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Ormai era notte tarda e per le strade non vi era nessuno, le luci di tutte le case erano spente e solo l'uomo e l'ombra stavano al centro della strada. Colui che teneva il panno era con le spalle al muro tutto tremolante, questa situazione creava un ghigno in volto all'ombra che si avvicinava a grandi passi.

 

'No lasciami! E' mia! Tu non sai cosa significa per me! Non l'avrai'

 

Detto questo l'uomo prese dalla cintura il suo pugnale, corto e arrugginito, la mano gli tremava eppure lo puntava contro l'Ombra che piano piano ormai era arrivata innanzi a lui.

 

'Illuso..'

 

L'unica parola che l'uomo riuscì a sentire prima che l'ombra lo disarmasse con un calcio ben assestato e lo uccidesse con il suo stesso pugnale, facendo sembrare il tutto un suicidio, senza destare sospetti tra le guardie. L'uomo prima di morire urlò e si accascio a terra lasciando il panno srotolato mostrando così il suo contenuto, una scheggia, una scheggia di vetro.

 

L'ombra prese la scheggia che iniziò a fluttuargli accanto e sentendo il clangore delle armature delle guardie salto su un tetto e scomparve tra le ombre.

L’uomo con il manto marrone continuava a correre come un forsennato apparentemente senza motivo portando in grembo quel panno che copriva chissà cosa. Continuava a guardarsi indietro e tutto ad un tratto la vide, l’oscura figura si muoveva agilmente tra i tetti delle case restando sempre nell’ombra.

 

L’uomo per un tratto corse senza pensare a dove andava ma solo guardando la figura quando andò a sbattere contro un carretto lasciato in mezzo alla strada facendo rotolare di qualche metro in avanti l’oggetto che teneva con tanta cura in un panno. Spaventato e spaesato tentò di rialzarsi ma a causa della fretta e dell’agitazione ricadde e quando si rialzò sul tetto innanzi a lui c’era l’ombra.

 

Sola nella notte, illuminata dalla luna lei stava là nera nel nero, sul suo volto completamente coperto solo una cosa si riusciva a distinguere, lo sguardo, glaciale e privo di sensazioni al momento, tutte meno la soddisfazione.

 

L’ombra saltò giù dal tetto senza farsi nulla atterrando perfettamente sulle gambe e con piccoli passi si avvicino all’uomo.

La sera si faceva tarda ormai e Marhis splendeva lassù in cielo offuscata da piccole nuvole passeggere. Nei quartieri più malfamati di Kyrandor la nebbia si diradava dal porto e il silenzio giaceva sovrano.

 

Come d’improvviso dei passi nel silenzio iniziarono a correre veloce sempre di più, il rumore dei tacchi echeggiava tra le case senza mai fermarsi. Un uomo coperto da un lungo manto nero correva in una piccola stradina guardandosi di rado in dietro con aria assai preoccupata. Teneva le mani strette in petto come per proteggere qualcosa, e quel qualcosa era avvolto in un panno.

 

I tetti delle case erano illuminati dalla luce della luna e dai caminetti si alzava fumo dei camini.

 
…Per quell’uomo era forse cominciata la sua ultima notte…