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Una voce nella mia mente:
"sola, sola sei nata e sola resterai per sempre"

Un tatuaggio marchiato sul mio volto, una condanna che prima o poi dovrò scontare.. intanto i giorni passano e nulla sembra apparire all'orizzonte, ne scruto la linea sottile per cercare di risvegliarmi da quel che sembra un sogno.

.."sei nata nelle Tenebre e da Esse tornerai quando sarà arrivato il momento".. queste le parole di colui che mi costrinse a sacrificare mia sorella...
Intanto attendo che tutto si compia, non posso scappare alla follia del mio Dio e del suo servitore.

.. Maledico il giorno in cui mia madre mi mise alla luce...

Mare dei dragoni. La luna splende alta nel cielo. I miei occhi l'hanno vista sempre rossa. Rossa come il sangue. L'empio sangue che bagna il mio cammino.
Sulla riva osservo le acque placide che sembrano non celare alcun pericolo.
Ma io lo sento con forza. Sento il suo richiamo provenire dai piu' profondi abissi.
Sorrido e dolcemente sollevo le mani. Non c'e' bisogno che mi immerga. Sara' lui a venire da me.
Ecco la debole luce provenire dal fondo, sempre piu' vicina, sempre piu' visibile.
Ecco il bel pugnale uscire dalle acque, sospeso resta per un attimo, e una risata di trionfo mi giunge.
Si muove lentamente verso di me, e finalmente posso stringerlo tra le mie mani.
Lo osservo. Non sento nulla. Non piacere, solo dolore. Non soddisfazione solo delusione.
Per una volta faro' davvero la cosa giusta.

Improvvisamente penso a Caladrass.
I miei occhi si riempiono di nuovo di lacrime.
Quanto dolore gli ho causato...Probabilmente lui gia' sapeva come sarebbe andata a finire.
E ora capisco...Avrei voluto che fosse lui a porre fine al mio dolore.

Rigiro il pugnale tra le dita. Sento la voce del mio signore, dell'essere immondo che da sempre ha guidato il mio cuore. Sento la sua voce ma non ha piu' alcun potere su di me.

Khazira...Cosa..? Khazira! Cosa ti succede? Che hai intenzione di fare??
Mi ha ingannato! Gettami via di nuovo affinche' possa trovare qualcuno piu' degno di te! Stolta!

Ma non lo ascoltavo. Non piu'. Sapevo cosa dovevo fare. Sarei stata la sua fine, sarei stata la mia fine.
Sarebbe morto nel mio stesso sangue...Sapevo il suo punto debole. Sapevo come bandirlo per sempre.
Non avrebbe piu' tentato nessuno con la sua malia. Aveva commesso l'errore di essere troppo sicuro di se', certo che mai me ne sarei liberata.
Lo stolto era lui.

Stringo con forza l'elsa del maledetto e nero pugnale. A lui fluiscono i miei pensieri, i miei sentimenti. Quei sentimenti che lui odiava, come l'amore, la gioia, il perdono.
Sembra impazzire. Sento la sua rabbia il suo dolore. Lo sento indebolirsi contro la forza dei miei sentimenti.
Sussurro le arcane parole del rito che lo avrebbero spazzato via per sempre.
Per completarlo poche gocce del mio sangue dovevano bagnarlo.
Il sangue di colui che per tanto lo aveva accolto al suo fianco.
Il sangue di colui che aveva iniziato tutto...

''Ce ne andremo insieme 'amico' mio. Un ultimo viaggio insieme. Avevi ragione...Non mi hai abbandonato...E io non ti abbandonero'. Affonda nel mio sangue, affonda nella mia carne. Porta via il mio ultimo respiro...Porta via il mio ultimo alito di vita. Non chiederai mai perdono per cio' che hai fatto...Lo faro' io per te. Per entrambi. Sono libera...Grivar e' libero...Non gli farai piu' del male...''

