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Sono pronto.

Non so come ho avuto questa certezza, non so come quest'improvvisa folgorazione sia nata, cresciuta e abbia preso sostanza dentro di me tanto da riuscire a far breccia.

Non voglio neppure spiegare "perche'": non c'e' un perche', io SO che e' cosi'.

Nel momento in cui ho osservato quegli occhi l'ho capito.

Nel momento in cui ho sentito quelle parole, era chiaro e lampante per me.

Il momento e' giunto: ora, adesso.

E io sono pronto: non sono mai stato piu' pronto.

Sono nato per questo momento, ogni fibbra del mio essere si e' evoluta per giungere a questo: se falliro', quand'anche non giungesse la morte, sapro' di aver vissuto senza significato.

Ma non falliro'.

Adesso, fammi divertire...

Non c'e' quiete, non c'e' pace, non c'e' sonno in questa notte bagnata dal fato.

Cos'e' il potere?

Furion Kirnal dice che il potere e' un nettare che rafforza corrompendo, portando alla cecita' chi non ha sufficiente forza per resistere alla tentazione insita al suo interno.

Lo shalafi Krisaore direbbe forse qualcosa di simile, ma sicuramente non parlerebbe di corruzione. Probabilmente parlerebbe di forza: il potere e' uno strumento per chi ha la forza di impugnarlo.

Eppure nulla di tutto questo offre una visione reale di cosa il potere sia in realta'.

Ho terminato da lunghi anni l'apprendistato di base presso lo shalafi. Presto forse verro' iniziato ai rituali e agli incantesimi piu' nascosti. Quando il mio corpo era devastato dal veleno, e solo le droghe mi sorreggevano, ho subito numerose aggressioni: io sono qui, vivo, i miei aggressori non piu'. Probabilmente tutt'ora potrei considerarmi uno degli usufruitori di magia tra i piu' potenti.

Il problema e' che non mi interessano i confronti, in realta': confrontarsi significa innanzitutto ammettere di avere degli avversari, quindi ammetterne il valore, ed infine temerne la grandezza quel tanto che basta da desiderare di mitigare la paura che ci instillano attraverso la riprova della nostra superiorita'.

Tutto questo mi lascia annoiato, disgustato e perplesso.

L'essenza del potere e' dunque il confronto? E, perifrasando tutto questo, si puo' dunque giungere alla conclusione che come l'essenza del potere e' il confronto e l'essenza del confronto e' la rivalita', la cui essenza affonda le radici nella paura intima e recondita che ogni avversario di cui ammettiamo la grandezza porta con se... Allora cosi' l'essenza del potere diverrebbe la paura?

Quando Furion Kirnal e' entrato nel salotto dove eravamo fermi a confrontarci, ho provato un terrore folle.

Lo shalafi Krisaore, Furion Kirnal... non mi sono mai sembrati realmente "umani", mortali. Sembrano piu' che altro dei, o demoni. In loro il potere e' talmente forte e radicato da risultare oppressivo quanto una cappa di energia, densa e pesante. La senti nell'aria quando loro si palesano. La puoi udire fremere nelle ossa quando i loro occhi incrociano i tuoi.

Vorrei dire che so che sono raggiungibili. Vorrei dire che un simile potere e' eguagliabile, e finanche superabile.

Vorrei, ma non lo diro'.

Nel momento in cui ammettessi di volere eguagliare un simile potere, cadrei nel primo tranello del potere stesso: il confronto. Il confronto logora e indebolisce, o esalta ma ugualmente indebolisce: neppure i vincitori escono superiori da un confronto, in realta'.

No, non mi confrontero' con loro, mai.

Oggi chino il capo e ammetto la loro superiorita', non come confronto ma come semplice dato di fatto.

E stringo i denti, e vado avanti sui miei passi: la risposta e' questa, il senso stesso della mia esistenza. Sono nato per questo giorno, per il giorno in cui tutto viene messo in gioco. Per ricercare il potere e attingerne a piene mani, non come strumento ma come essere vivente padrone di se.

Io esisto per fronteggiare questo giorno, e se questo giorno sara' il giorno del mio fallimento, esso sara' anche quello della mia morte: io riusciro' o moriro', ma non lascero' mai che tutto questo mi sconfigga.

Continuo, passo dopo passo, lungo la strada che porta al potere. Al vero potere. E solo quando saro' arrivato valutero' i confini di quel potere: e forse allora i confronti avranno perso ogni senso, e forse allora riconoscero' un limite che sia termine di paragone solo per me stesso.

Non esistono nemici: solo strade e ostacoli.

Le strade vanno percorse senza voltarsi mai.

Gli ostacoli, invece, non basta rimuoverli o superarli...

Gli ostacoli vanno DISTRUTTI.

La foresta scivolava veloce sotto di lui, in un turbinio balenante di un verde intenso, che dava pace all'anima e serenita' alla mente.

Volava, fluttuava veloce sopra la foresta sacra, sopra le acqua dell'Ishtar, sopra la citta' di Kyrandor... Avvolto da una dolce sensazione di calore e sostenuto da una profonda calma interiore, si lasciava trascinare in quel viaggio onirico con la certezza che vi fosse un luogo che doveva raggiungere, in cui stava per essere condotto...

Il vento fischiava attorno alla forma eterea del suo corpo, eppure non provava i graffianti morsi del freddo pungente che accompagnavano solitamente il volo: finalmente in pace con se stesso si abbandono' completamente, chiudendo gli occhi e fremendo d'estasi.

