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...un buffo salto, non v'e' dubbio. Mi fa sorridere la fatalita' del destino, che ha voluto offrirmi questa interessante esperienza.

...no, non c'entra il destino: e' il mio carattere, e' stata la mia arroganza e la rabbia di vedere la mia caccia disturbata, a cacciarmi in questi guai.

Non importa. Il flusso del tempo scorre per tutti, e nei gorghi delle sue acque limacciose e insondabili si celano infinite possibilita' di crescita, per chi sa sfruttare la sconfitta come lezione, l'umiliazione come monito, l'errore come esempio... Ma ancora non sono sconfitto, no. Oggi di sicuro hanno imparato a essere un po' meno spavaldi, quel sedicente "branco". Chi fossero, ad oggi lo ignoro: fatto sta che l'eccessiva fiducia in se gli e' costata la sconfitta, e di questo ringrazio ma non mi illudo: la prossima volta verranno preparati, e non mi bastera' stordire i lupi e fuggire, no...

Specie uno di loro mi impensierisce. L'hanno chiamato capo, e la sua voce aveva un timbro cosi' particolare, cosi' strano... che razza di creatura fosse, lo ignoro: e' stato l'unico abbastanza astuto da rimanere sempre celato al mio sguardo, e dunque ad oggi e' sicuramente il piu' pericoloso di loro, per me, dal momento che ne conosco la voce ma non le fattezze. Uno di loro mi s'e' presentato come Dhora, una arial dai curiosi modi, talvolta educati e fin troppo cortesi, altre sfacciatamente irriverenti, altre ancora bruschi e violenti. Penserei sia schizzofrenica, ma e' presto per dirlo. Un secondo uomo invece era un umano che hanno chiamato un paio di volte "Yemj", e credo sia quello che mi dara' meno problemi: e' spavaldo, non semplicemente reso incauto dall'eccessiva sicurezza di se del momento, ma proprio piuttosto spaccone naturalmente di suo. E sono sicuro che, al contrario degli altri, continuera' a sottovalutarmi. Me ne compiaccio.

Non conosco i nomi dell'elfa e dell'altro umano, dunque c'e' poco che possa fare nei loro confronti... Ma contro i primi due, so gia' che misure adottare.

...una vera fortuna aver udito quel discorso tra il nano e l'uomo, in piazza... Oh, si... mi costera' un po', ma ne varra' sicuramente la pena.

La cosa mi eccita.

Sono forti, taluni anche singolarmente, ma sicuramente quando cooperano diventano letali: si vedeva da come mi cacciavano senza sosta, sono abituati a essere predatori.

E questa volta, da cacciatore sono preda.

E non ci saranno sempre elfi oscuri a difendermi, no... Vorrei tanto sapere cosa sta dicendo a Khazira, adesso... Ma il tempo lo dira'.

Adesso sono preda, e la cosa mi eccita.

...fatemi divertire, "branco"... E vedro' se valgo abbastanza da rivelarmi un osso duro da rodere perfino per avversari tanto affiatati.

Finora lo sono stato.

almeno credo che fossero quelle... curioso... se ne sono uscite in massa, di fianco a me, mentre camminavo lungo un sentierino della foresta fuori da Dunkle Stadt...

simili a farfalle, ma tanto piu' affascinanti... nere... cosi' nere che si mimetizzavano nella notte, e nelle ombre proiettate dalla luna...

reggevano tutte insieme una portantina di fili d'erba... sopra questa, un' altra di queste fatine... distesa...

mi sono avvicinato lentamente, quasi avessi paura... ma loro invece di scappare sono svolazzate tutte attorno a me... cosi' belle perche' potessi dire o fare alcunche'...

devono avere visto il tatuaggio che porto sulla spalla... perche' una di esse ha detto... "straniero che di Asuka porti l'effige, un briciolo della tua vita in questo caso si addice"... "la nostra regina e' morta prematuramente, e con la tua energia la sveglieremo sicuramente!"

impossibile descrivere appieno come mi sentivo... allo stesso tempo ero divertito, incuriosito, in lutto, ma soprattutto terribilmente affascinato da quelle creature... non potei rifiutare...

