Giorno dell'Ombra, 1o del Mese di Zeius
ore 3 del mattino
Non riesco, non riesco assolutamente a dormire.
Caladrass pare dormire sereno, invece, per fortuna. Sono andata poco fa ad ascoltare il suo respiro, ed è tranquillo e regolare, la sua fronte è fresca, la cicatrice ancora sbiadita, l'ho toccata e non ho sentito niente di strano.
Eppure non riesco a calmarmi, a tranquillizzarmi. E poi, dolore. Ancora. Ancora, nonostante tutto, non posso fare a meno di ripensarci, pensare ai momenti convulsi, alle voci cariche di rabbia, di disperazione, di paura!
Non posso fare a meno di ripensare a quel fiore, spezzato.
Gli occhi di Lemindal... oh Dei... occhi tristi, vuoti. Le sue dolci labbra che mormorano frasi sconnesse, la sua spada puntata alla mia gola, i lineamenti di Caladrass stravolti dall'odio, gli occhi... i suoi bellissimi occhi, chiari, cangianti, ora rossi come il fuoco, rossi come il sangue... la cicatrice...
Il sangue che sgorga dalla cicatrice, che scende lungo la sua guancia, il freddo metallo della spada di Lemindal sulla mia gola...
Il terrore, quando li ho visti partire, insieme, senza sapere per dove, a fare che cosa. Gli occhi sgomenti e preoccupati di Tiyet, le parole di Drakall, in mezzo alla mia confusione, che suonavano irreali...
E ancora risuonavano nella mia mente le parole "il fiore..."
E lo guardavo, quel fiore. Lo guardavo senza vederlo. Raccolto da dove Lemindal l'aveva lanciato, con disprezzo e poi... la sua rabbia, la sua delusione, le sue parole terribili... e poi... e poi sono tornati.
E la spada di Lemindal... non dimenticherò mai. L'arco perfetto e sicuro tracciato nell'aria dalla lama, il fiore delicato colpito in pieno, a mezz'aria, tranciato di netto dalla spada... ne ho udito il grido, il grido di dolore e disperazione nell'istante prima di essere spezzato, prima di ricadere lentamente a terra, i due pezzi, divisi. Morti.
E l'ho riconosciuto, quel grido. Lo stesso grido che ha straziato il mio cuore, l'urlo che mi è esploso nel petto, mentre dentro di me, come il fiore, qualcosa si spezzava.
E lacrime, e sangue, e ancora lacrime e....
In pochi istanti, le nostre mani, le nostre dita intrecciate... nessuna ascia bipenne, nessun martello da guerra sarebbe riuscito a causare pari devastazione.
Ho distrutto tutto. Io. Tutto.
Una splendida amicizia, distrutta. Un amore. Due occhi sorridenti che ancora mi tormentano, occhi diventati vitrei, tristi, arrossati dalle lacrime, dal furore, dall'odio, dal disprezzo...
Caladrass... mio grande, immenso amore... le tue dita non si sono sciolte dalle mie. Eri con me, mentre il mio cuore si straziava; io ero con te mentre il più atroce dei desideri, la più orribile delle follie ti sconvolgeva la mente e il cuore e l'unica forza, l'unica magia che restava, sulle rovine, era il nostro amore, il nostro reciproco, profondo, amore.
Dormi, amore, riposa; libera la mente dai brutti ricordi, distendi la fronte, così... io veglierò, io soffrirò, piangerò ancora, in silenzio, anche per te.
E per quel fiore, spezzato.