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E' una femminile figura quella che si staglia tra le ombre d'una stanza miseramente spoglia.
La flebile luce di una candela ne lambisce i contorni, sottolineandoli con timidezza, rendendoli sfocati, cosi' simili a quelli d'una apparizione in un sogno.
Siede dinanzi uno specchio, sublime il volto riflesso, d'un candore inaspettato, sottolineato dalle ondulate e bionde ciocche che ne enfatizzano l'aspetto apparentemente angelico.
E sono i capelli che con esasperante lentezza va pettinando, districando ciocca dopo ciocca, con gentilezza, rendendole ancor piu' luminose di quel che appaiono, ricche dei riflessi rossastri della piccola fiamma che inesorabilmente va consumando la cera.

Ed appar inoffensiva senza quel sinistro metallo che l'avviluppa, cosi' deliziosamente volluttuosa e sensuale, membra velate da una corta camiciola, impalpabile e trasparente...
Peccaminosa. Desiderabile.
Ma non vi e' languore nel suo guardo, tratti irrigiti in una smorfia cinica, apatica.
Non vi e' desiderio che arde in quei suoi verdi occhi, gemme cupe, sporche solo di mestizia.

Cosa farai mio angelo ora che non e' rimasto alcuno a salvarti da te stessa?
Continui a recitare, apparendo come vorresti essere.
Disdegni le attenzioni di chi incrocia i tuoi passi, ritenendoti sin troppo importante, covando nell'animo la superbia dei dannati.
Ma io ti conosco sin troppo bene.
Non puoi sfuggire al mio sguardo, io che come veleno continuo ad insinuarmi nel tuo cuore, a specchiarmi nel tuo animo sin a delinearmi nei tuoi occhi.
Io conosco il sapore delle tue lacrime amare quando la solitudine ti ammanta, come un sudario infame.
E credi che nessuno ascolta i tuoi pianti? Quando straziata dall'urlo dei tuoi morti rischi di impazzire, tormentata da quel coro alla quale vorresti chiedere perdono, ma non puoi far altro che aumentare le loro fila...

Era una voce sommessa quella che d'improvviso calo' nel dolce silenzio, infrangedolo, ammorbandolo con crudelta'.
Risuonava infima, blasfema, oscenamente dolce ed accompagnata dal tintinnare leggero di metallo.
Eppure non vi era anima viva tra quelle pareti.
Solo lei.
Ma il suo sguardo sapeva dove cercare.
In quello specchio distolse l'attenzione dal proprio riflesso per spostarlo sulla Nera Armatura che sovente indossava.
L'acciaio nero barluginava sinistro di tenebre crepitanti che si stagliavano tra le ombre stesse, predominanti.
Perfettamente composta su un sostegno, appariva stupenda, viva, implacabile con i rossi ornamenti e le decorazioni di sangue.
Involucro di ferro ove un'entita' sconosciuta vi aveva trovato dimora, nutrendosi di dolore, di anime, di morti.
E non piu' dormiente assillava la sua prescelta, colei che in cambio di potere doveva pagare dazi ben piu' gravosi, incatenata alla sua volonta'.

< < Non faro' nulla se non servirti e compiacerti. Ancora e ancora... Soddisfero' la tua brama che e' anche la mia. Tu che non tergi le mie lacrime ma le lecchi smanioso, Tu che banchetti con il mio dolore e distruggi tutto quello che desidero come mio. Tu che mi strazi il cuore con il canto degli angeli mentre affondi nella mia mente con pensieri sadici. >>

Il tono calmo, sin troppo. Atono e scevro di emozioni.
Quanta impassibilita', quanta compostezza.
E la consapevolezza di non avere scelta unita all'incoerente certezza d'essere quello che piu' desidera.

