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...e come tutte le più belle cose

vivesti solo un giorno, come le rose.

Fabrizio De Andrè

Addio agli studi di magia, alla raccolta di erbe, addio ai volti amici, ai loro sorrisi; addio città natale sulle nubi, addio arcobaleno.

Ho barattato tutto con un solo ricordo e con esso vivrò per sempre: il suo bacio e la fragranza di un petalo di ciliegio.

Il resto lo lascerò qui, bruttato dalla corruzione e dal Male, ma quello è mio, è nostro, e nessuno potrà portarmelo via, mai.

Dove vado, null'altro mi serve.

Vado laddove è andato anche lui, in quel piano in cui tempo e spazio non esistono più. In quel piano da cui nessuno è mai tornato.

E lo ritroverò.

Non c'è più fretta.

Ho tutta l'eternità per trovarlo.

Una scintilla, un barlume di luce, forse, in una giornata terribile.

Tremens, che immenso calore ha scaldato il mio cuore, oggi, rivederti. E ascoltare le tue parole.

Un mago, di un'altra magia, quella di mescolare i colori dell'arcobaleno alle nubi, e con essi rievocare ricordi che non ho più.

Il tuo cuore puro, l'innocenza dei tuoi gesti, delle tue attenzioni, il dolce suono della tua voce... un sollievo insperato per la mia anima esulcerata.

Forse questa è la via; non ho più ricordi miei, e mi stai donando i tuoi, i nostri, che fluiscono nella mia mente vuota, dolci come il miele.

Per un istante ho rivisto, vivida, me stessa con in mano il pugnale, a terra i resti di un minotauro, all'Accademia, e tu, ragazzo dai capelli resi bluastri da un esperimento sbagliato, venire verso di me, con l'aria spaesata, il sorriso disarmante e tante strane domande.

E per la prima volta ho riconosciuto qualcosa.

Me stessa.

Così poco, forse, eppure così tanto.

L'ho ucciso... l'ho ucciso... per gli dei, che ho fatto....

Credo.. non dimenticherò più i suoi occhi spaventati, il sangue... la sua voce strozzata che mi pregava... mi implorava di risparmiarlo.

Chiudo gli occhi e rivedo tutto come in un sogno: il sangue di Krateos che schizza il mio vestito, le mazzate del gigante di collina che gli spezzano le ossa, sento le sue urla di dolore, di disperazione, le sue preghiere. Vedo i suoi occhi, che mi guardano imploranti.

Sento... sento la mia voce, come se appartenesse a qualcun altro... pronunciare le parole magiche, vedo l'aura bianca che si forma intorno al mostro, l'armatura magica, i muscoli che si gonfiano, le mazzate che piovono più potenti ancora sul corpo di Krateos... così... fragile...

Mi sono sentita potente, e forte... forte?

Ma perché me lo racconto? Se fossi stata forte non avrei sofferto nel vederlo, non avrei dovuto costringermi ad agire, mentre tutta me stessa mi urlava di fermarlo, di salvarlo.

L'erba... tutta bruttata dal sangue, il sangue della morte. Su di me, invece, il sangue del dolore, dell'agonia, schizzato dal corpo vivo e sofferente.

Non è lo stesso sangue, no.

E il senso di esaltazione, di successo, quanto è durato? Minuti? Ore?

Che importanza ha?

L'ho fatto convinta di sentirmi meglio, che mi avrebbe fatto stare meglio, e ora sto... male.

E se avessi sbagliato tutto?

Se veramente invece...

Per gli dei quante complicazioni...

Perché diavolo ne salta sempre fuori una nuova?

Credo però di aver fatto bene a lasciare che Krateos mi parlasse, prima di ucciderlo, nuovi tasselli si sono aggiunti al mosaico, capisco molte più cose ora.

Non so se sia sincero o meno, ma è stato comunque utile... molto utile.

Ho tentennato davvero, ci sono molti, molti punti del suo racconto che mi turbano, se sono veri. Ma come posso sapere con certezza se sta cercando di imbrogliarmi per salvarsi la pelle oppure no? Altre informazioni... mi servono assolutamente.

