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Cosa mi succede...? Essi mi hanno chiesto una prova. Ho fallito.

Vergonga e pentimento sul mio volto. Ho fallito.

Eppure la mia Fede e' incrollabile....Perche' ho fallito?Cosa faranno, essi, raggiunto questo punto?

Ella mi aveva nominata...ed ora e' sempre piu' raro che io possa sentirla nel tempio. Ogni giorno piu' lontana. Cordoglio. Fallimento. Vergogna. Confusione.

Perche'?

Che la mia natura stia svanendo? io, figlia del Tradimento e dell'Infamia?

Come puo' la Natura svanire in un essere, se e' cio' che e' in quanto e' la sua propria Natura a dargli forma?

Che stia cambiando? Come puo' un essere ancora vivo cambiare la sua Natura?

Ho miseramente fallito...merito cio' che ci sara'. Vendetta. Dolore. Passioni religiose incontrollabili. Amore. Crisi. Morte.

...e di nuovo...Vita.

Per chi sa darla, non per chi sa riceverla..

In definitiva mi persi nella lettura di quei testi tanto banali e passai svariate giornate sui libri a ricordare, e a crogiolarmi nel ritrovato piacere di leggere quelle parole, che anche se ovvie, donavano al mio spirito un senso di rinnovato piacere nell'essere dinuovo a casa....qui di seguito cito nuovamente alcune righe di quei testi:

...la magia rappresenta la quotidianità per i drow, tutte le armi, tutte le armature, persino i mantelli, sono incantati; tutte le case sono protette da allarmi magici e talvolta da guardiani di altri Piani di esistenza. I drow hanno la magia che scorre nel loro sangue dalla nascita...

Questo mi turbo' in qualche maniera, poiche' mi strappo' da quei giorni di piacevole lettura e mi riporto' ad un problema piu' vivo e vicino...l'immediatezza di cio' che dovevo compiere. D'altronde ero tornato per motivi differenti al crogiolarmi in una biblioteca...e fu proprio questo accenno alla magia a riportarmi alla realta', dovevo agire e riuscire dove la casata Xyltin aveva fallito.

Quando sentii il coltello premuto sulla schiena una voce mi parlo', e fu allora che risentii quella lingua che usavo raramente, se non nei miei pensieri. Quella deformazione dialettale che nella mia terra aveva lentamente raggiunto la forma di una lingua.

Cosi' come era spuntato fuori quel pugnale spari'... assieme a molte delle mie monete, ma non mi presi la briga di uccidere il ladro, poiche' volevo rimanere anonimo e potevo tranquillamente sopportare la perdita di qualche moneta. E cosi' mi ritrovai a pensare alla mia lingua...e decisi di dirigermi in biblioteca e qui segue cio' che ho trovato sfogliando antichi tomi linguistici...quanti ricordi, nella mia gioventu' li studiai, ma era tutto diverso...come circostanze...

Nella nostra lingua non esiste una parola per amore, la parola che più ci si avvicina è ssinssrigg, ma il suo vero significato indica più la lussuria o l’avidità cieca. L’amore è solo una fonte di debolezza...credete che il legame con i vostri parenti lo sia? Stolti! Nessuno esiterà a eliminarvi se siete di ostacolo per la via del Potere, nemmeno vostra madre! Il concetto di amore potrebbe tuttavia far capolino nei cuori di alcuni elfi scuri, anche se non come lo intendono le altre razze, ovvero, quello slancio di generosità verso il prossimo che può portare anche a sacrificare la propria vita...niente del genere, davvero...di solito è più un rapporto di odio-amore...dove si odia la persona per cui si prova il sentimento perché ci rende vulnerabili. l’amore è un sentimento nefasto... ricordate sempre che chi ama è prigioniero della persona amata! Cosa che può giocare a favore per distruggere la persona ammaliata da voi...sempre che non siate voi a venirne distrutti per primi..diffidate sempre. l’amore è debolezza e va rifuggito! In una battaglia agire per sentimento porta la morte!La paura per qualcuno rende disattenti e vulnerabili al nemico...ed è per questo che le razze di superficie sono deboli!

Sono i sentimenti come l’odio e la vendetta che muovono il mondo e danno la forza per combattere anche nelle situazioni più disperate!...vendetta...questo sentimento che la nostra razza sembra comprendere così appieno...anche voi dovrete imparare ad assaporarla come fosse l’ultimo dei piaceri...

