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Prima di svuotare, bisogna riempire. Prima di rimpicciolire, bisogna ingrandire. Prima di cadere, bisogna salire. Per distruggere qualcosa, portatelo all'estremo. Per conservare qualcosa, tenetelo nel mezzo.

E' importante capire che gli opposti non sono elementi tra loro contrari, ma compongono una stessa unita'. Come la testa e la coda nell'animale, gli opposti rappresentano due parti che appartengono ad un'unica entita'. L'uno determina l'altro, proprio come il caldo determina il freddo, e si succedono continuamente, cosi' come il giorno succede alla notte. Quando qualcosa diventa estremo, muta trasformandosi nel proprio opposto: cosi', anche dopo una guerra cruda si torna alla pace e ad un inverno rigido subentra ad una torrida estate. Quindi, se vogliamo eliminare qualcosa, dobbiamo solo portarlo all'estremo, oppure distruggerlo sul nascere. Sono due i momenti migliori per abbattere un albero: o quando e' tanto alto che rischia di cadere da solo, o quando e' tanto piccolo da poter essere sradicato senza fatica. Potremmo invece esprimere la saggezza insita nella via di mezzo tagliando un ramoscello da un vecchio albero ed innestandolo in uno più giovane.

Volonta' e sacrificio.Il guerriero si supera.

Prendiamo posizione. Ora. Dobbiamo percorrere la nostra strada e dobbiamo farlo in maniera risoluta. Ci attende un lungo cammino: dobbiamo bandire il timore e la pigrizia. L'ostacolo si supera con decisione e prontezza. Qual e' il miglior momento per agire. Ieri. Qual e' il secondo miglior momento? Oggi. Dobbiamo riaffermare la cultura del sacrificio: soltanto con lo sforzo potremo raggiungere gli obiettivi. Essere marziali richiede disciplina, coraggio e perseveranza. Sulla nostra strada incontreremo tanti avversari: sconfiggendo la paura, la pigrizia e l'ignoranza, vinceremo. Ma il primo avversario sconfitto sara' proprio il nostro lato peggiore: la vera natura della vittoria sta nel superare i propri difetti. In fondo alla nostra strada, il buio. In fondo al buio, uno specchio. In fondo allo specchio, un volto. Sul volto, il nostro ghigno amaro e insoddisfatto. Il guerriero si afferma sugli altri perche' domina se' stesso. L' affermazione risiede nel superamento di noi stessi. Marziali e spirituali allo stesso tempo. L'ultimo combattimento e' il piu' importante. Siamo noi l'avversario finale.

Caldo e umido il cielo di fine estate opprime d'afa la terra. Ma ecco improvvise nuvole pesanti: l'aria polare passa come un gelido rastrello e le ghiande cadono come proiettili, mentre un nuovo vento irrompe.

Spesso durante l'estate il cielo caldo e umido ci trasmette un senso di apatia ed inerzia; siamo sopraffatti dalla fiacchezza. Solamente quando cambia la stagione e arrivano le nuvole cariche di pioggia, l'afa e' sostituita da un'aria fredda e penetrante. Cosi' il cielo cambia velocemente e mentre i tuoni preannunciano la rotazione celeste, vediamo i fulmini generati dalle nuvole in collisione.Lo stesso vale per tutti noi: se neanche il cielo resiste a lungo alla stasi, sicuramente non possiamo riuscirci noi. Quindi se la vita ci lascia frustrati, dobbiamo trovare subito una via d'uscita. Niente e' eterno, quindi anche i nostri problemi possono essere risolti. Dobbiamo solo cogliere la prima occasione utile che ci si presenta per rimettere in moto le cose. A volte la stasi e' causata dal nostro scoramento. Anche in tal caso dobbiamo essere noi a prendere l'iniziativa e rompere la monotonia di questo circolo vizioso. Necessario e' agira non appena si si presenta un'opportunita': se non affrontiamo noi stessi e le circostanze, non potremo dire mai di avere fatto abbastanza.

Un varco nel mare in tempesta, oro depositato sulle ossa. Una volta iniziato l'accumulo, stiamo attenti a non interferire.

