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Non servirono parole...
Varcata la soglia della stanza dell'oscura signora, la Dea fissò Lethenil, o meglio il suo spirito e tutto fu chiaro.

Lei sapeva quello che lui le avrebbe domandato ancora prima che il solo pensiero prendesse forma nella sua mente... Così velocemente, senza che parola alcuna fosse pronunciata, senza fraintendimento di sorta l'elfo acconsenti' a quanto l'oscura signora richiese.

Uno strano gioco del destino penso' l'elfo, o forse solo un sadico gioco della signora della morte...
Chiuse gli occhi, e quando li riaprì non era piu' nelle aule della dea oscura, stava vagando tra i piani, tra essi la vide, si domandò se questa fosse la prima prova del patto silente che aveva accettato con Tricksty, non ebbe risposta...

Avrebbe voluto urlare di fermarsi, di lasciarlo li con lei, tutto quello che ottenne nel silenzio del suo viaggio furono pochi istanti di felicità irreale, platonica: negli occhi solo lei...
Altro lo attendeva pero' sul piano terreno. Una parte di se non l'aveva seguito in quel viaggio, una parte che gli aveva lasciato una sola dolora ma voluta eredità.

Ora stava a lui portarla a termine...

Tutto e' pace qui, tutto e' silenzio e riflessione, mai avrei immaginato che la dimora della Dea della morte potesse essere così accogliente eppure...

Eppure qualcosa non è come l'immaginavo...
Non dovrei sentire dolore alcuno, invece da un certo periodo a questa parte qualcosa attanaglia la mia anima.
Anima che a differenza del corpo mi ha accompagnato in questo lungo viaggio.

L'ho veduta...
In un piano non troppo lontano, da quello dove dimora la nera signora con tutti noi, l'ho veduta!!!
Perche'??? Perche' si trova li??? Come e' finita in quel piano??? Chi sono quei cavalieri oscuri???
Ancora fitte, ancora dolore...

Lasciare le mie spoglie mortali, e' stato quasi semplice, di certo non privo di dolore ma semplice...
Immaginare che possa succedere a lei, questo si mi e' impossibile da vedere...

Che fare...??? A chi chiedere aiuto??? Come aiutarla???
Cuore mio se fossi ora in un corpo mortale, di certo batteresti all'impazzata, ma ora non puoi...
Desidererei cosi' tanto rivederla, riabbracciarla, ma non qui, non ora...

Come fare...

Carta e penna, una panchina, il lento scorrere del fiume...
Mi sorprende trovarmi con questo desiderio di scrivere, non è mai stato tanto irruento.

Non si è mai avvicinato a quello che invece accompagna Kailen... Lei che sa appuntare ogni ispirazione, ogni preoccupazione, ogni riflessione senza mai porsi domande sul motivo che la spinge a farlo.

Eppure ora per me è lo stesso, cerco di alleggerire la mente da preoccupazioni spesso ignorate e mai dimenticate. Nate ognuna in quel giorno lontano anni, quando fui costretto ad abbandonare la mia vita di uomo per... qualcosa che di vita ne è parassita, che i più guardano con timore... con diffidenza... con disprezzo.

Per contro nessuno sembra vedere ciò che sono rimasto. Una coscienza ed un cuore liberi di scegliere la propria strada e di essere felici, liberi dalle catene tentatrici della maledizione... Catene succubi delle oscure tenebre...

Ne siamo avvolti nel corpo, Kailen. Nel corpo soltanto. Eppure versi ancora nuove lacrime… Pesanti più delle parole dei maligni che ci scherniscono e marchiano come mostri, più dei colpi subiti ed accusati in tutti questi anni, più del morso stesso delle catene sulla mia pelle...

Non lo meriti, Kailen. Non meriti tutto questo.

Un giorno conoscerai ancora il sapore della tranquillità. E troverai la felicità che ti spetta... La cercheremo insieme, perchè mai ti lascerò sola...

Ci riusciremo, io credo in questo.

Giorno dell'Amore, 3o del Mese di Tricksty

Caro diario,
il mio cuore è stato lunghi anni pesante; mentre io mi trovavo in ritiro spirituale mi giunse la triste notizia che Ermete, il mio maestro, la mia guida, era partito in cerca di Torm, e non aveva più dato notizie di sè. Non mi davo pace: lui era forse in pericolo... forse perito, in una battaglia... e io... io non ero con lui.

