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Una pagina del diario segreto di Mahogan recita:

Sono le 6 del mattino del Giorno di Dheadis, 27o del Mese di Shod ma non riesco a chiudere occhio...

Una scacchiera...

Mi pare di essere un pedone, sull'enorme scacchiera di Therial.

Questo mi e' parso, e ne sono convinto... non avrebbe senso morire e attimi dopo resuscitare in un tempio.

Questo gioco perverso degli Dei ci fa scontrare, combattere, odiare...amare? Cosa ci differenzia l'uno dall'altro? Perche io, Mahogan sono stato scelto da Asuka e non da Chastil o Sulu...? Qual'e' il finale disegno degli Dei?

Quando moriamo, gli Dei di comune accordo ci fanno rivivere, forse per divertirsi... Ogni quattro volte che la morte sopraggiunge, i giocatori di questa ossessiva partita a scacchi depotenziano le loro pedine rendendole piu deboli per punizione di non aver espletato bene il loro dovere...Quando la pedina non ha piu' forza per vivere... viene rimossa, mangiata.

Asuka, la mia devozione verso di te, mio angelo, e' ancora piu' forte, ora... almeno tu e la triade oscura siete stati sinceri con noi che vi adoriamo... sappiamo di essere solo pedine in questo grande gioco...Ma mi chiedo... Chi sono veramente gli Dei dell'inganno e del tradimento? Chastil e la luce con i loro tentativi di redenzione o Asuka e le ombre, con la loro crudele schiettezza?

Io...non capisco...qualcosa sta' cambiando in me, non mi riconosco piu'...

Pochi giorni fa' addirittura mi sono lasciato quasi uccidere da due piccoli draghi....che normalmente sarei riuscito a tenere a bada con il minimo impiego di magia...

La mia mente non e' piu' concentrata come un tempo...qualcosa mi sta' distraendo...

Appena rientrato in citta' per comunicare a Deleth che avevo compiuto con successo la missione, anche se un po' malconcio, sono stato colto da un malore....mi sono accasciato a terra privo di sensi....del veleno mi aveva colpito, non riuscivo a muovermi, ne a parlare.....

Sopra di me vedevo un necromante ed un vampiro...sentivo che parlavano del cimitero...che dovevano seppellirmi per evitare contagi....

Probabilmente sarebbero riusciti nei loro intenti, se non ci fosse stato l'intervento di lady Flaminea, che mi ha portato dal curatore, permettendomi di sopravvivere...

Gia'...una volta non mi sarei mai fatto fare questo....probabilmente sto' invecchiando...

Aleister.

Sono davvero aggressive.. stavo camminando tranquilla nei pressi del bosco antico, me lo avevano consigliato per il buon panorama.. ma.. mi hanno attaccata a vista!

Ho dovuto.. Sulu perdonami.. ho dovuto respingerle coi pugni e.. ah, che male alle mani!

Le loro lunghe spade mi hanno ferita, e hanno danneggiato uno dei sandali, ho cercato di scappare, ma l'infradito rotta mi ha fatta inciampare e sono caduta giù da un dirupo scivoloso.. in fondo alla valle elfica.. che male.. e sono tutta sporca di terra ed erba. Mi sono curata come Sulu mi ha concesso.. e sono riuscita a tornare indietro, non vista.

Che permalose le guardie elfiche!

Vierna sta venendo su come me.. con un cuore sincero e spontaneo, non ammette cattiveria, sembra proprio pura. E ciò che mi rende maggiormente orgogliosa, è il fatto che segue Marhis.. e si pone le stesse domande che mi ponevo io quando ero giovane. Ha le stesse energie che possedevo io nel rifiutare il male.. anche se temo possa mettersi nei guai come è capitato a me, molto tempo fa, davanti a Mobius.

Ma se seguirà Marhis senza porsi troppe domande potrà vivere tranquillamente.. magari come principessa, accanto a me, nella mia città.. se il mio progetto va in porto, un lontano giorno quella città andrà a lei..

Intanto, devo vegliare su di lei, c'è gente che sembra conoscerla e non approvare il suo carattere.. ma resta mia figlia, e le loro opinioni non possono che tenersele per se'!

Una figura emerge dal bosco sacro, bagnata dai pallidi e argentei raggi di Marhis. La luce ne lambisce i contorni, rendendoli sfocati e irreali, non troppo dissimili dall'apparizione nebulosa d'uno spettro o da un sogno.

