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Per mesi, intorno ai fuochi comuni accesi nelle sere d’inverno, avevo interrogato gli anziani e gli esploratori dei nani sulle strade per raggiungere Kyrandor ed ero riuscita a disegnarmi una mappa rudimentale. Aspettavo solo il disgelo per partire. La mia madre adottiva sapeva della mia decisione e ne era rattristata, come anche gli altri.

Ma colui che ne era più addolorato di tutti era il figlio del re dei nani. Una sera mi confessò di amarmi. Ne fui sorpresa ma nel mio cuore non c’era amore per lui. Tutt’al più affetto fraterno e un poco di tenerezza.

Gli dissi la verità, sono sempre stata sincera. Incassò ma continuò a professarmi il suo amore.

Una sera venne da me con una pietra di rara bellezza: un piccolo diamante grezzo a cui una forte componente azotata dava magnifici riflessi verdi. Disse che si accordava bene con i miei occhi.

Presso i nani la pratica di offrire pietre preziose ad una femmina per conquistarla non ha nulla di offensivo, anzi viene reputato un gesto d’amore e di devozione. Del resto lui sapeva bene quanto mi piacessero le pietre preziose, parecchie volte io stessa ero andata con lui a visitare le miniere in cui i nani estraevano le loro risorse e ne ero rimasta affascinata. Io, normalmente incapace di restare ferma anche solo un momento, davanti a quelle piccole meraviglie m’incantavo per lunghissimi istanti a studiarne la luce e la forma.

Mi fece vedere a lungo il diamante nel palmo della sua mano, poi, con una mossa che gli prese solo qualche minuto, lo fissò ai miei capelli con un sottilissimo filo d’oro e mi pose uno specchio. La pietra risaltava fra la mia chioma fulva dandovi una luce incredibile. Sorrisi. Lui anche. Quella notte lo feci restare. E molte altre ancora.

I miei capelli si riempirono di diamanti, smeraldi, rubini, zaffiri, persino una rarissima perla che sicuramente veniva da molto lontano da lì.

Spesso mi sono chiesta cosa mi avesse portato a restare. Non i gioielli, nonostante i maligni possano pensarlo. Non l’amore verso di lui. Credo essenzialmente fosse per combattere l’immenso senso di solitudine che mi accompagnava da sempre e che, alla decisione di partire, si era acuito. Restare, e restare per lui, significava potermi finalmente sentire parte di qualcosa, di un mondo a cui non appartenevo per razza e forse neppure per cultura, significava essere finalmente importante per qualcuno.

Ma mentre passavano i giorni e la mia ansia di partire andava aumentando, cominciai a rendermi conto che stavo raccontando menzogne a me stessa, e inconsapevolmente illudevo anche lui.

Finché presi la decisione di andarmene sul serio. Gliela comunicai solo la sera prima, per evitare i lunghi addii. Non li sopporto, non li ho mai sopportati. Penso soffrisse ma restare sarebbe stato andare contro la mia natura e contro me stessa.

La mattina dopo salutai la mia nana irosa che tra le lacrime e le imprecazioni mi diede uno zaino pieno di cibarie e mi congedò in malo modo…ancora non so se mi maledì o benedì, ma a suo modo credo la seconda.

Uscii dalle caverne dei nani e cominciai a camminare all’aria aperta, seguendo il sentiero che portava a valle. Mi fermai a guardare il sole che sorgeva in quel momento da dietro le montagne e ricordo che provai una strana euforia mentre il mio stomaco era attanagliato da una morsa di paura. Mi sistemai meglio lo zaino sulle spalle e mi incamminai.

(segue)

Della mia nascita non so nulla, non conosco il nome dei miei genitori né ricordo il loro viso.

Stranamente non mi importa, non si può avere rimpianto per qualcosa che non si è mai conosciuto, anche se col passare degli anni in qualche momento la curiosità di conoscere le mie origini si fa acuta.

Dei miei primi anni ricordo solo la chioma di alberi altissimi brillare nel sole e rifulgere al chiarore delle stelle, mentre io guardavo dal basso, nel sempre cupo sottobosco…ricordo i mille rumori della foresta, così diversi di giorno e di notte…ricordo l’odore pungente di escrementi e pellicce d’animale, quello caldo del sangue della preda appena uccisa, quello della terra e delle lucenti cortecce degli alberi appena dopo la pioggia.