Poi ebbe la certezza improvvisa d'essere arrivato a destinazione.

Non seppe spiegarsi da cosa gli derivasse una simile convinzione, eppure SAPEVA: sapeva che se avesse aperto gli occhi tutte le risposte sarebbero arrivate, sapeva che c'era un motivo se era stato condotto li attraverso lo spazio e il tempo, eppure non era certo di voler comprendere, di voler capire...

Per la prima volta in vita sua, Khrysor si sentiva colmo d'una serenita' calda e avvolgente come una morbida trapunta, e non desiderava rinunciarvi.

"Eppure devi".

Apri' gli occhi, sentendo la voce sfiorare la sua mente, senza capire se provenisse da un angolo della sua immaginazione o se fosse giunta realmente alle sue orecchie.

Rovine e macerie erano disseminate in un'ampia vallata all'interno d'una palude, butterando il terreno qua e la di pilastri di nera pietra.

Ovunque, desolazione e morte regnavano incontrastate, su quel pianoro d'inumano silenzio.

Ed ebbe improvvisamente coscienza di dove si trovasse.

"Dove tutto ha avuto inizio, dove tutto avra' fine...", sussurro' con voce rapita, fissando il circolo di pietre monolitiche ancora intatto.

Una mano poggio' sulla sua spalla, e Khrysor trasali', senza tuttavia voltarsi.

"Perche' mi hai condotto qui?", chiese quindi, dopo aver preso un istante per inspirare lentamente, senza voltarsi.

"...avevi intenzione di negarmi l'ultimo saluto prima della fine?", sussurro' una voce dolce e bassa dietro di lui, dal tono carezzevole e caldo.

Khrysor rabbrividi', pensando alla bellezza terribile di quella voce; improvvisamente provo' l'impulso di gettarsi in ginocchio, piangere e chiedere perdono. Un ronzio alto e soffocante prese a pulsare nella sua testa, martellando le sue tempie con furia e odio, ma il felar chiuse gli occhi e si rifugio' in quel centro di serenita' e calma interiore che aveva riscoperto in se.

Il ronzio si allontano', liberandolo della dolorosa morsa.

"...ah, Khrysor... Khrysor... Khrysor...", sussurro' carezzevolmente la voce dietro di lui, e il felar avverti' il tocco gentile d'una mano sul suo petto "...cosi' splendidamente addestrato, cosi' perfettamente sbocciato, fiore di morte e distruzione..."

Le parole scivolavano lente, danzando nelle orecchie del felar come fate incantate, penetrando la sua anima come aghi incandescenti.

Khrysor riapri' gli occhi, quindi avanzo' d'un passo, interrompendo il contatto con quella mano invitante.

"...mi rinneghi, Khrysor?", mormoro' la voce alle sue spalle, e il felar provo' una stretta al cuore improvvisa e lancinante, tanta era la tristezza in quelle parole.

Inspiro', quindi si volto' lentamente: davanti a se scorse un globo luminoso, pulsante d'una feroce e fiera energia che riluceva in infinite tinte e sfumature d'un abbacinante rosso, che variava in continuazione, proiettando la propria luce tutto attorno a se.

"...non ti ho mai realmente accolta...", sussurro' quindi il felar, e la sua voce si incrino' leggermente. Sapeva che non era reale, sapeva che era semplicemente l'influsso di quella cosa; eppure provava una tristezza e un senso di colpa schiaccianti, nel pronunciare simili parole.

"...potrei fare di te un grande condottiero, felar..."

Ancora la voce s'insinuo' nella sua mente, e Khrysor avverti' il tocco gentile e al contempo prepotente del suo potere, mentre le carezzevoli lusinghe si facevano strada nel suo cuore.

Inspiro' lentamente, quindi richiuse nuovamente gli occhi. Poteva quasi avvertire il profondo odio che colmava ogni riposto anfratto della sua anima, il bisogno di potenza, la sete di morte che lo animava e che lo aveva sempre animato, bruciandone l'anima e il corpo come febbre ardente.

Vide l'odio e l'accetto' come parte di se, ma non si abbandono' al suo abbraccio tentatore.

"Mai piu'...", sussurro' infine, riaprendo gli occhi.

"Mai piu' tuo schiavo, mia regina..."

Le sue dita si strinsero a pugno, mentre il suo sguardo si induriva nel fissare l'abbacinante sfera di energia cremisi che pulsava d'una rabbia sempre piu' violenta.

"Osi rinnegarmi, piccolo mortale? CHI CREDI DI ESSERE?", tuono' la voce, facendosi minacciosa "tu sei NULLA senza di me, Khrysor! Sei infuso dei miei poteri, in te scorre la magia che IO ti ho donato, per mezzo del mio avatar sul Therial! TU MI APPARTIENI, MI SEI SEMPRE APPARTENUTO E MI APPARTERRAI SEMPRE!"

L'energia turbino', assumendo i contorni chiari e nitidi d'una donna nuda. I suoi capelli, rossi e selvaggi, giacevano spettinati sul corpo tornito e sinuoso, ricadendo in ciocche d'un rosso ardente che carezzavano lascivamente le sue forme nude. I suoi occhi ardevano d'un verde intenso e fiero, e le sue iridi, dal taglio verticale come quelle dei predatori, erano due minuscole polle di furore e ira.

Le labbra carnose e sensuali della donna si schiusero, e un sussurro giunse alle orecchie del felar, un sussurro che provoco' violenti brividi di piacere frammisto a terrore che per qualche secondo squassarono il suo corpo.

