica, e' di utilita' spirituale...grazie ad esso la luce che tanto odio e che ha toccato quella nera sfera cristallina che metaforicamente costituiva il mio mondo, non ha ancora toccato me. Conservo la mia essenza, cio' che sono, a differenza di molti...molti oscuri, acciecati da essa, che non riescono piu' a vedere se stessi, perche' non lo sono piu'.

Bregan d'Aerthe...il simbolo stilizzato della mia cultura, il simbolismo sintetizzato della morale e dell'etica oscura...che riassume in parte qualche regola di vita, qualche legge muta, insita nello spirito di ogni oscuro che non ha bisogno di essere detta per essere intesa. E cosi' ho trovato un punto di forza...e uno scopo, quello che sara' dopo si vedra', non so se tornero' nel mio mondo, ormai irrimediabilmente compromesso, oppure se me ne plasmero' uno mio...tutto nuovo, all'ombra della luce.

Ho udito numerosi racconti sussurrati da sacerdoti fanatici o gente come altra che narravano il loro incontro con questa o quella incarnazione divina, farneticanti guazzabugli di parole di uomini e donne che affermavano di aver veduto in viso le loro divinita'. Non ho mai capito perche' alcuni hanno avuto bisogno della prova tangibile. Ma cosa ne e' stato della fede? Che cosa ne e' stato della fedelta' e della devozione? Della totale fiducia? La fede non viene sancita da prove tangibili, essa scaturisce dal cuore e dall'anima. Se si necessita della prova dell'esistenza divina, la stessa nozione di spiritualita' viene ridotta a una mera cosa terrena e in tal modo si riduce cio' che e' santo in cio' che e' logico. Non ho mai veduto il mio dio, Xanathon, ne ho bisogno di vederlo. Ho dovuto sacrificare molto nella mia anima per lasciare spazio a tutto l'odio che alberga dentro di me, ma sono sicuro che il mio Dio apprezza. Grazie a lui e all'odio ho respinto nemici, maledizioni e perfino il mio torrido passato. La mia e' una fede cieca...una fede assoluta...nell'odio e nel mio Dio.

Quante espressioni puo' esprimere un volto?

Quanti muscoli si possono tendere per esprimere visivamente le nostre emozioni?

Non credo vi sia una risposta, anche perche' spesso cio' che proviamo non puo' essere decifrato dal volto. Proprio a proposito in questi giorni ripensavo a un volto. Il volto di mio padre, quello spregevole e schifoso, che con mio rammarico ancora non ho dimenticato, anzi lo ricordo molto bene. Ma ricordo altrettanto bene il suo disappunto quel giorno, quando trovo' il suo regalo per la mia maggiore eta' conficcato nella schiena di sua moglie, ovvero mia madre.... e' un'espressione indecifrabile quella che vidi sul suo volto, avevo forse reciso qualcosa nella sua anima? Non l'ho mai scoperto...espressioni, quante ne ho viste e quante ne vedro'....alleate preziose, perche' permettono di decifrare certi stati d'animo e allo stesso tempo traditrici perche' possono essere usate contro di te. Interessante come questo punto sia molto simile alla natura di noi oscuri...