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"Ieri ho compiuto il Rito dei Sussuri Taglienti in almeno cinque locande di cinque regni differenti, ho quasi terminato il giro... Restano ancora le piazze, i mercati ed i luoghi di maggiore affluenza delle persone... Sono stanca e debilitata...è stato un lavoro lungo e difficile, ma che andava necessariamente fatto."

*Si strofinò gli occhi stanchi e riprese a scrivere*

"La Ruota degli Eventi gira ancora, e ci prende gusto, aumentando la sua velocità in maniera impercettibile, ma presto -lo so bene-, presto girerà impetuosa come un vortice del mare dei Dragoni, cercando di portare con sè chi si è affidato ad un'improvvisata imbarcazione... Quante cose sono successe e quante sono cambiate. Quante cose sono avvenute per convincermi a preparare una solida eredità...

E quante ancora ne dovranno accadere."

*guarda piano, fuori dalla finestra*

"Il tempo necessario a tessere la mia rete di voci sta per scadere e ringrazio il Fato e le Divinità che mi hanno permesso di costruire quest'ultima opera... Forse la più complessa ed efficace di tutte... E' stata dura riprendere dalla memoria gli antichi riti che avevo indebitamente studiato nella biblioteca di famiglia... Riscoprire freddamente che la migliore difesa è avvincere saldamente alla propria disgrazia quella del tuo peggiore nemico... Unirle in un vincolo indissolubile, cosicchè nessuno tenti di mangiare o toccare lo splendido lepidottero velenoso dalle ali scintillanti, poichè i suoi stessi umori e le stessa fine polvere che ricopre così maestosamente le sue ali, è temibile veleno per chiunque ne venga a contatto..."

*Passò una mano su una teca sulla scrivania che conteneva una grossa farfalla dalle ali scintillanti*

"Bellamorte, come ti chiamano gli umani, rarissima farfalla che dona splendore alla vista e morte al tocco, grazie per avermi insegnato il sacrificio dovuto alla propria progenie e alla propria sopravvivenza... come te voglio essere intoccabile, letale, fragile e splendente, fino alla fine del tempo concessomi... Ali del Soffio di Tricksty come ti chiamano i githyanki che ti allevano per il crudele veleno che di riempie sin da larva... Splendida contraddizione che regala una morte di dolci sfarfallanti visioni a chi tenta di possederti, come te voglio essere, suggendo il nettare della vita e sfuggendo, temuta e premurosa, alle mani degli stolti e degli sciocchi."

*Majebeau terminò di scrivere, richiuse il diario e lo isolò in un piccolo anfratto dimensionale.*

Maj

La locanda era calma e tranquilla, quella sera. Pochi avventori sedevano stanchi ai tavoli, a chiaccherare, parlando del più e del meno.

Non una canzone, fioche le risate, la serata passava, greve come le nuvole che gettavano una pioggerellina fittissima ed umida all'esterno della locanda.

Dietro al suo vecchio bancone, Orthmar Guggerit, padrone e gestore di una delle migliori locande fra New Thalos e Kyrandor, sostava pensieroso, mentre la pipa dondolava sotto gli ampi baffi che coprivano le gote rossastre e gonfie.

"Giornata buia." Disse sbuffando un filo di fumo verso gli avventori che non lo degnarono neanche di uno sguardo.

Verso di lui arrancò stancamente una donna di ampie dimensioni e pingue corporatura, vestita alla maniera delle locandiere, i capelli biondo-grigi chiusi in una cuffia sulla testa.

"Orthmar..." disse la moglie claudicando faticosamente verso il marito "chi è quel forestiero che non fa che mugugnare verso la colonna per tutto il tempo?"

Orthmar fece un cenno stizzito alla moglie, intimandola di stare zitta e le si avvicinò, bisbigliandole alle orecchie.

"Tymarea, per favore...Non alzare la voce...il crepuscolo che adesso ci sovrasta è pesante e i clienti sembrano sotto una specie di sortilegio... più vino e birra bevono e più diventano silenziosi... Che Kyra m'impali con una delle sue radici se quello che mugugna là non è un mago o una roba del genere!"

Tymarea assestò uno schiaffo ad Orthmar appena questi terminò la frase. Alcuni avventori alzarono la testa ridacchiando... Nel suo angolo, l'individuo incappucciato mostrò un'arcata di denti bianchi in maniera canzonatoria. Certamente era umano.

si rivoltò verso la parete, sembrò terminare di biascicare e attese un poco.

[...]

La mattina dopo l'oste trovò un sacchetto di monete d'oro sul bancone e nessun ricordo di come il misterioso individuo fosse uscito dalla locanda.

E' trascorso tanto di quel tempo!!!

Ma una nuova forza sembra smuovere le mie viscere e la superficie della mia anima.

Ho superato i fieri Neg'pur'rakaza, rischiando di venire sbranata da loro e intirizzita dal freddo...

Sono passati molti giorni d'incoscienza, turbati da fugaci visioni di morte e d'orrore... Dea...non ho mai sfiorato così da vicino l'oltretomba negli ultimi cinquant'anni!

Ora invece tutto è calmo e la neve che fiocca dolce e calma, fuori dai cunicoli del Picco della Disperazione, cade, rasserenando il mio cuore.

Qui è la mia casa, qui è il remoto ricordo di una vita felice perdutasi in lontani secoli.

Qui...a poco a poco, recupererò i miei ricordi, preparandomi per la Ricerca e per il Viaggio più lunghi...

*Si ranicchia nelle pelli raccolte nell'alcova di roccia, all'interno di una grotta illuminata da un tetro fuoco rosso, e riprende a dormire*

Non devo lasciarmi sconfiggere da quelle creature. Non ho nemmeno intenzione di distruggerle.

Ci DEVE essere una via perchè entrambi traiamo un beneficio dal nostro incontro.

Speriamo.

Jamirithiana ha abdicato.
Mi domando quale forza può avere bucato l'acqua, di certo non è uan forza benigna.

E' sempre più difficile mantenere due forme separate, una fittizzia in giro per le città protette e l'altra vera, qui davanti ai Negg'purr'rakaza.

Fra la neve scorgo il Picco. E la mia prossima tappa, il luogo dove uno spirito affine al mio si strugge in solitudine. Sarà di sicuro più facile scendere a patti con lui che non con questi orgogliosi elementali.

Dalla loro hanno un'esperienza millenaria, un potere che farebbe tremare le fondamenta di una città... ma sono pur sempre un Branco.

Hanno bisogno di un Territorio di Caccia, di un Capo, di Prede. Come me, solo più prosaici.