"...inginocchiati, ora, e giurami nuovamente fedelta'... E tutto sara' dimenticato..."

Lentamente, il felar poggio' un ginocchio a terra. Le labbra della donna si tesero in un sorriso sornione e soddisfatto, e una lingua rossa lambi' un orlo delle labbra turgide, mentre questa mugolava di soddisfazione e si avvicinava d'un passo al felar in ginocchio.

La mano di Khrysor, ancora stretta a pugno, si apri', e le sue unghia raschiarono la terra sotto i suoi piedi. Quindi, lentamente, il felar alzo' lo sguardo verso la donna, e con lentezza prese ad alzarsi in piedi.

La donna sibilo' minacciosamente, lasciandosi sfuggire un breve ringhio e fissandolo con occhi incandescenti di puro odio.

"...e' vero, io ti sono appartenuto e ti appartengo...", sussurro' Khrysor, stringendo in mano la manciata di terra appena raccolta e fissando la donna, mentre le gambe gli tremavano incontrollatamente per il terrore. Degluti', quindi si costrinse a continuare, attingendo coraggio da quella serenita' interiore che sentiva nascere dentro le profondita' piu' recondite del proprio animo.

"...e ti apparterro', forse per sempre... Ma non ti seguiro'. Mai. Mai piu'...", concluse in un sussurro.

Quindi, davanti a quegli occhi fiammeggianti d'odio e ira, il felar tese la mano dal palmo ancora serrato verso la donna, la giro' e apri' il palmo verso il cielo, mostrandole la manciata di terra nera, bruciata e avvelenata dall'ira degli dei: la terra dove, fino a non molto tempo prima, era sorta la perduta capitale di Dunkle Stadt.

"...questo e' il tuo raccolto, mia Regina...", sussurro' il felar, tendendo la manciata di terra sterile verso la donna. "...questo e' il frutto del seme germinato nel tuo grembo. Questo e' tutto cio' che ti rimane, oggi, qui."

Quindi giro' il palmo della mano, lasciando scorrere la terra fin quando non fu tutta completamente ricaduta ai suoi piedi.

"...io saro' sempre cio' che sono... Il bacio dell'odio aleggia ancora sulla mia anima, e non me ne libererei neanche se volessi, perche' non ho intenzione di rinnegare la mia vera natura e la mia essenza", prosegui' il felar con voce sempre piu' decisa "...ma non ti seguiro' piu', mia Regina, mai piu'... Cerchero' la mia verita' con le mie forze, e prendero' le mie decisioni solo per me stesso."

La donna lo fisso' con rabbia, quindi il suo petto prese a sussultare velocemente. Le sue labbra si incurvarono, e improvvisamente scoppio' in una risata feroce e sguaiata il cui tono si ando' levando sempre piu' d'intensita', fin quasi a lacerare le delicate e sensibili orecchie del felar.

"Tu sei puro odio, Khrysor", sussurro' la donna quando la risata ebbe fine "lo sei e lo sarai sempre. Non importa che tu mi rinneghi: tu sarai sempre e soltanto puro odio."

Il felar abbasso' gli occhi, fissando la terra sterile e smorta ai suoi piedi, che mai avrebbe conosciuto la rinascita, e che mai avrebbe visto germinare tra le sue profondita'.

Quindi alzo' gli occhi verso la donna, scuotendo lentamente il capo in cenno di diniego.

"...ti sbagli.... Ieri un uomo mi ha detto che dall'odio non nasce nulla", sussurro' il felar, mentre i contorni della donna si andavano sbiadendo lentamente "...e tu oggi mi hai dimostrato la fondatezza di quelle parole, parimenti dimostrandomi quanto poco in realta' ti appartenessi."

Khrysor sbatte' le palpebre, e immediatamente una sensazione di estremo torpore e stanchezza spossante si impadroni' di lui.

Per qualche secondo lotto' per riuscire a mettere a fuoco la stanza, invano: poi lentamente l'immagine si fece piu' nitida, e vide i contorni di un armadio in elegante legno di noce, dentro una stanza sobria, arredata con gusto. Le pareti erano ricoperte in pannelli di legno chiaro, dalle tinte calde, e quadri di paesaggi stavano appesi qua e la, in ordine meticoloso. Nel camino ardeva basso un fuoco morente, e un pesante tappeto giaceva ai piedi del suo letto.

Dalla porta dischiusa della camera, due voci parlavano a tono basso: una era la voce di Kayra, la riconobbe subito, la seconda invece era la voce fresca di Flaminea; tuttavia non riusci' a seguire la conversazione, e presto rinuncio' ad ascoltare, indovinando che doveva trovarsi nella casa di quest'ultima, dove probabilmente era stato condotto dopo i fatti accaduti nella sala di lettura della biblioteca nella torre della magia.

Il ricordo del sogno era vivido, nessun dettaglio lo abbandonava man mano che il torpore lasciava le sue membra e il risveglio si faceva completo.

Abbasso' lo sguardo verso i piedi del letto, notando solo ora la minuscola palla di pelo che giaceva addormentata sulle sue gambe, a bocca aperta e zampe all'aria.

Era ancora piccola, simile in tutto e per tutto ad un gatto: col tempo avrebbe perso sempre piu' le fattezze feline, lo sapeva, era gia' capitato anche a lui. Sulla sedia accanto al letto invece, con la fronte china e gli occhi chiusi, pacatamente addormentata, stava una seconda giovane felar, vestita d'un lungo abito aderente di colore scuro.