A passi lenti e leggeri, la figura avanza tra la morbida e fresca erba, ancora asciutta, assetata della dolce rugiada che di li a qualche ora ne ricoprira' ogni filo. Il suo petto, sottile e poco ampio, e' nudo fino alla cinta: una cascata di morbidi capelli argentei, che sembrano rifulgere impercettibilmente, come se sottilissimi fili d'argento catturassero la fioca luce degli astri attorno a se, ricade in parte sul suo petto e in parte sulle spalle, scendendo fin sotto la cintola. I suoi piedi, scalzi e leggeri, solcano incerti il terreno morbido del boschetto, guidandolo verso il lago, dove una figura pare attenderlo.

Gli da le spalle, e fissa il placido e sereno specchio d'acqua, dove i riflessi argentei di Marhis barluginano ad ogni quieto e lento movimento che increspa la superficie delle basse acque: la sua attenzione pare completamente catturata dal gioco dei raggi luminosi e delle minuscole onde. E' una figura alta e imponente, dalle spalle massiccie e ampie, il torace spesso avvolto in una pesante e robusta corazza di piastre. Le mani sono avvolte da guanti d'arme pesanti, con delle punte acuminate su ogni nocca, e accanto a lui giace una lancia da cavaliere, gettata sull'erba, una spada bastarda che langue in un fodero di cuoio conciato, e un pesante scudo da cavaliere. Un lungo mantello giallo e' drappeggiato sulle sue spalle, in netto contrasto con la pesante e cupa tinta nera delle vestigia.

Lentamente, la prima figura gli si accosta, e insieme rimirano per un po' lo specchio d'acqua placido e calmo, senza proferire parola.

Infine, e' il cavaliere a rompere per primo il silenzio: la sua voce, profonda e leggermente metallica a causa del pesante elmo stondato di cui non ha neppure alzato la celata, si alza lenta come un sussurro nella notte, appena udibile.

"Oggi hai combattuto."

Non una domanda, non un rimprovero, non un rammarico: una semplice asserzione, un dato di fatto, pronunciata senza alcun tono particolare. La prima figura annuisce lentamente, senza distogliere lo sguardo dalle acque del lago.

Nuovamente il silenzio cala tra i due, silenzio naturale, non imbarazzato.

"...sai che non ho altra scelta, cavaliere giallo e nero...", mormora infine la prima figura, e la sua voce e' dolce e musicale, carica di rimpianto e rimorso, tremendamente vulnerabile.

Il cavaliere annuisce lentamente, in silenzio. Quindi si volta verso di lui, fissandolo forse con quegli occhi nascosti dall'oscurita' che abita la celata dell'elmo.

"...e tu, ser Campione? Tu sai di non avere altra scelta?"

Mordendosi leggermente le labbra, la prima figura china il capo, fissando l'erba e i ciuffi sottili che gli carezzano i piedi scalzi e nudi.

Infine si volta, fissando il cavaliere con uno sguardo improvvisamente colmo di orrore e paura. I suoi occhi brillano vividi alla luce dell'astro d'argento, mentre le lacrime li gonfiano, danzando nella luce carezzevole e tenue di Marhis.

"Che senso ha, Sephiriz?!", geme quindi in un soffio di voce alto e squillante. "Se anche io li uccidessi tutti, credi davvero che questo segnerebbe la fine del male per questo mondo? Credi che basti eliminare gli oscuri per permettere all'Ordine di schiacciare il Caos? I cuori delle razze non sono mai stati piu' in subbuglio di ora, cavaliere giallo e nero! Perche' non aprite gli occhi?! Gli elfi oscuri sono solo la razza piu' antica che si sia votata al Caos! Ma ormai il conflitto e' cosi' radicato nella storia di questo mondo, che le razze hanno perso ogni identita' comune! IN QUESTO MONDO NON ESISTE PIU' LUCE NE' TENEBRA, SEPHIRIZ! MA UN MISCUGLIO DI ENTRAMBE, CHE NON APPARTIENE NE' ALL'UNA NE' ALL'ALTRA, MA SI NUTRE DI SE STESSO!! E IN NOME DI COSA DEVO IO INTERVENIRE?! NULLA E' RIMASTO IN QUESTO MONDO PER CUI VALGA LA PENA COMBATTERE!!"