mi dissero che dovevo solo restare fermo, mentre loro avrebbero preparato tutto... e io le osservavo, le studiavo, guardavo come erano organizzate... come un bambino che per la prima volta vede un formicaio... vidi le fatine disporsi in cerchio attorno a quella che doveva essere la regina morta... e a cantilenare qualcosa...

dentro di me sentii un cambiamento... come se la vitalita' che possedevo mi stesse lentamente lasciando... e in quel momento la regina si muoveva, sbattendo le ali... ero come stregato... e lo divenni ancora di piu' mentre le altre fatine continuavano a cantilenare e a gesticolare, guardando la loro regina trasformarsi in una splendida farfalla dalle ali nerissime con dei riflessi bluastri... proprio quella che e' con me ora... e che non mi lascera' mai... e che io non abbandonero' mai...

Tanti mi prendevano in giro perche' parlavo male....ma d'altronde la mia lingua e' il felino...e poi sono ancora piccola...adesso sto' studiando...pero' e' brutto il Therialese...poco pratico da parlare, con tutte quelle pronuncie assurde...dovrebbero essere gli altri a imparare felino, si....sarebbe meglio.

Una stanza spoglia, dalla finestra semi aperta spira una lieve brezza colma del profumo di fiori.

Sul grande letto al centro della stanza un giovane uomo si agita nel sonno.

-Vattene! Cosa vuoi da me?! No no, ferma cosa vuoi fare... Lei noooo! Maledettaaaaaaa!

L'uomo si sveglia, scostando le coperte dal corpo nudo. Si passa una mano sulla fronte scostandosi i capelli dagli occhi, asciugandosi cosi il sudore.

Gli occhi gli brillano di un'inquietante luce.

Prende lo specchio dalla sua sacca e si guarda. Due occhi uguali ai suoi lo guardano di rimando. Ma l'immagine non e' speculare, gli gli occhi, l'uno bianco e l'altro blu sono invertiti e il viso... il viso che si vede riflesso e' quello di una bellissima donna, i capelli corvini, le labbra rosse e piene, la pelle leggermente ambrata...

-Danae... ti riporterò qui. Abbi fiducia.

La donna posa una mano sulla superficie dello specchio, e così l'uomo.

Nial avvolge lo specchio in un piccolo drappo di stoffa e lo ripone nella sacca. Si alza, si allaccia l'armatura, impugna la spada.

- Un'altra alba...

Pesanti passi rieccheggiano per le vie deserte di Therial, passi colmi di odio.

Qualunque cosa..per noi mortali..vedendo un mio portale estinguersi e sbriciolarsi, oggi stesso, ho capito quanto siano effimeri gli affetti, e le felicità..che nulla è per sempre.Mai lo avevo sperato..ma..

Ho sempre pensato che lo shalafi non mi stesse realmente istruendo.

Me ne rendo conto solo adesso, solo ora che ancora la mia mano trema, di un tremore figlio dell'eccitazione della battaglia e non della paura: ho sempre pensato, in un angolo riposto tra le profondita' del mio animo, che lo shalafi tenesse per se i suoi segreti piu' potenti, le formule proibile e realmente efficaci, i rituali di Alta Magia... In fondo, consideravo l'apprendistato come un inizio: l'opportunita' di accedere a quel mondo tanto odiato da mio padre e dalla mia razza, il mondo delle Arti Arcane.

Avrebbe avuto senso, me ne rendo conto: perche' mai avrebbe dovuto rivelarmi i suoi segreti piu' efficaci, i suoi incantamenti piu' distruttivi? Non ha senso dare potere, specie quando si ha potere...

Oggi, dopo quello che e' successo, mi rendo conto di avere in parte ragione e in parte torto.

Ha i suoi segreti. Lo so, me l'ha detto lui stesso: fin da cucciolo l'ho visto pronunciare formule non riportate sui tomi arcani, e piu' volte l'ho visto invocare entita' che nessuna malia avrebbe avvinto alla mia volonta', ma che si inchinavano a lui riconoscendolo quale padrone.

Ma mi ha istruito bene...

La sua mano trema leggermente, l'inchiostro sbava e una macchia si allarga sul foglio.