Lasciandosi ricadere sul cuscino, troppo debole per parlare Khrysor ripenso' un'ultima volta alle parole dell'uomo, che nel sogno aveva fatto sue: "dall'odio non nasce nulla".

Non sapeva quanto potessero essere vere, e in realta' in quel momento non gli importava neppure. Fisso' ancora una volta le due figlie, addormentate attorno a lui, quindi chiuse gli occhi e sprofondo' in un sonno profondo e ristoratore, privo di sogni e di incubi...

Un mese e otto giorni sono passati da quando ho lasciato le terre della Capitale.

Ho iniziato spostandomi con un portale fino alla citta' di Nuova Thalos, dove mi sono unito a una carovana di mercanti sotto mentite spoglie. Questo depistera' i miei inseguitori per qualche tempo, ma non nutro aspettative ne' illusioni: mi troveranno ancora.

Il modo in cui riescono a localizzarmi ha del sovrumano, e ad oggi mi chiedo ancora cosa mai possa aver attirato la loro attenzione su di me: ho fatto congetture e ipotesi, e sono giunto a isolare due possibili cause, due soltanto.

La prima e' che sia stato il vecchio a metterli sulle mie traccie: Alhazred sa benissimo di Vaejas, e forse ha ritenuto piu' semplice sbarazzarsi di lui eliminando direttamente me. Mi ritiene cosi' facile da eliminare, dunque? Se l'ha fatto davvero, se dovessi scoprire che e' realmente successo, gli dei mi sono testimoni: avra' di che pentirsene. Ma questi sicari mi sembrano un po' troppo costosi, e fino ad oggi non avevo mai pensato che il vecchio potesse ricorrere a simili stratagemmi... Eppure, non si puo' mai sapere come la gelosia possa spingere ad agire un uomo. Non posso scartare nessuna ipotesi.

La seconda ipotesi, invece... La seconda mi lascia ancora piu' perplesso della prima. Li ho visti, quando mi sono piombati addosso l'ultima volta. Fino a un attimo prima non c'era nessuno attorno a me, ne sono certo: ultimamente non lesino certo le magie rivelatrici, non posso permettermi attacchi alle spalle. Eppure erano li: un attimo prima solo ombre, un attimo dopo due uomini, fuoriusciti dal nulla, come se la notte stessa li avesse rigurgitati davanti a me.

Mi sono salvato per miracolo. Pura fortuna, forse, stavolta. Le barriere hanno retto: ancora una volta e' stato l'addestramento dello shalafi a salvarmi.

Lo shalafi... perche' vedere quegli uomini materializzarsi dall'ombra mi ha riportato alla mente lui? No, non voglio credere che sia cosi'. Che senso avrebbe? Un'ulteriore prova? No, erano umani, e lo shalafi non si avvarrebbe mai di umani... Eppure...

Ieri mi sono separato dalla carovana, che continua a viaggiare verso est. Continuero' a cavallo, per depistare i miei inseguitori: forse riescono a leggere le traccie dei miei spostamenti magici, i residui dei portali... Non posso saperlo, dunque e' rischioso usare la magia di trasporto. Forse seguono proprio la magia... Ma se anche fosse cosi', non oso smettere di tenere le protezioni alzate.

Devo spingermi a sud, ancora piu' a sud... Da qualche parte esistera' qualcuno che possa rivelarmi da chi o da cosa sono braccato. Devo spostarmi velocemente e continuare a cercare, incessantemente. Ieri, sul terreno, ho scorto delle traccie molto singolari: orme di stivali, uomini sicuramente, e orme di lupo. Sembravano entrambe fresche e recenti, e davano l'idea di muoversi insieme, non l'uno alla caccia dell'altro.

Non ho mai sentito di lupi di quelle dimensioni che possano venire addomesticati.

Le ho seguite per qualche tempo, ma giunto in foresta, le orme sono completamente sparite, inghiottite dalla vegetazione come se non fossero mai esistite. Non mi piace.

Il tempo stringe, non posso fermarmi ancora a scrivere. Devo continuare a cavalcare.

Ogni notte, le ombre attorno al mio fuoco da campo si fanno piu' dense. Ieri notte mi e' sembrato di udire delle voci bisbigliare tra le ombre, ma anche dopo aver rischiarato con globi luminosi l'intera conca che mi offriva riparo, non ho trovato nulla e nessuno.

Sto impazzendo, forse?

No. Devo rimanere calmo. Scopriro' di cosa si tratta, scopriro' l'identita' di questi assalitori, e gli faro' pentire amaramente di aver incrociato i miei passi. Trovero' le mie risposte: non e' possibile che non vi sia alcuna traccia di loro.

Ricordo ancora le parole di Cthulhu: Conquistatori. Non posso fare affidamento solo sulle sue parole, ho bisogno di prove. E devo capire se sono davvero questi "conquistatori" a starmi alle costole.

Cosa vogliono da me? Perche' mi inseguono?

Continua a venirmi in mente il giorno di due mesi fa, nelle Terre D'Ombra... Non ho prove, e l'ultima cosa di cui ho bisogno sono fantasie.

Le lame che impugnano sono reali.

Le ombre che li nascondono sono reali.

Ho bisogno di risposte concrete e reali, o un giorno mi coglieranno con la guardia abbassata, e sara' la fine.

Cthulhu ha fatto diversi nomi, ma se davvero quelle persone sono invischiate con questi "conquistatori", e se davvero sono loro a starmi alle costole, allora non avrebbe senso rivolgermi a costoro. Sarebbe come chiedere a un serpente velenoso qual'e' l'antidoto per il suo morso, invitandolo ad avvicinarsi.

