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Come sempre ormai, mi ritrovo qui, a discorrere "da solo", con te, vecchio mio.

Le persone da qui, sembrano dei moscerini, che potrei schiacciare tra le dita.

Le grandi Città della federazione, gli Eroi di Therial, le creature del mito, e quant'altro io possa nominare.. ora non sono nulla.

Sorridi vecchio mio? Ti capisco.. certi discorsi non sono "da me" come molti asserirebbero.
Io che un tempo rappresentavo il terrore dei più, che il nome mio suggeriva paura, e precedeva i profondi brividi nel cuore, mi trovo qui a narrare di me, quanto i più sommi cantori di Therial facevano un tempo.
Io che rappresentavo la guida di altri, il genio da seguire, ed il folle per tanti ancor, oggi parlo di me, quando dovrebbero altri farlo.
La paura ch'io spargevo, e' la stessa che non ho mai provato.. mai ho temuto i miei avversari vecchio, io che ho conosciuto le leggende, che a nominarle non mi crederai, ed io, che le ho viste provare l'ultimo respiro mentre si spengevano dinnanzi ai miei occhi spavaldi.

L'unica paura che ora sento, so che non riderai di me, e' quella di svanire.. cosi' come le persone che amai, che odiai, come svanirono le vecchie leggende e i ricordi lor, cosi' come i giovani ignorano il passato, ho il timor che ignoreranno me.

E queste lande, delle quali un tempo ero protagonista, ora continuano a vivere anche se io dentro vivo non lo son più.
Camminando, le persone continuano i loro discorsi indecifrabili come se non esistessi, comodi, tra le mura delle loro città, tra le braccia delle loro famiglie che il tempo a me invece strappò.

Il tempo, l'arma più potente che esista, nemico immortale, che uccide persone, prosciuga i fiumi ed addolcisce le vette delle montagne più aspre! Tempo avverso come il destino che il fratello mio Driz portò con se senza concedere l'ultimo saluto.

Sebbene io sia cambiato, non posso mentire, sento che qualcosa ancora posso fare, non posso lasciare che i ricordi svaniscano, che il passato venga cancellato come vengano sbiaditi i contorni del ricordo mio.

E tu, caro gnomo, senza proferir parola, estrapoli i miei più profondi pensieri, come sempre.. forse e' per questo che sei rimasto il mio punto fisso negli anni che trascorsero.

Guarda il mondo che ti ho descritto, i meccanismi quotidiani e le azioni gia' scritte.. sappi che la prossima volta che ti sporgerai a guardare il resto, niente sarà più così com'e'

Una nuova era sta per giungere
... metto in gioco me stesso e l'onor mio per quel poco che vale ancor, e se quando mi volterò mi accorgerò di aver fallito... allora avrò fallito veramente.

Anni son passati da quando lasciai le terre d'ombra per ampliare le mie conoscenze arcane, credevo ormai di aver imparato tutto cio' che potevo alla Torre della Magia e che non potessi imparare altro dal mondo di sopra quando in esplorazione alla Torre dei Lich ho trovato uno strano libro... A prima vista sembrava un comune libro di magia, tanti ne ho visti in accademia e anche nei mesi passati a studiare le magie dei Lich ma quello era diverso. Si presentava a me come un libro rilegato in un materiale a me sconosciuto di colore nero con sfumature arancioni e rosse, il nome del proprietario era stato cancellato, piu' e piu' incisioni ne impedivano la lettura. Una rapida lettura del libro mi permise di vedere magie a me ancora sconosciute che con calma studiero' ma cio' che mi illumino' il volto fu un elenco di nomi, quelli dei piu' potenti usufruitori di magia di therial. Da loro potrei apprendere molto quindi il prossimo passo potrebbe essere trovarne qualcuno disposto a insegnarmi nuove magie...

Figura interessante quel sacerdote.
Soprattutto per essere un sacerdote del Divino Giudice.

Disposto a tutto, anche a far uso di energie pericolose e a lui opposte, per punire chi ne trasgedisce le leggi...direi che la sua tenacia si riflette nei suoi giudizi inflessibili come nella sua ricerca di mezzi...

Interessante, davvero interessante ciò che propone.
Penso proprio mi metterò a lavorarci a breve.

E' una femminile figura quella che si staglia tra le ombre d'una stanza miseramente spoglia.
La flebile luce di una candela ne lambisce i contorni, sottolineandoli con timidezza, rendendoli sfocati, cosi' simili a quelli d'una apparizione in un sogno.
Siede dinanzi uno specchio, sublime il volto riflesso, d'un candore inaspettato, sottolineato dalle ondulate e bionde ciocche che ne enfatizzano l'aspetto apparentemente angelico.
E sono i capelli che con esasperante lentezza va pettinando, districando ciocca dopo ciocca, con gentilezza, rendendole ancor piu' luminose di quel che appaiono, ricche dei riflessi rossastri della piccola fiamma che inesorabilmente va consumando la cera.