Oggi, mentre cercavo qualcuno di quei funghi e quelle muffe che unici crescono nelle profondita' della Terra d'Ombra, riflettendo su quanto accaduto ieri a Takjar, ho messo un piede in fallo e sono rovinato in un pozzo. Disdicevole, dato che avevo addirittura recitato l'incantamento di infravisione, per maggiore sicurezza. Fatto sta che e' accaduto: chi e' causa dei suoi mal pianga se stesso, e cosi', per colpa della distrazione, sono precipitato.

Quando mi sono riavuto dalla caduta, una stanza si apriva davanti ai miei occhi: uno stretto passaggio in pietra, claustrofobico ma corto, conduceva a una stanza ammantata di tenebra...

Rialzandomi, ho sentito i miei calzari calpestare qualcosa che il mio peso ha mandato in frantumi... Ossa, ossa umane, ossa di felar, snelle ossa di elfi, ossa di troll spesse come quercie... Ossa ovunque, ricoprivano il pavimento della stanza.

Ed e' stato allora, in quel preciso istante, che tutto e' iniziato.

C'era odore di morte, nell'aria. Qualcuno salmodiava litanie in una lingua a me ignota, da qualche parte nel budello di stanze e cunicoli nell'ombra che mi si apriva davanti. Ogni mio senso era teso al massimo, e sentivo una promessa di morte dietro ogni pietra, dietro ogni ombra, dietro ogni granello di polvere nella stanza. Sapevo una sola cosa: non avrei dovuto essere li, e quella era forse l'ultima opportunita' che avevo di andar via, ammesso che il portale avesse risposto al mio richiamo, inghiottendomi e riportandomi alla tranquillita' della torre.

Ho alzato la mano, stringendo la polvere rossa e preparandomi a decantare la formula... Poi, improvvisamente, me ne sono reso conto.

La morte mi era daccanto. La morte pregnava ogni pietra di quella stanza. La morte si annidava in ognuna delle ossa che ne ricoprivano il pavimento.

...e io non avevo paura...

Una innaturale calma mi aveva pervaso. Uno stato di quiete, freddezza innaturale e glaciale. La mia mente ragionava razionalmente, non preda di eccitazione, non attanagliata dal terrore. I miei sensi erano all'erta. Le formule di protezione erano chiare nei miei pensieri, e ricordavo istintivamente quale tasca nascondesse ogni singola e specifica componente necessaria alla formula.

Ero completamente padrone di me stesso... Ed era quello il vero insegnamento dello shalafi, solo ora me ne rendevo conto. Mi ha insegnato le formule. Mi ha spiegato la magia. Ma piu' d'ogni altra cosa, mi ha donato la padronanza di me, senza la quale ogni prova e ogni battaglia e' persa ancor prima di iniziare.

Posai la polvere nella tasca del mantello che ne custodisce la fiala, e mi avviai nella camera a passo lento, mentre le barriere magiche rispondevano al mio richiamo, gli scudi di luce si alzavano silenziosamente. Inspirai profondamente, senza baldanza e senza timore, senza certezze e senza panico: volevo solo capire, e avrei continuato. Cosi' era deciso.

Una figura mi aspettava nella stanza accanto. Tra le ombre, visibile ma indistinguibile, mi sbarrava la strada. Semplicemente, continuai ad avanzare. Semplicemente, mi attacco'. Mentre la mia barriera protettiva defletteva il suo primo colpo, infilai una mano nella tasca delle componenti per le maledizioni. Sapevo che voleva la mia morte, e vedevo che molto probabilmente gli sarebbe stato discretamente facile ottenerla, se lo scontro fosse stato sul piano fisico. Ciononostante, ero freddo.

Strinsi la polvere azzurrina delle maledizioni minori tra le dita, spostandomi di mezzo lato giusto in tempo per evitare una feroce carica. Vidi la figura sbattere contro la parete, quindi voltarsi, ignorando ogni dolore, se anche dolore avesse provato, e tornare alla carica. Instancabie. Implacabile. Avanzava come la marea, inesorabilmente, aggredendo le mie barriere con forza e determinazione. Piu' volte le sue mani si fecero strada tra i miei incantamenti protettivi, e piu' volte lividi e ferite, e tagli e contusioni affiorarono sul mio corpo. Non me ne curavo.

Chiusi gli occhi, invocando la notte e Mobius affinche' venisse in mio soccorso, come lo shalafi mi aveva insegnato: quindi attesi l'ennesima carica, e quando arrivo' gettai la polvere su di lui, rendendolo cieco. Quindi, potenziando le mie corde vocali e attingendo energia dal mana che mi circondava, urlai a un passo di distanza da lui.

