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Un giorno un pidocchietto indegno

disse adirato: "Io andro' a Palazzo.

Me so stancato de tutti sti straccioni

e c'ho l'ingegno,

quindi non pijateme pe' pazzo!".

E non volle senti' altre ragioni.

Cosi' prese la Via senza ritegno

sfruttando un insospettabile passaggio,

e qui ebbe er primo assaggio

che je confermasse le opinioni.

"Ah, che sollazzo! -

disse - E questo e' solo un segno:

la' me aspettera' la vera manna.

Trascorrero' tranquillo le stagioni,

solo mettendoce l'impegno

de resta' in testa a chi comanna!

Ne sono certo: me passera' lo sdegno

e scordero' la rabbia,

perche' tra tutti sti co*oni

e' er piu' pulito che ha la scabbia!"

NB: * = j

Ar mondo, l'hanno detto di recente,

c'e' pieno tanto da fa' ressa

di quel tale genere di gente

che nun fa proprio notizia:

nun interessa.

Si tratta di chi nun conta gnente,

lavoro, casa e messa;

ch'a faje un complimento

- e crepi l'avarizia -

vive soltanto cor preciso intento

d'esse diligente,

e cor soriso ebbro di letizia

si dispone in ordinata fila

per rendere quell'Uno centomila.

Qui sta l'ammonimento,

l'avvertimento tetro:

er tiranno se permette l'ingiustizia

in base a quanti Zeri je van dietro...

Chiedo scusa se lo faccio

ma è un peccato assai veniale

trastullarmi con il ghiaccio

scivolando dal crinale.

Giuro ch'evito il crepaccio

e nessun si fara' male,

vedi non son ragazzaccio

non c'e' piano criminale.

Luna, stelle ed un falo'

a me piace il vino vero

mi commuove son sincero

mille scuse ti faro'.

Chiedo venia se l'ho fatto

ma non e' soltanto un gioco

mica e' scritto in un contratto

"Non scherzare con il fuoco".

Poi mi brucio? saro' cotto

si cucina poco a poco,

ma e' evidente che nel patto

tra noi due non sono il cuoco.

Luna, stelle ed un falo'

a me piace il vino vero

mi commuove son sincero

mille scuse ti faro'.

Luna, stelle e tre falo'

a me piace il vin sincero

alzo il calice davvero

al nostro incontro brindero'.

(Trovai questa pagina ingiallita dal tempo e dall'incuria all'interno di un albero cavo... non riesco a capirne bene il dialetto... e neppure il significato!)

Piagni, strilli, sempre che te lamenti,

ma nun te l'hanno 'nsegnato all'Accademia

che oltre a sape' sta ore sull'attenti

lo stasse zitto tante vorte premia?

Te meneno troppo, nun meni abbastanza,

te'nfangano e c'hai li Dei contrari.

Ammetti però ch'un tempo c'avevi la costanza

de stronzeggia' quanno solo tu c'avevi i rari?

Quarcuno purtroppo, da un po' se n'e' annato

e c'ha lasciato tristi ner dolore,

lo ammetto senza dubbio e' un gran peccato

perche' c'aveva l'attinenza a comanna'...

Ma mo che dei vantaggi nun sarebbe detentore

per resta' n'piedi c'avrebbe da suda'!

(Speriamo le piaccia, andremo ad abitarvi...)

La valle era posta al confine tra il canto e le note

dimora abitata da Fate,

e ancora da poche creature dai sogni create.

Un bivio e una coppia di strade a stento battute

che ignare di ogni ragione s'incontrano

e poi solitarie ripartono

vuote,

cosi' come sono arrivate.

Comunque c'e' stato qualcuno a trovarle gradite

la valle è abitata,

qualcuno

che fermo a quel bivio pensò

"Aspettiamo le viole fiorite"

E l'estate da noi è un periodo alquanto felice

di sera sentissi che pace,

allora dal cuore spontanea ti sorge una voce

e con forza intoni una prece.