La eco della sua voce si spegne, scimmiottando una, due, dieci volte infine il tono disperato delle sue parole. Lentamente, la prima figura si accascia tra l'erba, in ginocchio, tenendo il capo chino.

"...sei tu a non capire, ser Campione..."

Una mano, dura e pesante, si poggia sul suo capo. Il peso del ferro incantato di cui e' forgiata l'armatura del cavaliere preme sulla sua testa, e l'elfo chiude gli occhi, immaginando la facilita' con cui il colossale combattente potrebbe schiacciare il cranio minuto dalle ossa sottili di quel nuovo corpo.

"...questo mondo non e' mai stato sull'orlo dell'abisso quanto lo e' ora, Campione...", riprende quindi la voce, con una sfumatura di tristezza frammista a dolcezza. "Dici bene: in questo folle volto del multiverso, luce e tenebra si stanno fondendo. Le razze hanno perso la propria identita', e i loro figli vagano dispersi, combattuti tra Legge e Caos, dimentichi del sangue che li anima, dimentichi dell'eredita' che gli e' propria: egoisticamente pensando solo a soddisfare il proprio ego, sotto il vessillo della propria "morale personale". Invocano con voce tonante una liberta' di scelta e di vita che in realta' non fa che asservirli al Caos: e oscuri si votano alla luce, e luminosi abbracciano le tenebre... Ma tutto questo non sta generando un nuovo elemento, come tu credi: tutto questo non fa altro che portare nuova linfa al Caos, ser Campione..."

La mano si scosta dal suo volto, afferrando con gentilezza il mento dell'elfo e costringendolo a guardare in alto, verso il viso del cavaliere. La celata e' ora levata, e due occhi neri come la notte che gli e' teatro, alle spalle, lo scrutano con profondita' e tristezza. I contorni del viso mille volte conosciuto e in mille vite dimenticato e riportato alla mente lo colpiscono come un pugno: Sephiriz, il cavaliere giallo e nero, una delle pochissime entita' in grado di seguirlo nelle sue mille reincarnazioni. Sephiriz, il colosso dalla pelle color ebano, dal volto liscio e triste, dall'insondabile sguardo distante e profondo, dove due occhi neri come l'ossidiana bruciano come le braci dell'inferno e come i fuochi del paradiso insieme.

Sephiriz.

"...la legge non e' mai stata cosi' vicina alla disfatta, campione, in nessuno dei mondi in cui hai combattuto. Queste lande si avviano come un ubriaco giulivo verso l'orlo di un baratro, danzando liete e gaie sul ciglio del dirupo che le fara' precipitare nel grembo del Caos. Non comprendi? Tutta la lotta eterna non avra' senso alcuno, se permetteremo che tutto questo accada in questo mondo. E' questo il senso della tua chiamata. E' questo il motivo per cui sei qui, campione."

La prima figura lascia ricadere le braccia lungo i fianchi, sconfitta e distrutta ancor prima che le parole del cavaliere si spegnengano tra gli echi della notte. Quindi, chiudendo gli occhi e lasciando che le lacrime rotolino infine lungo le guancie sottili e smunte, annuisce debolmente.

"...dunque... devo..."

"...combattere ancora.", concude il cavaliere, voltandosi e lasciando il suo viso. Lo sente raccogliere le proprie armi, a terra. Sente il richiamo con cui evoca a se la propria cavalcatura. Ode lo scalpiccio degli zoccoli sull'erba morbida, e poi il silenzio della notte gli e' dattorno, morbido e carezzevole come una calda trapunta.

E quando riapre gli occhi, dal fondo delle acque del lago emerge lentamente una sagoma sottile e longilinea, che rimane in perfetto equilibrio, piantata sulla superficie delle acque come se si trattasse di solida materia.

E mentre i suoi occhi si riempiono ancora di lacrime, la Spada Nera davanti a lui geme sommessamente, avvolta da una sottile e impalpabile cappa di luce cremisi, pallida ed esangue, con la punta piantata nelle acque del lago, mentre una larga chiazza rossa si allarga sotto di lei, spandendosi velocemente e uniformemente.

E l'elfo si alza in piedi, avanzando in quelle acque ormai rosse e dense, viscose e ampollose, con gli occhi puntati sul nero filo dell'arma, il cui canto di trionfo continua a crescere nel silenzio della notte.

