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Sconfitta in un duello per riprendere l'onore.
Non sento nemmeno il fuoco bruciante dell'umiliazione.
Non sento nulla se non il dolore delle ferite ricevute.
Aveva ragione, lo spirito influisce sul corpo.
Non ho dato il meglio di me, non ci ho nemmeno provato.
Possibile che ora non valga piu' nemmeno come guerriera?
Mi sono rifiutata di andare dal curatore, anche se lo getto di acido di quelle dannate spade fa incredibilmente male.
Riposero' ancora su questa collina, la vista della foresta avvolta dalle nebbie e' stupenda, potrei perdermi tra esse...

Direi che me la sono cercata.
Avevo pensato che potesse far male ma non fino a questo punto.
Vorrei tanto poterne parlare con qualcuno, mi aiuterebbe a farmi stare meglio, ma ora che ci penso non ho amici, non ho piu' nessuno.
Triste? E allora perche' sto ridendo?
Si rido di me...
Ha detto che non dipende da me...Gia'...Che sia il suo passato che lo tormenta?
Non lo so e ormai non mi importa piu', se vuole restare aggrappato al passato o a qualunque cosa sia io di certo non sono la persona giusta per fargli cambiare idea e nemmeno ci provo, non sono nessuno.

E'giunto il tempo di salutarti mia amata foresta, la mia casa, Haon Dor. Mi hai accolto e mi hai protetto e io posso solo ricambiare portandoti con me nel cuore.
La mia tristezza non deve contaminarti, altri tuoi figli sapranno apprezzare quanto loro offri, e quanto semplicemente sei stupenda.
Io devo curare le mie ferite, non so quanto ci vorra' e forse ritornero' di tanto in tanto ad ammirarti e a salutarti.
Ma prima voglio farti un dono, lascio a te qualcosa che mi e' molto caro, inutile forse, ma impregnata di quella dolcezza che ormai non conosco piu'.
Fanne cio' che vuoi Foresta Dorata...

Recupera dalla sacca i pezzi del vecchio violino e li lascia ai piedi dell'albero. Lascia vagare ancora una volta lo sguardo tra gli alberi, catturando ogni piccolo particolare, poi recupera la sacca mettendosela in spalla e senza piu' voltarsi si avvia a passo pesante, deviando e perdendosi nelle nebbie...

Non e' stata una buona idea bere tutto quel vino...Mischiarlo al rum poi e' stata pessima!
La mia testa e' ora dolorante, e i miei riflessi non sono piu' cosi' vigili.
Cosa diavolo mi e' saltato in mente??
Saro' apparsa patetica ai suoi occhi ma almeno ho avuto la conferma dei dubbi che avevo.
Sono solo la brutta copia di qualcuno che probabilmente e' stato importante, e non immaginavo quanto questo potesse ferirmi.
Sono stupida ad aver pensato di voler provare, doppiamente stupida per aver anche solo sperato di riuscirci.
Non capisco davvero cosa mi sta succendo o probabilmente si, ma non voglio ammetterlo, sarebbe ancora piu' doloroso e umiliante.
Devo soffocare questi sentimenti, farli morire quanto prima.
Cerchero' di evitarlo il piu' possibile, gli parlero' il minimo indispensabile, ma non credo sia difficile, in fondo i nostri incontri sono stati casuali, non e' mai venuto a cercarmi solo per pura e semplice compagnia ma solo per lavoro.
Si decisamente e' la decisione migliore.

Ed ecco che finalmente ho preparato la mia vecchia e logora sacca da viaggio.
Quando la mettero' sulle spalle sara' per abbandonare definitivamente queste terre e incamminarmi verso altre.
Mi ritrovo a osservarla a lungo, forte e' la tentazione di andare via.
Non so ancora cosa mi trattiene, ma sto cedendo, le mie convinzioni vacillano sempre piu'.
Suonare mi aiuterebbe a capire, chissa' se ancora ne sono in grado...

Fruga nella sacca da viaggio e ne tira fuori un morbido panno. Quando ne scosta i lembi ecco che al suo interno riposano i pezzi di uno strumento.
E' un vecchio violino, rovinato e spaccato in piu' punti, impossibile da suonare.
Ma lei lo sfiora con le dita con una delicatezza inaspettata, come si farebbe con un amante o con un figlio.
E a capo chino resta cosi' finche' l'alba non la riscuote dai suoi pensieri e dai suoi ricordi...