Amicizia....nei drow, l’amicizia nasce generalmente dal profitto reciproco, finché entrambe le parti ricevono un vantaggio dall’unione, questa rimane solida, ma, come ben sappiamo, la lealtà non è uno dei princìpi della vita drow. Non appena un amico crede di poter ottenere di più senza l’altro, l’unione, e probabilmente la vita dell’altro, giunge rapidamente a termine...non fatevi prendere di sorpresa... Anche in” famiglia”...è bene non abbassare mai la guardia...

Richiudendo il libro mi ritrovai a pensare nuovamente al mio passato e alla mia infanzia in cui avevo dovuto studiare quei testi "per comprendere meglio la mia natura". Richiusi il libro lentamente e mi sorpresi a sorridere mentre mi sentivo nuovamente a casa...fra la mia gente

Un passato di tenebre nelle tenebre. Cosi' era la mia vita, quando ero poco piu' di un adolescente, immerso nell'ombra del sottosuolo, sotto tonnellate di pietra sulla testa.

E mentre ancora salivo quella gradinata e anche quando cominciai a camminare per quelle antiche vie nel sottosuolo, pensai e penasi che "anche dopo ben trent'anni quella era la citta' che avevo amato per cui avevo vissuto. Ma qualcosa che non apparteneva a quel mio mondo condensato di ombra e odio vi penetro' in qualche modo e intacco quella liscia sfera di ossidiana che era il mio mondo. La mia famiglia cedette sotto il peso del passato e sotto il verbo della luce. Ebbene si, la casata Xyltin fu profanata dalla luce, che sinuosa si era introdotta nella notte senza stelle del sottosuolo.
Eretici, questo erano, null'altro. Per fortuna, la mia fede non vacillo', ne si arrese davanti all'evidenza. La mia famiglia era eretica fra le eretiche, una vergogna e un'affronto insopportabile. Cosi' un giorno presi la mia decisione, e feci quello che era giusto, quello che la mia fede imponeva.

Uccisi la mia famiglia nel sonno...e subito dopo scappai.... 