Riaprii gli occhi, sbattendo lentamente le palpebre, cosi' pesanti nella luce del mattino che penetrava dalla finestra. Cercai Rahasia con le braccia, mentre un nodo mi stringeva la gola: e uscii in tutta fretta, vestendomi con furia e indossando l'armatura piu' leggera, legando in vita una sciabola.

Sapevo che non potevo piu' languire, ora...

Oggi sto' facendo strani incontri...prima una umana molto scorbutica che dice di chiamarsi Jourine (ma secondo me e' un nome falso).

Strana tipa...le ho chiesto solo cosa significavano i tatuaggi che portava sui polsi...

Ha parlato male delle arti magiche.....che la magia e' vile....forse si finisce con l'odiare quello che non si possiede....ma io la chiamo invidia, si.

Poi...ero in piazza e ho visto qualcosa prendere il mio aspetto....e poi una voce strana che urlava: Muori, Takjar, infame....

Sisi, decisamente ci sono strane persone in giro...spero tanto che la selezione naturale faccia il suo dovere....

Takjar

Giorno dell'Ombra, 22o del Mese di Hazon.

Ieri ho fatto un incontro con un Drow, mi sembrava un ottimo candidato, ma a quanto pare sembra sia gia "occupato", ha parlato di un certo "Signore", ho chiesto udienza con lui.Vedremo chi è e quali sono i suopi scopi.

Tabitha fa progressi, per motivarla gli ho affidato un compito importante, so che non fallirà. Ha sempre strane compagnie...dovro' farglielo notare.

Il mio giovane apprendista promette bene, l'ardore e il rispetto risiedono in lui, un'ottimo neofita.

Sempre lode all'Imperatore.

Dal Diario del Campione.

ACCENNI SULLA STORIA DEGLI ELFI

Migliaia di anni fa in Isole sconfinate e territori verdeggianti cavalcarono uomini e meravigliose donne.

Si narra che essi fossero i Thuatha de Danaan, gli uomini della Dea, che giunsero li' dalle città di Falias, Murias, Gorias, Finias. Questi possedevano e viaggiavano con loro la spada di Gorias, la pietra della virtù di Falias, la pentola sempre piena di Finias e la lancia della vittoria di Finias) e conquistarono tutta l'intera isola, ma solo sino a quando i Gaeli cercarono di liberare tali terre molti secoli avanti.

In seguito a tale affronto,gli uomini della Dea, presi dall'ira risvegliarono le forze naturali contro i Gaeli che pero' ricorsero all'aiuto di una Druida che scateno' gli elementi.

I Thuata de Danaan furono sconfitti ritirandosi in altre terre e successivamente grazie ad un incantesimo divennero immortali.

Alcuni discendenti dei Thuatha de Danaan gli elfi, immortali e somaticamente simili agli uomini sono alti, ma meno robusti degli uomini e dai lineamenti delicati, ma con un'incredibile forza.

Essi possono essere portati alla morte in sole due modalita', con una morte violenta o la stanchezza di vivere.

Gli elfi non dormono mai, si riposano semplicemente meditando e ricordando il passato, soprattutto di notte quando si stendono e a occhi aperti guardano il cielo stellato ed inoltre hanno una vista ed un udito superiore alla media.

Amano l'arte del canto e della musica.

Esistono varie tipologie di Elfi:

-i Sindar:gli elfi dei Boschi

- i Mezzelfi:incrocio tra uomini ed elfi

-i Noldor: i più diffusi e importanti, detti anche "Elfi Puri".Aggiungono alle loro arti quella di lavorare le gemme preziose. Sono più gracili degli umani ma i più forti e robusti tra gli elfi e sono immuni da malattie; sono i più curiosi e sentimentali tra gli elfi, pieni di passione per le arti e di bramosia di conoscere. Nemici giurati dei Noldor sono i goblin, i troll ed i draghi. Inoltre, a causa del loro orgoglio, non hanno molta considerazione delle altre razze umane.

Gli elfi sono la classe più antica di semi-umani; la loro caratteristica principale è il possesso di una magia speciale, derivante dalla natura, che li mette in grado di vivere a stretto contatto con le foreste e le altre forme di vita naturale.

Rigirando le carte ancora bianche tra le mani, nella stanza di Marhis, contemplavo la volta celeste, mentre il divino spirito dell’acqua era intento a decorare le carte che avevo passato.