Era cieco e sordo ora, inoffensivo. Per un attimo valutai la possibilita' di ucciderlo, ma scartai immediatamente l'idea: era gia' un affronto che mi trovassi in un luogo in cui sicuramente non sarei dovuto stare, avrei fatto bene a evitare qualsivoglia azione offensiva, a meno di non esserne costretto.

Avanzai, giungendo in una camera piu' appartata, dove un sacerdote salmodiava litanie a me incomprensibili: sembrava in estasi, gli occhi sbarrati e le pupille dilatate, e non rispondeva a nessuna delle mie domande: o mi ignorava, o non poteva comprendere la mia presenza in quel posto, perso nel proprio rituale.

Avanzai verso un altare, completamente ricoperto da strane rune. Il sangue lo ricopriva, grondando dal centro, dove un cuore ancora caldo era stato deposto davanti alle effigi di varie divinita' a me ignote. Solo tre ne riconobbi: la statua di Mobius, l'effige di Asuka, e il simbolo di Zeius. E sotto le effici, una scritta runica, che a fatica riuscivo a decifrare: "Altare degli Invasori.".

E fu allora che udii la seconda presenza nella stanza. Mi voltai, e non v'era nulla di diverso: ma sentivo qualcosa nell'aria. L'odore di morte.... L'odore di morte s'era fatto piu' denso, piu' pesante, piu' opprimente. Qualcosa mi stava osservando, nascosta in qualche modo a me ignoto. Qualcosa bramava la mia morte.

E improvvisamente usci' dalle ombre, immobile e stupendo, letale e maestoso. Le linee del volto orrendamente distorte in una maschera grottesca e mostruosa, i canini lunghi e acuminati che rilucevano alla luce delle torce della stanza. Due occhi, gelidi e pieni d'odio, mi fissavano da quel volto grottesco e stupendo: uno riluceva di un azzurro gelido come acciaio, mentre l'altro era di un leggero colore verde smeraldo, creando un contrasto netto sul volto dell'essere.

E poi si mosse.

Quasi non vidi il suo movimento, tanto era veloce: ma percepii l'odio farsi piu' intenso, e capii che sarei morto. E non mi importava. Ero ancora padrone di me stesso... E qualsiasi cosa volesse la mia vita, li, tra quelle ombre, ne avrebbe prima pagato il prezzo.

Sentii le sue gelide dita sfiorare il mio collo, e un innaturale torpore pervadere le mie membra: ma sapevo cosa mi stava facendo, e ora conoscevo la natura della creatura che stavo affrontando. E potevo resisterle. Mi concentrai, cercando di vincere il sonno innaturale che mi pervadeva, quindi colpii il suo busto con un gomito, allontanandolo da me quel tanto che bastava da interrompere il letale abbraccio. Ringhiando stupito, l'essere mi si avvento' nuovamente contro.

E se l'uomo che avevo fronteggiato prima mi era apparso forte, questo essere ora mi appariva invincibile. Il suo pugnale guizzava furioso, raggiungendo le mie carni e affondando. Le mie barriere cedevano al suo passaggio, e spesso era troppo veloce per riuscire a parare i colpi furiosi ma perfetti che mi indirizzava contro. E quando lo allontanavo da me per ricorrere alla magia, tendeva le mani e vomitava fiamme di un innaturale colore violetto, che bruciavano il mio pelo e il cui fumo acre mi toglieva il respiro.

...era la morte, ed era li per me. E come un titano, torreggiava su di me, marcando l'abisso che ci separava con ogni colpo che straziava le mie carni. Ma ero ancora freddo. Innaturalmente padrone di me e calmo.

Ancora stringevo in mano la sottile polverina azzurra usata pocanzi. E quando, nella furia dell'attacco, si getto' nuovamente su di me per finirmi, abbasso' la guardia quel tanto che mi fu sufficiente per scagliarla nei suoi occhi.

E la scena si ripete', com'era nei miei piani, com'era stato con il primo assalitore: lo privai della vista e dell'udito, ritraendomi da lui, lacero e sanguinante, ma vivo. E ora era mio. E volevo risposte...

