L'ho ucciso... l'ho ucciso... per gli dei, che ho fatto....

Credo.. non dimenticherò più i suoi occhi spaventati, il sangue... la sua voce strozzata che mi pregava... mi implorava di risparmiarlo.

Chiudo gli occhi e rivedo tutto come in un sogno: il sangue di Krateos che schizza il mio vestito, le mazzate del gigante di collina che gli spezzano le ossa, sento le sue urla di dolore, di disperazione, le sue preghiere. Vedo i suoi occhi, che mi guardano imploranti.

Sento... sento la mia voce, come se appartenesse a qualcun altro... pronunciare le parole magiche, vedo l'aura bianca che si forma intorno al mostro, l'armatura magica, i muscoli che si gonfiano, le mazzate che piovono più potenti ancora sul corpo di Krateos... così... fragile...

Mi sono sentita potente, e forte... forte?

Ma perché me lo racconto? Se fossi stata forte non avrei sofferto nel vederlo, non avrei dovuto costringermi ad agire, mentre tutta me stessa mi urlava di fermarlo, di salvarlo.

L'erba... tutta bruttata dal sangue, il sangue della morte. Su di me, invece, il sangue del dolore, dell'agonia, schizzato dal corpo vivo e sofferente.

Non è lo stesso sangue, no.

E il senso di esaltazione, di successo, quanto è durato? Minuti? Ore?

Che importanza ha?

L'ho fatto convinta di sentirmi meglio, che mi avrebbe fatto stare meglio, e ora sto... male.

E se avessi sbagliato tutto?

Se veramente invece...