← I Reperti · Sola lettura · Cerca nell’archivio

.. ora capisco cosa significhi fare un buon allenamento.. ho faticato tantissimo ma i risultati si sono visti.. ora ho un attacco più forte e una divesa più solida.. non sono ancora brava come Messere Alisterion.. ma sono già diventata più abile con l'uso della spada..

Ho fatto anche nuovi incontri.. il primo più significativo è stato con Lanter.. onorevole Paladino di Chastil.. ha fatto una strano discorso.. un discorso su un clan di soli paladini e sul prepararci a combattere il male che sarebbe a breve arrivato.. mah.. non ho capito molto.. chissà che avrà voluto dire.. comunque credo tornerà presto a parlarmi..

L'altro incontro vede protagonista un vampiro e una trolla.. due persone.. particolari.. ho creduto fosse meglio seguirli per controllare che non facessero del male a nessuno e così è avvenuto...

.. ho scritto male e vado di fretta.. ma se raggiungo Kyrandor in tempo per la sera.. forse riuscirò ad abbracciare il mio amore Lilim. *vicino al nome è disegnato un cuoricino*

Shatiel Paladina di Chastil

Sono giorni che non so che fare.. niente attira più la mia attenzione..non so che fare.. continuo a studiare.. a girare e spesso mi ritrovo alla Torre della Magia ma neanche i grandi libri di Magia contenuti al suo interno destano la mia men che minima reazione.. il mio men che minimo interesse..

Credo che partirò.. partirò per un lunghissimo viaggio.. non so dove.. non so neanche se tornerò mai.. sarà un lungo viaggio alla riscoperta di quello che io credo giusto.. chissà che mi riserverà questo viaggio...

..so solo che devo partire.. al più presto.. questa Città.. questi luoghi sanno ancora troppo di lui..

Ancora quei sogni....perchè?? perchè sogno queste cose....non riesco neanche a definirle....ogni volta che cerco risposte dal mio passato...non trovo nulla...buio totale.

Provo e riprovo...non ricordo nulla...solo del mio arrivo a Kyrandor....conosco a solo il mio nome...nient'altro...quanti anni ho?...da dove vengo?...nulla mi sembra famigliare...ho viaggiato in lungo e in largo...nessun luogo mi richiama alla mente qualcosa.....

perchè?...io voglio un passato!!... cosa avrò mai fatti o visto per non ricordarmelo....potrei...potrei...no! non voglio nemmeno pensarci....

Una pergamena portata dal vento magicamente si posa davanti a te, vedi chiaramente brillare il simbolo di Kyra impresso nella carta.

<

Mi chiamo Elhen Silmìredhen gioiello luminoso degli elfi, sono una paladina di Kyra e in quanto tale non mi e’ permesso di mentire.

Ebbene nel mio cammino ho incontrato e sconfitto creature oscure tremende e spaventose, creature du cui si poteva sentire la presenza e la malvagità nell’aria carica del puzzo, del fetore, degli odori di morte.

Mi sono avventurata in luoghi dominati dalle ombre, luoghi che celavano segreti e creature demoniache… ma mai mai ho provato quello che provo ora… mai ho affrontato un essere tanto potente malvagio, subdolo É

Prego Kyra che possa darmi la forza ed è solo la mia fede a non avermi fatta crollare fino ad ora.

Che questa pergamena possa essere un avvertimento: Vaejas è il suo nome e’ solito mostrarsi nelle sembianze di un drow, è un essere antico, molto antico, ha la capacità di prendere possesso di un corpo riducendo a quasi nulla la personalità e lo spirito del padrone originario di quel corpo...

Dunque state attenti a chi avete di fronte…

La sua malvagità è piu’ profonda di quanto ognuno di noi possa immaginare….

Non ha ancora raggiunto la il suo completo potere ne sono certa, ma più attenderemo più gli permetteremo di crescere fino a che ci sarà impossibile sconfiggerlo e già ora è potente….

Pochi ancora mi conoscono ma chi ha parlato con me sa che dico il vero.

Io sono partita alla ricerca di antichi saperi che da tempo sono perduti forse solo con questi puo’ essere contrastato….

I druidi mi hanno già donato le loro conoscenze più profonde, antiche e segrete.

Paladini, elfi e devoti della luce mi appello a quello che ci lega l’uno all’altro nonostante le differenze: la nostra fede nelle divinità luminose e le persone che amiamo e che vogliamo proteggere… per loro dobbiamo combattere questo essere!