Io desidero tornare ad essere carne...Ora piu' che mai. Desidero esser carne e metallo, potere e violenza, emozioni e vita. E so che tu non mi deluderai. Ma non ti lascero' andare via, no. Mi diverte la tua mente. Mi divertono le tue improvvise debolezze mortali. Come quella bambina... L'hai lasciata andare via... E so che non mi dirai il perche'. Ma mi e' facile scoprirlo... Come ogni cosa di te. Sara' divertente piccola mia... Sara' divertente. Questo gioco non e' ancora finito...

Voce di veleno che si veste di miele per riecheggiare distintamente, sempre piu' vicina, sempre piu' altisonante, sottolineata da una risata dagli echi rochi, languidi.
E li', riflesso in quello specchio, v'e' l'armatura ma vi e' anche una figura fatta di ombre e polvere, di mero potere che prende forma sino ad avvicinarsi alla donna seduta.
Un volto che non ha tratti, dominato da occhi di rubino, si affianca a quello femminile, cosi' vicino, cosi' tedioso.
Sguardi che s'intrecciano in quello specchio sino a quando non sono le stesse increspature a farlo incrinare, d'improvviso, distruggendo il loro riflesso.

Khazira...Khazira... Khazira...

Riapro gli occhi a fatica. La luna e' ancora alta nel cielo.
E' un attimo...Sono ancora viva. Faccio quasi fatica a crederlo.
Porto la mano al petto. La ferita e' stata rimarginata.
Mi guardo attono, nessuno.
Non capisco.
Mi metto a sedere, il freddo della notte sferza la mia pelle, rabbrividisco.
Sono viva.
Osservo il mare, placido davanti ai miei occhi e un senso di quiete mi invade.
Il mio cuore batte libero finalmente.
Ora tutto e' piu' chiaro.
Non mi sono liberata di lui e mai potro' farlo.
Mi ha scelta perche' incline al sangue. Mi ha scelta per quello che sono.
Sono brava a uccidere e mi piace farlo.
Cio' che mi impediva di fare era provare anche altri sentimenti.
L'empio angelo non cancellera' mai il sangue che sporca le sue mani.

Cosa faro' ora?
Ho un compito da portare a termine. Ad altro non penso.
Tornero' ad avvolgere il mio corpo in quella nera armatura ora fredda e silenziosa.
Il mio viso restera' celato, non ha piu' senso mostrarlo.
So cosa mi attende.
Morte e sangue, solitudine e tristezza. Le mie vittime mi tormentano con le loro voci spettrali. Loro l'unica compagnia al mio cuore. Non merito di amare nessuno ma merito questa sofferenza.
Libera e sola. Aspettavo e speravo che almeno lui...
No. Basta sperare. Non posso cancellare o dimenticare, ma posso solo andare avanti.
La ferita al mio petto si e' rimarginata ma non quella al mio cuore.
E sanguinante aspettero' che qualcun altro trafigga in battaglia questo mio cuore.
Sono nata per le battaglie e per esse moriro'.

Un angelo nero si abbraccia avvolgendosi nelle ali. Rinchiude il suo dolore, incatena il suo cuore. Non trovera' mai pace, non potra' mai redimere i suoi peccati. Piange lacrime di sangue sui fiori sboccianti del male...

Mare dei dragoni. La luna splende alta nel cielo. I miei occhi l'hanno vista sempre rossa. Rossa come il sangue. L'empio sangue che bagna il mio cammino.
Sulla riva osservo le acque placide che sembrano non celare alcun pericolo.
Ma io lo sento con forza. Sento il suo richiamo provenire dai piu' profondi abissi.
Sorrido e dolcemente sollevo le mani. Non c'e' bisogno che mi immerga. Sara' lui a venire da me.
Ecco la debole luce provenire dal fondo, sempre piu' vicina, sempre piu' visibile.
Ecco il bel pugnale uscire dalle acque, sospeso resta per un attimo, e una risata di trionfo mi giunge.
Si muove lentamente verso di me, e finalmente posso stringerlo tra le mie mani.
Lo osservo. Non sento nulla. Non piacere, solo dolore. Non soddisfazione solo delusione.
Per una volta faro' davvero la cosa giusta.