Ma sopra ogni cosa ricordo il sapore dolciastro e acre insieme del latte di mia madre, il suo pelo morbido e caldo contro il mio viso di bimba e sotto le mie piccole mani, la sua lingua ruvida che lavava con cura il mio corpo e il suo fiato caldo che mi scaldava di notte.

Doveva parere strano anche a lei questa cucciola, trovata ed allattata (ora penso che non mi avesse uccisa perché doveva aver da poco perso i suoi cuccioli e avere latte in eccesso), che la seguiva correndo carponi ma che tardava a diventare indipendente come invece sarebbero diventati molto più velocemente i suoi cuccioli naturali.

Potevo avere tre anni, forse quattro, quando una pattuglia di nani in ricognizione nella foresta di Jajn Dur mi trovò.

Piangevo disperata vicino al corpo esanime di quella che io riconoscevo come unica madre: una leonessa di montagna uccisa da un orso. Io avevo assistito al combattimento delle due belve e ne ero anzi la causa. Infatti l’orso aveva visto in quel piccolo essere mezzo umano e mezzo fiera un facile pranzo e la leonessa gli si era avventata contro per proteggermi. E l’aveva ucciso, morendo però subito dopo per le ferite subite.

I nani mi portarono con loro e mi affidarono alle cure della sorella del re, una nana dal carattere tanto iroso quanto d’animo buono. Con il passare dei mesi mi insegnò a camminare come un essere umano e, nonostante all’inizio mi guardasse con una certa compassione, nel giro di pochi anni le mie gambe divennero dritte e forti, così come la mia schiena.

Mi insegnò anche a parlare e qui ebbe qualche difficoltà in più. Durante il primo anno avevo imparato la lingua dei nani ma mi rifiutavo caparbiamente di parlarla: dalle mie labbra uscivano solo sibili, soffi e piccoli ruggiti…soltanto a volte, quando ero di buon umore, qualche mugolio e fusa di soddisfazione. Già allora emergeva il mio non facile carattere. Ancora oggi posso passare repentinamente dal riso alla rabbia e viceversa, e ancora oggi, specialmente quando sono in tensione, i miei occhi si chiudono a fessura e le mie labbra emettono un suono basso simile ad un sordo ruggito.

I nani mi trattavano bene, tuttavia spesso leggevo nei loro sguardi una punta di diffidenza nei riguardi di una bambina di un’altra razza e per di più mezza belva. Quando ebbi sette, otto anni ed ero già più alta della media degli adulti, cominciarono ad insegnarmi a combattere e per mezzo dell’esercizio fisico trovai modo di sfogare la mia innata aggressività. Mi rotolavo a terra con i miei piccoli compagni nani ed imparavo a difendermi nel corpo a corpo, e col tempo mi insegnarono anche l’uso delle armi. Nel frattempo avevo iniziato a parlare il loro linguaggio gutturale, pur addolcito dalla mia inflessione umana e ancora inframmezzato ogni tanto da versi ferini.

Avevo tanti compagni di gioco fra i figli dei nani e mi trovavo bene, ma in fondo mi sentivo sola. Non ero a casa mia, non ero con gente della mia razza e la stessa vita me lo ricordava ogni giorno.

Con il passare degli anni cresceva il desiderio di andarmene dalle caverne dei nani per cercare uomini e donne come me. Il desiderio fu acuito dal passaggio di un uomo venuto a creare un accordo commerciale coi nani: restò qualche mese e mi insegnò a leggere e a scrivere il linguaggio umano ma al momento della partenza non volle prendermi con sé. Sulla strada del ritorno avrebbe attraversato luoghi pericolosi e non si sentiva di portarsi dietro una bambina che poteva avere sì e no dodici anni. Mi promise di tornare a prendermi di lì a qualche anno ma non lo vidi mai più.

Tre anni dopo presi la decisione di andarmene.

(segue)

Mio caro uzok,ci conosciamo da molto tempo,eppure ogni volta che ti vedo noto che la nostra amicizia sempre di piu'..... Mi hai salvato la vita piu' di qualche volta,ma come faccio io per ricompensarti? Io posso solo aiutarti a combattere..... Le cose che mi hai procurato,non me le avrebbe potuto procurare nessun'altro.Mi hai procurato tutta la merce di prima qualita',Se c'e' qualche modo con cui posso ricompensarti,poi se hai fatto un'impresa eroica sarai ricompensato da Chastil per il dono immenso che mi hai fatto.Sento che questo e' l'inizio di un'amicizia lunga ed eterna......