Ricordo quando i miei piedi nudi sfioravano leggeri lungo le intricate reti di cunicoli del sottosuolo che mi avrebbero portato alla superficie, regno della luce. Le mie mani erano intrise del sangue del mio sangue, giustizia era stata fatta. Ma non bastava. Qualcosa aveva penetrato quel mio mondo fatto di ombre, quel qualcosa mi aveva colpito, e aveva irrimediabilmente aumentato il mio odio. E armato del mio odio giunsi alla luce. E' stata indubbiamente dura, ed e' stato triste vedere quanti oscuri, che avevano deciso di salire in superficie, erano stati toccati dalla luce di quell'albero che tutti chiamano Kyra. Ma anche sotto la luce abbacinante di quell'albero il mio spirito e il mio odio non vacillarono, anzi, si alimentarono. Dovetti superare molte dure prove, questo mondo in cui vivo tutt'ora e' molto piu' strano di quanto non avessi creduto, ma infondo e' un susseguirsi di eventi per rinsaldare la mia fede e per divertirmi oltremodo. Ho visto luminosi, molti piu' luminosi di quanti avessi mai immaginato, luce in abbondanza, e sentimenti patetici e infimi....Il mio odio aumentava... ho imparato a celarlo agli occhi di molti e a tirarlo fuori come fredda arma solo dopo un fatto alquanto sconcertante causatomi appunto da una schiava della luce. Dhora Surghe e' il suo nome, un nome che ha calcato la superficie del mio spirito aprendo pronfondi squarci dai quali tutt'ora sgorga copioso il risentimento e l'odio per questo mondo.
Lei riconobbe il mio odio, certo non e' una creatura sciocca, o almeno non lo e' molto..... Ricordo che mi condusse in un bosco, il luogo preferito dai luminosi, un luogo cosi' alieno, dimora di luce e vita. E li mi maledi'...un lampo di luce abbacinante mi abbaglio' e nel tempo in cui ero stato privato della vista, a causa del tremendo bagliore, senti' la voce di Dhora Surghe pronunciare queste parole: "impara ad amare cio' che credi di odiare, e solo quando cosi' sara' ritornerai ad essere te stesso in aspetto; solo un bacio di amor corrisposto potra' fare si che si avveri cio', un bacio d'amore di una luminsoa" e spari'. Ci misi diversi minuti a tornare a vedere, ricordo che mi avvicinai, tastando il terreno, ad un laghetto che sorgeva in mezzo ad una radura e presi a sciaquarmi la faccia per cercare di riaquistare la vista e di alleviare il bruciore agli occhi. Quando ho aperto gli occhi lo spettacolo che mi si propino' davanti mi lascio sconvolto. Riflesso sullo specchio d'acqua del laghetto non era riflesso Lil Xuleib Kaas, ultimo nobile di casata Xyltin, bensi' un luminoso dai biondi capelli, occhi verdi come la foresta e pelle di un pallore lunare quasi fastidioso. Ero stato maledetto e avevo assunto le fattezze di un luminoso. Ora le parole di Dhora Surghe, che avevo giudicato pura follia e vaneggiamento, prendevano lentamente senso nella mia mente. Avrei dovuto umiliarmi nel peggiore dei modi, calpestando la mia fede e le mie motivazioni, i miei ideali. No, non potevo farlo. Per diversi giorni mi sono aggirato su Therial con quelle vergognose sembianze...ma qualcosa non era cambiato, il mio tatuaggio, il tatuaggio del mio unico Signore, Xanathon, rimaneva ben impresso sulla mia pelle. E fu proprio in nome del mio simbolo che decisi di non sacrificare la vita al mio dio, poiche' troppo vergognosa per essere vissuta.
Dovevo onorare il mio dio, e la morte di un suo fedele, morto per egoismo e disgusto del proprio essere non era affatto onorare il mio Signore. Cercai nella mia mente la risposta, chiesi consiglio a sacerdoti, fedeli e perfino ad un drago, ma lentamente la soluzione prese vita da se nella mia mente. Era l'odio che mi aveva portanto fin lassu', era l'odio che mi aveva condotto fino alla fonte della luce col preciso intento di distruggerla, e ora quella luce mi aveva attaccato in modo diretto e sarebbe stata la mia stessa fede e il favore del mio Signore a sconfiggere quella luce. La maledizione era basata sull'amore e io l'avrei distrutta con odio, con piu' odio. Cosi' mi misi in cerca di Dhora Surghe, l'artefice della maledizione. Dopo diversi giorni la trovai e la ricondussi nel luogo in cui mi aveva maledetto. Dopo diversi tentativi riuscii ad avvicinarla, poiche' a ragione diffidava di me e si teneva lontana. Per rompere la maledizione era necessario un bacio d'amore corrisposto. La mia fede era grande e cosi' decisi che la soluzione era un bacio di puro odio. Cosi' quando si presento' il momento la baciai e sentii il mio odio avvampare dentro di me...potevo quasi sentirlo fluire, potevo quasi toccarlo.
Una spessa coltre di ombre mi avvolse e quando si schiuse tornai ad essere quello che sono. Ne era la prova, il mio Dio era con me, e da quel giorno consacrai la mia fede cieca a Lui, Xanathon Dio dell'Odio, che mi aveva donato nuovamente il mio aspetto, per poterlo servire fino in ogni momento per il resto della mia vita. Ma adesso anche la fede sembrava essere un lontano ricordo....difronte a cio' che si prospettava davanti a me....dovevo fare troppe scelte..."

Mi chiesi per quale ragione contorta ripensavo agli eventi della superficie quando ero finalmente tornato nel sottosuolo, forse era una necessita' per assaporare maggiormente il mio rientro a casa o forse una necessita' della mia arroganza, tuttavia fui strappato dalle mie riflessioni quando, svoltato l'ennesimo vicolo sentii' il freddo di una lama premuto sulla mia schiena tanto da essere percepibili...incrdibile, ero stato colto alla sprovvista...mentre cercavo ancora di capire come avessi potuto essere tanto stupido mi ripromessi di non pensare piu' a cose del genere e allo stesso tempo mi ricordai che ero fra i miei simili...minaccia e avveritmento sufficiente di per se'.

