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sto crescendo in fretta... mio fratello Tigro e arrabbiato perche ora sono piu potente di lui... lui si e stufato, ha detto che non vuole imparare nuove cose, mah, io non lo capisco proprio...mi piace crescere con i miei nuovi amici... Karel, Yrad, Lander e Pax.. come e cresciuto, e pensare che una volta ero io ad insegnarli delle cosine... ora lui e fortissimo...eh eh, poi c'e Wirowd che e geloso perche mi allenocon questi amici, per non vuole ammetterlo...comunque, sto crescendo e lo sto facendo per Mewyr, solo per lui... il mio cucciolotto... devo proteggerlo adeguatamente... comunque, ora vado a studiare un po di cose, ci sono nuove magie di cui mi hanno parlato... vado ad impararle....

[si alza ridendo]

Durante uno dei miei lunghi viaggi, cercai rifugio presso una squallida locanda dove mi furono serviti pero' carne ottima e birra molto rinfrescante. Per la notte mi diedero una piccola ma accogliente stanza. Con mio grande stupore mi accorsi che una coppietta di nani pernottava nella stanza accanto, ma stanco e assonnato com'ero mi costrinzi a cedere al sonno invece che all curiosita' e mi ritirai nella mia stanza.

Dormi' un sonno profondo e privo di sogni. Nel cuore della notte pero' venni svegliato da dei rumori che provenivano dalla stanza accanto. In un primo momento mi sembro' che uno dei nani sbattesse qualcosa sul muro adiacente al mio, ma ascoltando piu' attentamente capi' che era la testata del loro letto a sbattere. Sentivo delle voci confuse e ritmate. Incuriosito appoggiai l'orecchio al muro e li senti' dire: "1! 2! 3! VIA! 1! 2! 3! VIA!". Capi' subito di cosa si trattava (o cosi' mi parse) e decisi di non infastidire la coppietta.

I rumori pero' continuarono ancora per molto tempo e mi impedirono di prendere sonno. Stanco, assonnato e innervosito decisi di andare dalla coppietta per far finire questi rumori cosi' fastidiosi. Pensai di suggerirgli un modo meno rumoroso di passare la notte con la prorpia consorte e mi precipitai a bussare con forti pugni la porta della coppietta.

Appena bussai i rumori cessarono e poco dopo mi comparve un nano avvolto fino al bacino da una coperta e tutto sudato. Aveva un aria molto accigliata e io dedussi che era per la mia interruzzione e cio' mi fece esitare dal parlargli. Ma ero piu' che deciso a passare una notte tranquilla e mi accigliai anch'io rivolgendomi a lui e gli dissi: "Ma insomma! Sono molto stanco e gradirei riposare! Perche' non cercate di passare la notte con la vostra consorte in maniera meno accanita? E soprattutto meno rumorosa? Ho fatto l'amore con diverse donne e non ho mai fatto cosi' chiasso!!!" e il nano, con aria ora piu' sconsolata che accigliata, mi disse: "Scusate Signore. Non era mia intenzione disturbare il vostro sonno ma ormai sono disperato. Dovete capire che non ho ancora fatto niente con la mia signora..." e io stupito chiesi "Cosa?!? Allora cos'era tutto quel rumore e quel 1 2 3 VIA che mi ha impedito di prendere sonno?" e lui "Bhe... ecco.... Signore noi... Veramente noi... E va bene! E' una notte che io e mia moglie prendiamo la rincorsa per salire sul letto e ancora non ci siamo riusciti! Non verremo mai piu' in questa locanda!" detto questo mi sbatte' la porta in faccia. Tornato nella mia stanza scoppiai nella riasta' piu' fragorosa della mia vita! L'indomani seppi dall'oste che erano andati via presto e che avevano ambedue una aria molto stanca e arrabbiata.

Giorno di Dheadis, 6o del Mese di Chastil.

