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Giorno della Distruzione, 11° del Mese di Marhis.

Stamattina ho dato fuoco a ogni cosa Le appartenesse. Forse avrei dovuto dare fuoco anche a me stesso...

Ho pregato la Dea Marhis affinche' rompesse ogni legame tra la mia anima e quella di mia moglie...

"Mia moglie".. Adesso non e' piu mia moglie, dovro' cominciare ad abituarmi.

Ho tolto la mia fede, quello stesso anello che ci siamo scambiati di fronte a Aelistea e ho riposto il nostro ciondolo, quella pietra pulsante che Lei mi aveva regalato come suo pegno d'Amore. Il loro posto adesso è sul fondo di un baule.

Lei non sara' piu' con me e la mia vita deve necessariamente mutare. E mutera' dal momento stesso in cui posero' questo diario.

*Richiude il diario e riprende i suoi studi, soffiando su vecchie pergamene con appuntati sopra vecchi incantesimi*

Troppo facile.

La finestra al primo piano della costruzione era aperta, spalancata. La ronda passata da due minuti, e le guardie ne avrebbero impiegati altri sette prima di tornare su quel lato dell'edificio. Persino la luce di Marhis e delle stelle era coperta da nuvole pesanti e cupe. Era tutto troppo facile.

Scrollando le spalle, Larhalt si mosse dal suo nascondiglio tra le ombre: raggiunse silenziosamente lo spiazzo sotto la finestra, e fece mulinare in aria un rampino per un paio di volte, scagliandolo alla terza verso la finestra aperta. L'imbottitura che ricopriva le punte del rampino attuti' il colpo, e l'assassino si assicuro' che le punte avessero fatto presa, strattonando un paio di volte la corda; quindi inizio' la veloce scalata che lo condusse all'interno dell'abitazione del borgomastro.

Il committente era stato chiaro: era solo un avviso. Si sarebbe introdotto di soppiatto nella camera dove il borgomastro e la moglie dormivano, e dopo essersi assicurato con una polvere soporifera che il loro sonno non potesse essere interrotto, avrebbe dovuto piantare due daghe dalla lama lunga e piatta nei guanciali accanto alla coppia addormentata, sparendo senza farsi sentire. Facile.

Troppo facile per le 10000 monete d'oro che gli erano state offerte.

Troppo, troppo facile.

Scivolando silenziosamente tra le ombre della cucina, Larhalt sali' le scale, trovandosi sul pianerottolo del secondo piano. Aveva mandato a memoria la pianta dell'edificio, dunque sapeva esattamente quale porta aprire: ma doveva assicurarsi di non essere scorto, cosi' si attardo' sul pianerottolo, controllando bene il corridoio.

Improvvisamente, un rumore soffocato alle sue spalle lo fece trasalire: un gemito, ovattato e appena percettibile, era uscito dalla porta della stanza da letto dove il borgomastro e la sua consorte dormivano.

Scivolando silenziosamente lungo la parete, Larhalt si avvicino alla porta: abbassando lo sguardo, noto' immediatamente la serratura dissolta, fusa da un calore innaturale, almeno cosi' pareva. Quindi, sbircio' all'interno della stanza, cautamente, tenendo i pugnali da lancio a portata di mano.

La stanza era immersa nelle ombre, e i pesanti tendaggi alle finestre impedivano alla benche' minima traccia di luce di entrare. Discostando lentamente e silenziosamente la porta, il ragazzo si accuccio' sui talloni, entrando nella stanza con un balzo silenzioso: quindi rotolo' sulla schiena, senza emettere alcun rumore grazie alla morbida imbottitura del suo mantello, voltandosi immediatamente verso la porta alle sue spalle, un pugnaletto stretto tra le dita, pronto a volare verso un possibile aggressore appostato dietro di essa.

Nulla, se non un comodino in massiccio legno di noce.

Rialzandosi lentamente, Larhalt getto' lo sguardo nella stanza. Quindi, sentendosi relativamente al sicuro, si avvicino' al grande e sontuoso letto a baldacchino che dominava la stanza, con i suoi pesanti tendaggi in raso rosso decorati in sottile filo d'oro.

Il borgomastro giaceva nel letto, gli occhi spalancati, la bocca distorta in una orrenda smorfia di terrore. Dal suo petto stillava copioso il sangue, sgorgando da una ferita fresca e profonda: accanto a lui, la moglie aveva condiviso la medesima orrenda sorte.