E' un attimo. Con sicurezza e forza spingo la lama verso il mio petto. Percepisco le sue parole ormai fievoli. Parole che svaniscono appena la punta si bagna del mio sangue, e senza trovare ostacoli affonda sempre di piu'.
Sollevo gli occhi verso il cielo.
La luna non e' piu rossa. Ora e' magnifica. I suoi raggi mi sfiorano il viso e il corpo come in un dolce abbraccio.
Sorrido mentre ricado indietro, con un tonfo affondo nella morbida sabbia.
Poca forza. La ferita non e' cosi' mortale. Ma basta per condurmi alla morte.

Non stringo piu' l'impugnatura. Si e' dissolta e con essa la nera essenza.
Non lo sento piu'...Sono libera....
Grivar...Ce l'ho fatta...Sii felice ora...Ellesil...Torna ad essere cio' che eri...Ama...Sogna...Sei...libero...

La luna si oscura...L'oblio...La fine forse...L'empio sangue bagna la dolce sabbia...Piove...Lacrime...

Squallida camera della locanda. Vuota...Desolazione.
Come il mio cuore.
Sto piangendo. Le lacrime non vogliono fermarsi.
Non avevo mai pianto. Non lo ricordo se mai l'ho fatto in passato.
Mai una ferita e' stata cosi' profonda.
Questo cuore non smette di sanguinare.
Sono sola.

Ora so cosa sono. Uno strumento di morte. Una donna sola.
Nessuno potra' mai amarmi. Nessuno potra' mai essere mio amico.
Sono un demone che ora cerca solo pace.
Ho perso Grivar per sempre probabilmente.
Guardo ancora la porta della locanda, aspetto e spero che si apra.
Che arrivi, e mi abbracci forte cullandomi a lungo tra le sue braccia.
Che baci ancora queste labbra fredde.
Che riscaldi il mio cuore e scacci il gelo del mio corpo.

Non accadra' Khazira...

Mi chiama. Quanto e' suadente la sua voce. Ora so cos'ero.
Quando era con me, nell'armatura, soffocava ogni mio dolce sentimento, acuendo invece l'odio e la rabbia. Il piacere di uccidere. Di uccidere per lui.
E ora...Ora ho paura. Questo amore che sento, questo amore non corrisposto. Questo amore che mi sta distruggendo. Strappa il mio cuore a brandelli come implacabili morsi.
Dolore...Solitudine...Tristezza...

Posso farlo smettere Khazira. Mia stupenda Khazira. Mio nero angelo. Vieni da me...Posso far cessare questo amore. Posso far cessare questo dolore. Io sono come un padre amorevole, io sono come un fratello protettivo, io sono come un amante che puo' darti le gioie che desideri.
Torna da me Khazira. Vienimi a prendere...

Come miele le sue parole. Invitanti. Fisso lo specchio davanti a me.
Vedo la mia immagine. Senza armatura, raggomitola, piccola come un bambina abbandonata a se stessa. E i miei occhi carichi di un dolore che non avevo mai visto. Labbra che non conosceranno piu' un sorriso.
Ed ecco un'altra figura appare alle sue spalle. Ali grige l'avvolgono in un dolce abbraccio.
Tremo. Altro dolore. Insopportabile. Terribile. Vorrei che si avverasse.
Ma e' solo un'illusione. Sei tu vero implacabile Signore? Smettila...

E' questo che vorresti? Non potrai averlo Khazira...Dimentica...Lascia che ti aiuti...Nessuno ti amera' mai...Nemmeno tuo padre ti amava Khazira...Ricordi? Quel padre che tanto ammiravi e che tanto dolore ti ha dato...Volevi solo un suo sorriso, un suo abbraccio, una sua parola di affetto.
Ma non e' stato cosi' vero piccola mia? E provasti rabbia, e odio e dolore. Fu quello a chiamarmi...Ti osservavo gia' da allora...Ti ho condotto lontano...Torna da me...Insieme...Ancora una volta...Io non ti abbondero' mai come gli altri hanno fatto...Khazira...