Oggi Ayrie conosciuto GNOMO! Oh lui proprio bello! e simpatico! e fuma pipa! e lui parla piano.. non come Ayrie..

e lui fuma pipa grande.. come papà e nonno.. lui quindi credo vecchio...

ora che ci penso.. chissà come sta Leir.. no più visto io.. speriamo meglio.. speriamo non butta fuori più sangue come altra volta..

vabbè ora Ayrie andare cercare amico Gnomo.. lui chiamare Madiron o qualcosa genere...

ora Ayrie va si si si...

*il disegno di due piccoli gnomi che si tengono per manina*

Parte III

Dopo due anni intensi di studi e letture riesco a contenere l'energia di un fulmine.L'energia sprigionata dalla sequenza di gesti e formule è precisa ed efficace.Il flusso di energia del fulmine fiene convogliato sulla vittima, (fini ad ora fantocci di pezza)disintegrandola.

Nota N°1

Impossibile utilizzarlo due volte di seguito, sono convinto porterrebbe al collasso del sistema nervoso,quindi evitare di usarlo spesso.

Nota N°2

Visto l'enorme potere distruttivo di questo incantesimo, mi vedo costretto a ponderere bene prima di usare un potere simile.

Nota N°3

Gli effetti collaterali non sono ampiamente visibili, comunque ci sono, li avverto, credo di dover consultare alcuni testi: sulla guarigione, malattie eccetera.

Fine parte IV

Alisterion.

...e infine giunse la notte...

Accampatomi nella bassa e dolce valle mostratami dall'elfo in cui mi ero casualmente imbattuto quel giorno, lasciai il mio sguardo vagare tra le stelle.

La brezza fresca lisciava i mie lunghi capelli argentei, e la pesante coperta che avevo steso sotto di me rendeva il manto erboso piu' comodo, per me che vi ero avezzo, di qualsiasi letto d'osteria...

Prima di sparire nel bianco portale da lui aperto, Lilim s'era offerto di prendere a mio nome una stanza in una delle locande della citta' chiamata Kyrandor; nell'udire la sua gentile offerta dovetti nascondere un sorriso, che sicuramente sarebbe stato mal interpretato come segno di scherno... Scherno, si, ma verso me stesso, non verso la sua persona.

Molte volte, in molte delle vite passate di cui serbavo memoria, mi ero trovato a dormire sotto le stelle. E avevo scoperto, mentre le vite si susseguivano feroci come lampi nella tempesta, che a differenza delle Osterie e delle Locande, che cambiavano a seconda dell'epoca, dei costumi, della ricchezza della popolazione e di mille altri fattori, il cielo stellato rimaneva sempre uguale.

Fermo, immobile nel suo splendore, come un vecchio amico che stesse alzando in alto il calice per offrirmi un brindisi, il cielo era li ad attendermi, notte dopo notte, vita dopo vita, mondo dopo mondo... Sorrisi leggermente, salutando con calore l'unico amico che avesse mai avuto mezzo e modo di seguirmi, abbracciando con lo sguardo la sua immensita' e godendo del caldo abbraccio della sua intimita'.

Lentamente, infine, chiusi gli occhi, sopraffatto dal sonno e dalla spossatezza, conscio di cio' che avrei sognato, e altresi' conscio dell'ineluttabilita' di quanto stava per venirmi, ancora una volta, mostrato...

E mentre il sonno mi stringeva tra le sue braccia, calda amante di mille notti, il sogno porto' con se il ricordo...

...e ricordai...

Ricordai una nube di luminosita' che si espandeva. Ricordai un senso di rimorso, un tormento interiore che dilaniava l'anima come le armi dei nemici che mi avevano affrontato non avevano saputo, voluto o potuto fare con le mie carni. Ricordai di avere chiuso la Spada, di averla riposta nella sua guaina e sigillata, e di avere giurato di non riprenderla mai piu' in mano, in nessuna vita, per nessun motivo. Ricordai una voce e una profezia...

"Rifiutando una condanna, ne conoscerai un'altra... Una peggiore di essa..."

"Nessuna condanna puo' essere peggiore di questa" gridai io.

E allora divenni John Daker, infelice e inappagato, finche' la voce non lo chiamo' a se attraverso gli eoni affinche' divenisse Erekose.