...cio' che e' accaduto in seguito non ha alcuna importanza.

Non ha avuto alcuna importanza l'intervento di quel felar, saltato fuori dal nulla e intromessosi nella discussione proprio mentre interrogavo il vampiro, cercando di mediare e riuscendo alla fine a distogliermi dalle mie domande.

...un rifiugio segreto, gia'...

...un rifugio che solo loro due conoscono...

...e bisogna mantenere il segreto... Ma certo, capisco benissimo... ovvio....

Sorridevo, ma non con le labbra, bensi' dentro di me: sorridevo trionfante, mentre annuivo al cumulo di menzogne che mi propinavano, desideroso di allontanarmi non meno di quanto lo fossero loro di vedermi andar via.

Perche' comunque, senza saperlo, mi hanno fornito piu' risposte di quante non osassi sperare.

Ho visto il modo in cui sono usciti dalle ombre della stanza, quasi che le ombre stesse ne avessero plasmato le figure, prima di mostrarsi a me. E non e' umano, e non e' una cosa che altri riuscirebbero a fare.

Ma ho gia' visto qualcuno, prima di loro, apparire davanti ai miei occhi cosi'...

...e ho gia' visto una raffigurazione di Asuka come quella che giaceva sull'altare, della medesima lavorazione, della medesima fattura, con le medesime arcane rune scolpite in drowish attorno alla base...

Non e' una questione di risposte, bensi' di domande; cosi' disse lo shalafi.

Ora conosco le domande: e' tempo che arrivino le risposte...

(nota off: si tratta di un foglio scritto con non bellissima calligrafia da una bambina che commette alcuni errori ortografici)

Io ora scrive cosa successo a me.

Girottolava per la citta' e arrivo in piazza dei mercati dove trovo zia Flami.

Poi c'era anche buffo elemento che poi scopre che si chiama Prix...io giocava con arpa (Harp) e a un certo punto fatto sparire lui.

Lui tornato arrabbiato e dato me schiaffone (*mentre scrive si tocca la guancia*) e zia Flami difesa me e detto lui di lasciare me stare.

Lui ancora schiaffa me e zia e allora zia fa' maledizione su di lui pe difendermi e tutti e due cadono molto feriti perche' lui dato colpo di spada a lei.

(*continua a scrivere con qualche lacrima agli occhi*)

Poi quando lui fatto curare tornato e presa me minacciando con pugnale (*si tocca la ferita procuratagli da Prix al collo*) e portata via lontano.

Mentre io piangeva lui portata su un albero e legata con corde con simboli magici. Io detto lui che sbagliato a rapire me e che avrebbe pagato, ma lui imbavagliata.

Poi e' arrivato elfonero Cthulhu con zia Flami e altri che io no conosce e rapitore 'cappato, perche' paura...

Poi arrivati anche papi e nonna pero' non riusciva a liberare da corde che stringeva sempre piu'.

Poi papi chiamato suo maestro che lui chiamava scialafo...e quando arrivato elfonero scialafo hanno tentato di liberare.

Io poi svenuta da dolore (*guarda per un secondo le ferite appena riemarginate ai polsi*) e quando riaperto gli occhi ancora legata.

Poi scialafo che si chiama Krisaore detto che c'era amuleto cattivo e no poteva liberare.

Dopo avere letto rune trovato modo di liberare e mia prigionia finita.

Poi andata con papi a fontana di latte, perche' io tanta sete...

Papi spiegato che scialafi in elfico vuole dire maestro, ma io no sa' elfico, io parla felino...

Quando tornati a Kyrandor io fatto vedere a papi rapitore e poi arrivati anche zia Flami, nonna Sybil e tutti altri...

Poi scialafo detto che condannava rapitore a prigionia in sua citta' perche' lui rapito figlia di suddito (anche se no capito cosa vuol dire).

Allora e' stato incatenato come lui fatto prima con me e portato in citta' di maestro di papi.

Zia Flami e altri no entrati in citta'....potuti andare solo me, papi, nonna e elfonero cthulhu insieme a padrone di citta'.

Li e' stato chiuso in cella e frustato poi mentre papi mi teneva io fatto ferita su collo come lui fatto me...

...io detto lui che sbagliato persona da rapire...che prossima volta conviene prendere gatto randagio...