Narra una leggenda di un uomo morigerato, al quale mori' il padre, ormai anziano. Un indovino consiglio' all'uomo di seppellirlo in una grotta marina: ogni cento anni il mare si apriva proprio in quel punto, e chi avesse colto l'occasione ne avrebbe ricavato una grande fortuna. Malgrado i dubbi e le paure, alla fine l'uomo si convinse e getto' la bara in mare, esattamente dove gli era stato indicato. Nei giorni successivi, pero', ripenso' nervosamente a cio' che aveva fatto, e nel dubbio, consulto' un altro indovino. Questi, per invidia, gli disse che doveva recuperare la bara, e l'uomo obbedi'. Quando ebbe riportato la bara a terra, la apri', e noto' che le ossa del padre erano ricoperte da un sottile strato d'oro. Capi' immediatamente che la trasformazione promessa era iniziata, e, pentito, penso' di rimediare gettando di nuovo la bara in mare: ma ormai era troppo tardi. Questa leggenda vorrebbe insegnarci che non si deve mai interrompere la pratica spirituale. Anche se ci sembra di non raggiungere risultati, non ci si deve preoccupare: si deve credere e attendere con pazienza l'esito dei nostri sforzi. Coltivare se' stessi significa ottenere risultati progessivi e continui nel tempo; interrompere invece, dara' risultati peggiori rispetto al non cominciare affatto.

Afferra gli spiriti della montagna, lascia che divulghino i loro segreti. Solo con la forza vi e' la scoperta.

Le scritture narrano che i monti racchiudono ogni risposta. Moltissimi cercatori si sono avventurati al loro interno, dove hanno incontrato sia spiriti benigni che maligni. Anche se la possibilita' di scoprire grandi cose si accompagna a continui pericoli, tutti noi dovremmo andare sulle montagne in cerca di risposte. Questi monti, di cui le scritture parlano, sono in realta' tutti gli aspetti sconosciuti della nostra mente. Tramite la meditazione, noi possiamo a poco a poco scoprire come funziona l'essere e cercare i tesori nascosti nella nostra anima. Proprio come una vera esplorazione, la meditazione e' un processo pieno di pericoli, poiche' riuscire significherebbe trovare tesori unici, ma un fallimento ci porterebbe alla follia e all'ossessione. Tuttavia, non esiste un metodo migliore se vogliamo percorrere la parti piu' nascoste della nostra mente e capire veramente chi siamo: infatti l'introspezione non sarebbe cosi'profonda e la psicoterapia non ci porterebbe necessariamente ad affrontare ogni parte di noi. Quindi solamente con la meditazione possiamo imparare a penetrare nel profondo della nostra mente ed impossessarci dei tesori che in essa sono celati.

Lenze invisibili. Il pescatore ripara la rete e i pesci si lasciano prendere. Se il pescatore non rammenda bene le sue reti prima di uscire in mare, il suo viaggio non sara' proficuo. Una buona preparazione e' la parte fondamentale della sua fatica: solo quando ha studiato le condizioni del mare ed ha aggiustato barca e reti potra' salpare: i pesci cadranno nelle sue reti come attratti da lenze invisibili. Quando abbiamo l'impressione che non ci accada mai nulla, dobbiamo pensare alla perseveranza del pescatore. Anche se il nostro lavoro e' monotono e i risultati sembrano difficili dobbiamo comunque perseverare e prepararci. Per raggiungere e conquistare la perseveranza occorrono maturita' ed esperienza; dobbiamo coltivare la pazienza, il tempo e i progetti. Anche se la situazione appare sfavorevole e' importante portare avanti cio' che e' stato gia' intrapreso. Confidando nel progetto e nella sua preparazione, i pesci gonfieranno le nostre reti.

La preda incrocia la tigre che a volte osserva soltanto, altre volte si avventa sicura, ma sempre agisce. Durante la nostra vita ci si presentano infinite opportunita' ma e' necessario approfittarne. La tigre vive adattandosi alle situazioni; se vede una preda, ma non e' pronta a cacciarla, la lascia andare. Cio' e' comunque agire. La tigre scorge la preda, ma non interviene. Viceversa, quando l'animale e' preparato a cacciare la preda, la bracca senza alcuna esitazione. Nessun senso di colpa, nessun ripensamento interferiscono con la purezza della sua azione. E' una questione di impegno. Qualunque cosa ci venga incontro nella vita, dobbiamo affrontarla con impegno. Possiamo riceverla, modificare le circostanze e poi abbandonarla. In qualsiasi modo scegliamo di comportarci non dobbiamo mostrare alcuna apatia. Solo allora saremo pronti, solo allora saremo in grado di scegliere.