Il crimine da me commesso era stato quello di rifiutare la Spada Nera. Ma perche' l'avevo rifiutata? Perche' avevo cercavo di separarmene? Mi pareva che non fosse la prima volta che cercavo di separare il mio destino da quello della Spada Nera...

E infine giunse a me, tra le nebbie del sonno, il suo canto dolce e tremendo; la sua bramosia fece breccia nei miei sogni, la sua sete divenne il mio tormento, la sua ira divenne la mia ossessione... E ritorno' il suo folle canto d'amore e odio, ritorno' senza ch'io potessi in alcun modo fermarlo o zittirlo...

E tutto cio' che potei fare fu udire, e pregare Chastil, chiunque egli fosse, che quel tormento avesse fine.

SPADA NERA.

SPADA NERA.

SPADA NERA.

LA SPADA NERA E' LA SPADA DEL CAMPIONE.

LA PAROLA DELLA SPADA E' LA LEGGE DEL CAMPIONE.

SPADA NERA.

SPADA NERA.

SPADA NERA.

LA LAMA DELLA SPADA CONTIENE IL SANGUE DEL SOLE.

L'IMPUGNATURA DELLA SPADA E LA MANO SONO UNA COSA SOLA.

SPADA NERA.

SPADA NERA.

SPADA NERA.

LE RUNE SULLA SPADA SONO I VERMI CHE POSSIEDONO LA SAGGEZZA.

IL NOME DELLA SPADA E' QUELLO DELLA FALCE.

SPADA NERA.

SPADA NERA.

SPADA NERA.

LA MORTE DELLA SPADA E' LA MORTE DI OGNI VITA.

SE LA SPADA NERA VIENE DESTATA, ESSA DEVE PRENDERE IL SUO NERO COMPENSO.

SPADA NERA.

SPADA NERA.

SPADA NERA.

DESTA LA SPADA NERA IL MODULO SARA' FISSATO.

L'ATTO SARA' COMPIUTO E IL PREZZO SARA' PAGATO.

SPADA NERA.

SPADA NERA.

SPADA NERA.

E improvvisamente il canto cesso', mentre un ritmo lento e oppressivo, scandito nello stesso modo in cui le parole del canto avevano scandito la loro oscura profezia, saliva d'intensita' dentro di me, crescendo fino a diventare insostenibile. E infine mi vidi, in tutte le mie esistenze e in tutte le mie forme...

Ero Elric di Melnibone' e sfidavo i Signori del Caos con la mia spada di rune Stormbringer nella mano e una gioia selvaggia nel cuore...

Ero Dorian Hawkmoon e lottavo contro i Signori Bestiali dell'Impero Oscuro e la mia spada era chiamata Spada dell'Alba...

Ero Orlando e morivo a Roncisvalle dopo avere ucciso con la spada magica Durlindana piu' di cinquanta saraceni...

Ero il principe Corum dal Manto Scarlatto, e cercavo vendetta alla Corte degli Dei...

Ero tutti questi e piu' di questi, e a volte la mia arma era una spada, altre volte una lancia, altre una pistola... Ma sempre impugnavo un'arma che era la Spada Nera o una parte di quella strana lama.

Sempre un'arma, sempre un guerriero.

Ero il Campione Eterno, e questa era la mia gloria e la mia condanna...

Ansante, tremante, sbarrai gli occhi e mi levai di scatto, mentre i primi raggi dell'alba brillavano tra le goccie di sudore che imperlavano la mia fronte.

Tremando, abbassai lo sguardo sul fodero intarsiato, ricco di simboli runici antichi e a me oscuri, pur tuttavia familiari.

"Non questa volta..." mormorai.

E mentre ancora una volta i brividi attraversavano il mio corpo, mi parse quasi di udire un gemito basso e sommesso nell'aria, emesso dalla Spada; se esso fosse piu' simile al pianto di dolore d'un infante o alla risata di trionfo d'un demone non saprei dirlo, ma mi affrettai a stringermi maggiormente nel caldo mantello foderato di pelliccia, rabbridendo ancora, pur non avendo alcun sentore di freddo...