Cario Diario,

come vedi torno, dopo molto tempo, a sfogarmi con te. Forse perchè sei l'unico che mi può capire veramente, forse perchè stai in silenzio e accetti quello che sono senza false speranze...

Credevo che la vicinanza dell'Amore mi stesse salvando dal lato oscuro che risiede in me e che odio con tutta me stessa. Ed effettivamente è stato così per molto tempo, guardandomi allo specchio vedevo solo un'elfa delle rocce, la vampira era qualcosa di forte che usciva al momento del bisogno ma senza interferire con la vita sociale... Insomma credevo che Lyonel avesse avuto il potere di cambiarmi, facendo emergere la vera Anny, la rockseer.

Quanto mi sbagliavo...

Ieri è successa una cosa terribile.... Al solo pensiero vorrei conficcare i miei stessi canini nella mia carne...

Deleth mi affidò una missione che pareva piuttosto fattibile: trovare un gruppo di ninfe nelle strane terre di Arcadia, e, ovviamente, giustiziarle... Decisa a portare a termine la missione mi incamminai, e arrivata là mi accorsi che si trattava di un vero e proprio labirinto... La strada era come una spirale, ma più ne cercavo il capo, più me ne allontanavo...

Ero fuori di me! Non poteva essere una missione così difficile! Sentivo la rabbia montarmi dentro... Finalmente giunsi nel luogo dove le ninfe erano appostate... Si stavano divertendo molto, loro e un gruppo di satiri cantavano e danzavano e non erano i soli: poco più in la, un po' in disparte, scorsi un'elfa e un satiro, intenti a chiacchierare e a godersi la bellezza del posto... Già, il posto era davvero splendido... Trasmetteva tranquillità e pace...

E fu proprio quando percepii questa pace che sentii che la rabbia si stava nutrendo dentro di me e cresceva cresceva... Odiavo tutto! Odiavo tutto quello che mi circondava: i satiri. le ninfe, Lyonel...

Lyonel, Lyonel, Lyonel... in che guaio ti sei messo? Non avresti mai dovuto rivolgermi la parola quel giorno a Lamwothor... non avremmo mai dovuto incontrarci tu ed io, prima o poi ti rovinerò la vita, sempre che non l'abbia già fatto...

Lui cercava di farmi ragionare, di farmi comprendere l'allegria di quel momento e la bellezza di quello che avevamo intorno, ma più insisteva, più la mia rabbia mi accecava... Anche l'elfa e il satiro, forse mi avevano guardato in faccia e avevano capito le mie crudeli intenzioni, cercavano di farmi cambiare idea... Ma chi li ascoltava più? La brutta Annyre, quella cattiva, prese il sopravvento e si gettò nella mischia, colpendo a destra e sinistra, e così, in nome degli Dei, uccisi, senza pietà, le ninfe e pure i satiri...

Dopo è stato come rinascere, finalmente mi liberavo di tutta quell'ira, tornavo l'Anny che veramente accetto... Ma con lei anche la consapevolezza del gesto che avevo compiuto.

Ed è stato come svegliarsi da un incubo...

Ora mi sento terribilmente in colpa verso i testimoni dell'accaduto: l'elfa, mi pare che il satiro l'avesse chiamata Arimi, il satiro stesso, del quale purtroppo non ho afferrato il nome, e Lyonel.

Coi primi due non ho ancora avuto modo di scusarmi, sempre se accetteranno le scuse di una terribile succhiasangue come me e soprattutto dopo il modo terrificante in cui mi sono comportata...

Con Lyonel invece ho parlato stamane, spiegandogli tutto quello che sto scrivendo a te, Diario. Non credo mi abbia compresa davvero. Lui crede che stia lottando con la parte cattiva, che vuole venire fuori e che ciò è quasi un "bene" perchè significa che sto combattendo... Lui mi ama, questo lo so, ma quest'amore gli fa soltanto sperare che quello di ieri sia stato un piccolo episodio isolato... Invece io temo che possa accadere di nuovo... sempre più spesso. Ho paura che quella sia la mia vera natura.