Soffocando un'imprecazione, Larhalt si volto' verso la porta: improvvisamente, un lampo abbagliante esplose nella stanza, e un sottile filamento viscoso, resistente e colloso, avvolse il suo corpo e le sue membra, bloccandolo. Il ragazzo lotto', cercando di liberarsi: invano. Piu' si dibatteva, piu' sembrava che i sottili filamenti collosi si stringessero, avvolgendolo e stringendolo.

"...spero sinceramente che vorra' perdonarci, Scorpione d'Argento...", sussurro' una voce alle sue spalle, carezzevole e dolce "...ma sono sicuro che capira'... una minaccia e' utile, certo... ma per noi e' di sicuro piu' utile che il borgomastro muoia, e lei capisce... non possiamo certo fidarci a lasciare testimoni..."

Sfilando una mano dalla tasca della pesante cappa nera, la figura sfodero' un sottile stiletto, quindi si avvicino' al ragazzo immobilizzato nella tela magica. Larhalt si dibatte' con violenza, cercando di liberarsi dai sottili filamenti viscosi: invano. Il sottile stiletto barlugino' nella luce delle candele, quindi affondo' nella gola del giovane, l'unico punto non coperto dall'armatura, incidendola a fondo.

"...tuttavia, un capro espiatorio ci fa molto, molto comodo... Mille ringraziamenti, Scorpione d'Argento... La sua fama non si smentisce: lei ci e' stato prezioso..."

Larhalt senti' il morso dell'acciaio sulla carne del collo, poi un fiotto di caldo e denso sangue invase la sua gola, inondando la trachea e scendendogli nei polmoni. Disperatamente strabuzzo' gli occhi, cercando di inspirare, costringendo i polmoni a ingoiare aria. Invano. Il sangue continuo' a fluire, e gli occhi del ragazzo si fecero vacui e lontani, mentre si accasciava a terra, con le forze che l'abbandonavano velocemente.

L'ultima cosa che udi' fu la voce dell'uomo che lo aveva pugnalato, che richiamava le guardie di ronda attorno all'abitazione: poi fu l'oblio, e tutto divenne nero attorno a lui, e i suoni divennero distanti e ovattati...

"...mi ascolta?"

La voce dolce e calda dell'uomo davanti a lei la riporto' immediatamente alla realta', strappandola all'incubo ad occhi aperti.

Per un istante, Elaelith non riusci' a realizzare piu' dove si trovava.

Le sue dita si strinsero convulsamente attorno al bicchiere colmo per meta' di pessimo rum, poco piu' di uno sciacquabudella, e solo la vista dei pesanti guanti imbottiti attorno alle sue mani ricordo' alla giovane di continuare la recita che da mesi ormai seguitava a intrattenere.

Lentamente, costrinse il suo capo ad annuire a piu' riprese, con movimenti lenti e controllati.

L'uomo davanti a lei la studio' per qualche minuto, cercando i suoi occhi, l'unica parte ancora visibile sotto la pesante maschera che era stata di suo fratello, ma non incontrandoli. Quindi riprese a parlare, con tono di voce dolce e misurato, educato e assolutamente fuori posto per una bettola come quella in cui si trovavano.

"...come le dicevo... e' stata un'inattesa sorpresa venire a conoscenza dell'inesattezza delle informazioni in nostro possesso riguardo alla vostra... prematura dipartita, Scorpione d'Argento... Pensavamo che l'ultimo lavoro vi avesse visto cadere sul luogo dell'azione... O cosi' ci era stato detto... Ma la vostra fama e' ben meritata, se siete riuscito a sfuggire alle guardie nella casa del borgomastro, dopo che quello strano incendio era avvampato..."

L'uomo sorrise affabilmente, inumidendosi le labbra con il liquore nel bicchiere tra le sue mani, studiando nel frattempo la reazione di Elaelith.

La ragazza si morse le labbra nascoste dalla maschera, stringendone le carni tra i denti per dominare l'improvviso istinto omicida che rischiava di prendere il sopravvento. Nella visione che aveva avuto, quell'uomo era il responsabile della morte di suo fratello. E anche se non aveva elementi per confermare quanto visto nella visione, ora sentiva la rabbia montarle in seno, stringendole le viscere nella sua morsa d'odio acuto e profondo.