Alzando la mano per proteggermi dai cocenti raggi del sole che mi attendevano all'uscita del tempio, non potei fare a meno di soffermare lo sguardo su quelle dita sottili, dalla pelle morbida e levigata, dal tocco gentile e carezzevole...

Sospirando, pensai tra me e me che questa volta non parevo essere avezzo alla guerra. Le mie vesti, comode e confortevoli, erano adorne d'una orlatura blu notte, tinte d'un nero caldo e avvolgente; i miei capelli, lisci come la seta e lunghi fin oltre la schiena, ricadevano morbidi e languidi su queste, mentre il loro candore strideva quasi, tanto era il contrasto con le vesti.

Scesi i primi scalini del tempio, mi fermai in piazza, portando le mani a lambire il sottile rivolo d'acqua d'una fontana a cui la gente si abbeverava pacificamente. Abbassando lo sguardo, vidi il suo viso riflesso nelle acque appena increspate dal pigro riflusso nella fontana.

Vidi quegli occhi viola, tristi e profondi, fissarsi nei miei; vidi quelle labbra carnose e morbide, ghiacciate nella loro piatta espressione di serafica calma, l'espressione di chi conosce gia' il proprio fato, di chi l'ha vissuto, veduto e accettato, la mia espressione, incorniciare quel volto all'apparenza cosi' fragile e aggraziato.

Ero Julyen Laewellyn, adesso. La chiamata era giunta, strappandomi ancora una volta al mondo che mi ospitava, al tempo che mi teneva con se, portandomi in quella strana e all'apparenza calma citta'.

Un nuovo nome, un nuovo volto, un nuovo mondo, una nuova sconosciuta missione. Sospirai leggermente, mentre il mio sguardo cadeva sulla scimitarra che pendeva al mio fianco, all'apparenza inerme.

Il brivido che serpeggio' lungo la mia spina dorsale fu tanto fulmineo quanto doloroso.

Un nuovo nome, sempre il medesimo destino.

Una nuova missione, sempre il medesimo mezzo.

La spada nera giaceva li, richiusa nella sua guaina dorata: ancora non sapevo se si trattasse d'una semplice emanazione, o se la spada mi avesse seguito in tutto il suo cupo splendore e sanguigno furore. Intimamente, sperai che cio' non fosse avvenuto...

Forse, come quando ero John Daker, ero li semplicemente per riposare, una scintilla di pace in un'eternita' di lotta e dolore, in un fato di sangue e guerra.

Lentamente scossi il capo, ritraendo la mano dall'arma che pendeva al mio fianco.

No, non potevo illudermi...

Ero stato chiamato in quel mondo per combattere, altrimenti la spada non mi avrebbe seguito. Presto, fin troppo presto forse, avrei saputo perche' e per chi...

Passando la mano nell'acqua fredda e limpida della fontana, mi lambii il viso, rinfrescandomi e ristorandomi, chiudendo gli occhi e volgendo lo sguardo verso il sole che spiccava ora alto tra le case della citta'.

Lentamente, la cantilena torno' a sussurrare al mio orecchio, mentre la voce della spada mi narrava cio' che gia' sapevo, ma che ero costretto a udire in eterno, e a riscoprire in ogni esistenza nella quale fossi stato chiamato a combattere...

"Spada nera,

spada nera,

spada nera,

La spada del Campione..."

Riaprendo con forza gli occhi, bloccai quell'empio canto, costringendolo a ritrarsi. Sapevo che presto ne avrei avuto satura l'anima, giacche' la spada era con me, era desta e doveva nutrirsi. Ma non ora, dissi a me stesso in un sospiro, non ora.

Forse questa volta riusciro' a rifiutare la spada...

Forse questa volta cambiero' il mio fato, pensai ancora.

E dolorosamente, mi ricordai di quant'altre volte l'avevo segretamente sperato, inconsciamente desiderato, rabbiosamente urlato o gemuto, tra le lacrime e il sangue, nelle infinite altre vite in cui ero stato chiamato.