Improvvisamente penso a Caladrass.
I miei occhi si riempiono di nuovo di lacrime.
Quanto dolore gli ho causato...Probabilmente lui gia' sapeva come sarebbe andata a finire.
E ora capisco...Avrei voluto che fosse lui a porre fine al mio dolore.

Rigiro il pugnale tra le dita. Sento la voce del mio signore, dell'essere immondo che da sempre ha guidato il mio cuore. Sento la sua voce ma non ha piu' alcun potere su di me.

Khazira...Cosa..? Khazira! Cosa ti succede? Che hai intenzione di fare??
Mi ha ingannato! Gettami via di nuovo affinche' possa trovare qualcuno piu' degno di te! Stolta!

Ma non lo ascoltavo. Non piu'. Sapevo cosa dovevo fare. Sarei stata la sua fine, sarei stata la mia fine.
Sarebbe morto nel mio stesso sangue...Sapevo il suo punto debole. Sapevo come bandirlo per sempre.
Non avrebbe piu' tentato nessuno con la sua malia. Aveva commesso l'errore di essere troppo sicuro di se', certo che mai me ne sarei liberata.
Lo stolto era lui.

Stringo con forza l'elsa del maledetto e nero pugnale. A lui fluiscono i miei pensieri, i miei sentimenti. Quei sentimenti che lui odiava, come l'amore, la gioia, il perdono.
Sembra impazzire. Sento la sua rabbia il suo dolore. Lo sento indebolirsi contro la forza dei miei sentimenti.
Sussurro le arcane parole del rito che lo avrebbero spazzato via per sempre.
Per completarlo poche gocce del mio sangue dovevano bagnarlo.
Il sangue di colui che per tanto lo aveva accolto al suo fianco.
Il sangue di colui che aveva iniziato tutto...

''Ce ne andremo insieme 'amico' mio. Un ultimo viaggio insieme. Avevi ragione...Non mi hai abbandonato...E io non ti abbandonero'. Affonda nel mio sangue, affonda nella mia carne. Porta via il mio ultimo respiro...Porta via il mio ultimo alito di vita. Non chiederai mai perdono per cio' che hai fatto...Lo faro' io per te. Per entrambi. Sono libera...Grivar e' libero...Non gli farai piu' del male...''

E' un attimo. Con sicurezza e forza spingo la lama verso il mio petto. Percepisco le sue parole ormai fievoli. Parole che svaniscono appena la punta si bagna del mio sangue, e senza trovare ostacoli affonda sempre di piu'.
Sollevo gli occhi verso il cielo.
La luna non e' piu rossa. Ora e' magnifica. I suoi raggi mi sfiorano il viso e il corpo come in un dolce abbraccio.
Sorrido mentre ricado indietro, con un tonfo affondo nella morbida sabbia.
Poca forza. La ferita non e' cosi' mortale. Ma basta per condurmi alla morte.

Non stringo piu' l'impugnatura. Si e' dissolta e con essa la nera essenza.
Non lo sento piu'...Sono libera....
Grivar...Ce l'ho fatta...Sii felice ora...Ellesil...Torna ad essere cio' che eri...Ama...Sogna...Sei...libero...

La luna si oscura...L'oblio...La fine forse...L'empio sangue bagna la dolce sabbia...Piove...Lacrime...

Squallida camera della locanda. Vuota...Desolazione.
Come il mio cuore.
Sto piangendo. Le lacrime non vogliono fermarsi.
Non avevo mai pianto. Non lo ricordo se mai l'ho fatto in passato.
Mai una ferita e' stata cosi' profonda.
Questo cuore non smette di sanguinare.
Sono sola.

Ora so cosa sono. Uno strumento di morte. Una donna sola.
Nessuno potra' mai amarmi. Nessuno potra' mai essere mio amico.
Sono un demone che ora cerca solo pace.
Ho perso Grivar per sempre probabilmente.
Guardo ancora la porta della locanda, aspetto e spero che si apra.
Che arrivi, e mi abbracci forte cullandomi a lungo tra le sue braccia.
Che baci ancora queste labbra fredde.
Che riscaldi il mio cuore e scacci il gelo del mio corpo.