Ora…. Vaejas… leggerai sicuramente questa pergamena affidata da me al vento, ma quando arriverà alle tue mani già in molti sapranno di te É. Anche perché non e’ l’unica che ho mandato.

Hai detto che ti divertivo ricordi?

Bene iniziamo a giocare allora.

Elhen Silmìredhen

Custode dei Segreti della Terra >>

Dopo aver impresso il simbolo di Kyra sulla carta,la lascia affidandola al vento sussurrando:

_La affido a te Vento... conducila a destinazione e che possano credere al messaggio che reca_

Guardandosi attorno con aria accigliata e guardinga, l'elfo lascio' per un istante l'impugnatura della sottile e letale lama che strigeva con entrambe le mani, tergendo il sudore dalla fronte con il dorso della mano appena liberata. Abbassando lo sguardo sulla mano impiastricciata, fisso' con disgusto la poltiglia marrone che si seccava sui suoi polpastrelli, una mistura di sudore e sabbia, portata dall'insolito e turbinante vento che aveva colto all'improvviso lui e la sua squadra.

Avevano appena fatto a tempo a coprire la bocca e le narici con un sottile fazzoletto, che la misteriosa tempesta s'era scatenata attorno a loro: emersa dal nulla, la sabbia aveva cominciato a vorticare e rombare, furiosa, mentre il vento si gonfiava e urlava ai quattro elfi la sua rabbia e la sua furia.

Mai, dacche' era nato, aveva veduto una tempesta di sabbia simile abbattersi sulla Valle; nascosta e affossata poco oltre le pianure a nord della grande e cosmopolita citta' di Kyrandor, la valle era una conca riparata e ben protetta, dove il vento normalmente non riusciva a penetrare. Foreste secolari la cingevano in un dolce e affettuoso abbraccio protettivo, e mai il popolo elfico che da secoli vi aveva stabilito dimora aveva dovuto patire la furia degli elementi.

Fino a quel giorno, almeno...

Improvvisamente, un urlo disumano squarcio' l'aria: agghiacciante, l'urlo echeggio' per qualche secondo tra gli elfi della squadra di pattugliamento, per poi spegnersi improvviso come era arrivato, sovrastato dal rombo della tempesta. Lentamente, l'elfo si volto', fissando i compagni che ora, nella tempesta che li ghermiva, apparivano come sagome sbiadite e confuse di fantasmi...

Solo due sagome.

Deglutendo, l'elfo scopri' un tremore incontrollato che attraversava i muscoli della mano con cui ancora stringeva la spada...

Ti stai divertendo molto, vecchio?

Vaejas distorse per un attimo le labbra in un sorriso sornione e divertito; quindi, ignorando la provocazione del felar, continuo' a salmodiare l'incantesimo che teneva attiva la tempesta di sabbia.

Velocemente, la tempesta giunse al suo apice: alberi e arbusti vennero divelti e spazzati via dalla furia del vento, sparendo alla vista, come divorati dalla furia distruttrice dell'innaturale cataclisma. Vaejas fisso' con aria divertita le altre tre figure alte e sottili che si staccavano da terra, dopo aver inutilmente lottato per appigliarsi a un albero che non pote' far altro che seguirle appena pochi istanti dopo: turbinando e ruotando in aria, le tre guardie elfiche cominciarono a colpirsi tra loro, mentre articolazioni e ossa venivano spezzate dalla furia dell'uragano di sabbia evocato dall'arcimago: ben presto, solo un rivoltante miscuglio di sangue, ossa e carne riempiva le tre armature ammaccate e distrutte, che continuarono a volteggiare in aria fino a sparire alla vista del drow.

Vaejas abbasso' infine le mani, lasciandole ricadere lungo i fianchi e rimirando la sua opera: l'intera valle era attraversata da un solco profondo e ampio di devastazione e morte. Ovunque cadaveri di elfi, sia di soldati che donne e bambini, ciondolavano senza vita sui rami o sulle radici di alberi sradicati e depositati al suolo dalla cessata tempesta. Sangue e fango si mischiavano pigramente il larghe pozze violacee, mentre un silenzio agghiacciante scendeva sulla valle devastata.

Vaejas fece schioccare la lingua contro il palato, carezzandosi il mento con aria pensosa mentre ammirava il suo capolavoro: dentro di lui, Khrysor avverti' distintamente la soddisfazione del drow, la cupa gioia che il suo sadismo gli recava.