Deve di dover parlare con Atlantis per la ferita, il rituale. Sembra sapere parecchie cose veramente. Atlantis credo potrà capire meglio di me.

Lo lascerò in vita fino a quando Atlantis dirà se gli serve oppure no, e si capirà così se mi ha detto verità o menzogne.

Poi... poi non mi sfuggirà.

Ho tentennato, ma sono stata forte.

Aveva ragione, il Nero Templare... Certo che aveva ragione! Come mi è venuto in mente di dubitare!

Io sono forte! Sono una strega potente!

Ho visto dubbio e paura negli occhi di Krateos, quando ho detto che l'avrei sottoposto a un incantesimo di fascinazione.

Era paura vera.

Aveva paura di me! Di me!

Mi è sfuggito per un pelo. Non andrà lontano, oh no.

Ora, so.

So che posso trovarlo, so che posso spaventarlo, so che posso ucciderlo. E lui lo sa. E ora... sa che io lo so.

Ha paura di me.

Bastava così poco... stupida che sono!

Ho capito, ora, perché il Nero Templare vuole che io, io stessa, uccida Krateos.

E' una prova dura, durissima.

E' LA prova.

Se supero questa prova, forse... sento che qualcosa succederà.

Non ho fallito. No, anzi. Il Nero Templare dovrebbe essere soddisfatto, quando glielo racconterò, anche se Krateos non è ancora morto.

Odio, diceva. Concentrandomi, riesco quasi a percepirlo. Io odio (?) qualcuno. Lo odiavo. Nei miei diari lo dico, accidenti a me! Non potevo scriverci il nome?

Poteva essere Krateos stesso? No... no, dal contesto pare di no, lo nomino dopo, per altri motivi. Anche Atlantis, per lo stesso ragionamento, non può essere lui.

Un altro drow, ma chi?

Deve essere qualcuno che conosco bene, l'odio che riesco a percepire è profondissimo, lo sento avvelenare tutta la mia anima.

Sono forte, devo esserlo.

Devo ammetterlo, ho tentennato, ho dubitato.

Ora so che ho sbagliato.

Chiederò perdono al Nero Templare, perdono di aver dubitato.

Ho paura di lui, ma devo farlo.

Qualunque cosa succeda, dopo mi sentirò meglio.

Ora so. Tutto è chiaro, negli insegnamenti del Nero Templare. Chiaro e semplice. Richiede in fondo non troppo sforzo, solo... solo il coraggio di fare quel salto nel buio, la prima volta.

E' quella, la maggiore fatica.

Dopo il primo salto... la via si fa più liscia, tutto è più facile, semplice e chiaro. E sento in me il potere, la forza, la sicurezza. Sto bene.

Krateos è il dubbio, è la voce delle mie paure... io... è terribile quanto faccia male, è terribile... terribile.

Devo affrontarlo, devo vincerlo! Devo essere più forte di lui.

Il Nero Templare lo aveva predetto: tu sei più forte di lui, lo avverto.

Forse la via dell'Odio è quella giusta. Forse il Nero Templare è la Verità.

No, non devo più dubitare, devo solo seguire le parole, e agire. E così sto meglio. Come può non essere una Prova di ciò che è la Verità?

Mi sento ancora stordita, ma non c'è nulla da fare, non riesco a dormire.

Come posso dormire se la mente è così stanca, come se fosse stata ritorta, strizzata, bruciata. Non credevo potesse fare male il cervello, eppure fa male.... il dolore... è terribile, dentro.

E non è servito a nulla, ho letto tutto quel che avevo, questo diario, la lettera che ho trovato. Mi è successo qualcosa, qualcosa di terribile, e non riesco a ricordare cosa.

Ma non è forse più terribile sentire che qualcosa di orribile è in agguato, da qualche parte, ma non sapere cos'è, come è fatto, quando e come colpirà... una stanza buia, e un'ombra che sogghigna nelle tenebre, da qualche parte vicino a te.

Calma. Devo stare calma. Devo.

Atlantis. La lettera proviene da lui. Forse lui sa qualcosa; accenna ad un incontro, forse è già avvenuto, forse gli ho parlato, raccontato. Forse lui sa. Devo parlargli.