"La impugnerai.", mormoro' la voce al mio orecchio. Non v'era alcuna minaccia in quelle parole dal tono dolce e melodioso, nessuna cupa intimidazione. Sentii le lacrime premere ancora una volta nei miei occhi, allorche' compresi che era stata pronunciata esattamente per cio' che era: una relta' ineluttabile...

E fui grato alla gentile brezza del mezzogiorno che arrivo' con il suo tepore a lambire il mio viso, asciungando le lacrime che rischiavano, ancora una volta, di scivolare lungo le mie guance. Fu come se mi incoraggiasse, pur devastandomi. Fu come se mi ricordasse, con voce calda e gentile tanto quanto lo era il vento che ancora carezzava il mio volto: "...non e' ancora giunto il momento di piangere, Ser Campione... non ancora... per ora..."

"Ieri ho compiuto il Rito dei Sussuri Taglienti in almeno cinque locande di cinque regni differenti, ho quasi terminato il giro... Restano ancora le piazze, i mercati ed i luoghi di maggiore affluenza delle persone... Sono stanca e debilitata...è stato un lavoro lungo e difficile, ma che andava necessariamente fatto."

*Si strofinò gli occhi stanchi e riprese a scrivere*

"La Ruota degli Eventi gira ancora, e ci prende gusto, aumentando la sua velocità in maniera impercettibile, ma presto -lo so bene-, presto girerà impetuosa come un vortice del mare dei Dragoni, cercando di portare con sè chi si è affidato ad un'improvvisata imbarcazione... Quante cose sono successe e quante sono cambiate. Quante cose sono avvenute per convincermi a preparare una solida eredità...

E quante ancora ne dovranno accadere."

*guarda piano, fuori dalla finestra*

"Il tempo necessario a tessere la mia rete di voci sta per scadere e ringrazio il Fato e le Divinità che mi hanno permesso di costruire quest'ultima opera... Forse la più complessa ed efficace di tutte... E' stata dura riprendere dalla memoria gli antichi riti che avevo indebitamente studiato nella biblioteca di famiglia... Riscoprire freddamente che la migliore difesa è avvincere saldamente alla propria disgrazia quella del tuo peggiore nemico... Unirle in un vincolo indissolubile, cosicchè nessuno tenti di mangiare o toccare lo splendido lepidottero velenoso dalle ali scintillanti, poichè i suoi stessi umori e le stessa fine polvere che ricopre così maestosamente le sue ali, è temibile veleno per chiunque ne venga a contatto..."

*Passò una mano su una teca sulla scrivania che conteneva una grossa farfalla dalle ali scintillanti*

"Bellamorte, come ti chiamano gli umani, rarissima farfalla che dona splendore alla vista e morte al tocco, grazie per avermi insegnato il sacrificio dovuto alla propria progenie e alla propria sopravvivenza... come te voglio essere intoccabile, letale, fragile e splendente, fino alla fine del tempo concessomi... Ali del Soffio di Tricksty come ti chiamano i githyanki che ti allevano per il crudele veleno che di riempie sin da larva... Splendida contraddizione che regala una morte di dolci sfarfallanti visioni a chi tenta di possederti, come te voglio essere, suggendo il nettare della vita e sfuggendo, temuta e premurosa, alle mani degli stolti e degli sciocchi."

*Majebeau terminò di scrivere, richiuse il diario e lo isolò in un piccolo anfratto dimensionale.*

Maj

Il tempo scorre lento.. da quando sto in questa casa con Vanadiel mi sono impigrita..

La desideravo da tanto, e difatti sto sempre qui.

Mi vengono alla memoria tutte le volte che ho desiderato averla.. quando dormivo all'altare di lamwothor, e mi svegliava Keaven con la sua fiammella.

Keaven.. dove sarà finito? Anche se c'è Vanadiel sento un vuoto che non si colma.. sarà il vuoto dell'abbandono, che ho sentito tante volte? Forse il vuoto di memoria che ho subìto tempo fa, da quando quel vile se n'è approfittato..