"Buffo, felar", sbotto' infine Vaejas in tono allegro, sedendo sul tronco di un grande albero che ora giaceva orizzontale sul terreno "non sei esattamente la persona da cui mi aspettavo di ricevere una lavata di capo, sai?"

...credi che m'importi qualcosa degli elfi di questa valle? Puah. Piuttosto, mi stupisce che tu abbia tante forze da sprecare... Con tutto quello che ti aspetta...

Vaejas senti' chiaramente il divertimento provato dal felar nel pronunciare quelle parole. Aggrottando le sopracciglia, reclino' leggermente il capo con aria stupita, umettandosi ancora una volta le labbra con la lingua rossa e sanguigna, com'era suo solito fare.

...andiamo, Vaejas... davvero credi di potermi tenere nascosta una cosa cosi'? Riesco a sentire le tue ondate di gioia fin da qui... Anche se tenti di nascondermi i fatti... il tuo umore non mente, drow... E cosi', la sacerdotessa ha infine accettato quella tua assurda proposta?

Vaejas strinse per un attimo i denti, socchiudendo gli occhi con aria improvvisamente nervosa. Quindi, lentamente, ritrovo' la calma, esibendo il suo solito sorriso sornione. Abbassando lo sguardo sulla pozza di fango e sangue ai suoi piedi, l'arcimago fisso' la sua immagine riflessa come se si trattasse dell'immagine del felar.

"...non ho idea di cosa tu stia parlando, felar...", mormoro' infine, fissando con aria di sfida l'immagine che il sangue e il fango gli ritornavano.

La sua immagine. Il suo viso. E, al contempo, un'immagine che non era sua.

Bah, fa' come ti pare, non mi importa. L'unica cosa di cui mi importa ora e' salvare mia madre... Bada di non fallire in quello, Vaejas. Delle tue scappatelle poco o nulla mi interessa., concluse la voce del felar nella sua mente, con aria irata e ansiosa.

Lentamente, l'arcimago si alzo' in piedi. Prese una piccola piuma dalla borsa delle componenti che portava in vita, quindi tuffo' la mano in una delle ampie tasche nascoste della pesante veste nera, traendone fuori una bacca e una fialetta di polvere nera.

Premendo la bacca tra l'indice e il pollice della mano destra, l'arcimago verso' un pizzico della polvere nera sul succo che usciva dal minuscolo frutto: quindi, poggiandovi sopra la piuma, prese a salmodiare una breve litania, muovendo in senso circolare i polpastrelli di indice, pollice e medio e creando una pallina d'un grigio scuro e nauseante con le tre componenti.

Terminando la formula, il drow lancio' in aria la sferetta grigia, che esplose creando una sottile calligine grigiastra che scese lentamente sulla sua figura, avvilupandolo.

Ci fu un tremendo schianto, come di ossa infrante: abbassando lo sguardo sulla pozza di sangue e fango ai suoi piedi, Vaejas vide la sua struttura fisica mutare. La sua pelle, prima nera e liscia, si riempi' di escrescenze purulente. Le sue membra si allungarono, i suoi muscoli si gonfiarono: spalanco' la bocca per urlare, ma solo un cupo e sordo brontolio usci' dalle zanne ingiallite che ora erano i suoi denti.

Per un attimo, l'arcimago rimase a osservare la sua opera con un sogghigno compiaciuto sul volto. Quindi si alzo', ergendosi in tutta la sua nuova e considerevole altezza: afferro' quindi una radice del tronco, abbastanza larga, laddove l'impugnava, da essere grande quanto prima poteva esserlo una sua gamba, e la strappo' con un gesto secco e sciolto dei nuovi possenti muscoli.

Brandendo la nuova rudimentale clava, il mago fisso' un'ultima volta il troll che ora la pozza d'acqua rispecchiava.

...non hai un briciolo di stile..., lo motteggio' la voce del felar dentro di lui.

"...forse...", gracchio' la voce raschiante e gutturale della creatura "ma ogni cosa va come deve andare... e ora devo festeggiare... Si, hai ben indovinato... Lei e' mia, ora... E ho grandi progetti in serbo per lei... Per noi... quando il mio nuovo corpo sara' pronto, e potro' lasciare questo ammasso schifoso di carne e pelame che osi chiamare corpo..."

Ehi, se ti fa tanto schifo puoi sempre andartene ora!, sbotto' il felar in un ringhio.

"...ogni cosa a suo tempo, Khrysor... Ogni cosa a suo tempo..."