Il tempo stringe, devo rimettermi in viaggio: il sole e' appena sorto. Non mi fido piu' a viaggiare di notte, ormai.

Ho sempre pensato che lo shalafi non mi stesse realmente istruendo.

Me ne rendo conto solo adesso, solo ora che ancora la mia mano trema, di un tremore figlio dell'eccitazione della battaglia e non della paura: ho sempre pensato, in un angolo riposto tra le profondita' del mio animo, che lo shalafi tenesse per se i suoi segreti piu' potenti, le formule proibile e realmente efficaci, i rituali di Alta Magia... In fondo, consideravo l'apprendistato come un inizio: l'opportunita' di accedere a quel mondo tanto odiato da mio padre e dalla mia razza, il mondo delle Arti Arcane.

Avrebbe avuto senso, me ne rendo conto: perche' mai avrebbe dovuto rivelarmi i suoi segreti piu' efficaci, i suoi incantamenti piu' distruttivi? Non ha senso dare potere, specie quando si ha potere...

Oggi, dopo quello che e' successo, mi rendo conto di avere in parte ragione e in parte torto.

Ha i suoi segreti. Lo so, me l'ha detto lui stesso: fin da cucciolo l'ho visto pronunciare formule non riportate sui tomi arcani, e piu' volte l'ho visto invocare entita' che nessuna malia avrebbe avvinto alla mia volonta', ma che si inchinavano a lui riconoscendolo quale padrone.

Ma mi ha istruito bene...

La sua mano trema leggermente, l'inchiostro sbava e una macchia si allarga sul foglio.

Oggi, mentre cercavo qualcuno di quei funghi e quelle muffe che unici crescono nelle profondita' della Terra d'Ombra, riflettendo su quanto accaduto ieri a Takjar, ho messo un piede in fallo e sono rovinato in un pozzo. Disdicevole, dato che avevo addirittura recitato l'incantamento di infravisione, per maggiore sicurezza. Fatto sta che e' accaduto: chi e' causa dei suoi mal pianga se stesso, e cosi', per colpa della distrazione, sono precipitato.

Quando mi sono riavuto dalla caduta, una stanza si apriva davanti ai miei occhi: uno stretto passaggio in pietra, claustrofobico ma corto, conduceva a una stanza ammantata di tenebra...

Rialzandomi, ho sentito i miei calzari calpestare qualcosa che il mio peso ha mandato in frantumi... Ossa, ossa umane, ossa di felar, snelle ossa di elfi, ossa di troll spesse come quercie... Ossa ovunque, ricoprivano il pavimento della stanza.

Ed e' stato allora, in quel preciso istante, che tutto e' iniziato.

C'era odore di morte, nell'aria. Qualcuno salmodiava litanie in una lingua a me ignota, da qualche parte nel budello di stanze e cunicoli nell'ombra che mi si apriva davanti. Ogni mio senso era teso al massimo, e sentivo una promessa di morte dietro ogni pietra, dietro ogni ombra, dietro ogni granello di polvere nella stanza. Sapevo una sola cosa: non avrei dovuto essere li, e quella era forse l'ultima opportunita' che avevo di andar via, ammesso che il portale avesse risposto al mio richiamo, inghiottendomi e riportandomi alla tranquillita' della torre.

Ho alzato la mano, stringendo la polvere rossa e preparandomi a decantare la formula... Poi, improvvisamente, me ne sono reso conto.

La morte mi era daccanto. La morte pregnava ogni pietra di quella stanza. La morte si annidava in ognuna delle ossa che ne ricoprivano il pavimento.

...e io non avevo paura...

Una innaturale calma mi aveva pervaso. Uno stato di quiete, freddezza innaturale e glaciale. La mia mente ragionava razionalmente, non preda di eccitazione, non attanagliata dal terrore. I miei sensi erano all'erta. Le formule di protezione erano chiare nei miei pensieri, e ricordavo istintivamente quale tasca nascondesse ogni singola e specifica componente necessaria alla formula.

Ero completamente padrone di me stesso... Ed era quello il vero insegnamento dello shalafi, solo ora me ne rendevo conto. Mi ha insegnato le formule. Mi ha spiegato la magia. Ma piu' d'ogni altra cosa, mi ha donato la padronanza di me, senza la quale ogni prova e ogni battaglia e' persa ancor prima di iniziare.

Posai la polvere nella tasca del mantello che ne custodisce la fiala, e mi avviai nella camera a passo lento, mentre le barriere magiche rispondevano al mio richiamo, gli scudi di luce si alzavano silenziosamente. Inspirai profondamente, senza baldanza e senza timore, senza certezze e senza panico: volevo solo capire, e avrei continuato. Cosi' era deciso.

Una figura mi aspettava nella stanza accanto. Tra le ombre, visibile ma indistinguibile, mi sbarrava la strada. Semplicemente, continuai ad avanzare. Semplicemente, mi attacco'. Mentre la mia barriera protettiva defletteva il suo primo colpo, infilai una mano nella tasca delle componenti per le maledizioni. Sapevo che voleva la mia morte, e vedevo che molto probabilmente gli sarebbe stato discretamente facile ottenerla, se lo scontro fosse stato sul piano fisico. Ciononostante, ero freddo.