E' strano come la foresta riesca a placare la mia furia e il mio cuore.
Dolci suoni giungono alle mie orecchie, come un'antica nenia che culla i miei sensi raddolcendo questa dura anima che ho dentro.
Da essa traggo la mia forza, in essa i miei ricordi, in essa la mia unica gioia.
La solitudine ora si fa meno sentire, forse mi sto abituando.
Probabilmente perche' i miei pensieri sono rivolti ad altro, al mio ultimo incontro.
Sono una mercenaria in prova ora.
Avrei giurato di non riuscirci, ero certa che mi sarei tirata indietro, e invece ora piu' che mai sono sicura della mia scelta.
Silenziosamente ringrazio Lesiaet per avermi accettata pur non conoscendomi affatto, ma di certo non lo deludero'.
E' strano, silenzioso, le sue parole sono essenziali.
Meglio cosi', ora piu' che mai non saprei cosa dire, e di certo a nessuno interessa del mio passato.
Sara' pericoloso di certo, ogni incarico lo e', ogni incarico porta rischi.
E' un vantaggio essere sola e non dover badare a nessun altro, sono libera di fare cio' che voglio, nessuno a cui dar conto se non torno a 'casa' per giorni, nessuno che soffrirebbe se dovessi morire mentre faccio il mio lavoro.
Non lo faccio nemmeno per soldi, la foresta mi offre tutto cio' di cui ho bisogno.
E' il brivido che mi attraversa prima di ogni combattimento, e' l'adrenalina che sale, il sangue che pompa velocemente e con furia nelle vene, i sensi all'erta come non mai, e lasciarsi guidare dalla spada che come animata di vita propria cerca la carne e il sangue, calando con precisione e velocita' sul nemico.
E' questo che voglio sentire, e' questo che mi fa sentire viva, e' di questo che ho bisogno.
Non conosco ne il bene ne il male, non conosco ne l'amore ne l'odio, mi importa poco di chi ho di fronte, mi importa solo di portare a termine gli incarichi che mi verranno affidati.
Solo i raggi di Kyra baceranno il mio viso, solo la dolce brezza accarezzera' il mio corpo, solo un giaciglio di foglie accogliera' le mie membra stanche, solo la mia spada mi sara' amica.
Questo e null'altro...Solo questo per me...

Sono stanca, maledettamente stanca.
Ho atteso, ho aspettato il ritorno delle mie sorelle, ma di loro nessuna traccia.
Ho fallito. Non sono riuscita a tenere unito il clan, e ora loro chissa' dove erano finite.
Svanite nel nulla, probabilmente in viaggio e alla ricerca di chissa' cosa.
Osservo il fuoco, quel fuoco che dolorosamente mi ricorda il passato, dove tutte insieme sedevamo, per parlare o semplicemente restare in silenzio a osservare quel cielo stellato che sembrava essere la risposta ai nostri sogni.
Ricordo ancora le parole di mia madre...

Un fuoco per riscaldare le membra stanche, il profumo del bosco e la sua magia per sentirsi a casa, il cielo stellato per allietare il cuore da ogni dolore.
Cosi' immenso, cosi' infinito ci fa sentire piccoli, ma ci dona la visione delle stelle, ci dona la visione della stupenda Marhis che alta nel cielo ci osserva e ci culla nella sua fievole luce.
Sentirsi liberi ma al tempo stesso sentirsi uniti in un vincolo che mai nessuno potra' sciogliere, nemmeno la morte.
Il dolore, l'amore, la sofferenza, l'odio e qualsiasi altro sentimento prima o poi scemano, ma queste cose di cui vi parlo mai nessuno ce le potra' togliere.
Bisogna solo temere la solitudine, perche' e' un fardello pesante da portare, perche' non tutti sono in grado di essere anime solitarie.
Ma voi non lo sarete mai, sorelle per sempre, potrete sempre contare l'una sull'altra, impavide e fiere di cio' che siete.

Ho sempre creduto nelle tue parole madre, ma non mi hai mai detto cosa fare nel caso in cui il legame si spezzi.
Non mi hai mai detto come affrontare la solitudine.
Non mi hai mai detto che sarebbe potuto succedere.
Ho fallito. Mia e solo mia la colpa.
Sono debole, ora piu' che mai.
E questo nero cielo mi divora facendomi sentire inutile su questa terra.
Non trovo piu' conforto in nulla, e forse dovrei partire anche io...Ma per andare dove?
L'idea di viaggiare mi alletta, ma non poter condividere con nessuno le mie sensazioni renderebbe il viaggio inutile ai miei occhi.

