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Dunque, vediamo di tenerci in forma, non vorrei che perdessi la mano e non sapessi più fare quello che so fare davvero bene. Dunque, la penna è qui, l'inchiostro è qui, carta in abbondanza... Bene! Cominciamo!

I VOSTRI OCCHI MI NASCONDONO COSE CHE LE VOSTRE LABBRA VORREBBERO TANTO NARRARMI

Bellina, magari un po' forte, ma credo di sicuro effetto. Eppoi sono un po' arruginito, devo riprendere la mano.

OGNI FIORE CHE HO COLTO MI RICORDAVA IL VOSTRO PROFUMO

Perfetta, va bene su tutto e con tutte, non troppo audace e decisamente lusinghiera. Molto evocativa, se posso dire.

QUANDO MI AVVICINO A TE SENTO BATTERE IL TUO CUORE PIU' FORTE, COME IL MIO, E NESSUNO SUONO MI E' PIU' DOLCE

Forse un po' smielata, da non usare con tutte, decisamente non con le drow. Però con quelle tutte sospiri e sguardi dovrebbe cogliere nel segno, decisamente.

MA IL BACIO PIU' BELLO E' QUELLO CHE ANCORA NON TI HO DATO

Perfetta! Ottima praticamente con tutte! Certo, la posso usare solo dopo quando ho un po' di "confidenza", ma sono sicuro che la confidenza continuerà dopo una frase così, magari accompagnata da un bel sorriso...

SAPEVO CHE SARESTI ARRIVATA: IL MONDO E' PIU' LUMINOSO AL TUO PASSAGGIO

Molto smielata, da usare solo in certi casi particolari. Proviamo qualcosa di più intenso.

I TUOI OCCHI BRUCIANO, E COSI' LA TUA PELLE. DIMMI SOLO UN SI'... OPPURE TACI, CHE NON E' PIU' TEMPO DI PAROLE

Alla faccia, non male proprio. Diciamo quantomeno diretta, ma decisamente coinvolgente; è da dire dopo un bacio MOLTO intenso...

Beh, ora è meglio che vada, è quasi tramonto e a quest'ora le fanciulle stanche tornano in locanda pronte a farsi offrire da bere. Non starò esagerando per l'età che ho?

E' mezzanotte del Giorno dell'Ombra, 28° del Mese di Ganeidon.

oggi ho fatto conoscenza di fidanzata Yemj! oh lei bellissima umana! alta, magra.. però devo dire più bella umana strega Flaminea.. molto più aggraziata...

Stati svegli tutta notte loro.. chissà a fare cosa.. mah io non capire umani.. non capire proprio.. cosa trovare loro bello più di bella casa accogliente con marito che aspetta..

..mah però forse non è poi cosi bello vita sedentaria di gnomi come conosco io.. per questo io partita.. e andata via casa.. già.. mio scopo è conoscere questo grande mondo.. grande davvero...

Ayrie

Si', sono guarita sono libera...

e lo devo al chierico Atlantis, ma soprattutto a Kiba che l'ha contattato, preoccupato per me.

Il rituale si è svolto nella nostra casa, nella mia sala personale...i miei ricordi sono un pò confusi, io potevo vedere ogni cosa dall'alto..siccome sono rimasta in trance.

Ricordo che quando mi sono risvegliata, ero senza forze, e facevo fatica ad alzarmi a sedere...Presa dalla stanchezza mi sono addormentata...e mi sono risvegliata sul mio letto con mio marito seduto accanto a me..

Yemj...la sua nuova compagna Sinha...Ermete...erano lì con me, alla ricerca di una spada...

Non si trattava di una spada qualsiasi...ne' di una ricerca svolta per puro svago. Dovevo rispettare un patto, rendere quella lama al chierico che avrebbe guarito la mia consorte Flaminea.

Dopo giorni di indecisioni, infatti, dopo aver visto che i suoi graffi non si rimarginavano, mi sono deciso di rivolgermi a lui...Atlantis. Seppure fosse un drow, devoto di Zeius, mi aveva concesso il suo aiuto, in cambio però di questo piccolo pegno.