Non accadra' Khazira...

Mi chiama. Quanto e' suadente la sua voce. Ora so cos'ero.
Quando era con me, nell'armatura, soffocava ogni mio dolce sentimento, acuendo invece l'odio e la rabbia. Il piacere di uccidere. Di uccidere per lui.
E ora...Ora ho paura. Questo amore che sento, questo amore non corrisposto. Questo amore che mi sta distruggendo. Strappa il mio cuore a brandelli come implacabili morsi.
Dolore...Solitudine...Tristezza...

Posso farlo smettere Khazira. Mia stupenda Khazira. Mio nero angelo. Vieni da me...Posso far cessare questo amore. Posso far cessare questo dolore. Io sono come un padre amorevole, io sono come un fratello protettivo, io sono come un amante che puo' darti le gioie che desideri.
Torna da me Khazira. Vienimi a prendere...

Come miele le sue parole. Invitanti. Fisso lo specchio davanti a me.
Vedo la mia immagine. Senza armatura, raggomitola, piccola come un bambina abbandonata a se stessa. E i miei occhi carichi di un dolore che non avevo mai visto. Labbra che non conosceranno piu' un sorriso.
Ed ecco un'altra figura appare alle sue spalle. Ali grige l'avvolgono in un dolce abbraccio.
Tremo. Altro dolore. Insopportabile. Terribile. Vorrei che si avverasse.
Ma e' solo un'illusione. Sei tu vero implacabile Signore? Smettila...

E' questo che vorresti? Non potrai averlo Khazira...Dimentica...Lascia che ti aiuti...Nessuno ti amera' mai...Nemmeno tuo padre ti amava Khazira...Ricordi? Quel padre che tanto ammiravi e che tanto dolore ti ha dato...Volevi solo un suo sorriso, un suo abbraccio, una sua parola di affetto.
Ma non e' stato cosi' vero piccola mia? E provasti rabbia, e odio e dolore. Fu quello a chiamarmi...Ti osservavo gia' da allora...Ti ho condotto lontano...Torna da me...Insieme...Ancora una volta...Io non ti abbondero' mai come gli altri hanno fatto...Khazira...

Sussulto alle sue parole. Feriscono. Altro dolore. Ed ecco che ora ricordo ogni volto a cui ho strappato la vita. I loro occhi carichi di dolore e stupore. Ricordo ogni singolo istante, ogni singolo dolore inferto. Guardo queste mani. Mani lorde di sangue. Chiedo perdono...Perdono per ogni singola anima. Me lo concederanno?
Ora so cosa fare...Ora lo so.

Mi riscuoto. So cosa fare. Lascio a terra la mia armatura. Non ne ho piu' bisogno.
Al mare dei dragoni...E' li' che finira' tutto questo.
Sto arrivando mio signore...

Tenebre. Un cupo suono. Dolce respiro.

La nera armatura disposta su uno al centro al centro della stanza, brilla fiocamente di nera luce, inquietante il suo aspetto, opprimente alla vista.

E lei sedeva sul letto, di fronte ad essa, i suoi occhi ne seguono i contorni, ne ammirano la perfezione e il nero metallo, osservano le falci di luna tinte di rosso che la decorano.
Sorseggia il vino che colma il suo calice.
Lo stringe con dita delicate e leggere, e pallido il suo volto riluce alla fievole luce della candela posata sul comodino accanto a lei.

Khazira...Cosi' debole, cosi' affranta. Sento che qualcuno ha spezzato le catene...
Quel nero cuore che ti batte nel petto sta per essere totalmente divorato.
Puoi riaverlo Khazira se e' lui che ti serve...
Riportalo a te...

Gelo. Fredde paroli metalliche eppure brucianti come lingue di fuoco dell'inferno stesso.
Una voce che proviene da lontano, ma cosi' chiara, una voce vibrante di oscuro potere che penetra con forza nella mente, soggiogandola e seducendola.