Sussulto alle sue parole. Feriscono. Altro dolore. Ed ecco che ora ricordo ogni volto a cui ho strappato la vita. I loro occhi carichi di dolore e stupore. Ricordo ogni singolo istante, ogni singolo dolore inferto. Guardo queste mani. Mani lorde di sangue. Chiedo perdono...Perdono per ogni singola anima. Me lo concederanno?
Ora so cosa fare...Ora lo so.

Mi riscuoto. So cosa fare. Lascio a terra la mia armatura. Non ne ho piu' bisogno.
Al mare dei dragoni...E' li' che finira' tutto questo.
Sto arrivando mio signore...

Il mio e' un mondo che si sgretola.

L'amore per Khazira mi portera' alla follia, o forse l'ha gia' fatto: non so piu' quali pensieri mi appartengano e quali vengano indotti dalla sua malia, non so piu' quello che faccio e quello che dico, non so piu' cosa e' giusto e cosa e' sbagliato.

L'unico appiglio al raziocinio e' un pensiero, fisso e preciso: non deve, non deve, non deve risvegliare... Lui.

Colui che giace negli abissi del mare dei Dragoni deve continuare a dormire: non permettero' mai che torni, non permettero' che mi rimetta in catene, schiavo e men che umano. No, non posso.

Khazira... Khazira non esiste piu', ormai. L'ho compreso oggi, quando ha tentato di strangolarmi nel bosco sacro: e quando l'ho vista davanti a Callea, a Lamwothor... No, non glielo permettero'. Non esiste sentimento che possa spezzare la mia volonta': la volonta' che ho riconquistato dopo tanti anni di schiavitu', l'urlo del mio cuore che mi dice che non posso permetterle di fare del male a nessuno, soprattutto a Callea.

Cosi' simile a com'ero io, cosi'... vicina a diventare anche lei uno strumento di un potere che non conosce e non capisce, ma che e' costretta a subire. Callea.

No, non permettero' mai che accada: non permettero' che accada ancora, non assistero' impotente ad un'altra uccisione.

Io non permettero' mai, mai, che una persona a me cara subisca un simile destino.

...la mia Khazira non esiste piu': ho potuto vederla per un istante, il giorno in cui colui che riposa nel mare dei Dragoni le e' stato strappato dal corpo dall'Eklashirael.

Vivro' di quel ricordo, se necessario: ma non permettero' mai all'essere che ora la possiede di distruggere cio' che di caro ho adesso.

Non permettero' che Callea diventi cio' che sono diventato io, tempo fa.

Non permettero' che si ripeta.

Mai.

Mai.

Mai...

Tristemente esso lasciò il messaggio alla piazza e quella volta me ne tornai alle camere da letto della locanda della luna triste e con il rimorso di non aver potuto conoscere meglio sir Ermete, ma ora che esso e’ ritornato il cuore mi invade di gioia e serenità, a prima vista mi sembrava di sognare di vedere la sua persona, ed in compresenza di un’altra persona chiesi se anche lui vedeva il mezz’elfo, esso mi annuì e pieno di gioia lo abbracciai.

Andai per suo conto dalla signora della magia per procuragli una sacca arcana e portandole una pergamena in cui Ermete segnalò alla signora del suo ritorno a Therial presi la sacca poco distante da lì e tolsi subito il disturbo.

Mentre esso si allenava, facendomi guidare dalla luce divina dell’anima del sacro albero lo trovai e lui mi disse: “Eldran, la luce vi guida”. Gli consegnai la sacca e lui gioioso mi ringraziò, poi mi fece una gran proposta:”Eldran, siete disposto a far parte del Clan della Luce e dell’Onore e a portare con voi la luce del Sacro simbolo di Torn?”. A tali parole rimasi molto onorato che Ermete mi volesse far aderire al suo clan che tanto ammiro.

Come e’ norma per i vassalli del clan vi sono prove da superare, ero pronto a ciò, ma esso non volle darmene perché riteneva di conoscere a sufficienza la mia personalità.
Sembra che esso riponga una buona fiducia in me, oppure bisogna vedere se fa con tutti così.