Krateos. Non capisco cosa sia successo; sembra qualcosa di inquietante, di torbido. Forse ha la chiave di qualcosa, ma devo andare cauta, molto cauta. Sembra pericoloso.

Il Nero Templare. Che parole strane che mi ha detto. Che mi ha fatto? Sento che qualcosa mi ha fatto... ma cosa? Cosa???

Devo chiudere gli occhi un po', riposare, cercare di rilassarmi, e forse ricorderò qualcosa...

Forse.

Forse ricorderò perché sulle dita mi è rimasto questo forte profumo di fiori, di fiore di ciliegio.

I segni che mi restano parlano chiaro. Non ricordo nulla, eppure qualcosa è successo. Sogni non sono, non possono esserlo. I sogni non lasciano lividi e cicatrici.

Non so più che fare... quel giovane arial non l'ho più visto. Chissà se ha trovato le persone che diceva, se ha trovato una soluzione. Ho ancora dei soldi, in banca, spero che bastino.

Flaminea dovrebbe aver contattato il sacerdote, spero che possa, anche lui, fare qualcosa.

Non so più che fare... non so più...

Stanotte l'ho sognato, ancora.

E ancora mi sono svegliata, e ancora non sono riuscita a riprendere sonno fino all'alba.

E il dolore è ricominciato, forte, intenso, come quel giorno, come quell'istante... e il suo viso è sfumato in un altro. Uguale. Ma diverso. Così diverso da farmi stare male.

Il passato non ritorna. Lo so. Ma cos'è il passato?

Non è morto... è solo... altrove.

Chi è? Che cosa è? Non lo so.

E non mi importa.

E vederlo... vederlo e... e non è lui.

Lui lo so chi è. E che cos'è. E' l'essere che odio di più al mondo.

Lo odio, con tutta me stessa, con tutta l'anima, lo odio come nessuno ha mai odiato fin dall'alba dei tempi. Non può essere esistito, nè mai potrà esistere, qualcuno odiato più di quanto io odi lui.

Lo odio da stare male... per gli Dei, quanto sto male....

Perché ho lasciato che Krateos mi parlasse, oggi?

Eppure mi ha persino confortato, ascoltarlo.

La mia anima è così dilaniata che persino le sue parole riescono a farmi sentire meglio.

Meglio? Ah! Eppure le considerazioni che ha fatto erano giuste, e sagge. Non mi fido, e non mi fiderò mai, ma non posso negare che sono le uniche che mi hanno fatto rinascere un briciolo di speranza. Speranza... uno spiraglio, un sottilissimo raggio di luce nella tenebra che mi circonda, che soffoca il mio cuore e la mia anima.

E poi ancora il nulla, non ricordo più nulla...

Restano solo questi... segni.

E se anche fosse? Non ricordo il dolore patito. I segni sono solo sul corpo.

Ero fuggita da chi mi dà conforto in cambio di qualche segno sulla pelle, da un dolore che non vivo realmente. Un dolore che non ricordo. Un dolore che mi lascia viva.

Sono fuggita da quello per... per ricevere un dolore mille volte più grande. E profondo.

Non si vedono segni, no. La pelle l'ha lasciata intatta.

Tutto ciò che ci resta è il futuro.

Voglio solo poterlo guardare di nuovo, ancora una volta. Stringerlo a me, carezzargli il viso, perdermi nei suoi occhi, respirare il suo respiro, ancora una volta.

Poi, giunga pure il nulla, e l'oblio, davvero.

E morire con il suo sorriso negli occhi.

E per un ultimo, unico e infinito istante, sarò felice. Ancora.

Non riesco più... non riesco...

Ho gli occhi gonfi, così gonfi da non riuscire quasi più a tenerli aperti.

Quella risata orribile, per quanto tempo dovrò ancora sentirla risuonare nella testa? Quanto?? E' inutile che mi ripeta che è normale, che l'ho sentita solo poche ore fa. Non mi abbandonerà più, mai più. Lo sento. Lo so.

Non puoi non esserci più, sei una cosa viva, più viva di quel... quel simulacro. Tu sei vivo. Lui... quello, non è vivo.

Sei vivo nei miei occhi, nelle mie dita, sulle mie labbra... ti sento.