E' raro che mostri la mia debolezza, ma qui ora mi sento a disagio.
Agli occhi degli altri sono un abominio, vengo guardata con divertimento e a volte con disprezzo.
Troppo alta ai loro occhi, forse poco aggraziata, troppo schietta, troppo impulsiva, troppo sprezzante, troppo amante del combattimento.
Mia madre era cosi', eppure mio padre l'aveva amata davvero.
Eppure affascinava con la sua presenza, con un semplice sguardo.
Io invece ho avuto solo la conferma che non posso minimamente paragonarmi a lei, che farei meglio a stare lontano dagli altri, e continuare a indossare la mia maschera di indifferenza, quando in realta' le ferite che infliggono sono sempre piu' profonde.
Sono stata umiliata un'ultima volta, sono stata una stupida ad aver anche solo pensato di poter tentare, di credere che fosse diverso.

Ho sempre creduto nelle tue parole madre, ma non mi hai mai detto cosa fare nel caso in cui il legame si spezzi.
Non mi hai mai detto come affrontare la solitudine.
Non mi hai mai detto che sarebbe potuto succedere.
Ho fallito. Mia e solo mia la colpa.
Sono debole, ora piu' che mai.
E questo nero cielo mi divora facendomi sentire inutile su questa terra.
Non trovo piu' conforto in nulla, e forse dovrei partire anche io...Ma per andare dove?
L'idea di viaggiare mi alletta, ma non poter condividere con nessuno le mie sensazioni renderebbe il viaggio inutile ai miei occhi.

E' raro che mostri la mia debolezza, ma qui ora mi sento a disagio.
Agli occhi degli altri sono un abominio, vengo guardata con divertimento e a volte con disprezzo.
Troppo alta ai loro occhi, forse poco aggraziata, troppo schietta, troppo impulsiva, troppo sprezzante, troppo amante del combattimento.
Mia madre era cosi', eppure mio padre l'aveva amata davvero.
Eppure affascinava con la sua presenza, con un semplice sguardo.
Io invece ho avuto solo la conferma che non posso minimamente paragonarmi a lei, che farei meglio a stare lontano dagli altri, e continuare a indossare la mia maschera di indifferenza, quando in realta' le ferite che infliggono sono sempre piu' profonde.
Sono stata umiliata un'ultima volta, sono stata una stupida ad aver anche solo pensato di poter tentare, di credere che fosse diverso.

Ora tutto cambia. In fondo al cuore restero' per sempre un'amazzone, ma  ormai il clan e' morto.
Saluto qui ora le mie sorelle, con la speranza che un giorno esse ritornino.
Riprendero' gli allenamenti, e trovero' nuovi compagni d'arme.
Sara' visibile la mia spada ma non il mio cuore.
Ora cerchero' colui che potra' darmi un altro scopo.
La mia abilita' al suo servizio, questo e solo questo.
Spero accetti cio' che ho da offrirgli, null'altro mi interessa ora.
Confido nella mia forza, confido nella mia anima e nel mio cuore.
Spero non mi abbandonino, spero non sia tutto inutile.

E voi sorelle mie vegliate su di me, perche' io vi porto nel mio cuore.
Il vostro affetto e' l'unica dolcezza che conosco ora.
Possiate essere sempre libere e forti, possiate un giorno sentirvi grandi e immense come il cielo...

Addio amazzoni...O arrivederci...

Seduta ai piedi della grande quercia, avvolta dal silenzio e dalla tranquillita' della foresta, mentre scrivo in questo diario, immagini vivide scorrono nella mia mente, delle persone che ho incontrato, dei luoghi che ho visitato.

Finalmente il mio cuore ha ritrovato la pace, qui ad Haon Dor, l'unico luogo dove mi sento al sicuro, l'unico posto dove mi sento a casa, dopo che il nostro villaggio e' stato distrutto, e noi costrette a ripiegare verso queste terre.

Mi chiedo spesso se le mie sorelle si trovano bene qui, se sono felici, e se ripensano alla casa che hanno perso, alle compagne morte in battaglia, al dolore che hanno provato...