Strinsi la polvere azzurrina delle maledizioni minori tra le dita, spostandomi di mezzo lato giusto in tempo per evitare una feroce carica. Vidi la figura sbattere contro la parete, quindi voltarsi, ignorando ogni dolore, se anche dolore avesse provato, e tornare alla carica. Instancabie. Implacabile. Avanzava come la marea, inesorabilmente, aggredendo le mie barriere con forza e determinazione. Piu' volte le sue mani si fecero strada tra i miei incantamenti protettivi, e piu' volte lividi e ferite, e tagli e contusioni affiorarono sul mio corpo. Non me ne curavo.

Chiusi gli occhi, invocando la notte e Mobius affinche' venisse in mio soccorso, come lo shalafi mi aveva insegnato: quindi attesi l'ennesima carica, e quando arrivo' gettai la polvere su di lui, rendendolo cieco. Quindi, potenziando le mie corde vocali e attingendo energia dal mana che mi circondava, urlai a un passo di distanza da lui.

Era cieco e sordo ora, inoffensivo. Per un attimo valutai la possibilita' di ucciderlo, ma scartai immediatamente l'idea: era gia' un affronto che mi trovassi in un luogo in cui sicuramente non sarei dovuto stare, avrei fatto bene a evitare qualsivoglia azione offensiva, a meno di non esserne costretto.

Avanzai, giungendo in una camera piu' appartata, dove un sacerdote salmodiava litanie a me incomprensibili: sembrava in estasi, gli occhi sbarrati e le pupille dilatate, e non rispondeva a nessuna delle mie domande: o mi ignorava, o non poteva comprendere la mia presenza in quel posto, perso nel proprio rituale.

Avanzai verso un altare, completamente ricoperto da strane rune. Il sangue lo ricopriva, grondando dal centro, dove un cuore ancora caldo era stato deposto davanti alle effigi di varie divinita' a me ignote. Solo tre ne riconobbi: la statua di Mobius, l'effige di Asuka, e il simbolo di Zeius. E sotto le effici, una scritta runica, che a fatica riuscivo a decifrare: "Altare degli Invasori.".

E fu allora che udii la seconda presenza nella stanza. Mi voltai, e non v'era nulla di diverso: ma sentivo qualcosa nell'aria. L'odore di morte.... L'odore di morte s'era fatto piu' denso, piu' pesante, piu' opprimente. Qualcosa mi stava osservando, nascosta in qualche modo a me ignoto. Qualcosa bramava la mia morte.

E improvvisamente usci' dalle ombre, immobile e stupendo, letale e maestoso. Le linee del volto orrendamente distorte in una maschera grottesca e mostruosa, i canini lunghi e acuminati che rilucevano alla luce delle torce della stanza. Due occhi, gelidi e pieni d'odio, mi fissavano da quel volto grottesco e stupendo: uno riluceva di un azzurro gelido come acciaio, mentre l'altro era di un leggero colore verde smeraldo, creando un contrasto netto sul volto dell'essere.

E poi si mosse.

Quasi non vidi il suo movimento, tanto era veloce: ma percepii l'odio farsi piu' intenso, e capii che sarei morto. E non mi importava. Ero ancora padrone di me stesso... E qualsiasi cosa volesse la mia vita, li, tra quelle ombre, ne avrebbe prima pagato il prezzo.

Sentii le sue gelide dita sfiorare il mio collo, e un innaturale torpore pervadere le mie membra: ma sapevo cosa mi stava facendo, e ora conoscevo la natura della creatura che stavo affrontando. E potevo resisterle. Mi concentrai, cercando di vincere il sonno innaturale che mi pervadeva, quindi colpii il suo busto con un gomito, allontanandolo da me quel tanto che bastava da interrompere il letale abbraccio. Ringhiando stupito, l'essere mi si avvento' nuovamente contro.

E se l'uomo che avevo fronteggiato prima mi era apparso forte, questo essere ora mi appariva invincibile. Il suo pugnale guizzava furioso, raggiungendo le mie carni e affondando. Le mie barriere cedevano al suo passaggio, e spesso era troppo veloce per riuscire a parare i colpi furiosi ma perfetti che mi indirizzava contro. E quando lo allontanavo da me per ricorrere alla magia, tendeva le mani e vomitava fiamme di un innaturale colore violetto, che bruciavano il mio pelo e il cui fumo acre mi toglieva il respiro.

...era la morte, ed era li per me. E come un titano, torreggiava su di me, marcando l'abisso che ci separava con ogni colpo che straziava le mie carni. Ma ero ancora freddo. Innaturalmente padrone di me e calmo.

Ancora stringevo in mano la sottile polverina azzurra usata pocanzi. E quando, nella furia dell'attacco, si getto' nuovamente su di me per finirmi, abbasso' la guardia quel tanto che mi fu sufficiente per scagliarla nei suoi occhi.

E la scena si ripete', com'era nei miei piani, com'era stato con il primo assalitore: lo privai della vista e dell'udito, ritraendomi da lui, lacero e sanguinante, ma vivo. E ora era mio. E volevo risposte...

...cio' che e' accaduto in seguito non ha alcuna importanza.

Non ha avuto alcuna importanza l'intervento di quel felar, saltato fuori dal nulla e intromessosi nella discussione proprio mentre interrogavo il vampiro, cercando di mediare e riuscendo alla fine a distogliermi dalle mie domande.

...un rifiugio segreto, gia'...

...un rifugio che solo loro due conoscono...

...e bisogna mantenere il segreto... Ma certo, capisco benissimo... ovvio....

Sorridevo, ma non con le labbra, bensi' dentro di me: sorridevo trionfante, mentre annuivo al cumulo di menzogne che mi propinavano, desideroso di allontanarmi non meno di quanto lo fossero loro di vedermi andar via.