Il troll sogghigno' crudelmente, mentre un sottile filo di bava giallastra colava dall'orlo della sua bocca fino a raggiungere il petto irsuto e muscoloso della creatura. I suoi occhi rossi e malvagi brillarono di gioia, quindi si avvio' a passi ampi e veloci verso il villaggio che era stato risparmiato dalla furia della tempesta di sabbia.

"...presto faremo il rituale... Per tua madre, per lei e per a tua amichetta... Per cui, ora fammi divertire un po'...", grugni' quindi con voce gutturale e profonda.

Una pattuglia di soldati corse incontro alla bestia, con le spade sguainate e gli scintillanti scudi che baluginavano sotto i raggi del sole morente.

Fu l'ultimo tramonto per gli elfi della valle...

Il primo dei soldati mori' spiaccicato da un pesante colpo portato dal mostro con l'enorme clava che brandiva: impugnandola a due mani, Vaejas sollevo' il tronco sopra la testa, sogghignando e digrignando i denti, quindi lo abbasso' violentemente sul malcapitato.

Le sottili lame elfiche morsero le carni del troll, ma solo per scoprire di aver commesso un errore che si rivelo' per loro fatale: non appena le lame affondavano nelle carni della creatura, infatti, la sua innaturale dote rigenerativa faceva rinsaldare i muscoli recisi e richiudere le ferite.

Cosi' velocemente da non provocare alcun danno.

Cosi' velocemente che molte armi restarono imprigionate tra le carni della fiera.

Voltandosi, il troll fisso' un giovane soldato elfico che cercava invano di svelgere la propria lama, piantata in profondita' nell'addome della bestia.

Leccandosi lentamente le labbra, Vaejas agguanto' l'elfo, sollevandolo di un paio di metri da terra e portandoselo davanti agli occhi.

"...fammi divertire un po'...", mormoro' quindi, avvicinandosi il malcapitato alla bocca...

Inorriditi, i compagni distolsero lo sguardo: ma nulla poterono contro il terrificante rumore di ossa rotte e carni lacerate, ne' contro le urla strazianti dell'elfo, che dardeggiarono per un istante nella valle, spezzando l'innaturale e tetro silenzio che la ricopriva come una pesante cappa invernale.

"trentasei... trentasette... trentotto..."

La dolce e bassa voce dell'elfo scuro carezzava il silenzio della stanza, rotto soltanto dal pigro e lento cadere delle goccie del liquido azzurrino che risaliva lentamente il sottile tubo in vetro trasparente che partiva immergendosi in una ampolla di denso e bollente liquido bluastro e terminava in una sottilissima fiala di vetro opaco, piena per mezzo dito di quello stesso liquido azzurrino semitrasparente che vi affluiva, goccia dopo goccia, sotto lo sguardo attento del drow.

"...settanta...", concluse quindi Vaejas, e con un veloce e deciso movimento della mano chiuse la sottile valvola che regolava l'afflusso della condenza dentro il tubicino di vetro, condensa che, grazie al lungo e tortuoso tragitto nello stretto passaggio di vetro, si addensava tanto quanto bastava da trasformare il vampore calliginoso che usciva dall'ebollizione della prima fiala nel liquido fresco e chiaro che riempiva la seconda.

Con aria soddisfatta, Vaejas si passo' il sottile contenitore sotto gli occhi, avvicinandolo ad una candela: la luce della fiamma tremolante, tuffandosi nel liquido, veniva scomposta in un arcobaleno di prismi dai colori sfavillanti e abbaglianti, intensificata e moltiplicata, tanto che in un istante l'intera stanza ne fu invasa.

Sogghignando, Vaejas assaporo' come nettare lo stupore del giovane stregone la cui coscienza giaceva, immota ma non addormentata, in una nicchia profonda e nascosta del suo essere.

"...sei stupito, felar... Non credevi che ce l'avrei fatta, forse?", mormoro' in tono dolce e canzonatorio il drow.

Ho mai avuto motivo di credere in alcuna delle tue fanfaronate da due soldi, drow?, replico' la voce tagliente e rabbiosa del felar nella sua mente.

Sogghignando ancora, Vaejas dischiuse le labbra, umettandole con un leggero movimento della lingua sanguigna. "...fanfaronate da due soldi...", ripete' quindi lentamente.

"Dunque, perche' sprecare tempo, felar? Oramai ogni cosa e' pronta, ma... perche' perdere tempo in "fanfaronate da due soldi", come le hai chiamate?...vai a dare un ultimo saluto alla cara mammina, presto ti lascera'...".