In poche siamo scampate alla morte, ma questo non vuol dire che siamo meno forti, non vuol dire sconfitta no...Le amazzoni non moriranno, ma continueranno a lottare finche' una di noi avra' vita, finche' avremo onore e saremo dedite l'una all'altra, finche' il legame che ci unisce restera' saldo, e continueremo a credere nei nostri valori.

Con mio grande piacere, altre si sono aggiunte al clan, e questo mi rincuora, vista la diffidenza con cui tutti ci guardano, per non parlare di coloro che non ci capiscono o meglio non vogliono capire ne ascoltare, o peggio non rispettano le nostre idee, insultandoci.

Ma lascio che tutte le parole mi scivolino addosso con indifferenza, ricambiando le gelide occhiate con altrettanta freddezza, i risolini di scherno con sorrisi di commiserazione, perche' in fondo poco mi importa di cosa pensano di me.

Mi lasciano molto perplessa gli elfi scuri, con il loro comportamento strano e a volte contraddittorio, ma ne ho conosciuti pochi qui, e spero non siano tutti come quell'elfo scuro dai grandi poteri...Ma ora che ci penso aveva una corona in testa...Una persona importante dunque, conosciuta, temuta e rispettata, a quanto ho visto. E' a lui se devo il ritardo dei miei allenamenti, questa debolezza che ancora ogni tanto mi assale e mi costringe a riposare, il dolore delle bruciature che ho sul corpo...E per cosa? Per aver affermato di conoscere l'indole della loro razza, per aver detto di averne uccisi alcuni, per aver difeso donne che da loro venivano maltrattate.

Rido pensando alle sue parole, riguardo alla superiorita' della loro razza, perche' di certo io non mi sento superiore ne' inferiore a nessuno, ed e' stato uno sbaglio lasciarmi in vita, perche' diventero' per lui un problema, di questo puo' esserne certo. Forse non riusciro' piu' nemmeno a rivederlo, o di certo in uno scontro diretto non saro' fortunata come la prima volta, perche' il suo potere e' grande, ma prometto a me stessa di combattere con onore, lascio poi agli Dei la scelta di decretare la mia fine.

Ma la colpa e' solo mia, perche' mi sono fidata dell'altro drow sacerdote, di certo suo amico, che mi ha portato in quel posto isolato, una trappola mi ha teso e io ci sono cascata...Sono una stupida! Ma non ripetero' l'errore una seconda volta, no di certo, si sbaglia se crede di potermi manipolare, soprattutto ora che ho chiaro cosa pensa degli umani...'Divertenti giocattoli...' Si cosi' ha detto...Spero per lui che giri alla larga da me, altrimenti prima o poi si rendera' conto di quanto possano far male questi 'giocattoli'...

Lentamente sorrisi, i miei occhi brillavano pericolosamente alla luce della luna, mentre sentivo l'adrenalina scorrere veloce, come ogni volta mi capita al sentore di un'imminente battaglia.

Appoggiata con la schiena al grande albero, il diario aperto, appoggiato sulle mie gambe, osservo ancora una volta le mie sorelle dormire attorno al fuoco: sembrano tranquille, i loro volti rilassati, ma a un attento osservatore non sfuggirebbero le loro mani appoggiate all'elsa della spada accanto a loro, i muscoli delle braccia tesi anche nel sonno e pronti a scattare, a un minimo segno di pericolo.

Eccole le mie amazzoni, le grandi combattenti, la sua famiglia. Impavide e letali, quanto allegre e seducenti, orgogliose e caparbie, ma sempre pronte a dimostrare il loro valore in ogni occasione...

Le guardo soddisfatta, mormorando che non le deludero', certa che loro non deluderanno me, e lentamente scivolo nel sonno, lasciandomi cullare da dolci ricordi...

Una bimba dai lunghi e lucenti capelli biondi, di circa sei anni, osserva nascosta dietro un albero, le donne disposte in circolo, attorno al fuoco scoppietante, che illumina i loro volti impenetrabili e seri.

Spalanca gli occhioni scuri, mentre una donna molto alta e muscolosa, si avvicina al centro del cerchio, tenendo per mano un bimbo di otto anni, dai folti capelli biondi, che alza il viso per un attimo, guardando la madre, sorridendole e stringendole ancora piu' forte la mano.

La donna lascia il bimbo al centro, poi arretrando di qualche passo, dichiara con voce sicura e tonante...