Ricordava ogni cosa di quella maledetta notte.

Aveva seguito suo fratello. Come sempre, daltronde.

Larhalt non voleva che lei rimanesse invischiata in quell'ambiente, e ovviamente cercava sempre di tenerla all'oscuro: ma era incredibile la quantita' di informazioni che un visino dolce e un corpo compiacente potevano strappare, in quell'ambiente, e seguire il fratello non era mai stato un problema per lei.

Neppure quella notte.

Era andato tutto liscio... Poi il lampo abbagliante dalla finestra della stanza da letto del borgomastro. La corsa su per le scale, e la scoperta del corpo del fratello, immerso in una pozza di sangue, con la gola squarciata.

In fretta, folle di dolore, l'aveva svestito, prendendo le sue vesti da combattimento, poi aveva rovesciato un lume ad olio nella stanza. Nessuno l'avrebbe avuto, anche se lei non poteva portare via con se il cadavere.

Aveva preso la sua identita', vagando come impazzita tra i vicoli del quartiere vecchio, nei sobborghi, laddove la fama di suo fratello iniziava a farsi strada: voleva vendetta. Larhalt era stato tradito, lo sapeva: e facendosi passare per lui avrebbe immancabilmente attirato a se i suoi assassini, ne era certa.

Un'amnesia, la scusa piu' banale di tutte, le aveva garantito un buon motivo per spiegare come mai ignorava quelle poche informazioni circa gli affari di suo fratello che fossero talmente confidenziali da non essere mai riuscita a ottenerle in alcun modo prima d'ora.

E ora... Cosa significava ora quella visione?

La sua mano strinse convulsamente l'elsa dell'antico pugnale che ora pendeva dalla sua cintura, l'unico altro oggetto che fosse mai appartenuto a suo fratello, a parte gli abiti che ora indossava.

"...si sente bene?"

Ancora quella voce. Dolce, melliflua, tossica come il piu' venefico dei composti. La stessa voce che nella sua visione aveva sancito la morte del fratello. La stessa, identica voce.

Che senso aveva quella visione?

"...certo. Ma non mi piace l'aria di questa locanda. Pertanto, se non avete altro per me, vi saluto qui, mastro Twin."

Scappare. Uscire. Doveva andare via da li, o avrebbe finito col piantare un pugnale nel cuore di quell'uomo.

Magari proprio quel pugnale.

Stranamente, l'idea le risuonava seducente: le sue dita lambirono l'elsa, carezzandola delicatamente e lentamente.

Fu solo una sua impressione, forse.. O la lama aveva veramente tremato, al contatto con la sua pelle? Era stato un sussurro, quello che aveva udito?

"...naturalmente, naturalmente... volevo semplicemente assicurarmi che la vostra salute fosse buona... Girano brutte voci circa la vostra amnesia, amico mio... e voi siete cosi' prezioso per i nostri comuni amici... non vorremmo mai che vi capitasse qualcosa... non dopo avervi quasi perso una prima volta..."

La voce dell'uomo si era fatta piu' bassa, confidenziale. Il desiderio d'ucciderlo si fece piu' violento in Elaelith, le sue dita si strinsero attorno al pugnale, l'ira monto' furiosa dentro di lei. Quell'uomo aveva ucciso suo fratello. Lo sapeva. Non importava COME lo sapesse, ma LO SAPEVA. E doveva morire. Adesso.

Stringendo i denti con forza, si alzo' dalla panca, bevendo d'un fiato il liquore nel bicchiere. Quindi, voltandosi di scatto, usci' dalla taverna con passo veloce e silenzioso, stringendo ancora i denti con forza tale da far scaturire un lento e pigro rivolo di sangue dalle gengive.

Dalla sua sedia, Samuel Twinningast osservo' l'assassino uscire dalla taverna.

Era vero, non si ricordava piu' nulla: forse era ancora sfruttabile, dopotutto. Non gli era piaciuto doverlo uccidere: quel giovane aveva talento, ma gli ordini erano ordini, e il Borgomastro doveva morire...

Lentamente, sorseggio' ancora una volta l'ampolloso e volatile liquore nel bicchiere, bagnandosi a malapena le labbra.

Avrebbe aspettato un po': lo scorpione era ancora utilizzabile, dopotutto.