...poi scialafo detto che lui meritava ancora punizione e preso pugnale con fiamme e tagliato lingua poi abbiamo chiuso cella e siamo andati via.

Io ora piu' tranquilla perche' lui no puo' fare male me, ma io pensa che quando torna lui vuole vendicare perche' lui pazzo...

...io ha paura perche' se scappa lui potrebbe fare male zia Flami, o papi, o mami....pero' se fa' male ancora io pensa che lui va' prigione ancora...

Io appena vede lui ancora punto subito arpa verso lui, cosi' sparisce e no fa' male, io almeno sta' sicura.

Takjar, figlia di Khrysor e Kayra.

*stacca la pagina dal quaderno e la affida ad un piccione viaggiatore, affinche' la porti in giro e la faccia leggere a chiunque incontri*

finalmente e' mio... quel libro tanto agognato e' finalmente in mano mia... niente di quanto vi e' scritto mi era sconosciuto, ma possederlo mi rende consapevole di quanto e' vasta la conoscenza in mio possesso...

una scoperta allucinante pero' mi ha subito demoralizzato... questo libro di preghiere oscure che ora risiede nelle mie mani, altro non e' che una piccola parte di una vasta raccolta...

non avro' pace finche' tutti quei libri non saranno in mio possesso...

e li avro' dovessi impegnare tutta la mia vita nella loro ricerca!!!

Giorno di Deothium, 28° del Mese di Chastil.

Giorno pieno di sorprese..

Ho fatto la conoscenza di due necromanti esperti a Lamwothor, e di un segreto molto sconvolgente circa il mio caro grimorio.

Uno dei due necromanti, Zorg, è rimasto giusto in tempo per vedere quanto è successo: il mio grimorio ha cominciato a vibrare e ne è uscita un'essenza demoniaca!

Il tomo aveva perso la sua carica, e il demone a quanto pare non aveva intenzione di rimanere in un grimorio vuoto.. Shaylus, questo il nome del demone d'ombra, diceva che è cosa normale che i tomi perdano la loro carica, ma io non ne sono tanto sicura.

Non di QUESTO grimorio.. Una volta era molto carico, denso dell'energia che gli trasmettevo, voglia di imparare, emozioni intense per sguardi incrociati.. poi tutto è cessato, all'improvviso, e il vuoto ha cominciato a divorarlo, la colpa è stata mia..

Il demone ci ha indicato degli oggetti da prendere per compiere il rito di ricarica del tomo, ed è stato effettuato tutto alla perfezione.

Quando avrò meno sonno appunterò le modalità del rito, ancora vive nella mia mente stanca, ma per ora passo al mio caldo letto.

Zorg mi ha detto di farne parola con pochi, e di non darlo a nessuno, per nessuna ragione.. ascolto chi ha più esperienza di me.

Ma per ora lo depongo nel baule e chiudo le tende.. Marhis sta sorgendo..

)Diario di Moffius(

-Pagina 3-

Mi fiondai nello stanzino accanto alla cucina,aprii la botola e la stanza si illuminò quasi completamente tranne che in un punto.

Un angolo dove un oscuro vortice si ergeva dal nulla,ci saltai dentro e immediatamente un vento gelido mi congelò il volto.

Ero in una grotta e di fronte a me,in una lastra di ghiaccio scorsi una figura,sfregai le mie maniche sulla brina che sfocava l’immagine.

Era mia madreé..

Fu tutto chiaro.

Perché non l’aveva riportata in vita se aveva tanta voglia di riabbracciarla?

Perché non sarebbe stata nient’altro che un burattino in carne ed ossa,senza più sentimenti.

Tornai a casa,presi mio padre a lo trascinai alla grotta.

Presi il suo braccio che pendeva dalla sacca,glielo legai al suo corpo e attesi li fin quando anche lui

Non diventò parte di quella grotta.

Fradicio di lacrime e sangue,tornato a casa, iniziai a leggere i suoi appunti,a studiare le sue formule e ad approfondire le sue ricerche.

Su una pagina del suo diario scritta il giorno prima di morire lessi.

:”l’ho visto…l’oggetto che ridona ai corpi oltre che i movimenti anche l’anima,domani proverò a prenderlo e tornerò a casa dal mio coraggioso Moffius e dalla mia amata Aleissa”

Niente di più……