Gio 1 Apr 2004
Sussurri tra le Ombre.
Journal di VaejasLe ombre aderivano perfettamente alla sua scarna e magra figura, lambendo il suo viso e la sua pelle eburnea, carezzando voluttuosamente il candore dei lunghi e setosi capelli che fuoriuscivano dai lati della cappa, circondandolo e avvolgendolo, proteggendolo e rassicurandolo.
Chiudendo gli occhi, inspiro' profondamente. Sentiva ancora, stretto nel suo pugno, il pesante mortaio in acciaio nero; poteva sentire il leggero e ovattato scricchiolio che la pesante testa stondata del pestello produceva quando veniva premuto sui piccoli semini rossastri che empivano per meta' la tondeggiante conca al centro dello strumento, sentiva il carezzio morbido delle vesti nere, soffici e lucide, che lo avvolgevano - la seta sulla nuda pelle, il cuoio dei calzari che abbracciava i suoi piedi, l'acciaio dei bracciali che mordeva i suoi polsi, intensificando e trasmettendo alle sue braccia il gelo del laboratorio.
Rabbrividi', mantenendo gli occhi chiusi, assaporando tutte quelle sensazioni tanto a lungo bramate, nei secoli di immobilita' e incorporeita'.
Lentamente apri' gli occhi, gustandosi finanche la dolce carezza della propria lingua sulle labbra pallide ma carnose del suo nuovo corpo, fissando poi lo sguardo sui giovani assestenti che lo fissavano con palese orrore dipinto negli occhi.
Lentamente, le sue labbra si dischiusero in un freddo e cinico sorriso, mentre la sua voce, dolce e carezzevole, bassa e sibilante, ordinava in tono cortese ma perentorio un unico insindacabile comando.
"...uscite."
Loro ti temono. Non credi che un giorno raggranelleranno abbastanza coraggio da ucciderti nel sonno? O forse il possente Vaejas, ultimo Arcimago del Concilio, non ha bisogno di riposare dopo aver stremato il proprio corpo e la propria anima con rituali e magie?
Il sorriso dell'elfo scuro si distorse in un ghigno divertito, mentre i suoi occhi scintillavano d'un cupo bagliore cremisi che rivelava sorpresa e divertimento.
"...i miei complimenti, felar... Stai facendo grandi progressi... Riesci a rimanere cosciente durante la possessione, ora?", mormoro' quindi in tono carezzevole e mellifluo.
Ho avuto un buon maestro, Vaejas... E potrei serbarti molte altre sorprese, prima che questa partita sia chiusa., aggiunse la voce nella mente dell'arcimago.
Lentamente, l'elfo scuro riprese a pestare con movimenti ritmici e lenti i semi nel mortaio.
Il pestello si muoveva ritmicamente, mentre il polso esile del drow gli imprimeva una sottile e leggera rotazione, facendo si che i semini strisciassero con forza lungo le pareti del recipiente, riducendosi in una sottile e rossastra polverina.
Che semi sono, quelli?, domando' quindi la voce nella mente dell'arcimago. L'elfo scuro non pote' trattenere un ulteriore e ampio sorriso di trionfo, mentre quasi riusciva a sentire la rabbia che il felar stava provando nell'essersi reso conto che la sua domanda non faceva altro che accentuare il profondo divario di conoscenza e potere tra lui e il drow.
Lentamente, passo' ancora la lingua sulle labbra carnose e pallide, versando la sottile polverina su un foglio di carta pergamena trattato da lui stesso con un liquido che la rendeva impermeabile, quindi, movimenti veloci e precisi che denotavano una certa perizia, richiuse il foglio con pieghe sottili e ben nascoste, impacchettando la mistura e lasciandola scivolare dentro un barattolo di vetro scuro e opaco.
"...semi di Lysandil, felar...", mormoro' quindi, con tono carezzevole e condiscendente.
"Un piccolo e breve assaggio aiuta a entrare in uno stato di trance molto piu' profondo di quanto non potresti ottenere con ore e ore di concentrazione...", aggiunse quindi, avvicinandosi a un complesso macchinario posto sul lato opposto della grande e ampia sala scarsamente illuminata.
"...se inalato, invece, provoca allucinazioni, perdita di memoria e demenza...", continuo', fermandosi davanti al macchinario. Dentro di lui, il felar osservo' che, pur trovandosi nel suo laboratorio, non aveva mai veduto una macchina simile.
Dunque, concluse tra se e se, dev'essere una creazione di Vaejas...
"...e infine, se opportunamente mischiato ad altri componenti, forma un liquido denso e viscoso che viene usato nei rituali di alta magia... O, come sarebbe piu' proprio chiamarli, riti di Magia Antica, mio ignorante amico...", concluse Vaejas con una smorfia divertita, mentre le sue mani sfioravano gli alambicchi posti al centro della curiosa macchina, sopra una fiamma azzurra che ne lambiva pigramente la superficie liscia e opaca.
"...e si, mio ignorante Khrysor, hai indovinato... e' una macchina di mia creazione. O meglio, e' una macchina che ero solito usare prima dello sfortunato "incidente" che bandi' la mia anima in quel limbo apatico e pigro...", concluse infine con una sfumatura di rabbia nella voce.
Bada, Vaejas... Se mi prendi in giro... Se non curerai come promesso mia madre dalla maledizione di quel maledetto, io giuro sull'Abisso che...