Avvolta nelle sue vesti rosse, dalla foggia antica e dal taglio semplice, una terza figura osservo' Elaelith uscire dal locale. Un largo cappuccio ricadeva sul suo capo, tenendone in ombra il viso: solo un piccolo ciuffo di capelli neri, lucidi e corti, fuoriusciva da esso. E un sottile barluginio cremisi, tenue e soffuso, che si spense non appena la ragazza usci' dal locale.

E poi la figura spari' in un battito di ciglia, come se nessuno avesse mai occupato quella panca dove fino a pochi istanti prima stava seduta, in un angolo in ombra del locale.

*Seduto nella locanda lontano dalla vista di Filthy e di uno strano avventuriero (Aleister?) preso dallo studio di alcune mappe...*

Non credevo che andare a trovare Bremen per una...

Chiamiamola transazione economica, mi avrebbe riservato d'incontrare Krisaore...

Invece e' stato cosi'!!!

Sembrava piuttosto turbato!

E tale è risultato il mio stato d'animo finita la conversazione con lui...

Sembra che alcuni strani sogni stiano tormentando le sue notti...

Sogni in cui lui è impotente al di fuori della sua città...

A giudicare da quello che mi ha raccontato...

Se valutassi il tutto con fare superficiale...

Potrei ardire di pensare che Asuka ha abbandonato il suo ARALDO!

Ma ciò mi riesce impossibile da credere!

In cosa può aver mancato, per perdere il suo favore?

Non è forse colui che per primo ha fondato, una città, una magnifica città orgoglio di tutti noi elfi oscuri in superficie?

Come può colui che e' stato il terrore della luce colui che con la sua condotta ha fatto si che la nostra razza sia temuta e rispettata in questi ultimi secoli aver perso l'approvazione di Asuka?

Che forse anche noi elfi oscuri, come i luminosi prima siamo destinati ad un triste crepuscolo?

No di certo non è così!

Non può essere così!

Presto l'oracolo gli svelerà il significato di tali sogni e di certo nuovo slancio verso l'oscuramento della luce giungerà dall'araldo di Asuka!

Sono settimane ormai che vago nei posti che io e mia moglie avevamo visitato insieme, nella speranza di trovare segni del suo passaggio, ma si sta' rivelando tutto inutile...sembra che nessuno l'abbia notata...neppure i vecchi amici che abbiamo in questi posti.

Ora, mentre le mie speranze di ritrovarla si rivelano sempre piu' vane, sento il futuro vacillare...

Ancora oggi non riesco a spiegarmi se e' stata portata via da me...o se lei stessa ha voluto abbandonarmi per qualche ragione.

Forse avrei dovuto parlarle di piu'....forse non sono stato non sono stato in grado di ascoltarla....forse ha avuto paura del mio amore....forse qualcosa di esterno ha influito negativamente sul nostro rapporto....forse....forse non e' troppo tardi....

Cercando di lei cerco il mio futuro, perche' tuttora....e' da lei che dipende.

La luce lambiva la lama dell'arma, scivolando lenta sul filo sottile e affilato che il tempo non aveva saputo smussare, danzando in rivoli vivi e liquidi sulla punta acuminata e letale, scivolando lungo le estatiche cromature della lega di acciaio inscurita dalle polveri e resa opaca da sapienti lavorature arcane e antiche...

...ancora...

...era un'arma nata per uccidere, quella che ora giaceva tra le sue mani. Era un'arma che bramava il sangue, creata per servire il suo proprietario nell'ombra. La lama, che un tempo era stata sicuramente sapientemente oscurata e opacizzata di modo da non emettere il minimo bagliore e da non riflettere la luce, era ora stata riportata dal tempo all'antico splendore, e laddove il trattamento oscurante aveva cominciato a cedere, scintillava incantevolmente nella tenue luce delle candele del piccolo studio dell'usuraio, come se decantasse le lodi della maestria di colui che l'aveva forgiata, in tempi ormai lontani.

Stranamente, sembrava che oltre ad avere oscurato la lama, qualcuno si fosse dato pena di oscurare con il medesimo trattamento finanche la guardia e gli intarsi dell'elsa, persino le parti normalmente nascoste dalla mano di colui che l'avrebbe impugnata. Uno scrupolo inutile, sicuramente.