Ed appar inoffensiva senza quel sinistro metallo che l'avviluppa, cosi' deliziosamente volluttuosa e sensuale, membra velate da una corta camiciola, impalpabile e trasparente...
Peccaminosa. Desiderabile.
Ma non vi e' languore nel suo guardo, tratti irrigiti in una smorfia cinica, apatica.
Non vi e' desiderio che arde in quei suoi verdi occhi, gemme cupe, sporche solo di mestizia.

Cosa farai mio angelo ora che non e' rimasto alcuno a salvarti da te stessa?
Continui a recitare, apparendo come vorresti essere.
Disdegni le attenzioni di chi incrocia i tuoi passi, ritenendoti sin troppo importante, covando nell'animo la superbia dei dannati.
Ma io ti conosco sin troppo bene.
Non puoi sfuggire al mio sguardo, io che come veleno continuo ad insinuarmi nel tuo cuore, a specchiarmi nel tuo animo sin a delinearmi nei tuoi occhi.
Io conosco il sapore delle tue lacrime amare quando la solitudine ti ammanta, come un sudario infame.
E credi che nessuno ascolta i tuoi pianti? Quando straziata dall'urlo dei tuoi morti rischi di impazzire, tormentata da quel coro alla quale vorresti chiedere perdono, ma non puoi far altro che aumentare le loro fila...

Era una voce sommessa quella che d'improvviso calo' nel dolce silenzio, infrangedolo, ammorbandolo con crudelta'.
Risuonava infima, blasfema, oscenamente dolce ed accompagnata dal tintinnare leggero di metallo.
Eppure non vi era anima viva tra quelle pareti.
Solo lei.
Ma il suo sguardo sapeva dove cercare.
In quello specchio distolse l'attenzione dal proprio riflesso per spostarlo sulla Nera Armatura che sovente indossava.
L'acciaio nero barluginava sinistro di tenebre crepitanti che si stagliavano tra le ombre stesse, predominanti.
Perfettamente composta su un sostegno, appariva stupenda, viva, implacabile con i rossi ornamenti e le decorazioni di sangue.
Involucro di ferro ove un'entita' sconosciuta vi aveva trovato dimora, nutrendosi di dolore, di anime, di morti.
E non piu' dormiente assillava la sua prescelta, colei che in cambio di potere doveva pagare dazi ben piu' gravosi, incatenata alla sua volonta'.

< < Non faro' nulla se non servirti e compiacerti. Ancora e ancora... Soddisfero' la tua brama che e' anche la mia. Tu che non tergi le mie lacrime ma le lecchi smanioso, Tu che banchetti con il mio dolore e distruggi tutto quello che desidero come mio. Tu che mi strazi il cuore con il canto degli angeli mentre affondi nella mia mente con pensieri sadici. >>

Il tono calmo, sin troppo. Atono e scevro di emozioni.
Quanta impassibilita', quanta compostezza.
E la consapevolezza di non avere scelta unita all'incoerente certezza d'essere quello che piu' desidera.

Io desidero tornare ad essere carne...Ora piu' che mai. Desidero esser carne e metallo, potere e violenza, emozioni e vita. E so che tu non mi deluderai. Ma non ti lascero' andare via, no. Mi diverte la tua mente. Mi divertono le tue improvvise debolezze mortali. Come quella bambina... L'hai lasciata andare via... E so che non mi dirai il perche'. Ma mi e' facile scoprirlo... Come ogni cosa di te. Sara' divertente piccola mia... Sara' divertente. Questo gioco non e' ancora finito...

Voce di veleno che si veste di miele per riecheggiare distintamente, sempre piu' vicina, sempre piu' altisonante, sottolineata da una risata dagli echi rochi, languidi.
E li', riflesso in quello specchio, v'e' l'armatura ma vi e' anche una figura fatta di ombre e polvere, di mero potere che prende forma sino ad avvicinarsi alla donna seduta.
Un volto che non ha tratti, dominato da occhi di rubino, si affianca a quello femminile, cosi' vicino, cosi' tedioso.
Sguardi che s'intrecciano in quello specchio sino a quando non sono le stesse increspature a farlo incrinare, d'improvviso, distruggendo il loro riflesso.

Khazira...Khazira... Khazira...

Brusco il risveglio, inaspettato.
Mi rigiro tra le coltri di quel duro giaciglio fatto di pelli e dura roccia.
Un misero antro le cui ombre accolgono me ed il nero felar, ancora abbindolato dall'oblio del dolce riposo.
Ne sbircio il profilo, rilassato, ne ascolto il lento e cadenzato respiro che solleva costantemente il suo petto.
Selvatico, brutale. Una belva dormiente che non smette mai di affascinarmi.
Eppur cosi' enigmatico, languido, vestito di falsita', ma padrone di una mente che oserei
affermare essere diabolica.
Quanti nomi potrei dargli?
Teatrante, Folle, Assassino.
A meraviglia indossa le sue maschere con una naturalezza disarmante.
E mi domando con costante incertezza se realmente posso affermare di conoscerlo.
Se non faccio parte anche io del suo teatrino, una marionetta che abilmente muove solo per soddisfare i suoi desideri.