Perche' comunque, senza saperlo, mi hanno fornito piu' risposte di quante non osassi sperare.

Ho visto il modo in cui sono usciti dalle ombre della stanza, quasi che le ombre stesse ne avessero plasmato le figure, prima di mostrarsi a me. E non e' umano, e non e' una cosa che altri riuscirebbero a fare.

Ma ho gia' visto qualcuno, prima di loro, apparire davanti ai miei occhi cosi'...

...e ho gia' visto una raffigurazione di Asuka come quella che giaceva sull'altare, della medesima lavorazione, della medesima fattura, con le medesime arcane rune scolpite in drowish attorno alla base...

Non e' una questione di risposte, bensi' di domande; cosi' disse lo shalafi.

Ora conosco le domande: e' tempo che arrivino le risposte...

...ce l'ho fatta...

Per l'Abisso, ce l'ho fatta davvero!! ANNI, E SECOLI, E MILLENNI DI PRIGIONIA... SPAZZATI VIA COME IGNOBILI FRASCHE!!

Devo restare calmo ora, calmo...

Prendere possesso del corpo del felar s'e' rivelato piu' difficile del previsto. Ho dovuto essere cauto, all'inizio, per impedire sia al mentore che alla madre di percepire la mia intrusione... Ho dovuto sopire la mia coscienza, annullarla fin quasi a farla scomparire... E nonostante tutto questo dannatissimo bastardello e' riuscito a sentirmi! Schifosi felar, vedo che in questi millenni hanno iniziato a evolversi verso le arti magiche... Ah, un felar educato nella nobile arte della magia! La sola idea mi fa ridere... Quando la Capitale era ancora in vita, millenni e millenni fa, quelle schifose bestie non erano che bassi servitori, poco piu' che manifatturieri... schiavi, merce senza importanza e quasi senza valore... e ora, invece? L'Arcimago, Vaejas Neernum, il Grigio Custode, il Signore del Presente e del Passato... che si reincarna in uno di questi schifosi esseri, e scopre addirittura che e' uno STREGONE!!...ah, quanto riderebbero gli altri membri dell'Alto Concilio, se lo sapessero...

Ma non lo sapranno mai.

Nessuno sapra' mai nulla, perche' sono MORTI. Irrimediabilmente morti, sciocchi, stolti, loro che non mi hanno voluto ascoltare... Loro che dicevano che la Stasi Temporale era una formula troppo pericolosa... che si rischiava che la coscienza giacesse nel limbo in eterno, se nessuno avesse mai dominato una magia abbastanza potente da risvegliarla... AH! Idioti!! Non occorreva che l'usufruitore fosse COSI' potente, dopotutto... E' bastato che il rituale toccasse il continum temporale del Therial, e questo ha riportato in vita la mia coscienza, sopita nel sonno profondo e incorporeo del mio incantesimo di Stasi Temporale...

...e cosi', quel drow che pensava di far semplicemente invecchiare abbastanza il corpo del suo giovane allievo con quel rituale, mi ha risvegliato e condotto fino a questo felar...

E' uno stregone potente, lo ammetto... Persona interessante, devo dire, da quel poco che ho potuto vedere emergendo sporadicamente dal subconscio del felar... Sicuramente, ai tempi d'oro della Capitale, avrebbe anche lui seduto nel Concilio, tra noi, eletti tra gli eletti... Ma quel tempo e' passato, ormai, morto e sepolto... E non e' di mio interesse un suo eventuale ritorno.

Si, un tempo gli arcimaghi drow piu' potenti dominavano la capitale, incontrastati e temuti. Ma quel tempo e' svanito, sfiorito per piu' ritornare. Viaggiando tra le nebbie del tempo, cavalcando i secoli e solcando l'eternita' in forma di pura coscienza, ho compreso il nostro piu' grande errore... Abbiamo cercato di dominare il tempo. Abbiamo creduto, nella nostra follia, di riuscire a mantenere tutto sempre uguale, ogni cosa costantemente sotto il nostro controllo.... E ora, che ne e' della Capitale? Macerie, macerie sepolte e celate dalle profondita' della terra... Inutili e schifose macerie.

Ma io non commettero' quell'errore, no... IO HO COMPRESO...

L'unico modo per ottenere il vero controllo e' distruggere ogni cosa...

...dormi, dolcemente cullata dal frescore della notte, Therial Illuminata - Therial baciata dagli Dei - Therial...

Ormai non esiste droga che possa ricacciarmi indietro... niente piu' intrugli schifosi che il felar possa trangurgiare per riprendere il controllo... Ormai non esiste alba per Khrysor, non esiste amore, non esiste affetto. Quella donna sembra aver capito, e' andata via; la madre e' lontana, il padre sa che lui l'odia e non lo cerchera', il maestro e' disperso e lontano anch'egli... E presto sistemero' anche la felar... Non esiste speranza, per lui.

...e' quasi giunta l'ora....

Dormi, dolcissima Therial, tra coltri d'infinito e guanciali di sogno...

...presto avra' inizio la Catarsi...

E come recitavano i versetti del "Richiamo del Clifoto", il tomo su cui prestavano giuramento gli Arcimaghi del Concilio:

"E verra' il tempo

e verra' l'era

in cui spettrali lame e affilate falci

reclameranno con voce tonante

le anime che agli Inferi spettano..."

che razza curiosa, gli umani...

Lo shalafi sembra disgustarli profondamente, e non mi riesce di dargli torto, quando fisso lo sguardo su quella parodia d'uomo che e' il compagno di Flaminea... il MARITO, di Flaminea...