Non so cosa fare, vorrei scappare da tutti, soprattutto da lui, che prima o poi capirà quanto gli sto nuocendo... ma se lo facessi, morirei dentro, e non saprei proprio cosa ne sarebbe di me...

Si ricordava solo che aveva un visto un nuovo sentiero, e l'aveva seguito. Dovunque portasse non gli interessava. Era un nuovo sentiero.

E adesso?

Il sentiero va avanti, colmo di rimpianti, incertezze e odio. Ma se fosse solo per questi il sentiero sarebbe un'inferno. E lui è certo che la speranza sia un bene di tutti.

E' certo che basti avanzare ancora lungo il sentiero... O forse uscirne del tutto...perchè non tracciarne uno nuovo, dopotutto?

Si chiese se in altri luoghi l'avrebbero accettato... Ma sinceramente sapeva che la sua paura era di non essere amato e di conseguenza di non avere il coraggio di amarsi.

Si fermò a lavarsi in una gelida e tersa polla d'acqua...

Capitolo 2: Considerazioni sul comportamento del mio discepolo

Il mio discepolo mi ha deluso fortemente perseverando nelle sue scelte cosi' bislacche che lo hanno portato gia' una volta in situazioni incontenibili e pericolose.

Il suo insulso e inutile amore per l'amazzone prosegue di nascosto ai miei occhi, tze' questo lo credono loro! Se vorra' essere ancora mio discepolo ed essere eletto primo arciere per merito, dovra' fare delle scelte..........;molti elfi puri ambiscono a tale carica, Yanti dovrebbe essere orgoglioso di procedere in questo cammino nonostante sia un mezzo sangue!

RIFLESSIONI

Presto porro' Yanti davanti a una scelta e parlero' con Drelind........se realmente lo ama, cosa assurda per un' amazzone visto che esse provano amore per ogli essere di sesso maschile di Therial, capira' che non puo' e non deve minare il suo futuro!

Un grosso e profondo respiro di solievo.

Yanti e' vivo e sta bene.

Ci siamo incontrati nella piazza del tempio e sono riuscito a restituirgli l'equipaggiamento, accidenti a lui!!! due zaini di cianfrusaglie ho dovuto riempire!!! se non era per Zerouth ero li ancora adesso a raccogliere pezzi d'armatura.

Pensavo che i problemi fossero risolti quando da dietro un angolo non ci salta fuori un tipo strano, un drow, vestito da becchino che trascina una povera tapina.

Io avevo le braccia stracariche di armi e armatura, Yanti che stava cercando di togliersi l'armatura metallica che aveva preso in "prestito provvisoriamente" ad un pedone della scacchiera... insomma una scena imbarazzante sembravamo due giullari di corte.

Come ci accorgiamo che il tipo secco apostrofa a male parole la ragazza esprimiamo tutto il nostro disappunto e avanziamo ipotesi sulla morale del tipo secco.

L'eroico drow prima si prodiga di attenzioni verso la ragazza (usa qualche incantesimo che gli causa un gran dolore) poi dopo averla ridotta a piu' miti consigli si rivolge a noi minacciandoci di incredibili ritorsioni per averlo interrotto metre maltrattava la sua schiava.

LA SUA SCHIAVA???

Anni e anni di duri allenamenti mi hanno permesso di non andare in berserk automaticamente e di staccagli la testa dal collo a morsi; Yanti ha iniziato a guardare il suo lungo bastone e a pensare allo schiavista con una mela in bocca che gira sullo spiedo.

Il tempo di mettere a terra la catasta di roba che sorreggevo e di recuperare la mia ascia... era sufficiente allo schiavista per dileguarsi nelle ombre insieme alla sua giovane vittima.

Non c'e' problema sono un uomo che sa ammettere di aver sbagliato... sono stato lento.

Therial non e' cosi' grande come si pensa e prima o poi lo incontro di nuovo e allora... con l'aiuto della mia ascia gli pettino io i capelli nsacosti sotto il cappuccio nero.

Vorkan il cacciatore di schiavisti

Forse in questi giorni devo essermi comportato male e qualcuno ha deciso di punirmi con una maledizione... andai a dormire molto tardi fuori da kirandor guardando le stelle al risveglio i miei poteri svanirono completamente. Ora sono ancora ad allenarmi per riaquisirli.