Oggi sono tornata a Kyrandor; qualcosa sentivo che era successo, il Segno che mi si era manifestato nel Sacro Simbolo non poteva essere un falso allarme. Ogni passo verso il Tempio era una stretta al cuore. Cosa avrei trovato, nel reliquiario? Il suo... corpo, magari rinvenuto da qualcuno in una qualche lontana roggia... la sua spada, il suo mantello, il suo Forziere...
Dovevo essere forte, più forte di quanto non fossi mai stata in tutta la mia vita. Qualunque cosa avessi trovato... dovevo reggere, soffocare le grida del mio cuore lacerato, tenere saldi e ferrei i nervi, pensare all'azione, alla giustizia... Mi vergogno, profondamente; Hazon mi è testimone dell'atroce debolezza che mi sopraffaceva: le mie gambe tremavano, ad ogni passo, man mano che mi avvicinavo al Tempio.

D'un tratto, mentre stavo per voltare l'angolo della piazza, l'ultimo angolo prima della crudele verità... l'ho visto.
Per lunghi istanti ho creduto che l'estrema tensione mi avesse sconvolto il cervello fino al punto di avere le visioni. Lui... la visione, si è fermato, fissandomi come se anch'egli non credesse ai proprio occhi. Più lo guardavo più mi sembrava di sognare... il viso noto recava i segni del tempo trascorso e delle vicissitudini vissute, ma nulla offuscava la fierezza del suo sguardo, la sua figura agile e armoniosa, il suo... sorriso.

Entrambi sconvolti per l'incontro inaspettato, prima ancora che mi rendessi conto, e riprendessi il controllo... il mio cuore diede un sussulto di gioia infinita, e un dolce calore mi pervase, scorrendo ratto come il baleno nelle mie vene, fino a esplodere nella mia mente. In queste condizioni di spirito guardai Ermete senza riuscire a parlare per l'emozione, e... i miei occhi gli parlarono per me.
O Aelistea, che per vie nascoste e tortuose agisci e muovi il cuore di noi miseri mortali, per la prima volta nella mia vita mi inducesti a peccare: peccare di devozione ad Hazon, giacché in quell'istante non vi era nel mio pensiero posto che per lui, Ermete, e null'altro al mondo poteva distrarmi da ciò.
E vedere nei suoi occhi la luce di Aelistea... udire quelle parole da sempre desiderate e sognate... ah, me meschina, quale grande lezione ho appreso quest'oggi. Mai più disprezzerò chi pecca, se ha ceduto all'errore per amore, giacché ora so quanto potente è questa forza della natura. Non vi è tempesta né cataclisma che possa neppure eguagliare la potenza e lo splendore dell'Amore. Io stessa quest'oggi ho ceduto all'abbraccio meraviglioso di cotal sentimento, e nuova vita, e forza, e felicità hanno riempito il mio cuore.

Amor, ch'a nullo amato amar perdona, ci cinse entrambi in un abbraccio, e furono solo parole d'amore, e dolci baci, e tenere carezze. Hazon mi perdoni, in questo stesso istante spezzerei la mia spada, se così fosse necessario per rivivere quell'infinito istante.
Cammineremo ancora al fianco, ora e sempre, mai più divisi, uniti nelle avversità e compagni in battaglia. Nulla più potrà dividerci, sul mio Onore, per Hazon, lo prometto.

E' necessario ora, per il fine della battaglia contro le tenebre e il disonore, che tale nostro sentimento che ci unisce non sia ancora rivelato. Ma non m'importa. Io lo amo e lui ama me... null'altro desidero che saperlo, e ora lo so.

Perché mi avete lasciata sola? Perché avete preferito abbandonare il mondo dove sempre abbiamo vissuto? Gli umani non sono pericolosi per la stirpe, io ne sono la prova, l'amore di un umano per una ninfa ne è la prova...
Madre, perché anche tu hai voluto lasciare queste lande? Sapevi che non vi avrei seguita, che la mia parte umana mi legava a queste terre e non le avrei mai volute lasciare.
Mi piace pensare e sperare che prima o poi il villaggio delle ninfe di Jalemin tornerà splendido e luminoso come un tempo, ma in cuor mio sò che non è così... che non tornerete più qui.