Cosa ben importante e’ la mia ammissione all’interno del clan in compresenza del paladino Pax -di cui avevo tanto sentito parlare- e di Ermete, essi mi fecero fare un giuramento a cui terrò fede sempre, poi dopo avermi fatto inchinare, il paladino Pax mi poggiò la sua spada sulla spalla sinistra e poi sulla destra: da quel momento sono divenuto un loro fratello. Non dimenticherò mai questi giorni molto gioiosi, essi rimarranno sempre impressi sul mio diario e nella mia mente.

Credo questi siano alcuni dei giorni più felici della mia vita, però …se ripenso a lei mi rendo triste, sento la sua mancanza nell’aria, sento la mancanza di Nailyn, ma non posso costringerla a tornare, se è una sua scelta vi sarà un motivo perché non torna. Adesso però voglio godermi questi momenti sereni.

Eldran Alyn Lyn, Paladino della luce divina dell’anima del sacro albero di Kyra e fratello del Clan della Luce e dell’Onore

Sono partita, dopo quella notte di sofferenza. Tu gia' non c'eri. Eri scappato alla ricerca di calma, forse.

Mi hai abbandonata. Ma lo sai che senza di te non posso stare.
E' per questo che sono partita: per cercarti.

Mi manchi. Tantissimo.

Ora che...ti ho trovato...dopo tanto peregrinare...Sono con te.

Non ti lascero' mai piu'. Mai piu', Alirth....Mai piu'..

Camminavamo insieme per le strade di lamwotor, io ero sempre al suo fianco pronto a tentare di apprendere e divenire come lui, pero'... dopo diverso tempo capivo che non ci sarebbe stato futuro per me se non quello di divenire un pazzoide come lui.

Lui mi insegno' dalle tecniche basiliari e semplici che potevano essere come lo sferrare di un pugno fino ai piu' grandi incantesimi della morte che oggi conosco ed uso. Eppure un giorno decisi di abbandonarlo e di intraprendere la mia strada.

Oggi son riuscito a battere il maestro anche se poco prima lui era riuscito a sconfiggermi, ma con parole molto sagge quanto mai uscite dalla sua bocca, mi disse che il vero vincitore era lui, perche' dentro di me, ero ancora molto giovane.

Non nego le sue parole, tutt'altro.. anche se esso non e' piu' mio maestro e' riuscito a capire

Dopo essere stato sconfitto mi chiese se cio' che avevo fatto era giusto secondo me... ma io non trovo cio' che tutti gli esseri definiscono "giustizia" in questo mondo. Mi disse che dovevo ancora trovare la mia via, e aggiunse che lui la aveva gia' trovata, e per lui cio' era giustizia.

Chissa' se un giorno potro' pienamente comprendere il significato di "giustizia"... tale parola rimane ancora mistero per me

*seduta su una delle panche al Rifugio di Elanor*

".....e' stato in quel momento che ho temuto per la prima volta per la vita del mio piccolo Clarion!
Un secondo.... e subito nella mia testa si sono affollati mille pensieri, non riuscivo a ragionare, poi ho ripreso il controllo di me e tutto si e' fatto piu' chiaro, c'era solo una cosa da fare: dovevo allontanarlo da quel posto!Portarlo via, in salvo!"

*alza un attimo la testa dal diario appoggiato sul tavolo*

"Poi sarei tornata... non abbandono una discussione, non lascio le mie azioni non chiarite, non per timore della mia morte!
Ma il poi non interessa, prima viene Clarion, il mio piccolo; prima sono una madre..."

