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Gli incubi non mi lasciano mai. La lunga marcia verso il castello del nostro nemico, i vessilli spiegati e il rullo dei tamburi. Le voci allegre degli ufficiali e soprattutto la rassicurante presenza di Mytries accanto a me. Iniziano sempre così. Poi il volto di... non ricordo neanche come si chiamava quel tamburino... esplodere senza che nulla l'avesso colpito. Uno ad uno tutti quelli nelle prime file caddero senza ragione, esplondendo, avvizzendo, accartocciandosi su se stessi e in altri cento modi. Poi il fuoco nero che lambiva la mia carne facendola avvizzire intorno alle mie ossa. Il dolore. Ricordo solo quello adesso. Mi sveglio madido di sudore e già so cosa mi aspetta se mi riaddormento ma ogni volta è come se la veglia mi rifiutasse e mi costringesse a dormire per rivivere quei meomenti. Vedo i miei compagni caduti rialzarsi come marionette prive di volontà propria e scagliarsi sugli altri usando tutto ciò che capitava loro per mano come un arma. Qualcuno brandiva ancora asce e spade ma tanti usavano arti strappati ai compagni caduti e già morti o ancora vivi per colpire provocando in quelli che ancora non erano caduti un orrore senza pari. Mytries! Lei sola al mio fianco! Mi sveglio spossato e affranto come se il fuoco nero avesse di nuovo bruciato la mia carne con la risata del nostro nemico che ancora mi ferisce le orecche. Stringo i denti e raccolo le poche forze che ancora sostengono il mio debole corpo per girarmi su un fianco a guardare Mytries che ancora dorme. Le sue labbra carmiglie mi attirano e la bacio sentendo il sapore del langue che sempre le bagna al risveglio. Lei sola al mio fianco. Lei! La mia vita!

Cosi’ come tutto cio che crediamo eterno trova la sua fine, la splendente citta’ cadde.

Il ricordo di tale bellezza raffiora ancora nel cuore delle genti che allora la popolavano.

Seppur io non mi trovi fra queste fui complice di tale splendore attraverso delle visioni.

il popolo elfico.. ampie costruzioni.. bambini che giocavano felici in prati fioriti..  questo cio che vidi.

…di colpo quelle visioni si suddivisero in piccolissimi frammenti e scomparvero..

Gli dei furono magnanimi nel mostrarmi cio’, quest’evento mi diede maggior convinzione nel credere nei miei ideali

Ho potuto, in breve tempo, provare sulla mia stessa pelle la più accecante Luce e la più tenebrosa Ombra.

Da una parte, Kyra nel suo splendore, tanto splendente della sua Luce nell'avvolgere a sè una sua fedele da costringermi ad allontanarmi da ella, un passo dopo l'altro, e quasi coprire il viso con il mantello di velluto porporino. Tant'è che, fosse caduta nel sonno un minuto più tardi, sarei stata costretta ad andarmene immediatamente.

E poi..Ella, la mia Dea, a Lei nel tempo degli Dei Oscuri mi sono inginocchiata, a Lei ho offerto il mio stesso sangue, e mi ha parlato. Mi ha ammonita dal continuare a lottare contro chi non ha forza, poichè lei vive di vita passiva, e non per sè: e, mi ha detto, che senso ha continuare, se non potrà mai esserti erede?Ne vuoi l'affetto, ha affermato. Ma credi che l'avrai ancora dopo aver consumato la tua vendetta, mortale?

Eppure il tempo della vendetta è passato, ho scelto ormai di vivere, di rinascere a nuova vita e lasciare indietro il passato. Perchè mi ha detto questo? Forse che vede nel profondo della mia anima nera?

E mia figlia non si è presentata, al giorno del suo matrimonio. Lo immaginavo, me lo aspettavo. Forse è un bene, e non sono sicura di non essere contenta che l'abbia fatto..forse Kyra le sta facendo ritrovare ragion di se stessa?

Che cosa meravigliosa è l'amore.

L'amore dà bellezza anche all'uomo incolto e rozzo, dà nobiltà anche ai più umili, rende umili anche i più superbi.

C'è nell'amore un altro merito degno di lunga lode: l'amore rende l'amante quasi casto poiché, chi è illuminato dal raggio di un solo amore, difficilmente pensa d'andare con un'altra anche se bella.

Questo è l'effetto d'amore: fa risplendere l'uomo di tante vurtù e gli insegna ad avere tanti buoni costumi.