''Lascialo in pace e' libero ora. Non e' piu' legato a me, e' forte ora. Il patto e' stato sciolto, paghero' io il suo tributo, qualunque esso sia.
Lui non ti serve, non piu' ormai. Trovero' qualcun altro che possa compiacerti...''

Una risata. Feroce, carica di disprezzo e ironia, assordante e sferzante.
L'armatura sembra prendere vita, sembra osservarla con strana intensita'.

Tu pagheresti il tributo al suo posto? Sai cosa vuol dire questo Angelo maledetto?
Posso richiedere il tuo sangue, posso distruggere il tuo corpo, sfigurare la tua pelle!
Solo il tuo dolore potrebbe placarmi, solo la tua sofferenza, quella che mai nessun altro ti ha inflitto!
Rischieresti questo per un arial insignificante?
Un arial che ti ha abbandonata, strappandoti quel piccolo barlume di umanita' che possedevi, quella fievole speranza che vibrava dentro di te.
Ho sentito il tuo dolore Khazira, cosi' simile al dolore provocato dal tradimento di Caladrass.
Tradita due volte...
Riportalo a te e uccidilo!

Un feroce urlo. Rumore di vetri infranti. Frammenti del calice ai piedi dell'armatura, il vino rosso che la imbratta, come sangue immondo.

'' NO! Io ho scelto! E tu devi rispettare la mia decisione, perche' ne pago il prezzo e le conseguenze!
E l'ultimo gesto che mi viene dal cuore...
Non tormentarmi piu' con le tue parole. Non ingannarmi piu' con le tue dolce tentazioni. Da troppo ormai ti servo, e mai potrei tradirti.
TI conosco bene, come tu conosci me. E sai benissimo che non potrai farmi cambiare idea...''

Silenzio. Silenzio opprimente e inquietante. Lungo, interminabile, angosciante.
Poi finalmente la risposta.

Ebbene Khazira...Hai fatto la tua scelta.
Il tributo che ti chiedo e' alto e la sofferenza e il dolore che patirai saranno niente in confronto ai giorni che hai passato nelle prigioni dell'Ordine dei Paladini della Luna.
Niente in confronto ai tradimenti subiti.
Solo la morte potrebbe donarti la pace, ma anche in quel caso, piccola mia, desidererai solo non essere mai nata.
Non puoi liberarti di me perche' sono l'unica cosa che ti e' rimasta.
Decidero' io quando non mi sarai piu' utile e trovero' qualcun altro che ti sostituira'.
E ora....

La voce che diventa un flebile e sogghignante sussurro.
La bionda donna siede sul letto, inerme.
Il capo chino, non guarda piu' la nera armatura.
Ripensa forse al passato, o semplicemente attende nel tetro silenzio e nell'oscurita' contrastata solo dalla debole luce della candela.
Ed ecco che il male puro sembra palpitare in quella stanza, vibrante di potere come non mai.
Ed ecco che il silenzio viene interrotto da un rumore sordo.
Non sara' mai piu' la stessa.

E la candela si spegne...

*Una figura coperta completamente da una nera armatura attende appoggiata al muro in un vicolo di Lamwothor, sembra stia aspettando qualcuno. Improvvisamente si scosta dalla parete mentre un gruppo di persone si avvicina in silenzio a lei*

Ho richiesto solo una persona per questo compito mi pare...soprattutto avevo esplicitamente richiesto che fosse drow.

*Uno del gruppo fa un passo avanti e si alza il cappuccio mostrando i tratti elfici e la pelle scura*

Bene sono contenta che la mia richiesta sia stata accettata...mi raccomando e' di vitale importanza che questa missiva giunga il piu' velocemente possibile nelle mani della persona che vi ho descritto. Sapete il suo nome e conoscete i posti che di solito la vostra gente frequenta, dategli la lettera e fatevi pagare da lui naturalmente...

