Giorno dell'Amore, 3o del Mese di Tricksty
Caro diario,
il mio cuore è stato lunghi anni pesante; mentre io mi trovavo in ritiro spirituale mi giunse la triste notizia che Ermete, il mio maestro, la mia guida, era partito in cerca di Torm, e non aveva più dato notizie di sè. Non mi davo pace: lui era forse in pericolo... forse perito, in una battaglia... e io... io non ero con lui.
Oggi sono tornata a Kyrandor; qualcosa sentivo che era successo, il Segno che mi si era manifestato nel Sacro Simbolo non poteva essere un falso allarme. Ogni passo verso il Tempio era una stretta al cuore. Cosa avrei trovato, nel reliquiario? Il suo... corpo, magari rinvenuto da qualcuno in una qualche lontana roggia... la sua spada, il suo mantello, il suo Forziere...
Dovevo essere forte, più forte di quanto non fossi mai stata in tutta la mia vita. Qualunque cosa avessi trovato... dovevo reggere, soffocare le grida del mio cuore lacerato, tenere saldi e ferrei i nervi, pensare all'azione, alla giustizia... Mi vergogno, profondamente; Hazon mi è testimone dell'atroce debolezza che mi sopraffaceva: le mie gambe tremavano, ad ogni passo, man mano che mi avvicinavo al Tempio.
D'un tratto, mentre stavo per voltare l'angolo della piazza, l'ultimo angolo prima della crudele verità... l'ho visto.
Per lunghi istanti ho creduto che l'estrema tensione mi avesse sconvolto il cervello fino al punto di avere le visioni. Lui... la visione, si è fermato, fissandomi come se anch'egli non credesse ai proprio occhi. Più lo guardavo più mi sembrava di sognare... il viso noto recava i segni del tempo trascorso e delle vicissitudini vissute, ma nulla offuscava la fierezza del suo sguardo, la sua figura agile e armoniosa, il suo... sorriso.
Entrambi sconvolti per l'incontro inaspettato, prima ancora che mi rendessi conto, e riprendessi il controllo... il mio cuore diede un sussulto di gioia infinita, e un dolce calore mi pervase, scorrendo ratto come il baleno nelle mie vene, fino a esplodere nella mia mente. In queste condizioni di spirito guardai Ermete senza riuscire a parlare per l'emozione, e... i miei occhi gli parlarono per me.
O Aelistea, che per vie nascoste e tortuose agisci e muovi il cuore di noi miseri mortali, per la prima volta nella mia vita mi inducesti a peccare: peccare di devozione ad Hazon, giacché in quell'istante non vi era nel mio pensiero posto che per lui, Ermete, e null'altro al mondo poteva distrarmi da ciò.
E vedere nei suoi occhi la luce di Aelistea... udire quelle parole da sempre desiderate e sognate... ah, me meschina, quale grande lezione ho appreso quest'oggi. Mai più disprezzerò chi pecca, se ha ceduto all'errore per amore, giacché ora so quanto potente è questa forza della natura. Non vi è tempesta né cataclisma che possa neppure eguagliare la potenza e lo splendore dell'Amore. Io stessa quest'oggi ho ceduto all'abbraccio meraviglioso di cotal sentimento, e nuova vita, e forza, e felicità hanno riempito il mio cuore.
Amor, ch'a nullo amato amar perdona, ci cinse entrambi in un abbraccio, e furono solo parole d'amore, e dolci baci, e tenere carezze. Hazon mi perdoni, in questo stesso istante spezzerei la mia spada, se così fosse necessario per rivivere quell'infinito istante.
Cammineremo ancora al fianco, ora e sempre, mai più divisi, uniti nelle avversità e compagni in battaglia. Nulla più potrà dividerci, sul mio Onore, per Hazon, lo prometto.
E' necessario ora, per il fine della battaglia contro le tenebre e il disonore, che tale nostro sentimento che ci unisce non sia ancora rivelato. Ma non m'importa. Io lo amo e lui ama me... null'altro desidero che saperlo, e ora lo so.