Non abbandonerò il villaggio, anche se non più popolato non lascerò che il passare del tempo lo porti alla rovina. Io resterò lì, unica testimonianza del passaggio delle ninfe di Jalemin su queste lande... l'unica mezza-ninfa mai generata, frutto di amore e dolcezza...simbolo di speranza.

Quando il sonno è solitario, e la notte è silenzio, un silenzio interrotto dal mio solo respiro, nulla mi impedisce mi pensare. Riflettere. Ricordare..ripensare. E tu, probabilmente, anzi..indubbiamente sai bene a cosa penso, mentre lascio che Moldemir mi avvolga e mi guidi nel regno dei sogni, in quel lasso di tempo di semicoscienza. Sai tutto, di me, ogni piccola cosa. Come potresti non sapere questo, soprattutto questo?

...si puo' vivere senza aspettative?

Si puo' continuare ad andare avanti stanchi di cio' che si e', intrappolati nella propria vita come pazzi in catene?

Si puo' resistere al rimorso e all'impossibilita' di smettere di fare cio' che ce lo procura, senza perdere il senno?

Ho come l'impressione di aver messo in discussione tutto - tutto cio' che sono, tutto cio' che hanno fatto di me.

Se tanti anni fa avessi avuto la forza, la consapevolezza che ho ora, forse la mia vita sarebbe stata diversa.

Ma oggi?

Il rimorso e' una lama silente che affonda nei miei pensieri, lenta e atroce.

E insieme, la consapevolezza di non poter smettere di uccidere, divorato da una sete di morte che non si plachera' mai.

Io non VOGLIO smettere.

Eppure, non voglio neppure continuare.

Il mio e' un mondo spento e arido, di terra sterile e brulla, cotta dal calore e infettata dal sangue: non basta che due soli prendano a illuminarlo, per farvi germinare la vita.

Sono solo illusioni.

E' solo l'ennesima beffa alla mia esistenza.

Sto sprofondando ancora, o mi sto risollevando?

Non lo so.

Cosa so?

Nulla. Conosco le cose di cui ho bisogno, e nulla piu'.

Ho bisogno di uccidere, e bisogno di smettere assieme. Ho bisogno di vivere, e bisogno di morire al contempo.

Ho bisogno di lei, e bisogno di entrambe loro.

A cosa mi serve saperlo?

Siamo vicini: paradossalmente, non siamo mai stati cosi' lontani.

Tutta la mia esistenza non e' che un paradosso.

E mi contraddico, e sulle mie labbra passa il sorriso mentre i miei occhi trafiggono d'odio, e divento freddo mentre dentro rido. Buffone.

Sei semplicemente un folle... Lo sai, no?

*lungo un sentiero tra le pianure*

Giorno di Deothium 7° del mese di Shod

Sto tornando a Kyrandor... non volevo lasciare mamma, non ancora, ma ha saputo convincermi a seguire la mia strada, Ònon temere, in te c’e’ piu’ di quello che credi, c’e’ l’ardore di guerriero di tuo padre, la sua risolutezza!” mi ha detto, poi mi ha abbracciata, mi ha dato un bacio sulla fronte come quando ero bambina ed ha aggiunto “vai piccola mia, ora sono guarita completamente... c’e’ Toran con me, grazie alla tua visita ho anche riacquistato tutto il mio vigore, le mie energie... ci vedremo di nuovo te lo prometto, ti mandero’ un messaggio quando la farina sara’ pronta,tu verrai qui e insieme torneremo in citta’ a venderla.”
Quando arrivai a casa tutto era bello come quando ero andata via, Toran mi venne incontro, piu’ robusto che mai, con le mani sporche di terra ed un grande sorriso; ma io non ci badai e corsi in casa, su per le scale dritta nella camera dei miei genitori.
Mia mamma era distesa sul letto, evidentemente con la febbre alta... pregai Kyra di concedermi il potere di guarirla... in pochi giorni era gia’ in piedi e dopo un altro po’ di tempo aveva recuperato del tutto la sua tempra, nei giorni in cui sono stata al mulino abbiamo parlato tanto... per ore e ore, non sapeva perche’ non avevo ricevuto le sue lettere, ne’ aveva lei ricevuto le mie... non abbiamo ancora risolto questo mistero... ma ora non e’ questo che mi preoccupa...
Ora basta, devo andare, tornare a Kyrandor...