*Sorride divertita mentre consegna nelle mani del drow la lettera breve ma concisa...*

...Krateos ho bisogno di parlare con voi il piu' presto possibile, ho bisogno di informazioni e soprattutto se posso contare sul vostro aiuto, in fondo ci guadegnerei io come ci guadagnereste voi. Mi trovate a Lamwothor dove e' avvenuto il nostro ultimo incontro, non fatemi aspettare troppo e soprattutto venite solo.

Uhm fammi un piacere, paga tu questo messaggero, non ho soldi da spendere, oppure se riesci uccidilo...

*La lettera termina con la firma confusa ma leggibile 'Khazira' e quello che sembra essere il suo segno di riconoscimento...una falce di luna insanguinata*

Ora andate e non perdete tempo, se scopro che avete fallito vi uccidero' con le mie stesse mani, in fondo ho rischiesto il migliore e non voglio essere delusa...

*Senza aggiungere altro la nera figura si allontana avviandosi verso il tempio*

Finalmente un attimo di pace e silenzio, cupi i miei pensieri come il luogo dove ho trovato rifugio...Lamwothor...Citta' tetra e decadente, corrotta dal male, dove circolano solo persone poco affidabili, e dove sono certa un paladino non metterebbe mai piede.

*Le sue labbra si piegano in un sorriso sarcastico e divertito mentre con mani veloci e sicure riprende a scrivere...*

Si mi sento a mio agio qui, sotto lo sguardo della Triade, seduta di fronte all'altare, mentre aspetto pazientemente il momento di agire e intanto mi alleno lontana dalle citta', e devo dire facendo incontri interessanti...molto interessanti...

Caladrass...se solo ripenso a lui un brivido corre lungo la mia schiena, di puro e semplice piacere, presto molto presto potro' atturare la mia vendetta...

Puro e' rimasto il suo cuore, ferrei sono ancora i principi in cui crede, povero mio vecchio compagno paladino, ancora non sai cosa e' capace di fare la donna che hai tradito...Mi hai spinto tu stesso tra le braccia degli inferi, in quella sporca prigione, ma sono tornata...sono tornate per te...

*I suoi occhi verdi per un attimo brillano di cupa follia, i tratti del suo viso di piegano in ghigno feroce, mentre per un attimo fissa la nera armatura appoggiata con cura al muro...*

Si...mi vendichero' ferocemente, lo faro' soffrire e c'e' solo un modo per farlo...Colpirlo negli affetti e dopo che il suo cuore sanguinera' per questo, tocchera' alla mia lama mettere fine alla sua vita...

Per ora so ancora poco della sua vita affettiva, ma sono due le persone che mi hanno dato informazioni interessanti: Krateos e Feylor. Il primo volontariamente, mi ha parlato di una certa Tabitha, arial sua protetta, e sono sicura di avere in lui un alleato, in fondo alla fine possiamo collaborare per aiutarci a vicenda; il secondo invece mi ha parlato spontaneamente credendo fossi sua amica, mi ha parlato di una certa Elediel, compagna di Caladrass e sua amica...Forse la prossima volta che lo incontro potrei farmi dire qualcosa in piu'...

Per ora questo mi basta, ma devo continuare a raccogliere informazioni e soprattutto far notare il meno possibile la mia presenza, Caladrass potrebbe aver messo sulle mie tracce altri paladini e di certo non voglio tornare in quelle maledette prigioni...

*Fa una smorfia e brontola qualcosa, poi improvvisamente le sue labbra si piegano in un dolce sorriso..*

Grivar...Stupendo arial, sento qualcosa in lui, ho deciso di fidarmi totalmente, riesce a capire cosa ho nel cuore e apprezza appieno la mia crudelta' e i miei metodi brutali, si e' perfetto...semplicemente perfetto...

*Sorride soddisfatta e chiude il diario di scatto, una strana luce negli occhi...Si alza di scatto e si avvia all'uscita alla ricerca di un messaggero*