Adesso che tutto e' finito e l'effetto della birra e' passato posso finalmente concentrarmi e ricordare quel che e' successo.

La giornata passava come le altre, tra risate e scherzi con Murkemor e Vorkan, Compagni inseparabili di mille avventure, tutto era tranquillo e nessun problema si affacciava minaccioso.... solo la conoscenza di quel tipo che aveva assaggiato il mio povero corpo indifeso dopo la sconfitta con la guardia poteva mettermi malumore... ma si sa'... io rido, rido sempre!... e infatti cosi' e' stato, quattro risate e mi sono esercitato al tiro con l'arco ehehheh Ancora ci rido al ricordare che faccia a fatto Murkemor quando gli ho detto:

"Guarda come ti centro il pollo da questa distanza... " e 2 frecce blu si sono conficcate proprio dove di solito si siede!

ma passato quel gioco ecco che riprendo a pensare a quello che verra'.

I druidi sono stati categorici, al Gran Consiglio tenuto nella Quercia di Bosco Sacro si e' stabilito che tre di noi dovevano partire per una missione importante, Esplorare le lande desolate ancora sconosciute ai nostri popoli....

Non volevo accettare... mi sento ancora molto inesperto, ma loro hanno una gran considerazione di me e allora ecco che mi affiancano un guerriero formidabile e una strega molto esperta, avrei voluto anche un chierico ma.... al momento nessuno era n grado di affrontare questi pericoli. Uffa!

Allora piano piano... mentre pensavo a queste cose ecco l'idea, FESTAAA!!!!! facciamo festa! ho bisogno di distrarmi, di divertirmi e di stare con gli amici di sempre ehehehhe e' stata un successone c'eravamo io Murkemor e Vorkan, poi ci hanno raggiunto anche Willoow e sua sorella Sharein, abbiamo bevuto molto e abbiamo ballato, poi vediamo mmmmm si c'era anche una nana, mi pare che si chiamasse Sary e poi c'era Jermk che ha avuto pure qualche problemino con la legge.

A meta' festa hanno cominciato a venire anche gli abitanti del villaggio degli gnomi, la regina delle faerie con una fatina danzante e Gargomellus ehhehhe quel vecchietto ci ha fatto davvero divertire. Abbiamo anche cantato e abbiamo scherzato..... e' stato tutto molto divertente, soprattutto quando abbiamo iniziato a ballare con i cavalli i facoceri i maiali e il becchino di Kyrandor.

Adesso che sono qui, nella mia umile stanzetta sotto la Quercia, mi chiedo se la festa sia piaciuta veramente.... e soprattutto mi chiedo se non avrei fato meglio a dire la verita'.

Mentire agli amici non e' certo una bella cosa..... ma non avrei nemmeno saputo cosa dirgli... in fin dei conti e' solo una missione, magari non succede nulla e' tra un po' risaro' con loro; volevo solo ricordarli cosi'... a ridere e scherzare, spero che potranno capire, ho scritto una lettera che lascero' qui nella mia camera cosi' che quando mi cercheranno i Druidi gliela daranno, li c'e' spiegato tutto.... meno che la direzone che prenderemo, non voglio che mi possano seguire, non vorrei che gli capitasse qualcosa.... preferisco saperli al sicuro in terre conosciute.

Quindi questo e' forse un'addio, o forse un'arrivederci.... dipendera0 solo dalla sorte.... e anche dalla nostra bravura a rimanere integri in terre sconosciute eheheheh VOGLIO IL CHIERICOOOOOOOO.... ma tanto non me ne danno nessuno:P

A presto mia dolce Therial, a presto Amato Bosco Sacro.... spero di non mentire quando dico...... A PRESTO.

La chierica finalmente mi ha guarito... dopo quel lungo rito... estenuante... ma ora sto bene... potro avvicinarmi a mio figlio senza paura di fargli del male...

Grazie sacerdotessa... quell'essere che mi ha procurato quella ferita... morira... lo uccidero io... un giorno tornero in quel posto... per ora cresco... poi quando saro abbastanza esperta riprendero quel viaggio... quel mostro morira...

uccidero quell'essere pericoloso per altri giovani avventurieri che per sbaglio si troveranno al suo cospetto... servira a proteggere mio figlio...

Questa e una promessa... lo faro!