"Silenzio, stolto!", sibilo' con ira il drow, socchiudendo gli occhi e fissando con ira lo specchio che era appeso accanto a lui, nella parete del laboratorio.
"Tu mi minacci? Tu non sei nulla, rifiuto! Se avessi avuto anche solo un centesimo del potere che avevo un tempo, avrei preso questo ributtante sacco di carne e pelame che e' il tuo corpo e l'avrei triturato, uccidendoti con un semplice pensiero! Ringrazia il cielo che mi occorri, felar! Ma non sfidare la mia pazienza!"
La voce tonante e minacciosa del drow risuono' ancora per un istante tra gli angoli bui del laboratorio sotterraneo, spegnendosi lentamente. Con uno scatto, la scarna figura si volto' verso altri scaffali, prendendo dei contenitori e versandone i vari contenuti in misurini di varie forme. Calcolando le dosi, verso' i composti in un secondo mortaio di marmo grigio, prendendo a pestare furiosamente grani, semi e foglie che aveva versato nel contenitore, che sotto la furia dei suoi colpi iniziarono ad amalgamarsi in una poltiglia verdastra dall'odore nauseante.
...perche' fai tutto questo? Cosa ne ricavi?, aggiunse infine la voce del felar dentro di lui, risuonando piatta e controllata nella sua mente.
Continuando a pestare senza mai fermarsi, le labbra di Vaejas si dischiusero in un sorriso divertito.
"Perche'? Potrei chiederti io, felar: perche' necessiti d'un perche'?", domando' quindi in tono canzonatorio.
"Oppure, perche' no. Perche' non dovrei, felar?", chiese ancora, incalzando la presenza dentro di lui prima che avesse il tempo di replicare.
"Te lo diro' io il perche', stolto. Perche' avere un corpo consensiente e' meglio che dover lottare ogni minuto e ogni istante per mantenere il dominio su un corpo la cui coscienza lotta per riprendere il dominio, innazitutto."
Il pestello continuava a calare furiosamente sulla poltiglia nel mortaio, scandendo un ritmo furioso e continuo, martellante ed esasperante.
"...perche' voglio quell'elfa scura, felar... E no, no, no, ti prego... Amore? Ma cosa vai pensando? Non so cosa sia "amore", felar. So che e' potente. So che e' intelligente. So che e' spietata. So che e' splendida. Cos'altro potrei desiderare? E' forse l'unica drow dalla pelle abbastanza scura e dall'animo abbastanza corrotto da poter stare al mio fianco. Amore? Bah!", concluse infine rabbiosamente, fermando di colpo il suo furioso martellare.
...e allora perche' hai parlato con quell'elfo? Perche' hai avvicinato la paladina? Perche' l'hai...
"...un maschio deve pur svagarsi ogni tanto, Khrysor... troppo lavoro non fa bene...", lo interruppe quindi ancora una volta il drow, leccandosi le labbra con aria divertita.
"E tu invece, mio indeciso amico?...un'umana... che gusti...", aggiunse quindi in tono ancora provocatorio, lasciando intanto scivolare con estrema cura il denso e fluido composto in un contenitore di vetro largo e basso.
Non l'amo. E' solo... Che a volte mi turba, ecco tutto. Amo Kayra, ho quasi dato la mia vita per lei.
"Khrysor, Khrysor, Khrysor", mormoro' Vaejas fissando l'operazione di trasbordo del fluido con occhio attento "come sei ingenuo... Amore, dici tu? Ormoni, ti rispondo io. Ami la felar, o cosi' ti piace pensare? Bene, sposala. Poi prendi la donna e usala per scaldarti il letto quando piu' ti aggrada, no?", aggiunse quindi in tono divertito e complice, mantenendo pero' attenzione sulla delicata operazione.
"dopotutto... le umane servono a questo, sai?", mormoro' terminando il trasbordo del fluido, mentre la sua lingua saettava ancora una volta sulle sue labbra.
Sei disgustoso, vecchio
"...pratico, mio ingenuo amico... Pratico..."
...cinico, vorrai dire...
"Puo' darsi... Ma se sei cosi' sicuro di te, potrei prendere io l'umana... Poi potrei raccontarti cosa ti sei perso...", mormoro' quindi con voce melliflua e malevola.
Se lo farai, morirai, replico' gelida la voce nella sua coscienza.
Lentamente, con aria divertita, Vaejas apri' bocca per replicare... Poi pero' venne investito dal crudo e nudo pensiero dell'anima del felar che era racchiusa dentro di lui. Barcollo' leggermente, appoggiandosi al tavolo e stringendolo convulsamente, mentre piccole e sottili goccioline di sudore gli imperlavano la fronte.
"non oseresti!", sibilo' infine tra i denti.
Toccala e lo faro'. O credi di poter sopravvivere, se io mi dono la morte? Ti portero' con me, Vaejas, e per quanto potente tu possa essere, alla morte non potrai scappare..., replico' la fredda e determinata voce del felar dentro di lui.
Lentamente, l'alta e scarna figura ammantata di nero si alzo', recuperando il proprio autocontrollo. Le sue labbra si dischiusero in un silenzioso e divertito sorriso, mentre i suoi occhi scintillavano d'ira e di compiacimento.
"...affascinante, felar, affascinante", mormoro' infine, riponendo il contenitore con il fluido appena ottenuto. "...cominci a piacermi..."