C'e' una rada sprovvista di case

e al centro ha una croce,

forse e' per Nathien creatrice,

la luce di Kyra di mille fiaccole accese

imbevute di pece.

E' li' che la vedo,

avvolta nel manto di quiete

sorride e sorrido

e tira una brezza, carezza di ore piu' liete.

Lei pure mi vede

e forse sorride

ne sono sicuro guardate e' a me che sorride,

perche' per incanto e' molto piu' forte

il profumo di boschi e pinete.

A volte avviene quel fatto si dolce e fatale:

vederla venirmi vicino

fu quasi morire,

incontrare distratto il destino

sprovvisto di cose da dire.

Ma nel sogno fu lei a parlare:

"Mi piace ballare le note d'amore piu' intrise

vedere che il cielo si muove,

dormire serena su un letto di rose

- mi disse -

e a te cosa piace?"

Mi piace cacciare e inseguire un sogno di pace

andare lontano, e sentirmi una Vite

audace nel dirti

ti amo,

aspettiamole insieme le viole fiorite.

Un giorno tutti gli animali combattenti

sottomessi al lavoro

decisero, una volta stretti i denti,

d'eleggere un condottiero

che preservasse gl'interessi loro.

Doveva esser fiero,

grande e forte come un toro,

che sapesse tener unita st'alleanza

con in testa un gran cimiero

e l'aura tutta d'oro.

E c'eran tutti all'adunanza:

i Cani e i Gatti soriani.

i Maiali ed una Scrofa,

un Drago di metallo boro boro,

tutti buoni a menar le mani

e a mostrare la possanza.

Un Somaro, che c'aveva l'ambizione

di farsi elegger e s'era messo addosso

una pelle di Leone,

disse: - Bestie tutte io son commosso.

la guerra, i soprusi, la violenza:

ecco il programma che c'ho io!

Ch'e' lo stesso vostro! Per cui

voterete compatti il nome mio... -

E difatti venne eletto proprio lui.

Sto Somaro, assai contento, fece un raglio

e solo allora il popolo bestione

s'accorse dello sbaglio

d'aver preso un ciuco per leone!

"Buffone... co***one... imbroglione!"

- Ho preso il possesso -

disse allora il Somaro - e non la pianto

neppure se vi prende un accidente,

non son Falco ne Leone,

e peggio per voi che mi c'avete messo.

Non volo, ne ruggisco manco un tanto

zitti! e rispettate il Presidente! -

Cima ch'e' in se' una sfida

fiume che disseta il cuore

palpita di prio amore

il satiro ch'a te s'affida.

Terra benedetta e infida

bianca del lunar pallore,

io canti che son cantore

il seme ch'in te s'annida.

Musica dei miei pensieri

il ritmo dei miei respiri,

il brivido nei misteri

animo dei miei sospiri.

Tu tutto questo esprimi

mio dolce amor, amata A...

Se un satiro prende un penna d'oca in mano e comincia ad imbrattare le pagine di un diario, e' chiaro chiedersi che cosa ci sia che non va'. In realta' mi sento gia' strano a tenere un diario...

Bhe, la colpa non e' mia signori giurati, nossignore! E' Nathien che ha inventato la vite dal frutto tanto buono, noi satiri ci limitiamo a renderLe onore bevendone il succo. Il vino, ecco cosa mi fa scrivere... Non lo farei altrimenti. E non solo il vino, niente affatto! C'e' di mezzo anche Aelistea che dispensa l'Amore, e che ti fa conoscere le femmine. Le guardi, te ne innamori, le vuoi e le insegui. Ahah, gia'...

E le ninfe sono femmine. E Lei, e' la mia Ninfa.

Pertanto dopo una vivace giga ballata con Lei, con l'animo imbevuto di alcool come una spugna, e' colpa di qualcuno ma non mia!, se scrivo pessime poesie o considerazioni assurde.

Son satiro e non ho pudore, voi che leggete perdonate il mio ardore.