← I Reperti · Sola lettura · Cerca nell’archivio

Interessante, l'incontro con l'elfo, persino più di quanto mi aspettassi.
Contavo di guadagnare vantaggio, in favore dei miei progetti futuri, ma sono giunta a sapere più di quanto mi aspettassi..
L'ho incontrato, come convenuto, presso la biblioteca personale della Maestra della Magia; pensavo non volesse sprecare il tempo in convenevoli, mi pareva piuttosto ansioso, dalla tono della sua missiva, di acquisire informazioni sulla faccenda demoniaca cui mi aveva accennato, ma infine mi è parso più preoccupato riguardo a se stesso che ad essa.
Certo, abbiamo discusso della luminosa, degli strani caratteri della creatura che l'ha posseduta, definita demone da alcuni ma che a me pare mancare dei tratti necessari per essere definita tale; gli ho esposto alcune mie teorie a riguardo, e di più non posso fare siccome incontrato l'elfa nè il "demone"...

...ma la parte della conversazione che più ha destato il mio interesse è l'altra. Il legislatore mi è parso, oserei dire, tormentato da dubbi esistenziali, pareva cercare da me le risposte sul suo futuro e sul sentiero da seguire, sembra quasi che la sua fede nella luce stia vacillando..non sono sicura sia così, ma siccome ho buona possibilità di pensarlo non ho mancato di misurare le parole in modo da tentarlo a cedere, il fato ha voluto che esse non siano state del tutto menzognere, in quanto i consigli che gli ho dato sono stati in effetti ragionevoli e sensati..perchè continuare a seguire una via che ci è stretta?

Interessante, davvero interessante..che La Nera Signora desideri che io porti a Lei un nuovo seguace?

Una missiva e' giunta in risposta alla mia, molti, troppi giorni dopo quanto sperassi o potesse essere utile per lei.
Un sigillo d'ombra la custodiva da sguardo altrui.
La torre della magia, la biblioteca personale della maestra della torre.
Pronuncio poche parole e per una volta l'incantesimo funziona e mi trovo a pochi passi da colei che era la destinataria delle mie speranze.
Avanzo. E' cambiata dall'ultima volta che l'ho veduta, quanto diceva Timil e' dunque vero: attende un figlio da quel druth...

Parliamo di tutto tranne che dell'unica cosa che mi interessa, anche perche' lei non puo' sapere dove si trova Laeire, ma puo' ipotizzare forma e natura del demone che la possiede.
E' donna colta quella che ho innanzi, forse non solo in apparenza, ma non ha risposte.

Sara' poi un demone? Se lo domanda lei e me lo domando io...
Risposte, merce così rara, da farmela desiderare come non mai!!! Il pensiero di lei mi fa vacillare, l'umana se ne accorge e semina in un terreno fertile: ma non permetterò alle sue parole di germogliare, no!!!

Che fare, a chi domandare? L'aura di una persona posseduta non e' raggiungibile da una semplice magia...
Bussano alla porta del tribunale, una, due, tre volte...Un nano, sorrido e torno a vestire i panni di Legislatore, distaccato e neutrale, mentre i miei pensieri seguono una chimera celata chissa' dove.

Lancinante mi assale il dolore mentre ascolto l'ultimo battito dal corpo dell'elfa. E' morta. L'ultima guerriera non respira piu'. Chi si prendera' cura di me? Chi mi proteggera' dal dolore del mondo?

Quanto e' bello il colore dei suoi occhi, quasi me ne innamoro... in essa ho disegnato tutto cio' che potevo chiedere in una luminosa... dove andro' a rifugiarmi ora?

Come lava incandescente bruciano, lente, solenni e interminabili lacrime... Adesso sono veramente solo.
Raccolgo il corpo e spicco il volo, ho deciso non e' su questa terra che posso vivere... troppe ingiustizie troppo dolore troppo buio, e di certo ne kyra ne marhis possono darmi la luce di cui necessito. Non so' accontentarmi, cosi' volo. Volo. Volo volo e volo veloce verso il tetto del mondo e poi oltre: attendetemi anime morte salgo da voi a ristorare e riposare la' dove nessuno conosce la parola buio!