'Io, Minarea, Capo del Clan delle Amazzoni, ho portato qui, al vostro cospetto, mio figlio che da otto anni ormai sta con noi. Cosi' come le regole impongono, e' mio dovere salutarlo e riportarlo dal padre, o trovare per lui un posto sicuro, dove crescera' lontano da qui.

Detto questo le donne si alzano, e una ad una salutano il piccolo, mormorando qualche frase e baciandolo sulla fronte.

Minarea china la testa aspettando che tutte abbiano finito, poi si volta, e prendendo il bimbo per mano, saluta il Consiglio con rispetto, addentrandosi poi nella foresta.

La bimba, muovendosi silenziosamente, segue i due, restando sempre nascosta, finche' non giungono vicino una capanna.

La donna si china raccogliendo un piccolo zaino appoggiato li' vicino, poi si inginocchia davanti al figlio e gli appoggia la fronte contro la sua, delicatamente, fissandolo negli occhi. Quando inizia a parlare la sua voce e' dolce e spezzata dall'emozione...

'Mio tesoro e' giunto per te il momento di andare via da qui...Non puoi piu' restare con noi, mi dispiace, mi si spezza il cuore...Ma devo lasciarti andare, e' giunto anche il tempo che tu conosca tuo padre. Ricordati che ti voglio bene e che resterai per sempre nel mio cuore, non dimenticarlo mai.'

Detto questo Minarea, si toglie dal collo una sottile collana con una strana pietra, e dal polso un bracciale intrecciato in modo particolare, e con delicatezza li dona al figlio, facendoglieli indossare.

'Questo bracciale e questa collana hanno per me un grande valore, perche' fatti dalle mie sorelle, simbolo di forza e unione, amore e devozione. Io ora li dono a te, sperando che il nostro legame non si spezzi mai, anche se saremo lontani, anche se non ci vedremo piu'.

Se un giorno incontrerai le donne del Clan, vedendo questi oggetti loro ti porteranno il rispetto dovuto, e ti aiuteranno se sei in difficolta', perche' ti riconosceranno come figlio di un'amazzone.'

Sorride debolmente, mentre chiude gli occhi umidi e abbraccia il figlio con forza, che a sua volta annuisce debolmente e stringe la madre, senza proferire parola, tremando leggermente.

Minarea si alza e prende lo zaino, poi la mano del bambino, e insieme iniziano ad allontanarsi verso il limitare della foresta.

La bimba sussulta vedendo il fratellastro allontanarsi, esce dal suo nascondiglio e inizia a correre verso i due, calde lacrime le bagnano le guancie rosee.

'MAMMAAA MAMMAAA...Fermati non lo portare via ti prego...Fermati..Lascia mio fratello qui, con me, ti prego...'

Minarea si volta di scatto sentendo la figlia, scuote lentamente la testa e prende il figlio in braccio, voltandosi, mentre velocemente si addentra nella foresta, ignorando le sue urla.

Il bimbo si volta e la osserva da sopra le spalle della madre, i suoi occhi blu pieni di lacrime, la mano allungata verso di lei, mentre la chiama a gran voce.

La piccola cade a terra, ma si rialza subito, continuando a seguirli, il fiato corto, e improvvisamente si blocca non vedendoli piu'...Crolla sulle piccole ginocchia ferite, iniziando a piangere in silenzio, il piccolo corpo tremante, mentre colpisce a terra con i piccoli pugni.

Improvvisamente si ferma, sentendo qualcosa sotto la sua mano...Riapre gli occhi e raccoglie il piccolo anellino lavorato in modo grezzo, ma stupendo ai suoi occhi, perche' appartenenente al fratello...Si infila l'anello al dito e smette di piangere, alzandosi poi lentamente, e dopo essersi voltata torna sui suoi passi, venendo inghiottita dall'oscurita' della notte...

Aisha scuote lentamente la testa, e chiude gli occhi smettendo di ricordare, mentre si asciuga furtivamente una lacrima.

Sentendosi chiamare, riapre gli occhi di colpo fissando oltre il fuoco, incrociando lo sguardo di Reilah.

Sorride debolmente e fa cenno che va tutto bene, poi si volta riprendendo ad ascoltare i discorsi delle altre sorelle, mentre senza rendersene conto, giocherella con il piccolo anello al suo dito...