Dove sei? Dove?

Non so nemmeno io dove cercarti, dove guardare per trovarti... ovunque e da nessuna parte, nell'infinito che sto guardando adesso, là, da qualche parte laggiù, nel cielo nero della notte. L'infinito.

Vorrei solo ancora una volta carezzare il tuo viso, baciare le tue labbra, poterti dire quello che provo per te, ancora una volta.

Quello che provo e che proverò per sempre, ovunque tu sia ora, lontano da me.

* Si alza in piedi lassù, sulla cima più alta della rupe degli aarakockra, sola, stagliata contro il nero della notte. Il forte vento delle grandi altezze le scompiglia i capelli e le arruffa le piume delle ali, ma lei sembra non farci caso.

Gli occhi, cupi e arrossati, fissano un punto lontano, all'infinito. Le labbra mormorano un nome. Che si perde nel fischiare del vento. *

"Ovunque tu sia, qualunque cosa tu sia, ora... io ti... enu.

Ti aspetterò. Per sempre."

* Una raffica più forte le porta via le parole. Forse le disperde. Forse le porta più lontano. Nessuno lo sa. *

Ultimamente sono sempre testimone di qualche processo o questione legale in genere. Mi chiedo se sono io che attiro i guai o se il mondo di terra è così turbolento che ciò che mi capita è alla fin fine normale.

Non è vero che si fanno brutti incontri solo allontanandosi dalle città, uno dei peggiori l'ho fatto proprio al Tempio di Kyrandor... una cosa terribile, davvero un pazzo. E non è neppure solo; sua sorella è di sicuro un tipo poco raccomandabile... oh dio che famiglia!

Illirian è finora l'unico drow davvero per bene di mia conoscenza, una mosca bianca per certo!

Gli umani mi sembrano brave persone, in genere. Tremens è un caro ragazzo, molto sensibile e simpatico, mi piace la sua compagnia. E pure Lasil, davvero un brav'uomo, un po' strano e dall'aria malinconica, forse, ma tanto carino di modi! Sembra anche molto intelligente, ho paura di aver fatto la figura della stupida con lui....sigh. La mia solita distrazione.

Ho scoperto anche che molti arial come me vivono quaggiù; fa piacere trovarsi fra i propri simili anche in terra straniera. Feylor è un tipo molto molto gentile e premuroso, e Alisterion poi davvero lo ammiro: fa un lavoro difficile, ma davvero riesce ad essere sempre calmo e coscienzioso. Bhe almeno io l'ho visto sempre così.

Comunque ci si sente protetti quando c'è lui, mi piace, vedo che mi rilasso sempre, anche davanti a gentaglia pericolosa, mi sento tranquilla e protetta. Feylor anche è protettivo, ma mi dà sempre l'impressione che ci sia sotto qualcosa...non mi convince del tutto, anche se non è cattivo, e si è sempre comportato correttamente con me.

Ma non so, non mi sento troppo a mio agio se sono sola con lui. Non ho paura che mi faccia del male, non è quello, ma.....ma non lo so, non mi fa star tranquilla, ecco.

Con Alisterion no, invece, è talmente....signorile, ecco, è l'aggettivo giusto. Non riuscirei neppure a pensare che potesse comportarsi in modo men che impeccabile. E anche Lasil, e Tremens, e Illirian, gran belle persone, sì.

Tutto sommato non è male quaggiù, via.

Non è male vivere a livello del suolo, in fondo, c'è tanta altra gente da conoscere, anche senza ali.

Addirittura qualcuno riesce a volare lo stesso, mi hanno detto con delle pozioni speciali.

Intanto gironzolo, mi guardo intorno, basta non allontanarsi troppo, fuori dai cancelli è pericoloso, meglio andarci solo accompagnata. Per fortuna ho trovato finora persone tutte molto gentili, che spesso mi accompagnano nelle passeggiate fuori città.

Molto carina la piccola taverna vicino al fiume; il bardo suona divinamente, e il the è ottimo. La prossima volta voglio provare il caffè alla cannella, dicono che sia famoso.

Chissà se Esme sa preparare delle buone tisane, potrei forse insegnarle qualcosa.