Chiudo gli occhi lasciandomi accarezzare dalla brezza ed istintivamente tendo la mano e la stringo, cercando qualcosa... qualcuno...

No. Non posso svanire.

Mento e mento ancora ripendendomi "Demone sei e demone resterai, vattene prima di far male a qualcuno!"

No. Un demone non pensa cosi', non si comporta cosi'... un demone non teme per nessuno.
No. Devo andare sono un demone, continueranno a cacciarmi.
No.

Ora e' tardi pero', un occhio mi ha riconosciuto, una mano e' stata tesa verso di me... Come posso abbandonarla?

Con foga mi rigetto verso il corpo, lo batto lo scuoto non si alza... non batte piu', e le mie lacrime non basteranno a riportarlo in vita.

Chi... chi puo' venire a salvarmi... ora?

Un forte dolore alla nuca, poi piu' nulla.
Mi risvegliai e vidi gli occhi del mio fratello maggiore Kasix. Sogghignava mentre restava accovacciato presso la mia figura, distesa sul freddo pavimento di ossidiana.
"wael lu´ yibin iz´ zuch" mi disse, che tradotto letteralmente significa "sciocco e debole come al solito". Mi massaggiai le tempie rimanendo seduto, lo sguardo inespressivo fisso nel suo, ghignante e soddisfatto. Dopo che il giramento di testa mi passo' mi alzai, spolverandomi le vesti.
All'epoca ero un giovane oscuro, che ancora non era considerato come un adulto e che non era nemmeno rispettato dagli altri nobili, poiche' il piu' giovane fra essi. Venivo spesso impiegato come paggio per i vari arcanisti e qualche volta anche per mia madre, la "Somma Sacerdotessa", o addirittura come svago momentaneo, ovvero soggetto di frustate e diverse percosse per puro divertimento, come fui quel giorno per mio fratello Kasix.
"dos z´klaen screa ulu tlu natha nesst" mi disse quando finalmente lo fissai gelidamente, ovvero "devi imparare a crescere, e devi farlo in fretta". Dopotutto non aveva tutti i torti, all'epoca era abbastanza ingenuo, anche se avevo uno spiccato gusto per la tortura, per l'attesa e per il complotto, non avevo i mezzi per poter attuare le mie "rivincite".
Se adesso ripenso a quegli eventi mi rendo conto di quanto fossero futili e banali, "rivincite" sui miei fratelli. Desideravo appunto che soffrissero dieci volte per come mi avevano trattato in quei primi anni, desideravo fargli ricadere sopra cento e mille colpe che non avevano, e qualche volta ci riuscii, ma per me non era abbastanza.
Dopo qualche istante Kasix, per il momento soddisfatto, se ne ando' scomparendo su per le imponenti scalinate che dalla sala principale della torre dei guerrieri, che salivano tortuose verso le camere di quest'ultimi.
Vagai per qualche ora in quella stanza meditando le piu' atroci vendette, d'altronde se volevo guadagnare una posizione che mi soddisfacesse un minimo, prima o poi avrei dovuto eliminare Kasix, o qualche altro mio fratello. Avrei atteso e lo avrei fatto pazientemente.

Cosi' non fui dispiaciuto quando un giorno mio padre si presento' in camera mia con la mia prime armi: un pugnale e un laccio di cuoio. "
"Doer ghil, ol zhah draeval ulu orior dos ulu melee-maghtere" mi disse. Ovvero "vieni, dobbiamo renderti pronto per l'accademia dei guerrieri". Era la mia prima occasione di guadagnare potere e rispetto e di farmi notare innanzi al casato tutto. E cosi' seguii mio padre lungo le scalinate che qualche giorno prima aveva percorso mio fratello Kasix, abbandonando cosi' la parte inferiore del palazzo, ascendendo sia fisicamente che in senso figurato verso una nuova tappa della mia infanzia.

Cammino per le ampie stanze del palazzo di giustizia di Cetrim.
Se tutto fosse andato come desideravo avrei svolto qui, il mio servizio invece...