Se l'amore avesse pesi e contrappesi tali da condurre sempre al porto della quiete i suoi naviganti, anche dopo lo sconvolgimento di molte tempeste, io accetterei di buon grado d'esser sempre legata alle catene della Sua schiavitù.

Ma poiché con la sua mano muove pesi ineguali, quasi fosse in combutta con Xanathon, decisamente non credo nella giustizia di una giudice tanto sospetta come Lei.

E perciò ho deciso di rifiutare il suo giudizio poiché "troppo spesso abbandona i naviganti in mezzo all'onda tempestosa".

 

*Una lacrima bagna il fondo di questo foglio*

mentre girovagavo per la citta' di Gerighelm scorsi il mio maestro adagiato sulla parete che sorregge il portone interno del Castello.

Io,Triste lo guardai cercando uno spiraglio di speranza nei suoi occhi ma nulla, il suo sguardo era freddo e distaccato.

Gli feci una domanda difficile, io ero degno di essere il suo discepolo, il suo piu' amato allievo? Lui Mi rispose con un aria fredda, dicendo praticamente di no.

Io Ero ancor piu' triste a pensare a quanto accaduto, non avevo mai visto il mio maestro cosi' malvagio, sembrava tutt'altra persona.

Io Caddi a terra preso dalla disperazione, lui se ne importo poco e si appoggiò all' arco del portone sospirando verso di me, non sono stato mai cosi' triste in vita mia, la tristezza mi distruggeva cervello e anima.

Poi tutto ad un tratto mi disse che aveva da fare e doveva andarsene allora io gli feci una domanda, anch'essa ardua, gli chiesi se lui mi voleva bene.

Non mi diede una risposta, ed io sconsolato me ne andai, Non ho mai visto il mio maestro cosi' Malvagio, sara' l'aria che si respira in Therial, mi ha sempre voluto bene ed ora mi ha scombussolato una vita, speriamo che si aggiustino le cose senno' mi perdero' per sempre....

Il mio stato di apatia e' ingovernabile. Non ho voglia di mangiare. Rimango chiusa nel Tempio da Nacya, e la dolce melodia mi culla. Non ho voglia di uscire, di andare in giro...perfino di arrivare da Esme, che tutto sommato, non e' cosi' lontana dal Tempio.
Non ho piu' voglia di niente. E penso.
"Dimagrisci e impallidisci a vista d'occhio!! Renditi conto della situazione in cui ti trovi!" -mi rimprovera Flaminea.
E' tutto inutile, di vivere non ho voglia...
Continuo a pensare al matrimonio, e a Tecliss.
Non si e' piu' fatto sentire; Non ha dato sue notizie in alcun modo. Lo aspetto, pero'.
So gia' come sara' il mio matrimonio..come andra' a finire...
Forse e' proprio questa mia possibilita' di prevedere che mi distrugge il futuro...o forse..e' solo il futuro a distruggere me.
Spero di non apparire troppo smunta, quando saro' all'altare. Cerchero' di rendermi presentabile, e di essere sorridente come una volta...

Da giorni ormai non si spostava da li, sostenuta dalle imponenti ali nere, si stagliava maestosa nel cielo, come un angelo nero. Gli occhi color nocciola fissavano la citta', cosi piccola da quell'altezza, e di notte si perdevano tra le tenebre del cielo e i freddi raggi di Marhis, scrutando, cercando qualcosa che il suo sguardo non riusciva a catturare.

Tristezza.

Non riusciva a scacciarla. Si era insinuata cosi' a fondo dentro di lei, che ormai non provava null'altro.

Odio?

No, non provava odio per alcuno, ne amore ormai. Coloro che conosceva si erano persi nel limbo del tempo e dello spazio, la solitudine ormai era diventata la sua compagna. Aveva cancellato parte di se' per lasciare posto a una nuova essenza, forte e sublime, tenebrosa e ammaliante, ma non bastava per farla sentire viva, era stato tutto inutile.

Si sentiva fuori posto ormai in quelle terre, non aveva piu' uno scopo, non aveva piu' un senso, e aspettava solo che i suoi fratelli la portassero via, per sempre. Chiudeva gli occhi e alzava le braccia, cercando un contatto con loro, urlando con quanto fiato aveva in gola nell'antica lingua. Me nessun sussurro le giungeva, anche loro si erano dimenticati di lei.

E sempre la stessa domanda rimbalzava nella sua mente: per chi, per cosa vivere?

E il tempo scorre lentamente, senza che esso segni il suo viso.

E le sue nere piume cadono, come lacrime di un cuore che non puo' gemere.

E le sue mani plasmano un sogno che non puo' esistere.