Sono passati due anni, almeno credo. Ero partito lasciando solo poche disposizioni per Bregan d'Aerthe per affrontare il mio passato. Fra mille pensieri tornai nel buio profondo...nella notte eterna senza stelle; con quintali di pietra sulla testa camminavo lungo quella rete labirintica di cunicoli che costituisce la mia terra. Nonostante fossero passati poco piu' di trent'anni ricordavo perfettamente la via e ripercorsi all'indietro la strada che mi separava dalla mia citta'. Dopo qualche giorno, fra magri pasti e sonni fugaci, giunsi a destinazione. Nulla sembrava essere cambiato: Fili spessi come dieci giganti formavano la grande ragnatela calcificata che riempiva quell'enorme grotta e che sorreggeva i palazzi allungati e spigolosi delle varie casate. Un dedalo di vie tortuose con connessioni che permettevano di passare ad un piano all'altro della citta'. Decisi che il mio abbigliamento decisamente troppo appariscente non era appropriato se volevo rimanere in incognito, d'altronde non ero piu' in superficie e una cautela assoluta non poteva che farmi bene. Cosi' attesi per qualche tempo ai margini della citta' dove assalii' uno stregone di basso rango, a giudicare dalle vesti e gli oggetti che indossava, e mi impossessai dei suoi vestiti. Cosi' ero dinuovo a casa...entrai in citta' mentre la mia mente si affollava di pensieri, non sapevo cosa mi aspettasse e tantomeno sapevo cosa fare di preciso e non mi accorsi che mi ero gia' inerpicato lungo una ripida scala che mi avrebbe portato nella citta'....nel mio passato.

Ora so che le leggende avevano ragione.
La mia Maestra mi ha riconosciuto ed io ho riconosciuto lei.
Non riesco nemmeno a scrivere poche righe nel diario.
Sento la sua forza scorrere in me, i suoi insegnamenti divenire parte della mia stessa essenza.
Lei teme per me ora, dovrò stare attento... è ancora malata e lungi è il tempo della sua guarigione.

Come sia successo non lo so ancora.
Mi ha parlato e la sua voce veniva da lontano.
La fiera che era donna mi ha mostrato il suo volto.
Cosa direbbe il mio amico Clayn di tutto ciò?
Cosa direbbe l'elfo che l'accompagna sempre... forse lui sa... forse lui può spiegarmi...
Ne ho viste tante... e tante ne ho fatte... prima di cambiare... eppure lei mi confonde. Fiera o donna, sogno o illusione?

L’uomo con il manto marrone continuava a correre come un forsennato apparentemente senza motivo portando in grembo quel panno che copriva chissà cosa. Continuava a guardarsi indietro e tutto ad un tratto la vide, l’oscura figura si muoveva agilmente tra i tetti delle case restando sempre nell’ombra.

 

L’uomo per un tratto corse senza pensare a dove andava ma solo guardando la figura quando andò a sbattere contro un carretto lasciato in mezzo alla strada facendo rotolare di qualche metro in avanti l’oggetto che teneva con tanta cura in un panno. Spaventato e spaesato tentò di rialzarsi ma a causa della fretta e dell’agitazione ricadde e quando si rialzò sul tetto innanzi a lui c’era l’ombra.

 

Sola nella notte, illuminata dalla luna lei stava là nera nel nero, sul suo volto completamente coperto solo una cosa si riusciva a distinguere, lo sguardo, glaciale e privo di sensazioni al momento, tutte meno la soddisfazione.

 

L’ombra saltò giù dal tetto senza farsi nulla atterrando perfettamente sulle gambe e con piccoli passi si avvicino all’uomo.

Un vecchio e logoro libretto con una copertina nera strappata stracciata è aperto su un tavolo alla locanda di Lamwthor. E’ scritto in drowish con uno stile molto particolare ma soprattutto scritto in fretta e furia.

 

Esilio, mi hanno condannato, e in fondo io cosa ho mai fatto, solo quello che lui mi diceva di fare nulla più…lui è sempre dentro di me ma io lo tengo sotto controllo, sono più forte di lui..

 

Alcune pagine sono strappate o illeggibili. Guardando più avanti c’e’ qualche altra scritta.

 

…e intanto lui cresceva e io non me ne rendevo conto…cresceva sempre più dentro di me portandomi sempre più alla pazzia che ora mi controlla senza quasi lasciarmi più questi spiragli di ragione e di luce nell’oscurità…

 

Macchie di sangue coprono alcune scritte…

 

Ahaha..la mia mano ahahahah perduta per sempre e non ne soffro perché lui non mi fa soffrire ma vuole uscire, si non sopporta più di essere rintanato qui dentro in questo schifoso corpo che pian piano va logorandosi e marcendo…lui sta per uscire…ma lui vivrà e io morirò…ma non mi importa un bel nulla.