Il dolce sussurro del drow si spense lentamente tra le sottili eco del laboratorio, come se le tenebre che lo circondavano se ne fossero nutrite, gustando ogni singola goccia di veleno che il mellifluo sussurro in realta' grondava.

Vaejas si gusto' ogni cosa, lentamente, assaporando sensazioni e sentimenti sulla punta della lingua, come nettare troppo a lungo bramato da una gola ormai arsa dalla sete. La furia incontrollabile del felar che montava ad ogni suo sussurro, la cupa disperazione che seguiva ogni suo silenzio, la determinazione che traspariva chiara e netta dal suo essere vibrante ogni qualvolta decideva di comunicare... Il suo odio sterminato, il suo amore folle, il suo affetto tenero, il suo distaccato e freddo cinismo... Lentamente, chiudendo gli occhi, lo stregone assaporo' ogni istante del caleindoscopio d'emozioni che turbinava nell'anima del felar, assaporandolo sulla punta della lingua come un immondo vampiro assapora la linfa vitale ancora calda delle sue vittime.

Un vampiro.

Vaejas sogghigno' a quel pensiero, trovandolo eccitante.

Si, un vampiro, che mordeva al collo la sua vittima, nell'eccitazione della bramosia, nell'estasi del sangue: solo che non era sangue, quello che placava la sua sete millenaria. Non era carne, quella in cui piantava gli aguzzi e letali canini.

Era la passionalita' del felar, il turbinio tremendo e convulso delle sue emozioni contrastanti, la sua VITA...

Lentamente, sospirando estasiato, riapri' gli occhi...

"...cinque goccie vanno versate su entrambi gli occhi. Sei goccie vanno versate sul cuore. Tre goccie vanno versate su entrambe le ginocchia, e una goccia al centro di ogni mano. Fatto questo, giacera' immota e priva di forze, e allora le verserete il contenuto della fiala in gola. Dovremo essere in una foresta, non importa l'ora ne' il giorno, ma dovremo essere soli. Io usciro' fuori al momento piu' opportuno: assieme a me dovranno esserci la chierica, che dovra' portare con se un pugnale affilato la cui lama non abbia mai assaggiato sangue di qualsivoglia natura, e nessun altro."

Lentamente, Vaejas fece rigirare l'ampollina tra le dita, fissandola con occhi meditabondi e sguardo serio. Sentiva l'attenzione del felar concentrata su di se, la sua impazienza crescente...

Sorridendo beffardamente, si attardo' ancora qualche minuto nel rimirare il riflesso del liquido sul vetro opaco della fiala.

E poi?, chiese infine la voce impaziente e irata del felar.

"...poi, saremo io e la chierica a occuparcene...", concluse quindi Vaejas, mentre il suo sorriso si allargava in un sogghigno divertito.

"Oh, quasi dimenticavo.... La sacerdotessa non dovra' avere alcuna veste su di se... Ricordalo....", aggiunse quindi con aria distratta, poggiando la fiala sul tavolo in legno del laboratorio.

Perche' e' cosi' importante?, domando' il felar con voce intrisa di sospetto.

"...te l'ho gia' detto, felar... un maschio non vive di solo lavoro... ci vuol pure qualche svago, di tanto in tanto.", concluse l'elfo scuro in tono basso e allegro, voltandosi e uscendo a passo veloce e deciso dal laboratorio sotterraneo.

Riesco a sentirle come fosse ora..le urla di dolore della mia dolce maestra..ricordo come fosse ora quelle parole, quelle affermazioni..su un figlio che non c'e' più..e più ci penso, più mi sento in colpa se ora lei vaga per la città come fosse una creatura delle ombre..

No, non mi importa delle ferite sulla mia pelle, duolono di più quelle del mio animo..il sapere che se solo avessi saputo mantenerla un pò più calma, probabilmente ora non dovre vederla così...

Che sia maledetto quel viscido essere, se l'avesse curata come da patti..tutto questo non sarebbe accaduto...che tu possa essere maledetto, Vaejas..

Le ombre aderivano perfettamente alla sua scarna e magra figura, lambendo il suo viso e la sua pelle eburnea, carezzando voluttuosamente il candore dei lunghi e setosi capelli che fuoriuscivano dai lati della cappa, circondandolo e avvolgendolo, proteggendolo e rassicurandolo.