Una figlia del vento che non puo' volare, incatenata a un peso di cui non riesce a liberarsi.

Una figura dimenticata e solitaria che non puo' far altro che cantare della sua tristezza.

Un'anima che sorride ora solo verso la morte e non puo' far altro che cancellare la sua vita.

Un demone che cercava la liberta', ma ha trovato solo desolazione.

Nulla vale piu' il suo sangue, debole ormai la sua essenza, ma lei continua a danzare nella notte, cercando il segno di una speranza.

Perche' non puoi piangere demone triste?

Non posso crederci, sono ad un passo dal traguardo: entrare a far parte del sacro ordine dei cavalieri. Fin da quando ero un piccolo elfo vivevo con i miei genitori ed essi mi accudirono e mi insegnarono molte cose, tra cui l'amare ed apprezzare tutto cio' che e' bene.

Purtroppo essi all'eta' di 10 anni quando prese a fuoco la foresta ove vivevo diedero la loro vita in cambio della mia... che brutto ricordo, pero' io non rinnegai gli insegnamenti che mi diedero e li usai a scopi benefici per aiutare la gente piu' povera e malcapitata degli altri,  ed allora che decisi di divenire un paladino e di farmi guidare da un'unica e immensa luce: la luce dell'albero di Kyra. Fin da quando avevo 10 anni aiutavo i poveri briganti e i nomadi senza una casa: mi ero posto uno scopo a quei tempi, tentare di portare la pace nel mondo e di farla rimanere senza che gli esseri oscuri e malvagi intervenissero a discapito di essa.

Oggi quel sogno di divenire un cavaliere del sacro ordine si avvera sempre di piu'... spero tanto che possa unirmi ad essi ed aiutarli con le mie imprese a portare la pace in tutta therial

Sono le 8 del mattino del Giorno di Dheadis, 34o del Mese di Pharadia.

Mi trovavo da Cuervo, quando Nico mi disse di recarmi nel regno degli specchi... non capivo il perche, ma come ho sempre fatto gli ho dato ascolto.... Stava parlando con due persone... quel demone che si e preso il corpo di Dhora... Nico mi disse che era li che dovevo fermarmi... allora attesi, in silenzio, di capire il perche mi trovavo li... Quando rimanemmo soli io e quel demone cominciammo a parlare... della sua vendetta per quell'essere sacro... cominciai a capire come si sentiva, cosa provava e perche voleva vendetta.

Mi tornarono in mente gli ultimi giorni passati con Wirowd, quel demone che era in me, e tutta colpa sua, lui lo ha fatto partire, Wirowd voleva vendicarmi... E partito e non  e mai tornato... Andai a cercarlo... e quando lo trovai era con quella felar, riuscii a sapere il suo nome, Nybeth... decisi di tornare in citta... ma quella felar sarebbe morta...

Senza un motivo evidente cominciai a parlarle di questo, a raccontarle di Wirowd... giurando che mi sarei vendicata di quella felar... Mi chiese se ne ero sicura, se era veramente cio che volevo... non avevo dubbi, e giurare vendetta davanti al Demone della Vendetta puo essere pericoloso... Mi porse la mano,e la strinsi senza pensarci troppo. Un nero globo ci avvolse... sentivo il suo potere scorrere lentamente dentro me, il mio cuore si riempiva di Vendetta, Odio e Rabbia... mentre un Demone si tatuava sul dorso della mia mano... 

Quando lasciò la presa mi sentivo un'altra, un'energia che non avevo mai sentito scorreva nelle mie vene... e alimentava il mio odio per quella felar.

Morirà... appena Dhora sarà tornata partiro, alla ricerca di quella felar, e avrò la mia vendetta.

Sono le 8 del mattino del Giorno di Deothium, 21o del Mese di Marhis.

Lascio queste pagine a chi trovera' questo diario nel caso io non abbia avuto successo nelle mie ricerche..

Girai di citta' in citta' alla ricerca di qualcuno che potesse tradurre quella pagina,avevo perso quasi le speranze, nessun sacerdote o stregone era riuscito ad aiutarmi, e coloro ai quali avevo mostrato il libro che accompagava la pergamena mi dissero che era pura follia e che non avevano intenzione darmi ascolto.

< E' una maledizione e' una follia tu sei pazza!! > questo e' quello che mi dissero. Chiunque avesse visto il libro sembrava terrorizzato e si chiudeva a riccio cacciandomi.