Come fidarmi?
Vorrei ma non posso.
In quanti mi hanno abbandonato durante questo mio cammino, in quanti hanno tradito la mia fiducia voltandomi le spalle?
Troppi.
Ed ancora ne pago le conseguenze a modo mio.

Lo rimiro a lungo ed e' forte la tentazione di sfiorarlo, di crogiolarmi ancora nel suo
calore, di fermare il tempo che cosi' miseramente mi mette fretta.
Smanio il suo affetto, il suo sguardo, le sue carezze.
E' struggente il desiderio di appartenergli e di essere sua.
Dovrei parlar d'amore?
Non posso farlo.
Non oso donar voce alle mie emozioni cosi' violente e sincere, cosi' ardenti nella loro
impetuosita'.
Non posso.
Ho timore di una reazione sbagliata.
Ho timore di un rifiuto, di un sorriso di scherno.
E taccio, perche' devo.

L'alba e' vicina, e presto lui scivolera' via tra le ombre, lasciandomi sola.
Non lo sopporto.
Per una volta saro' io a non farmi trovare al suo risveglio.

Con cautela abbandono quel giaciglio e non e' facile essere silenziosa.
Doloranti le membra che velo dei miei miseri abiti rivestendomi in fretta.
Lividi, contusioni, nuove ferite a rovinare la mia pelle, diverranno cicatrici che adornero' di tatuaggi, come ogni altra.

Un ultimo sguardo a lui e mi allontano dopo aver recuperato la mia spada,
mi faccio largo tra le ombre alla ricerca delle fauci dell'antro che s'affacciano in una notte ormai morente,
che gia' si tinge delle prime luci dell'alba e di un nuovo giorno.

Ed ecco il solito laghetto, sono accolta dal dolce frusciare delle sue acque.
Mi specchio a lungo, la mia immagine riflessa non e' di conforto.
Il viso gonfio, il labbro inferiore spaccato, l'occhio destro nero.
Ecco le conseguenze dell'ennesima rissa che ho scatenato.
Mi e' sempre piu' difficile mantenere il controllo.
Perduti i vecchi insegnamenti, mandata all'aria ogni disciplina.
E nessuno par comprendere che la mia foga nasce dall'insicurezza.
Ma non c'e' modo di giustificare il mio caratteraccio, ne sono ben conscia.

Devo trovare chi possa nuovamente guidarmi...
Un maestro.
Ma chi...?

Non ricordo piu' perche' decisi di morire.

Forse pensavo di non avere piu' motivazioni per non farlo.

Forse pensavo che non avevo ottenuto altro che fallimenti.

Forse pensavo che il dolore sarebbe cessato, e che non avrei mai piu' sofferto.

Ma mi sbagliavo, in tutto. Il dolore non e' mai cessato, e la mia anima ha continuato a patire le pene dell'inferno, tormentata costantemente dalle stesse immagini che mi tormentavano in vita. Finche' non e' stata strappata via al gelido abbraccio della morte da parte dell'ultima persona che mi sarei aspettato di vedere.

Non dico che sono felice di essere tornato in vita. Ma cio' che ha detto Furion e' vero. Sara' una vita diversa.

Sara' una vita in cui non saro' piu' manipolato da nessuno, mai piu'. Sara' una vita in cui potro' vedere ancora i miei amici. Non mi vergogno a chiamarli cosi'. Lo sono stati in vita, lo sono stati nella morte, e lo saranno per l'eternita'. La mia vita e' nelle loro mani. Obril, Mantis, e' cosi' bello trovarvi dove vi ho lasciati. Ma non accadra' piu'. Non sarete mai piu' soli, lo giuro.

Sara' una vita in cui avro' nuovamente il piacere dell'omicidio. Un piacere piu' grande, intenso, che mi esplodera' nel petto. Poiche' il mio nuovo corpo brama l'omicidio con ogni sua fibra artificiale.

Sara' una vita in cui non conoscero' il dolore. Il mio corpo non soffrira' piu', non sara' piu' torturato, e le agonie della vita passata svaniranno nel tempo come cenere nel vento.

Sara' una vita in cui avro' Elhune. Per sempre.

Lei e' la mia vita.

*Sono pochi appunti scritti a mano a modo di promemoria quelli che sono scritti qui

Stance: In piedi, dando il fianco all'avversario. La lama stretta con entrambe le mani tenuta sopra la testa, la punta rivolta verso l'avversario.

Avvicinamento: Oscillazioni ritmiche della spada, sempre tenuta alta sopra la testa, accompagnate da passi di lato attorno all'avversario.

Attacco: Completamento dell'oscillazione, fendendo l'aria in orizzontale piegando le ginocchia, o dall'alto al basso rimanendo eretti. Senza smettere di muoversi, un secondo colpo in direzione opposta. Dove possibile, un terzo colpo tramite affondo per mettere distanza tra se' e l'avversario. Riprendere la posizione di guardia.

Guardia: Deviare i fendenti tramite comune guardia alta, veloce contrattacco tramite affondo, seguito da un rapido indietreggiare. Schivare l'affondo tramite stance sul fianco, contrattacco tramite fendente come comune attacco.