Mi sono sorpreso questi giorni a ripensare nuovamente al mio passato, che tuttavia non e' quel passato che per lungo tempo mi ha perseguitato: il periodo in cui tornai dall'accademia dei guerrieri per assistere alla tragica caduta del mio casato.
No, questa volta la mia mente e' percorsa da ricordi antecedenti al periodo che definisco "La fine della notte senza stelle". Gia', ripensavo a quei lontani momenti in cui aprivo gli occhi al mondo, resi inevitabilmente sfocati dai duecento venti anni che mi ritrovo ad avere.
Ricordo ancora, seppure in modo vago, il giorno in cui nacqui. Un silenzioso sibilo di voci sfioro' le mie orecchie, e per la prima volta sentivo quella che sarebbe stata l'unica lingua che avrei parlato per circa centosessant'anni, e i miei occhi si aprirono per incontrare una fitta coltre d'ombra...il buio piu' totale. Lentamente alcune immagini confuse apparvero ai miei occhi, e dopo pochi attimi, vidi mia madre per la prima volta.
Halisstra Xiltyn, questo era il suo nome. Incontrai quel giorno i suoi occhi ambrati, esausti e inespressivi. Ricordo che aveva la fronte imperlata di sudore ma la sua compostezza non era tradita dall'evidente sforzo fisico del parto. Poi i ricordi si fanno confusi e offuscati...
"Madre", spesso qui in superficie mi capita di sentir pronunciare questa parola, questo appellativo cosi' alieno per me, eppure cosi' familiare per gli umani o i luminosi. Madre...ma d'altronde cos'e' una madre se non il veicolo della tua prima ascesa al potere, la vita?
Imparai subito a chiamarla sacerdotessa, poiche' non potevo che riferirmi a lei con tale nome, a patto che non volessi ricevere delle frustate o volessi fare una visita alle segrete del palazzo del casato per compiere delle "lezioni" in prima persona sulla tortura drow. "Sacerdotessa", solo questo era per me, anche perche' nella nostra societa' a differenza della superficie i legami di parentela e soprattutto quelli affettivi sono considerati segno di debolezza. E dopotutto non fu certo la "Somma Sacerdotessa" ad accudirmi, ma le mie sorelle e fratelli maggiori, i cui interessi erano strettamente personali e accudirmi rappresentava solo un'occasione per apparire migliori agli occhi degli anziani del casato...insomma ero solo un mezzo per acquisire maggior potere, come era giusto che fosse. Che sia debolezza anche chiudere troppo la propria mente? Questo lo ignoro, ma ricordo tuttavia che imparai molto della vita che mi si prospettava davanti in quei primi anni, e soprattutto...imparai molto su me stesso.