Il mio sguardo cadde per un attimo ad una stella, una piccola stella dalla luce fioca, e immediatamente ricordai la discussione con Derfel, che mi chiedeva quale fosse il suo nome.

“Divino spirito..” mormorai senza pensarci su troppo.

ÒSi?”

“Conoscete per caso.. il nome della stella che brilla di meno? E’ una piccola stella, sembra la più lontana, brilla di fievole luce ma rimane perpetua nel cielo notturno di Marhis..”

L’immortale spirito mormorò qualcosa puntando il dito verso l’aria, poi tornò subito a lavorare sulle mie carte.

In un attimo, da quell’angolo d’aria si materializzò la Divina Marhis, in tutto il suo splendore, argentea e vestita del suo manto color Zaffiro!

“Siete davvero sempre presente, Divina!” cercai di controllare lo stupore e inginocchiarmi.

ÒSi.. anche quando Kyra illumina Therial, ci sono lo stesso, ma la sua luce offusca la mia, com’è giusto che sia” rispose la Dea dal benevolo sorriso.

Mi tolsi la maschera, la Namarra, e mi alzai lentamente.

“Divina, mi avete fatto un grande onore a mostrarvi.. posso dunque porvi il quesito?”

Marhis dapprima ci penso’ su, poi disse: “Nebriathel.”

“E’ la mia figlia più piccina..”

Nebriathel.. sorrisi tra me, poi volgendo tale sorriso alla mia Dea.

“Brilla di luce fioca, ma non per questo e' la meno importante,” prosegui’ la Dea, sfilandosi un piccolo anello di fioca luce dal dito, Òquesto anello porta un po' della sua luce”, quindi se lo rimise.

ÒLa luce ha una bellezza sua.. essa si riflette, ma non viene separata, dalla fonte. Una stella puo' donare la sua luce infinite volte, e risplende sempre, comunque, della stessa quantita'”

Riflettei su quelle parole. “..Per questo, anche la stella che brilla della luce piu' fioca, sara' eguale alle altre..” sorrisi per un attimo, osservando le stelle dalla volta.

ÒLa saggezza illumina la tua mente, mortale”, sorrise la Dea.

“..e.. una stella nera?” mi affrettai a chiedere, tornando a guardare le stelle sopra di noi.

“Una stella nera si pasce della luce.. anziche' donarla, ma anche essa ne e' figlia; solo, la tiene in se', e non la cede”

Òe sembra non emettere alcuna luce.. mentre al contrario, ne e' piena?”

Marhis annuì, avevo capito il suo pensiero..

“Esattamente. Le stelle son sempre comunque figlie di luce. Ciascuna la adopera a suo piacere, ma i mortali ne vedono solo il riflesso, quindi la loro essenza resta celata”

“Grazie Divina per questo favore..” Mi inchinai al cospetto delle due divinità, e con calma presi congedo, ricordando come sempre la mia devozione alla Natura.

ÒE la Natura te ne sara' grata..”

*Scritto su una sottile corteccia d'albero, con un inchiostro violaceo ricavato da alcune bacche*

Sono ritornato a Kyrandor per un motivo talmente futile da rendere il tutto quasi un pretesto per parlare con qualcuno...

La solitudine sa essere una compagna molto spietata!

Così mi ha fatto piacere incontrare le due persone che più di tutte mi hanno insegnato, sebbene in modo diverso, molto per diventare il guardia boschi che sono...

Mi hanno anche informato, che un certo elfo oscuro, che si e' presentato a loro come Xao mi sta cercando...

Ora un dubbio mi assale: che si tratti di mio padre Xaorge sotto mentite spoglie alla mia ricerca?

Oppure che sia la figura oscura che tormenta i miei incubi di morte?

Non ho potuto o voluto chiedere ulteriore ragguagli ai miei due interlocutori, perchè dentro di me non credo, almeno per il momento, di voler incontrare mio padre ne tantomeno un elfo scuro...

La confusione e le trame cittadine poco si adattano al mio stile di vita schivo e solitario...

Se qualcosa dovrà accadere non sarò di certo io a guidarne il percorso ma sarà come natura comanda!

Anche se a volte vivendo così credo di perdermi molto...

*Ripensa all'incontro con Flaminea, mentre rintuzzando il fuoco nel suo rifugio montano mette la pergamena insieme alle altre contenenti i suoi pensieri*