Un altro dardeggio luminoso scivolo' lungo l'elsa del pugnale, soffocato dall'oscuramento laddove ancora presente, ma rilucendo dello splendore della magistrale lega d'acciaio laddove il trattamento oscurante era venuto meno.

...ancora... una volta...

"Questo e' quanto?"

La sua voce era fredda e ovattata, coperta dalla pesante maschera metallica che ne nascondeva il volto. Il piccolo e anziano uomo seduto sulla sua piccola e confortevole seggiola in mogano annui' brevemente, lanciando un'ulteriore occhiata alla figura in piedi davanti a lui. Imponente, massiccia, indossava un'armatura in cuoio nero conciato e imbottito, sotto la quale vesti fluenti e morbide, anch'esse nere, coprivano ogni parte del corpo dell'uomo imponente, nascondendone alla vista coscie, fianchi e finanche caviglie. Il minuto usuraio degluti' con aria nervosa, annuendo ripetutamente con il capo.

"Non c'e' altro, signore. Suo fratello ha impegnato soltanto il pugnale. Dopotutto, trattandosi di un'arma di pregiata e antica fattura, ne aveva ricavato una cifra considerevole gia' solo con quello.", asseri' infine, tergendosi la fronte con un candido fazzoletto di lino.

Annuendo a sua volta, l'uomo lascio' scivolare il pugnale nella sua guaina, fissandolo quindi alla cintura. Infine si volto' e usci' dal piccolo studio, lanciando un piccolo oggetto dietro di se, che ando' a cadere sulla scrivania in noce dell'omino, rotolando brevemente. Una gemma, piccola ma sicuramente di gran valore, a pagamento e riscatto del pugnale.

"Siete stato bravo, lo avete custodito nonostante quanto accaduto... Continuate cosi', e' possibile che mi serva ancora di voi, Swanson.", concluse l'uomo, chiudendosi la porta alle spalle.

Mosse un passo verso la strada luminosa, bloccandosi improvvisamente e poggiando la schiena contro la pesante porta intagliata dell'abitazione dell'usuraio. Le sue mani corsero alla guaina alla cintura, dove il pregiato pugnale riposava: d'istinto ne strinse l'elsa, sfoderandolo e fissandolo alla luce del sole. Percepi' un brivido, un leggerissimo tremito, come se il pugnale gemesse e tremasse tra le sue mani. Lo ignoro', carezzandone il filo con delicatezza. Le lacrime gli montavano negli occhi, e trattenerle era uno sforzo doloroso.

"...fratello...", mormoro', quasi singhiozzando e stringendo i denti. Quindi lascio' scivolare il pugnale nuovamente nella sua guaina, reprimendo il dolore, combattendolo e confinandolo in un angolo buio di se dove non avrebbe potuto trovare una via per uscire allo scoperto.

Non era tempo di piangere: era ora di lavorare, ricordo' a se stesso. Il committente aspettava alla locanda del topo.

Si incammino' a passi aggraziati e silenziosi, scivolando tra le ombre del crepuscolo, bagnato dagli ultimi raggi dell'albero della luce. E nessuno, neanche il migliore degli osservatori, avrebbe potuto dire che una donna e non un uomo erano rinchiusi in quell'inquietante e cupa armatura imbottita...

Quando la luce morente ne lambi' un'ultima volta la morbida superficie in cuoio della guaina nera, il pugnale emise un ennesimo tremito, un tremore vago e breve; ma la figura non parve accorgersene, seguitando a camminare tra i vicoli via via piu' scuri della citta', diretta alla locanda dell'appuntamento.

...ancora... ancora una volta... no... lasciatemi dormire... lasciatemi sparire... mi chiama... la luce... la luce mi... chiama...

Ed eccomi ancora a macchiare di lacrime la mia pergamena... ed eccomi ancora a farmi avvolgere dalle neri ali della solitudine. Quasi un anno è passato... quasi un anno che non vedo colui che si era promesso a me. Non so che fine abbia fatto, nè se mai lo rivedro.

Vago sola tra le sconfinate lande di Therial, nemmeno il lungo viaggio nelle mie glaciali terre di origine mi ha risollevato lo spirito.

Chi mai potrà alleviare il mio cuore infranto adesso? Chi mai sarà disposto a prendersi cura di me?

Spesso mi capita di sostare da qualche parte in citta'....a Kyrandor....

E' una grande citta', molte persone che vanno e vengono...cittadini...viandanti...