Violino, scacchi, libri, pennelli, spada. Ecco i simboli della destrezza classica.

C'era una volta un vagabondo per nulla interessato alla fama. Non gli mancavano certo le possibilità di diventare importante, ma egli cercava solamente dei maestri che gli insegnassero a padroneggiare cinque cose: il violino, gli scacchi, i libri, i pennelli e la spada.Dal violino ebbe la musica, espressione dell'anima; con gli scacchi studio' le strategie ed esercito' la capacita' di reagire alle azioni altrui; i libri gli diedero una istruzione accademica; con i pennelli coltivo' la sensibilita' e la bellezza. Un giorno un fanciullo domando' al vagabondo cosa avrebbe fatto se fosse rimasto senza le sue cinque cose. All'inizio il vagabondo fu impaurito da quell'idea, ma poi si rese conto che il violino non poteva suonare da solo, che gli scacchi avevano bisogno di giocatori, che un libro doveva essere letto da qualcuno, che il pennello non sapeva muoversi da se', e infine che era necessaria alla spada una mano coraggiosa che la sfoderasse. Egli capi' allora che non si era dedicato a quelle arti solo per acquisire destrezza; piuttosto, esse gli aprivano la strada verso la parte piu' interiore del suo essere.

Un padre senza padre ha problemi d'equilibrio.Un maestro senza maestro e' pericoloso.

Siamo soliti guardare ai nostri genitori, ai nostri maestri e alle nostre guide con grande fiducia e aspettativa. Essi hanno la responsabilita' di guidarci, educarci, e persino di giudicare nei momenti di incertezza. Facendo questo, il loro scopo e' accompagnarci fino a quando saremo capaci di prendere da soli le nostre decisioni, basate sulla saggezza che ci hanno aiutato a sviluppare. Tuttavia la possibilita' di errore o prepotenza e' altissima. Quale persona e' sempre nel giusto? Basta una svista per generare confusione, lasciare cicatrici psicologiche o causare disastri. E' necessario che ogni padre abbia un padre, ogni maestro un maestro e ogni guida una guida. In questo modo si prevengono gli errori riconducibili al potere. Un tempo, ogni Re aveva saggi e consiglieri nella propria corte.Oggi

abbiamo un Capo per i capi.

Quando un vasaio comincia a modellare un vaso, prende un pezzo di argilla, ne fa una rozza palla e la lascia cadere al centro del tornio. Deve quindi lavorarla fino a farne un cilindro levigato, che poi plasma con cura tirandolo e schiacciandolo mentre gira. Ecco che prima sembra una torre, poi un piccolo fungo. Solo dopo aver allungato e appiattito l'argilla per molte volte, il vasaio lentamente la stringe e la costringe a sollevarsi dal tornio. Tuttavia deve fare attenzione a non insistere troppo, perche' l'argilla si stanca e crolla. Il vasaio crea quindi la forma desiderata, e il giorno successivo, quando l'argilla ha ormai la solidita' del cuoio, la gira e ne modella la base. A questo punto non resta altro che decorare e cuocere l'argilla: e' ancora possibile scegliere i colori da applicarvi, ma la sua forma e' ormai immutabile. Anche noi, seguendo lo stesso processo, forgiamo le situazioni: prima diamo loro una forma grezza, poi le poniamo al centro della nostra vita. Dobbiamo quindi plasmare la situazione e, facendo questo, sapere gia' quale forma farle assumere. Infatti, quanto piu' si avvicina al completamento, tanto piu' diventa dura e definita; le possibilita' di intervenire a poco a poco diminuiscono, finche' ci rimane solamente la pienezza della nostra creazione.Bellezza e bruttezza, successo e fallimento, dipendono dal processo di modellatura.