Una settimana fa una gnoma mi ha raggiunta mentre mangiavo ad una locanda: era vecchia dai lunghi capelli bianchi, il volto raggrinzito eppure nei suoi occhi lessi un grande potere, mi disse di recarmi al porto di Kyrandor aveva qualcosa per me, mi diede un appuntamento in piena notte..

Sono andata all'appuntamento e lei comparve silenziosa come uno spettro, mi disse di raggiungere l'isola dei drakyri e di cercare l'elfo piu' vecchio dell'isola

< mai si fa vedere, e' un'anima martoriata dalle sue azioni, ma ti ascoltera' >

La gnoma sorrise e sembro' acora piu' uno spettro, non mi lasciai intimorire quando vidi i suoi occhi gelididi brillare di rosso e la sua mano distendersi verso di me. Restai immobile, lasciai che mi sfiorasse il volto nascosto dal velo e lei chiese la sua ricompensa con un ghigno malefico.

< Mia cara ragazza, ora mi devi qualcosa, ma non e' ancora il momento.. rammenta quando giungerai al culmine del tuo viaggio dovrai dimostrare la tua fede > detto questo si dissolse come uno spettro.. quell'incontro mi lascio' turbata, ricordo che arrivai persino a pensare che Tricksty aveva deciso di aiutarmi in quest'impresa, ma quella gnoma non poteva essere lei..

La mattina successiva raggiunsi l'isola dei drakyri, iniziai a domandare dell'elfo di cui mi aveva parlato la gnoma e presto scoprii che tutti erano disgustati da quel vecchio elfo,ma ne avevano un reverenziale timore e nessuno sapeva come trovarlo.. camminai per giorni riposando ogni tanto,ma comunque tropo poco: volevo trovarlo ad ogni costo.

Ero tropo stanca per tenere gli occhi aperti e scivolai nel sonno senza nemmeno accorgermene, sognai quella gnoma la sognai mentre mi prendeva l'anima come pagamento e mi svegliai con un grido. Fu allora che lo vidi.. mi maledissi per essermi addormentata in quel modo, davanti a me c'era un essere completamente ammantellato di nero, era immobile ma sentivo il suo sguardo su di me. Restammo in silenzio per alcuni minuti, non avevo mai provato paura, ma quel giorno la provai.. una paura di cio' che e' sconosciuto e di cio' che non si riesce a comprendere.. mi ritorno' in mente il necrodemone, ma di certo non poteva essere lui sicuramente l'Accademia non gli avrebbe permesso di girare indisturbato.

< Ti aiutero' > disse con voce roca e in un arrangiato Therialese < ma dovrai pagarmi per il mio lavoro > avanzo' verso di me e io sentii come rumore di catene, mi parlo' in un sussurro < la strada che hai scelto di percorrere potrebbe portare alla tua morte, ma non esultare poiche' potresti perdere quello che piu' brami.. sei ancora disposta a continuare? >

Avevo ormai capito che era il vecchio elfo e la paura iniziale passo' in pochi attimi.. ricordai di nuovo chi lasciavo.. no.. lui non ha bisogno di me e se morissi.. per lui sarebbe una liberazione.. in quanto ad Eilivan, no non dovevo morire sia il drow che l'accademia avevano ancora la mia parola dovevo riuscire.

Annuii convinta e decisa, meglio rischiare la vita che lasciare che il necrodemone camminasse per Therial.

Restai con il vecchio elfo per un paio di giorni, mi descrisse cosa mi sarebbe accaduto se non avessi avuto successo, mi racconto' la sua storia egli era sato un chierico partito alla ricerca del mio stesso tomo ed ora era.. uno spirito a meta', non moriva e non viveva, la sua anima non era piu' sua.. ma non volle dirmi di piu' su quello. Tradusse la pergamena e l'unica cosa che mi chiese fu di tornare da lui se avessi avuto successo.

Cerca oltre i confini, giungi alla fine del mondo, trova le porte aprendo il cuore e non vacillare o vedrai il nulla senza ritorno.. Attraversa i ponti non voltarti indietro o precipiterai, nel cuore dell'ombra troverai quello che cerchi ma a quale prezzo? sta a te decidere avventuriero..

Questa era la traduzione, prima di andare il vecchio mi diede uno strano oggetto: era un oggetto circolare che conteneva una lancetta che segnava sempre il nord.. mi disse di camminare sempre verso sud ovest. Lo ringraziai promettendogli che sarei tornata per saldare il mio debito.

Prima di partire decisi che sarei passata un ultima volta a Kyrandor magari avrei incontrato lui e l'avrei salutato, forse per sempre o forse no.