Tra questi posso notare razze diverse, caratteri diversi e storie diverse...gente che ama...gente che odia...gente che promette amore...gente che promette morte....rabbia...ragione...sorrisi.....una moltitudine di persone, con una moltitudine di emozioni....

Mai come in questi momenti mi capita di sentirmi profondamente solo...profondamente inerme di fronte alle situazioni che ci travolgono e ci portano via....dicono che ciascuno e' artefice del proprio destino....ma non e' cosi'!

La scomparsa di mia moglie ha solamente riportato alla luce una cosa che fino a ieri negavo a me stesso: il fatto di essere un uomo solo...

Da quando e' sparita nessuna notizia e' arrivata...presto partiro' io stesso alla sua ricerca, sfruttando quei ben pochi indizi che ho a disposizione...

Molti sono stati i pensieri che hanno vagato per la mia mente, ma ancora non riesco a spiegarmi quale ragione possa aver indotto mia moglie ad abbandonare la nostra casa....sempre ammesso che sia stato cosi'....

Troppe cose sono ancora inspiegabili...devo ritrovarla...e parlarle.....

Questa notte il mio sonno era disturbato...troppi brutti pensieri mi oscurano la mente.

Ho avuto serie difficolta' a prendere sonno e anche dopo esserci riuscito e' stato molto travagliato...

Strane cose apparivano dinnanzi a me...non era il nostro mondo, non era Therial...

Tutto e' iniziato con l'apparizione di Marhis...la luna....poi un altro globo e' apparso ed e' iniziata una veloce caduta verso quest'ultimo...

Mentre cadevo sempre piu' velocemente il globo si ingigantiva a vista d'occhio e cominciavo a notare terre, mari e montagne....

La mia vista si e' poi fatta molto confusa...ricordo solamente scene, dettagli...

C'erano strane persone....sembravano vivere pacificamente ma dentro tutte loro si poteva sentire l'odio che covavano nel loro io...

Ho visto strani carri senza cavalli che esplodevano in fragorosi tuoni provocando morte e distruzione....ho visto eserciti del bene macchiarsi dei piu' feroci delitti contro popoli innocenti....ho visto...le cose piu' crudeli che mai una mente malata potrebbe sognare di partorire.

Il mio risveglio e' stato un grande sollievo...cose del genere non possono esistere...

L'aver scoperto che si trattava di un incubo mi ha pervaso di gioia...

La vita reale e' qui su Therial....il dolore che ho visto era solo un incubo....

Aleister.

La notte e' passata...lei è a fianco a me...è stato piacevole...passo dolcemente la mano sul suo corpo...accena a coprirsi...avverte inconsciamente il freddo, proveniente dalla mia mano....

Mi avvicino..appoggio la testa sul suo cuscino...voglio godermi questi ultimi attimi..voglio sentire il suo flebile respiro su di me...prima che...la osservo...troppo bella per il destino che l'è stato prefissato...troppo bella per morire così giovane...ma forse...è meglio così...questo mondo è troppo corrotto per persone come lei...

La continuo a fissare....

si e' girata...ha aperto gli occhi...

"uhmm....che fai..non hai sonno?"

no....mi piace guardarti...sei bellissima quando dormi...

mi sorride...e mi bacia.....

"smettila o mi farai inmmorare...."

io lo sono gia....

mi sorride...l'accarezzo e si riaddormenta....

piano...mi avvicino a lei....mi avvicino al collo...

Un'attimo...non si è accorta di nulla....ha sempre la stessa espressione...è talmente bella...

Tutto è finito in un'istante...mi volto...la guardo un ultima volta...

*si apre la finestra...un flebile vento entra nella stanza*

*seduto sulla riva di una spiaggia prende dei fogli e comincia a scrivere*

IL SOGNATORE

Vola la fantasia,

sulle rotte dei sogni si espande,

creando un senso di gioia

che nel cuore si perde.

Così, come il dì segue la notte,

par quasi che il vitreo maniero,

incrinatosi per le ripetute botte,

torni a scoprire l'arduo sentiero.

Il sentiero che duramente seguiamo,

credendo di poterlo modellare,

durante il cammino del crescere.

No, non è come volare,

nel cielo sotto al quale stiamo,

ma è quello che chiamamo vivere...

*mette da parte fogli e penna....resta a contemplare il mare*