Un passato di tenebre nelle tenebre. Cosi' era la mia vita, quando ero poco piu' di un adolescente, immerso nell'ombra del sottosuolo, sotto tonnellate di pietra sulla testa.

E mentre ancora salivo quella gradinata e anche quando cominciai a camminare per quelle antiche vie nel sottosuolo, pensai e penasi che "anche dopo ben trent'anni quella era la citta' che avevo amato per cui avevo vissuto. Ma qualcosa che non apparteneva a quel mio mondo condensato di ombra e odio vi penetro' in qualche modo e intacco quella liscia sfera di ossidiana che era il mio mondo. La mia famiglia cedette sotto il peso del passato e sotto il verbo della luce. Ebbene si, la casata Xyltin fu profanata dalla luce, che sinuosa si era introdotta nella notte senza stelle del sottosuolo.
Eretici, questo erano, null'altro. Per fortuna, la mia fede non vacillo', ne si arrese davanti all'evidenza. La mia famiglia era eretica fra le eretiche, una vergogna e un'affronto insopportabile. Cosi' un giorno presi la mia decisione, e feci quello che era giusto, quello che la mia fede imponeva.

Uccisi la mia famiglia nel sonno...e subito dopo scappai.... 

Ricordo quando i miei piedi nudi sfioravano leggeri lungo le intricate reti di cunicoli del sottosuolo che mi avrebbero portato alla superficie, regno della luce. Le mie mani erano intrise del sangue del mio sangue, giustizia era stata fatta. Ma non bastava. Qualcosa aveva penetrato quel mio mondo fatto di ombre, quel qualcosa mi aveva colpito, e aveva irrimediabilmente aumentato il mio odio. E armato del mio odio giunsi alla luce. E' stata indubbiamente dura, ed e' stato triste vedere quanti oscuri, che avevano deciso di salire in superficie, erano stati toccati dalla luce di quell'albero che tutti chiamano Kyra. Ma anche sotto la luce abbacinante di quell'albero il mio spirito e il mio odio non vacillarono, anzi, si alimentarono. Dovetti superare molte dure prove, questo mondo in cui vivo tutt'ora e' molto piu' strano di quanto non avessi creduto, ma infondo e' un susseguirsi di eventi per rinsaldare la mia fede e per divertirmi oltremodo. Ho visto luminosi, molti piu' luminosi di quanti avessi mai immaginato, luce in abbondanza, e sentimenti patetici e infimi....Il mio odio aumentava... ho imparato a celarlo agli occhi di molti e a tirarlo fuori come fredda arma solo dopo un fatto alquanto sconcertante causatomi appunto da una schiava della luce. Dhora Surghe e' il suo nome, un nome che ha calcato la superficie del mio spirito aprendo pronfondi squarci dai quali tutt'ora sgorga copioso il risentimento e l'odio per questo mondo.
Lei riconobbe il mio odio, certo non e' una creatura sciocca, o almeno non lo e' molto..... Ricordo che mi condusse in un bosco, il luogo preferito dai luminosi, un luogo cosi' alieno, dimora di luce e vita. E li mi maledi'...un lampo di luce abbacinante mi abbaglio' e nel tempo in cui ero stato privato della vista, a causa del tremendo bagliore, senti' la voce di Dhora Surghe pronunciare queste parole: "impara ad amare cio' che credi di odiare, e solo quando cosi' sara' ritornerai ad essere te stesso in aspetto; solo un bacio di amor corrisposto potra' fare si che si avveri cio', un bacio d'amore di una luminsoa" e spari'. Ci misi diversi minuti a tornare a vedere, ricordo che mi avvicinai, tastando il terreno, ad un laghetto che sorgeva in mezzo ad una radura e presi a sciaquarmi la faccia per cercare di riaquistare la vista e di alleviare il bruciore agli occhi. Quando ho aperto gli occhi lo spettacolo che mi si propino' davanti mi lascio sconvolto. Riflesso sullo specchio d'acqua del laghetto non era riflesso Lil Xuleib Kaas, ultimo nobile di casata Xyltin, bensi' un luminoso dai biondi capelli, occhi verdi come la foresta e pelle di un pallore lunare quasi fastidioso. Ero stato maledetto e avevo assunto le fattezze di un luminoso. Ora le parole di Dhora Surghe, che avevo giudicato pura follia e vaneggiamento, prendevano lentamente senso nella mia mente. Avrei dovuto umiliarmi nel peggiore dei modi, calpestando la mia fede e le mie motivazioni, i miei ideali. No, non potevo farlo. Per diversi giorni mi sono aggirato su Therial con quelle vergognose sembianze...ma qualcosa non era cambiato, il mio tatuaggio, il tatuaggio del mio unico Signore, Xanathon, rimaneva ben impresso sulla mia pelle. E fu proprio in nome del mio simbolo che decisi di non sacrificare la vita al mio dio, poiche' troppo vergognosa per essere vissuta.
Dovevo onorare il mio dio, e la morte di un suo fedele, morto per egoismo e disgusto del proprio essere non era affatto onorare il mio Signore. Cercai nella mia mente la risposta, chiesi consiglio a sacerdoti, fedeli e perfino ad un drago, ma lentamente la soluzione prese vita da se nella mia mente. Era l'odio che mi aveva portanto fin lassu', era l'odio che mi aveva condotto fino alla fonte della luce col preciso intento di distruggerla, e ora quella luce mi aveva attaccato in modo diretto e sarebbe stata la mia stessa fede e il favore del mio Signore a sconfiggere quella luce. La maledizione era basata sull'amore e io l'avrei distrutta con odio, con piu' odio. Cosi' mi misi in cerca di Dhora Surghe, l'artefice della maledizione. Dopo diversi giorni la trovai e la ricondussi nel luogo in cui mi aveva maledetto. Dopo diversi tentativi riuscii ad avvicinarla, poiche' a ragione diffidava di me e si teneva lontana. Per rompere la maledizione era necessario un bacio d'amore corrisposto. La mia fede era grande e cosi' decisi che la soluzione era un bacio di puro odio. Cosi' quando si presento' il momento la baciai e sentii il mio odio avvampare dentro di me...potevo quasi sentirlo fluire, potevo quasi toccarlo.
Una spessa coltre di ombre mi avvolse e quando si schiuse tornai ad essere quello che sono. Ne era la prova, il mio Dio era con me, e da quel giorno consacrai la mia fede cieca a Lui, Xanathon Dio dell'Odio, che mi aveva donato nuovamente il mio aspetto, per poterlo servire fino in ogni momento per il resto della mia vita. Ma adesso anche la fede sembrava essere un lontano ricordo....difronte a cio' che si prospettava davanti a me....dovevo fare troppe scelte..."

Mi chiesi per quale ragione contorta ripensavo agli eventi della superficie quando ero finalmente tornato nel sottosuolo, forse era una necessita' per assaporare maggiormente il mio rientro a casa o forse una necessita' della mia arroganza, tuttavia fui strappato dalle mie riflessioni quando, svoltato l'ennesimo vicolo sentii' il freddo di una lama premuto sulla mia schiena tanto da essere percepibili...incrdibile, ero stato colto alla sprovvista...mentre cercavo ancora di capire come avessi potuto essere tanto stupido mi ripromessi di non pensare piu' a cose del genere e allo stesso tempo mi ricordai che ero fra i miei simili...minaccia e avveritmento sufficiente di per se'.