Ma sento che c'e' altro... Mi incuriosiscono, l'intero ceppo mi incuriosisce, gli arial, gli umani, i Githyanki... tre rami d'uno stesso albero...

La loro debolezza, la loro mortalita', la fugacita' delle loro vite... Mi affascinano.

Ho trovato un passo, su un tomo della biblioteca, che ne rappresenta appieno l'essenza:

"E domani, e domani, e domani

s'insinua a piccoli passi da un giorno all'altro,

fino all'ultima sillaba del tempo prescritto;

e tutti i nostri ieri hanno illuminato agli sciocchi

la strada verso la morte polverosa. Spegniti, spegniti, breve candela!

La vita non e' che un'ombra che cammina;

un povero attore che tronfio si esibisce per un'ora sul palcoscenico

e del quale poi non si sapra' piu' nulla; e' una storia

narrata da uno stupido, piena di rumore e di furia,

che non significa nulla."

Questo e' cio' che un'umano scrive della sua medesima razza.

Umani... Che razza inutile e al contempo affascinante...

Ho perso fin troppo tempo in questioni al momento irrilevanti; sono stato uno sciocco, non c'e' altro da dire.

Devo concentrarmi e accumulare potere e conoscenze, in questo momento... Questo e null'altro dev'essere il mio obiettivo.

Ho deciso che parlero' allo shalafi del sogno e delle visioni... C'e' la possibilita' che mi prenda per pazzo e mi allontani da se, ripudiandomi come suo allievo, ma se invece mi credesse allora potrebbe aiutarmi a capirne il significato... Ed e' vecchio, talmente vecchio che potrei definirlo antico: quante conoscenze ha in piu'? Forse lui potrebbe capire cosa e' celato dietro i sogni e le visioni... dopotutto, cos'altro mi resta?

Non oso parlarne a mia madre... l'ho vista tesa in questi giorni, sicuramente sente la mancanza di mio "padre"....

Elawen.... Padre... conosco questo nome solo perche' l'ho sentito pronunciare da mia madre e da Flaminea, ma cosa so di lui? Nulla. So solo che mi ha donato a Krisaore... E lo odio per questo, lo odio e lo amo, perche' nel tentativo di allontanarmi da se e dalla mia famiglia, mi ha messo tra le mani il potere nella sua forma piu' pura e devastante...

Quando recuperero' i ricordi che il rituale mi ha sottratto, forse allora sapro' anche qualcosa di lui.... e decidero' cosa farne.

I miei ricordi.... Il Cristallo che il Sacro Custode delle Acque mi ha donato e' ancora qui con me: nel suo riflesso barluginante, azzurro come le cascate e i ruscelli piu' puri delle montagne piu' incontaminate, rifulge la promessa che non so se manterra' mai, e ad ogni bagliore pare ricordarmi della cerca che mi ha imposto per riavere i miei ricordi.... Ma e' davvero in suo potere far si ch'io li riabbia? I signori elementali sono spiriti potenti e capricciosi... Tanto letali e arcani quanto incomprensibili...

Il futuro me lo dira'.

Ora devo continuare ad apprendere... addestrarmi.. ignorare tutto, ignorare il dolore, ignorare la rabbia, ignorare le visioni...

...il Signore del Presente e del Passato attende, da qualche parte... Attende ch'io sia pronto...

...la vedo ancora, davanti a me.

La vedo come fosse reale, ma e' solo un'ombra. Solo un'ombra, solo un'ombra - ombra infame, ombra bugiarda - solo un'ombra.

Tutte le volte che alzo lo sguardo su Flaminea, vedo l'ombra accusarmi.

Traditore, assassino... La rabbia scivola dalle labbra dell'ombra, le parole rotolano fuori da quell'immagine incartapecorita e rosa dall'eta'...

Assassino.

Ardano agli inferi gli sciocchi che mondano i sensi di colpa dietro una parola che non conoscono e non capiscono, rantolando e vomitandomela in faccia, anziosi di giudicare le mie azioni per il semplice gusto di dimenticare, per un breve attimo, lo sporco che ne ricopre le coscienze.

Ho visto quella parodia d'uomo che e' lo sposo di Flaminea, oggi.

Prego che carezzi lei con un decimo della dedizione con cui carezza quella sciocca arma che si porta dietro, ma non ci scommetterei tanto.

O forse vorrebbe dirmi che e' arrivato a tanto senza uccidere? Che la sua preziosa "katana", che nome sciocco per una spada, e' monda dal sangue?

Le spade che non si lavano nel sangue arruginiscono e perdono il filo, cosi' dice lo shalafi. E quella spada e' fin troppo affilata.

Bah, pagliacci inutili che imbrattano come sterco il mio cammino, cosa mi importa di gente del genere? Arda ai nove inferi Kiba, non puo' nulla. Arda ai nove inferi anche la arial.... Oggi mi ha dato piu' di quanto lei non sappia.

Mi ha dato una potente alleata....

...e una dolce vendetta.

Drewia... che interessante pedina mi e' caduta tra le mani. Un assassinio cosi' perfetto che quell'inetto spadaccino non si e' neppure accorto di stare lodando l'assassina, mentre curava la arial e rivolgeva parole di conforto alla drow che l'aveva uccisa.

Idiota..... Un giorno mi occupero' di lui.... Un giorno.....

Gli studi mi chiamano.... Lo shalafi pretende molto, ma anche lui mi da piu' di quanto non oserei sognare.... Saro' potente, presto, molto presto...