 

Le poche pagine di questo libro finiscono qui senza un inizio né una fine solo una firma…

 

…Rakarth…

Semplicemente meravigliosa...
Furiosa, implacabile, elegante e possente...Stupendo esemplare, il piu' perfetto oserebbe quasi dire...
Fissava il morbido manto bianco e perfettamente pulito dalle striature nere, e quegli strani occhi dai bagliori elettrici, cosi' penetranti erano inquietanti e minacciosi...
Si...era perfetta...A questo pensava mentre fissava l'elfo scuro che tremava davanti la tigre bianca e tentava insieme ad altri suoi schiavi  di farla entrare in un'enorme gabbia.
Era riuscita a salvare un cucciolo di tigre prima della scomparsa di Dukle Stadt, l'ultimo, il piu' forte, e ora cresciuto sotto le cure e le mani esperte di quel drow, famoso per la sua abilita' con gli animali anche i piu' feroci.
Notava pero' solo ora che gli mancava un braccio, e stranamente quando era andata da lui era in perfette condinzioni.

'Cosa ti e' successo Shilab...l'ultima volta che ci siamo visti se non ricordo male, avevi entrambe le braccia...'
Sorrise ironica e divertita fissando il drow negli occhi.

'E' stata questa dannata bestia! Sembra avere il demonio in corpo! Mentre le davo da mangiare...Ha spalancato la bocca e con uno scatto improvviso mi ha azzannato con ferocia. Le e' bastato poco e quelle dannate zanne mi hanno strappato via il braccio! Se non fosse stato per i miei schiavi non avrei perso solo questo...'
Shilab piego' le labbra in una piccola smorfia furiosa e al tempo stesso rammaricata, mentre con occhi attenti osservava la tigre che instancabile teneva tutti a distanza.

Aneyrin ascolto' divertita, le piaceva gia' prima, ma ora che aveva sentito la storia guardava la tigre con ammirazione, seguendone i movimenti agili e sicuri, le poderose zampe dagli affilati artigli che cercavano di carne in cui affondare.
Si avvicino' di qualche passo alla tigre facendosi strada tra gli schiavi spaventati e la fisso' negli occhi.
Un brivido le attraverso' la schiena, sembrava indomabile, pronta a distruggere tutto cio' che incontrava sul suo cammino.
Ignoro' l'avvertimento di Shilab che le intimava di stare lontana, sollevo' i palmi verso l'alto e inizio a cantilenare un preghiera avvicinandosi sempre di piu' al felino.
La tigre sembro' calmarsi improvvisamente, un sonno innaturale calo' su  di lei, un senso di pace e di calma la pervase, mentre la sacerdotessa  ora a un passo da lei si chinava e le sfiorava l'enorme testa in una carezza.
Si rialzo' e ordino' agli schiavi di sistemarla nella gabbia e si assicuro' che fosse trattata con estrema cura.
Shilab le si avvicino' a passi veloci guardando prima la tigre con aria stupita e poi lei con sguardo carico di ammirazione.

'Mia signora...Vi prego di stare attenta con questa bestia, non e' affidabile e nonostante il mio impegno non sono riuscito a domarla...Sembra essere stata risputata dallo stesso inferno...Cosa ve ne farete?'

Aneyrin sorrise divertita accarezzando l'impugnatura della frusta che pendeva al suo fianco.

'La tigre e' speciale, ed e' un regalo per qualcuno di veramente speciale...Si ameranno al primo sguardo di questo ne sono certa, e' perfetta per lui...Sara' la tigre dell'imperatore...Sara' lui a domarla e nessun altro...'

Fisso' il drow che in silenzio la guardava senza rispondere, poi gli passo' un sacchetto pieno di monete d'oro.
Senza dire altro si avvicino' alla gabbia e accarezzo' il muso della tigre, che a occhi socchiusi la guardava.
Leggeva nel suo sguardo che stava tentando di lottare contro il sonno che la pervadeva, era furiosa, gli occhi iniettati di sangue.
Sorrise divertita pensando a quando l'avrebbe liberata davanti a Krisaore, perfettamente sveglia e attiva e di certo ancora piu' furiosa.
Fece un cenno con la mano e si allontano' verso la casa di Krisaore, seguita dagli schiavi che reggevano la pesante gabbia.