Chiudendo gli occhi, inspiro' profondamente. Sentiva ancora, stretto nel suo pugno, il pesante mortaio in acciaio nero; poteva sentire il leggero e ovattato scricchiolio che la pesante testa stondata del pestello produceva quando veniva premuto sui piccoli semini rossastri che empivano per meta' la tondeggiante conca al centro dello strumento, sentiva il carezzio morbido delle vesti nere, soffici e lucide, che lo avvolgevano - la seta sulla nuda pelle, il cuoio dei calzari che abbracciava i suoi piedi, l'acciaio dei bracciali che mordeva i suoi polsi, intensificando e trasmettendo alle sue braccia il gelo del laboratorio.

Rabbrividi', mantenendo gli occhi chiusi, assaporando tutte quelle sensazioni tanto a lungo bramate, nei secoli di immobilita' e incorporeita'.

Lentamente apri' gli occhi, gustandosi finanche la dolce carezza della propria lingua sulle labbra pallide ma carnose del suo nuovo corpo, fissando poi lo sguardo sui giovani assestenti che lo fissavano con palese orrore dipinto negli occhi.

Lentamente, le sue labbra si dischiusero in un freddo e cinico sorriso, mentre la sua voce, dolce e carezzevole, bassa e sibilante, ordinava in tono cortese ma perentorio un unico insindacabile comando.

"...uscite."

Loro ti temono. Non credi che un giorno raggranelleranno abbastanza coraggio da ucciderti nel sonno? O forse il possente Vaejas, ultimo Arcimago del Concilio, non ha bisogno di riposare dopo aver stremato il proprio corpo e la propria anima con rituali e magie?

Il sorriso dell'elfo scuro si distorse in un ghigno divertito, mentre i suoi occhi scintillavano d'un cupo bagliore cremisi che rivelava sorpresa e divertimento.

"...i miei complimenti, felar... Stai facendo grandi progressi... Riesci a rimanere cosciente durante la possessione, ora?", mormoro' quindi in tono carezzevole e mellifluo.

Ho avuto un buon maestro, Vaejas... E potrei serbarti molte altre sorprese, prima che questa partita sia chiusa., aggiunse la voce nella mente dell'arcimago.

Lentamente, l'elfo scuro riprese a pestare con movimenti ritmici e lenti i semi nel mortaio.

Il pestello si muoveva ritmicamente, mentre il polso esile del drow gli imprimeva una sottile e leggera rotazione, facendo si che i semini strisciassero con forza lungo le pareti del recipiente, riducendosi in una sottile e rossastra polverina.

Che semi sono, quelli?, domando' quindi la voce nella mente dell'arcimago. L'elfo scuro non pote' trattenere un ulteriore e ampio sorriso di trionfo, mentre quasi riusciva a sentire la rabbia che il felar stava provando nell'essersi reso conto che la sua domanda non faceva altro che accentuare il profondo divario di conoscenza e potere tra lui e il drow.

Lentamente, passo' ancora la lingua sulle labbra carnose e pallide, versando la sottile polverina su un foglio di carta pergamena trattato da lui stesso con un liquido che la rendeva impermeabile, quindi, movimenti veloci e precisi che denotavano una certa perizia, richiuse il foglio con pieghe sottili e ben nascoste, impacchettando la mistura e lasciandola scivolare dentro un barattolo di vetro scuro e opaco.

"...semi di Lysandil, felar...", mormoro' quindi, con tono carezzevole e condiscendente.

"Un piccolo e breve assaggio aiuta a entrare in uno stato di trance molto piu' profondo di quanto non potresti ottenere con ore e ore di concentrazione...", aggiunse quindi, avvicinandosi a un complesso macchinario posto sul lato opposto della grande e ampia sala scarsamente illuminata.

"...se inalato, invece, provoca allucinazioni, perdita di memoria e demenza...", continuo', fermandosi davanti al macchinario. Dentro di lui, il felar osservo' che, pur trovandosi nel suo laboratorio, non aveva mai veduto una macchina simile.

Dunque, concluse tra se e se, dev'essere una creazione di Vaejas...

"...e infine, se opportunamente mischiato ad altri componenti, forma un liquido denso e viscoso che viene usato nei rituali di alta magia... O, come sarebbe piu' proprio chiamarli, riti di Magia Antica, mio ignorante amico...", concluse Vaejas con una smorfia divertita, mentre le sue mani sfioravano gli alambicchi posti al centro della curiosa macchina, sopra una fiamma azzurra che ne lambiva pigramente la superficie liscia e opaca.