La statua di Aryhann e' bella e terribile come sempre e cio' che c'e' scritto sulla targa ai suoi piedi rapisce il mio pensiero ora, come la prima volta che lo lessi:"Protezione dei Deboli/ Perdizione degli Oppressori: LA LEGGE E' UGUALE PER TUTTI".

Servire la legge; se i miei pensieri spesso non fossero portati altrove, chissa' poi dove, sarei felice di farlo!!!
Cio' che sto realizzando in tal senso: le proposte, le idee si susseguono febbrili, ma ultimamente sono adombrate da un'inquietudine figlia del mio cuore.

Dove sara'??? Nessuna traccia di lei, nessuna parola, nessuna lettera, niente...Non c'e' che dire, non sono di certo fortunato in quel campo, per nulla!!!Che il demone...No, non puo' essere, almeno avessi la certezza della sua buona salute...Ancora una volta che il cuore abbia tradito i miei passi indirizzandoli verso la via sbagliata???

Mi sono sorpreso questi giorni a ripensare nuovamente al mio passato, che tuttavia non e' quel passato che per lungo tempo mi ha perseguitato: il periodo in cui tornai dall'accademia dei guerrieri per assistere alla tragica caduta del mio casato.
No, questa volta la mia mente e' percorsa da ricordi antecedenti al periodo che definisco "La fine della notte senza stelle". Gia', ripensavo a quei lontani momenti in cui aprivo gli occhi al mondo, resi inevitabilmente sfocati dai duecento venti anni che mi ritrovo ad avere.
Ricordo ancora, seppure in modo vago, il giorno in cui nacqui. Un silenzioso sibilo di voci sfioro' le mie orecchie, e per la prima volta sentivo quella che sarebbe stata l'unica lingua che avrei parlato per circa centosessant'anni, e i miei occhi si aprirono per incontrare una fitta coltre d'ombra...il buio piu' totale. Lentamente alcune immagini confuse apparvero ai miei occhi, e dopo pochi attimi, vidi mia madre per la prima volta.
Halisstra Xiltyn, questo era il suo nome. Incontrai quel giorno i suoi occhi ambrati, esausti e inespressivi. Ricordo che aveva la fronte imperlata di sudore ma la sua compostezza non era tradita dall'evidente sforzo fisico del parto. Poi i ricordi si fanno confusi e offuscati...
"Madre", spesso qui in superficie mi capita di sentir pronunciare questa parola, questo appellativo cosi' alieno per me, eppure cosi' familiare per gli umani o i luminosi. Madre...ma d'altronde cos'e' una madre se non il veicolo della tua prima ascesa al potere, la vita?
Imparai subito a chiamarla sacerdotessa, poiche' non potevo che riferirmi a lei con tale nome, a patto che non volessi ricevere delle frustate o volessi fare una visita alle segrete del palazzo del casato per compiere delle "lezioni" in prima persona sulla tortura drow. "Sacerdotessa", solo questo era per me, anche perche' nella nostra societa' a differenza della superficie i legami di parentela e soprattutto quelli affettivi sono considerati segno di debolezza. E dopotutto non fu certo la "Somma Sacerdotessa" ad accudirmi, ma le mie sorelle e fratelli maggiori, i cui interessi erano strettamente personali e accudirmi rappresentava solo un'occasione per apparire migliori agli occhi degli anziani del casato...insomma ero solo un mezzo per acquisire maggior potere, come era giusto che fosse. Che sia debolezza anche chiudere troppo la propria mente? Questo lo ignoro, ma ricordo tuttavia che imparai molto della vita che mi si prospettava davanti in quei primi anni, e soprattutto...imparai molto su me stesso.

Citazione:
Col vento tra i capelli ho riaperto gli occhi, l'elfa stava ancora correndo... e col suo svelto passo raggiunsi verso sera le prime lande desolate del nord. Neanche lo stelo d'un fiore accanto a me, il vento termina la sua esibizione tra tristi note... poi tutto tace.

Fu allora che decisi di alzarmi e di abbandonare il corpo dell'elfa...

