Sab 1 Mag 2004
Torture diverse
Journal di TabithaI segni che mi restano parlano chiaro. Non ricordo nulla, eppure qualcosa è successo. Sogni non sono, non possono esserlo. I sogni non lasciano lividi e cicatrici.
Non so più che fare... quel giovane arial non l'ho più visto. Chissà se ha trovato le persone che diceva, se ha trovato una soluzione. Ho ancora dei soldi, in banca, spero che bastino.
Flaminea dovrebbe aver contattato il sacerdote, spero che possa, anche lui, fare qualcosa.
Non so più che fare... non so più...
Stanotte l'ho sognato, ancora.
E ancora mi sono svegliata, e ancora non sono riuscita a riprendere sonno fino all'alba.
E il dolore è ricominciato, forte, intenso, come quel giorno, come quell'istante... e il suo viso è sfumato in un altro. Uguale. Ma diverso. Così diverso da farmi stare male.
Il passato non ritorna. Lo so. Ma cos'è il passato?
Non è morto... è solo... altrove.
Chi è? Che cosa è? Non lo so.
E non mi importa.
E vederlo... vederlo e... e non è lui.
Lui lo so chi è. E che cos'è. E' l'essere che odio di più al mondo.
Lo odio, con tutta me stessa, con tutta l'anima, lo odio come nessuno ha mai odiato fin dall'alba dei tempi. Non può essere esistito, nè mai potrà esistere, qualcuno odiato più di quanto io odi lui.
Lo odio da stare male... per gli Dei, quanto sto male....
Perché ho lasciato che Krateos mi parlasse, oggi?
Eppure mi ha persino confortato, ascoltarlo.
La mia anima è così dilaniata che persino le sue parole riescono a farmi sentire meglio.
Meglio? Ah! Eppure le considerazioni che ha fatto erano giuste, e sagge. Non mi fido, e non mi fiderò mai, ma non posso negare che sono le uniche che mi hanno fatto rinascere un briciolo di speranza. Speranza... uno spiraglio, un sottilissimo raggio di luce nella tenebra che mi circonda, che soffoca il mio cuore e la mia anima.
E poi ancora il nulla, non ricordo più nulla...
Restano solo questi... segni.
E se anche fosse? Non ricordo il dolore patito. I segni sono solo sul corpo.
Ero fuggita da chi mi dà conforto in cambio di qualche segno sulla pelle, da un dolore che non vivo realmente. Un dolore che non ricordo. Un dolore che mi lascia viva.
Sono fuggita da quello per... per ricevere un dolore mille volte più grande. E profondo.
Non si vedono segni, no. La pelle l'ha lasciata intatta.
Tutto ciò che ci resta è il futuro.
Voglio solo poterlo guardare di nuovo, ancora una volta. Stringerlo a me, carezzargli il viso, perdermi nei suoi occhi, respirare il suo respiro, ancora una volta.
Poi, giunga pure il nulla, e l'oblio, davvero.
E morire con il suo sorriso negli occhi.
E per un ultimo, unico e infinito istante, sarò felice. Ancora.