"...e si, mio ignorante Khrysor, hai indovinato... e' una macchina di mia creazione. O meglio, e' una macchina che ero solito usare prima dello sfortunato "incidente" che bandi' la mia anima in quel limbo apatico e pigro...", concluse infine con una sfumatura di rabbia nella voce.

Bada, Vaejas... Se mi prendi in giro... Se non curerai come promesso mia madre dalla maledizione di quel maledetto, io giuro sull'Abisso che...

"Silenzio, stolto!", sibilo' con ira il drow, socchiudendo gli occhi e fissando con ira lo specchio che era appeso accanto a lui, nella parete del laboratorio.

"Tu mi minacci? Tu non sei nulla, rifiuto! Se avessi avuto anche solo un centesimo del potere che avevo un tempo, avrei preso questo ributtante sacco di carne e pelame che e' il tuo corpo e l'avrei triturato, uccidendoti con un semplice pensiero! Ringrazia il cielo che mi occorri, felar! Ma non sfidare la mia pazienza!"

La voce tonante e minacciosa del drow risuono' ancora per un istante tra gli angoli bui del laboratorio sotterraneo, spegnendosi lentamente. Con uno scatto, la scarna figura si volto' verso altri scaffali, prendendo dei contenitori e versandone i vari contenuti in misurini di varie forme. Calcolando le dosi, verso' i composti in un secondo mortaio di marmo grigio, prendendo a pestare furiosamente grani, semi e foglie che aveva versato nel contenitore, che sotto la furia dei suoi colpi iniziarono ad amalgamarsi in una poltiglia verdastra dall'odore nauseante.

...perche' fai tutto questo? Cosa ne ricavi?, aggiunse infine la voce del felar dentro di lui, risuonando piatta e controllata nella sua mente.

Continuando a pestare senza mai fermarsi, le labbra di Vaejas si dischiusero in un sorriso divertito.

"Perche'? Potrei chiederti io, felar: perche' necessiti d'un perche'?", domando' quindi in tono canzonatorio.

"Oppure, perche' no. Perche' non dovrei, felar?", chiese ancora, incalzando la presenza dentro di lui prima che avesse il tempo di replicare.

"Te lo diro' io il perche', stolto. Perche' avere un corpo consensiente e' meglio che dover lottare ogni minuto e ogni istante per mantenere il dominio su un corpo la cui coscienza lotta per riprendere il dominio, innazitutto."

Il pestello continuava a calare furiosamente sulla poltiglia nel mortaio, scandendo un ritmo furioso e continuo, martellante ed esasperante.

"...perche' voglio quell'elfa scura, felar... E no, no, no, ti prego... Amore? Ma cosa vai pensando? Non so cosa sia "amore", felar. So che e' potente. So che e' intelligente. So che e' spietata. So che e' splendida. Cos'altro potrei desiderare? E' forse l'unica drow dalla pelle abbastanza scura e dall'animo abbastanza corrotto da poter stare al mio fianco. Amore? Bah!", concluse infine rabbiosamente, fermando di colpo il suo furioso martellare.

...e allora perche' hai parlato con quell'elfo? Perche' hai avvicinato la paladina? Perche' l'hai...

"...un maschio deve pur svagarsi ogni tanto, Khrysor... troppo lavoro non fa bene...", lo interruppe quindi ancora una volta il drow, leccandosi le labbra con aria divertita.

"E tu invece, mio indeciso amico?...un'umana... che gusti...", aggiunse quindi in tono ancora provocatorio, lasciando intanto scivolare con estrema cura il denso e fluido composto in un contenitore di vetro largo e basso.

Non l'amo. E' solo... Che a volte mi turba, ecco tutto. Amo Kayra, ho quasi dato la mia vita per lei.

"Khrysor, Khrysor, Khrysor", mormoro' Vaejas fissando l'operazione di trasbordo del fluido con occhio attento "come sei ingenuo... Amore, dici tu? Ormoni, ti rispondo io. Ami la felar, o cosi' ti piace pensare? Bene, sposala. Poi prendi la donna e usala per scaldarti il letto quando piu' ti aggrada, no?", aggiunse quindi in tono divertito e complice, mantenendo pero' attenzione sulla delicata operazione.

"dopotutto... le umane servono a questo, sai?", mormoro' terminando il trasbordo del fluido, mentre la sua lingua saettava ancora una volta sulle sue labbra.

Sei disgustoso, vecchio

"...pratico, mio ingenuo amico... Pratico..."

...cinico, vorrai dire...