Vivere vivere vivere... ho troppa voglia di vivere...

Non ho mai vissuto tanto allungo e tutto assieme... Cio' che sapevo l'ho dimenticato per ritornare seme... e io stesso creai Laeire per farmi da scudo... non dovevo uscire fuori... non dovevo nemmeno ricordarmi di esistere... dovevo solo sopravvivere come ho sempre fatto...

Ma una notte, preoccupata per lei, incolpandosi ingiustamente di errori mai commessi, una luce mi risveglio'... La intimai con la paura e subito richiusi gli occhi forte forte. Ma si sa', io... non faccio paura a nessuno... Cosi' ritento' ancora e questa volta non opposi resistenza. Il risultato sorprese anche me.

Per ore giocammo non curandoci di nulla, ero felice... ero solo felice. Presi coraggio e osservai il mondo mentre ella lo colorava... che splendore che perfezione... era di questo che avevo veramente paura...

Molte parole ho pronunziato, forse troppe anche per me... e troppe ne ascoltai per non desiderare di tornare a vivere.

Demone mi chiamano, e demone mi faccio chiamare. So' pronunziar solo menzogne, ferire uccidere e far soffrire. A te piccolo uomo il mio mortale segreto, tu solo hai visto gli eserciti che per secoli e millenni ho creato in mia difesa...

A tutti ho mentito... per primo a me stesso.

A chi posso offrire i miei servigi mentre dormo?

Il corpo dell'elfa e' ancora li disteso, il cuore batte ma come mi aspettavo... non parla piu'.

Ultimamente il corso della mia esistenza è così incredibilmente...monotono.
Giorni e giorni a compiere le stesse azioni, una missione alternata a tanti studi...
Ora che ho ritrovato interamente la conoscenza dei miei incanti, non so precisamente in che maniera usarla.
Certo, ci sarebbero un paio di persone che si meriterebbero una maledizione degna di tal nome, ma..o toccarle con la mia magia esula da ciò che a me conviene, o sono talmente noiose da necessitare di una punizione più originale.
Come quell'umano, capace soltanto di sbraitare ignominie di pessimo gusto e nemmeno sufficientemente originali da divertirmi, oltre a sferrare fendenti.
Vorrà dire che gli insegnerò io come ci si possa vendicare in modo decisamente più particolare..

Breve... e' sempre troppo breve... la mia permanenza in un luogo... Ora capisco e dalla mia piccola luce accetto consigli... Lo posso affrontare solo io. Cosi' parto... sola col mio demone... dalle bianche ali che di luce propria iniziano a splendere.

Cosi' senza salutare nessuno... senza un rumore senza un suono... nuovamente parto.

Ora so'... nn e' lui l'intruso... ma ancora troppo ho da capire... troppo da chiarire... e non posso farlo con accanto le persone che amo, perche' uno sbatter d'ali errato e tutto svanirebbe... no. Non posso rischiare tanto... cosi' nuovamente parto.

Addio miei cari amici e compagni di gioco... addio....

Persa alle radici del fato vagavo alla ricerca di ciò che ero stata.

Puro spirito slegato da vizi di carne e virtù di pietra mi aggiravo in pena per ciò che avevo perduto.

Una luce, un fuoco, una visione di infinita bellezza che mi avvolgeva con tentacoli di fiamma.

L'Angelo mi osservava, capace di scrutare nel profondo del mio essere ormai spoglio delle mortali vesti.

Lacrime rigavano il suo splendido viso per infrangersi ai nostri piedi come roventi gocce di sangue.

Mi chiese cose che nemmeno io conoscevo di me e mi conobbe come nessun'altro prima mi aveva mai conosciuta.

Fu così che mi restituì ciò che avevo perduto, fu così che mi rese la vita.

Un dono.

Un dono che sembra venire da lontano, da mondi e tempi a me remoti.

Un anello.

Cerchio che cinge la mia vita, sigillo di potere e di pericolo.

Mi basta guardarlo perchè mi rammenti il nostro incontro, mi basta guardarlo per chiedermi se l'Angelo non sia ancora accanto a me.