Dom 1 Feb 2004
che razza curiosa, gli umani...
Lo shalafi sembra disgustarli profondamente, e non mi riesce di dargli torto, quando fisso lo sguardo su quella parodia d'uomo che e' il compagno di Flaminea... il MARITO, di Flaminea...
Ma sento che c'e' altro... Mi incuriosiscono, l'intero ceppo mi incuriosisce, gli arial, gli umani, i Githyanki... tre rami d'uno stesso albero...
La loro debolezza, la loro mortalita', la fugacita' delle loro vite... Mi affascinano.
Ho trovato un passo, su un tomo della biblioteca, che ne rappresenta appieno l'essenza:
"E domani, e domani, e domani
s'insinua a piccoli passi da un giorno all'altro,
fino all'ultima sillaba del tempo prescritto;
e tutti i nostri ieri hanno illuminato agli sciocchi
la strada verso la morte polverosa. Spegniti, spegniti, breve candela!
La vita non e' che un'ombra che cammina;
un povero attore che tronfio si esibisce per un'ora sul palcoscenico
e del quale poi non si sapra' piu' nulla; e' una storia
narrata da uno stupido, piena di rumore e di furia,
che non significa nulla."
Questo e' cio' che un'umano scrive della sua medesima razza.
Umani... Che razza inutile e al contempo affascinante...