*un dolce sorriso le illumina il volto*

"solo dopo viene il resto, la mia magia e' nulla in confronto a cio' che mi lega a mio figlio.
Prima di tutto sono la tua mamma mio piccolo Clarion"

Miluviet

* seduta in mezzo alla radura del Bosco Sacro, all’ombra della grande quercia *

Giorno dell’Ombra 8° del mese di Marhis

La Luce del Sacro Albero oggi non e’ velata da nubi, cosi’ ne ho approfittato per fare una passeggiata, in tranquillita’ tra gli alberi del bosco. Sono partita all’alba e dopo un paio di ore di passeggio mi sono seduta in riva al lago, tolti i sandali, ho lasciato che l’acqua accarezzasse i miei piedi, e le caviglie... mentre mi accingevo a sfogliare le pagine del mio prezioso libro; quanti ricordi affollano la mia mente al rileggere quelle pagina... primo tra tutti l’eco di quel giorno freddo e piovoso in cui mio padre mori’ di malattia... una malattia improvvisa che l’aveva colto solo pochi giorni prima; ricordo che quella sera mia madre mi dono’ questo libro di preghiere ed incantesimi perche’ mi sentissi meno sola, ma io lo buttai a terra sotto il letto e li’ stette per mesi...

*si asciuga velocemente le lacrime che ormai le rigano il viso*

Ho chiuso il libro scuotendo la testa... ora basta... basta con questi ricordi amari in una giornata cosi’ bella e rara per l'autunno, calzati i sandali mi sono alzata ed ho ricominciato a passeggiare finche’ non sono arrivata nei pressi di una grande quercia, dove, mi sono seduta ancora una volta guardando il cielo e l’erba, respirando piano ed assaporando quell’aria frizzante, ho chiuso gli occhi concentrandomi sui suoni del bosco tutt’attorno... rumore di rami che si flettono, di foglie che sibilano nell’aria mentre il ramo torna al suo posto, di passi calmi, il canto degli uccelli... mi sono addormentata; al mio risveglio non c’era piu’ traccia del daino che aveva mangiato l’erba a poche spanne dalle mie gambe, guardandomi attorno ho visto il breviario... ormai e’ cosi’ pieno di note, pensieri, osservazioni che non si riesce a trovare spazio per scrivere; ed e’ cosi’ pieno di fogli e piccoli pezzi di carta che non si riesce ad inserirne di nuovi senza far cadere alcuni dei vecchi. Dovrei cominciare a trascrivere i foglietti... nella sacca c’e’ un diario le cui pagine ingiallite sono ancora da scrivere... l’ho preso insieme a pennino ed inchiostro... aprendo sulla prima pagina... scritta tanti anni addietro, si legge

Alla mia piccola e curiosa Hythien
Il tuo orgoglioso Papa’

Mentre le lacrime cominciavano a bagnarmi gli occhi ho girato pagina e ho cominciato a scrivere...

Hythien

Dieci anni di attesa impaziente..
Sapevo che era viva, eppure...Speravo di averla uccisa insieme a tutti quei miserabili...sciocchi...Infedeli.

Sei stata punita. Da me. Da Lei. Non avevi scampo, cagna di una Sacerdotessa...se cosi' ti si poteva definire.

Hai dilaniato il mio cuore di figlia... Mi hai usata per placare i piaceri dei tuoi nerboruti schiavi, hai bruciato il mio cuore con le tue maledizioni di madre insofddisfatta e Infedele...
E adesso, ho avuto la mia VENDETTA.

La tua anima e' mia, ora. Ed e' Sua..
Attraverso me l'hai vista, ed io l'ho sentita.
Terrore negl'occhi, imploravi perdono per cio' che avevi commesso...
..Perdono..
Proprio dalle tue labbra ho sentito quelle parole, come Lei le ha sentite...Ne abbiamo riso, insieme, dentro..
Ora non sei che un guscio priva di vita, in progressiva decomposizione. Cosi' sarebbe dovuto essere gia' da molto...
Probabile che gia' lo fosse, o che almeno, Ella ti considerasse gia' tale.

Ora..ho la tua anima...la torturero' in eterno, nelle sue Grazie. Preghero' affinche' sia io il tuo aguzzino, piu' spietato che mai..

..La malvagita' che mi hai insegnato mettero' in pratica, ma sara' piu' dolorosa di quella impartitami...