"Puo' darsi... Ma se sei cosi' sicuro di te, potrei prendere io l'umana... Poi potrei raccontarti cosa ti sei perso...", mormoro' quindi con voce melliflua e malevola.

Se lo farai, morirai, replico' gelida la voce nella sua coscienza.

Lentamente, con aria divertita, Vaejas apri' bocca per replicare... Poi pero' venne investito dal crudo e nudo pensiero dell'anima del felar che era racchiusa dentro di lui. Barcollo' leggermente, appoggiandosi al tavolo e stringendolo convulsamente, mentre piccole e sottili goccioline di sudore gli imperlavano la fronte.

"non oseresti!", sibilo' infine tra i denti.

Toccala e lo faro'. O credi di poter sopravvivere, se io mi dono la morte? Ti portero' con me, Vaejas, e per quanto potente tu possa essere, alla morte non potrai scappare..., replico' la fredda e determinata voce del felar dentro di lui.

Lentamente, l'alta e scarna figura ammantata di nero si alzo', recuperando il proprio autocontrollo. Le sue labbra si dischiusero in un silenzioso e divertito sorriso, mentre i suoi occhi scintillavano d'ira e di compiacimento.

"...affascinante, felar, affascinante", mormoro' infine, riponendo il contenitore con il fluido appena ottenuto. "...cominci a piacermi..."

*Stringendo la fidata mazza con una mano e scrivendo con l'altra sopra un tavolo nella locanda dell'orso*

Ultimamente mi domando sempre piu' spesso come sarebbe stata diversa la mia vita senza i fatti incresciosi che l'hanno segnata...

A volte vorrei uscire dai rigidi schemi che la segnano, che mi imprigionano in un

esistenza ovattata di superiorita' raziale...

A volte...

Ho incontrato umani e anche se sembra una bestemmia, mezz'elfi ed elfi dalle capacità notevoli...

Di quelli asserviti al male me ne sono servito e me ne servo per i miei fini, gli altri...

Beh gli altri, sprero per loro, non mi incontrino mai in una giornata come questa...

*Ripensando alla morte della madre*

"Molte vite per una vita..."

Chissa quanti altri elfi dovranno morire prima che la mia sete di vendetta sia placata...

Oggi ho intravisto per la prima volta i Drakiri: presto saranno loro ad incontrare me! *Sogghigna all'idea*

Che strana esistenza la mia!

Mai un attimo di tempo per me stesso, almeno fino a quando non avrò compiuto il mio destino, sono imprigionato in essa...

*Pensieroso guardando la propria mazza non del tutto pulita dal sangue elfico versato in giornata*

Strano per un chierico dover pulire così spesso la propria mazza dal sangue dei morti che ha seminato...

Credevo l'avrei usata solo per difendere la mia fede, invece...

*Pensando alla giornata appena trascorsa*

Oggi ho trascorso molto tempo con una giovane mezz'elfa, bella almeno quanto malvagia, mi intriga molto il suo modo di fare, fatto da molte mezze parole e tanti silenzi e quella deliziosa presunzione...Ahh... Peccato sia di sangue corrotto!!!

Strani questi scherzi della natura...

Non ho piu' inc...*Il testo e' illeggibile a causa di una macchia di birra (?) che ha pesantemente impiastricciato il foglio* molto fredda, forse e' meglio cosi'!!!

brucia!!!!

cocente umiliazione! sono stato sconfitto e la mia sete di vendetta non si è placata!

che donna! mi ha pugnalato alle spalle mentre io le ho dato la maggior fiducia!

l'ho persa..

*alcune lacrime imbrattano il foglio mischiandosi all'inchiostro fresco*

sono stato un debole! un fesso dei peggiori! le ho donato tutto ciò che avevo, ho difeso il suo nome a costo della vita e dell'onore ma niente è bastato! insaziabile e vorace..quanto mi mancherà..

*un raggio di luce bianca che sembra provenire da Kyra stesso lo colpisce...

il suo volto inizia a mutare, la cicatrice si rimargina, i denti e i capelli spuntano e gli occhi si raddrizzano, anche la puzza si attenua*

è tempo che la debolezza sparisca, tempo di scavare nel marcio e incidere l'amore dal mio cuore...come anatomista di primordine so bene come si fa.

L'umiliazione è ancora calda..la vendetta migliore rimane quella servita fredda.

*il raggio di luce scompare, il volto di Kahn torna orribile come sempre e la puzza si spande nuovamente per la grotta in cui sta scrivendo*