Tutti se ne approfittano di me, o mi ignorano.. forse è per la mia pelle? Oppure perchè resto eternamente piccola?

Questa casa tanto desiderata in qualche modo mi ferisce.. forse mi opprime..

Dovrei uscire e pensare ad altro.. si..

In mezzo alla piazza del tempio, cominciai ziò a tossire preoccupando i miei due amici.

Highlander e Ayrie mi si avvicinarono preoccupati, sapevo benissimo di essere ferito, ma non volevo farli preoccupare per una semplice ferita che per giunta avrei medicato in poco tempo con le mie bende.

Nonostante le mie medicazioni la ferita peggiorava ed insieme ad essa la tosse.

Iniziai a sudare e ad impallidire, mi accasciai a terra. Poi, con tutte le mie forze cercai di alzarmi ma crollai a terra. Mentre la gnometta mi zompettava attorno cercando di curarmi, Highlander notò la mia difficolta e mi aiutò ad alzarmi.

Andammo a casa sua, dove mi stesi sul letto.

Il tutto ancora peggiorava.

Mentre tossivo iniziai a sputare sangue, non potevo più nascondere la ferita ai miei amici.

Credendo che fosse stato uno stupido ragno di Arachnos tempo fa, raccontai loro questa versione.

Dopo un po', mi ritrovai a massaggiarmi il polso su cui ho tatuato il dragoserpente la cui essenza assorbii ben sessant'anni fa, spalancai gli occhi e ricordai le parole che quella serpe sibilò prima di morire:

"Un'altra serpe draconica striscia su therial, Yaroth e' il suo nome, ma mai riuscirai a trovarlo, poiche' lui trama nell'ombra, ed e' nelle tenebre che uccide le sue prede, morirai...per mano sua"

Raccontai la storia ad Highlander che mi era accanto.

Parlammo del drago per alcuni minuti, poi ad occhi chiusi dissi:

"Appena mi alzo da qui High, si va a caccia di draghi"

La locanda era calma e tranquilla, quella sera. Pochi avventori sedevano stanchi ai tavoli, a chiaccherare, parlando del più e del meno.

Non una canzone, fioche le risate, la serata passava, greve come le nuvole che gettavano una pioggerellina fittissima ed umida all'esterno della locanda.

Dietro al suo vecchio bancone, Orthmar Guggerit, padrone e gestore di una delle migliori locande fra New Thalos e Kyrandor, sostava pensieroso, mentre la pipa dondolava sotto gli ampi baffi che coprivano le gote rossastre e gonfie.

"Giornata buia." Disse sbuffando un filo di fumo verso gli avventori che non lo degnarono neanche di uno sguardo.

Verso di lui arrancò stancamente una donna di ampie dimensioni e pingue corporatura, vestita alla maniera delle locandiere, i capelli biondo-grigi chiusi in una cuffia sulla testa.

"Orthmar..." disse la moglie claudicando faticosamente verso il marito "chi è quel forestiero che non fa che mugugnare verso la colonna per tutto il tempo?"

Orthmar fece un cenno stizzito alla moglie, intimandola di stare zitta e le si avvicinò, bisbigliandole alle orecchie.

"Tymarea, per favore...Non alzare la voce...il crepuscolo che adesso ci sovrasta è pesante e i clienti sembrano sotto una specie di sortilegio... più vino e birra bevono e più diventano silenziosi... Che Kyra m'impali con una delle sue radici se quello che mugugna là non è un mago o una roba del genere!"

Tymarea assestò uno schiaffo ad Orthmar appena questi terminò la frase. Alcuni avventori alzarono la testa ridacchiando... Nel suo angolo, l'individuo incappucciato mostrò un'arcata di denti bianchi in maniera canzonatoria. Certamente era umano.

si rivoltò verso la parete, sembrò terminare di biascicare e attese un poco.

[...]

La mattina dopo l'oste trovò un sacchetto di monete d'oro sul bancone e nessun ricordo di come il misterioso individuo fosse uscito dalla locanda.