Hythien

* dopo un profondo respiro si alza e si incammina*

Probabilmente l’ho sottovalutata, o comunque ero troppo sicuro di me stesso.
Fatto sta che Rheshad ha scoperto il mio inganno, o meglio il mio tentativo di inganno, mi ha letto i ricordi in un modo che mi è ancora oscuro e ha visto come abbia raggirato il suo abbraccio. Devo dire che si è innervosita non pocoé
Ho avuto paura. Non tanto quando si è lasciata prendere dall’ira, iniziando a volteggiare sopra la mia testa e a scagliarmi contro le sue sfere d’acido… No, è stato dopo, quando l’ho ferita ad un’ala grazie a uno degli spuntoni acuminati che (per mia fortuna!) porto sempre con me. Allora i suoi golem mi hanno circondato, e lei è avanzata verso di me sussurrando quella parola di morteé
Ringrazio Hazon e tutti gli dei che mi hanno protetto dall’incantesimo, o forse Rheshad mi ha sottovalutato così come io ho sottovalutato lei: quando il suo incantesimo ha fallito, sono riuscito a scagliarmi contro di lei, e a ferirla gettandola a terra.
Ed è stato allora che non mi spiego il mio comportamento…
Sono avanzato verso di lei, con la katana dritta verso il suo collo, ancora lorda del suo sangue, pronto a finirla, visto che ogni piano era saltato, ed era troppo pericoloso lasciare un tale nemico in giro, maé
Non ce l’ho fatta.
Non so perché, ma non sono riuscito a spingere la lama nella sua carne. La guardavo eé Niente, l’ho guardata e poi me ne sono andato, lasciandola lì. Probabilmente è stato perché ho pensato che potesse tornarmi ancora utile, visto che è l’unico tramite per arrivare ai confratelli della sua genia.
Sì, dev’essere stato quel motivo, perché altrimenti non riesco a trovare spiegazioni, nessun’altra spiegazione…

*lungo un sentiero tra le colline*
Giorno della Luce 23° del mese di Sulu

Questa mattina ho iniziato il breve viaggio verso casa, da quando sono partita mi sono fermata molte volte lungo la strada a pensare, con la mente colma di preoccupazione ed ansia... mi sono detta la prossima volta che mi fermero’ devo scrivere qualcosa, liberarmi di qualche pensiero, e cosi’ sto facendo. Sto tornando a casa per la prima volta da quando, anni fa, partii per andare a studiare a Kyrandor, sperando che l’Uomo del Tempio, di cui mamma parlava spesso, mi trovasse pronta per ricevere i suoi insegnamenti e leggere i suoi libri.
Il tempo e’ passato in fretta e il dolore che provavo quando partii si e’ lentamente assopito, grazie alla cara Miluviet, a Timil ed altri amici; in questi anni ho ricevuto molte lettere dalla mamma e molte altre ne ho scritte in risposta; lei mi scrive sempre di non preoccuparmi per la sua sorte perche’ un nano... vecchio amico di papa’ era venuto ad abitare al mulino per aiutarla.

*fa un leggero sorriso*
Ricordo quel nano, veniva spesso a trovarci quando ero bambina, e spesso lui e papa’ partivano insieme... anche se aveva sempre quell’aria un po’ imbronciata ho dei bei ricordi delle sue visite, una volta al mio compleanno mi regalo’ due dei tanti braccialetti che porto ai polsi...
*scuote piano il capo*

Ma non devo perdermi nei ricordi... anche se piacevoli, sono ormai tre mesi che mamma non mi manda piu’ sue notizie e sono in ansia per lei, lo so... e’ gia’ successo una volta e non era niente ma... non mi fido... questa volta devo andare io da lei, voglio rivederla ed abbracciarla...
Anche perche’ a questa irrequietezza si e’ aggiunto da poco un velo di inquietudine e timore, Kyra mi chiede di correre un grosso rischio, ma la paura mi soffoca cuore e mente. Devo alzarmi, arrivare a casa al piu’ presto, mi stano aspettando, lo sento... sono sicura che lei sapra’ scacciare il timore che mi attanaglia il cuore.
Ma perche’ non mi ha piu’ scritto?

Hythien
*ripone in fretta le sue cose nella sacca e si incammina*