Mi ha detto di saper cancellare definitivamente la maledizione, dopo aver accuratamente esaminato le ferite di mia moglie, e fatto ricerche nei suoi tomi...

Ora attendo...all'esterno della sala della magia, ovvero la stanza privata di Flaminea, dove si sta svolgendo il rito...spero che vada tutto per il meglio...confido nelle potenzialità del drow...

E per far scorrere il tempo, scrivo...immortalando questi momenti...si tratta di un'interminabile attesa...

.. ora capisco cosa significhi fare un buon allenamento.. ho faticato tantissimo ma i risultati si sono visti.. ora ho un attacco più forte e una divesa più solida.. non sono ancora brava come Messere Alisterion.. ma sono già diventata più abile con l'uso della spada..

Ho fatto anche nuovi incontri.. il primo più significativo è stato con Lanter.. onorevole Paladino di Chastil.. ha fatto una strano discorso.. un discorso su un clan di soli paladini e sul prepararci a combattere il male che sarebbe a breve arrivato.. mah.. non ho capito molto.. chissà che avrà voluto dire.. comunque credo tornerà presto a parlarmi..

L'altro incontro vede protagonista un vampiro e una trolla.. due persone.. particolari.. ho creduto fosse meglio seguirli per controllare che non facessero del male a nessuno e così è avvenuto...

.. ho scritto male e vado di fretta.. ma se raggiungo Kyrandor in tempo per la sera.. forse riuscirò ad abbracciare il mio amore Lilim. *vicino al nome è disegnato un cuoricino*

Shatiel Paladina di Chastil

Sono giorni che non so che fare.. niente attira più la mia attenzione..non so che fare.. continuo a studiare.. a girare e spesso mi ritrovo alla Torre della Magia ma neanche i grandi libri di Magia contenuti al suo interno destano la mia men che minima reazione.. il mio men che minimo interesse..

Credo che partirò.. partirò per un lunghissimo viaggio.. non so dove.. non so neanche se tornerò mai.. sarà un lungo viaggio alla riscoperta di quello che io credo giusto.. chissà che mi riserverà questo viaggio...

..so solo che devo partire.. al più presto.. questa Città.. questi luoghi sanno ancora troppo di lui..

Ancora quei sogni....perchè?? perchè sogno queste cose....non riesco neanche a definirle....ogni volta che cerco risposte dal mio passato...non trovo nulla...buio totale.

Provo e riprovo...non ricordo nulla...solo del mio arrivo a Kyrandor....conosco a solo il mio nome...nient'altro...quanti anni ho?...da dove vengo?...nulla mi sembra famigliare...ho viaggiato in lungo e in largo...nessun luogo mi richiama alla mente qualcosa.....

perchè?...io voglio un passato!!... cosa avrò mai fatti o visto per non ricordarmelo....potrei...potrei...no! non voglio nemmeno pensarci....

Una pergamena portata dal vento magicamente si posa davanti a te, vedi chiaramente brillare il simbolo di Kyra impresso nella carta.

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Mi chiamo Elhen Silmìredhen gioiello luminoso degli elfi, sono una paladina di Kyra e in quanto tale non mi e’ permesso di mentire.

Ebbene nel mio cammino ho incontrato e sconfitto creature oscure tremende e spaventose, creature du cui si poteva sentire la presenza e la malvagità nell’aria carica del puzzo, del fetore, degli odori di morte.

Mi sono avventurata in luoghi dominati dalle ombre, luoghi che celavano segreti e creature demoniache… ma mai mai ho provato quello che provo ora… mai ho affrontato un essere tanto potente malvagio, subdolo É

Prego Kyra che possa darmi la forza ed è solo la mia fede a non avermi fatta crollare fino ad ora.

Che questa pergamena possa essere un avvertimento: Vaejas è il suo nome e’ solito mostrarsi nelle sembianze di un drow, è un essere antico, molto antico, ha la capacità di prendere possesso di un corpo riducendo a quasi nulla la personalità e lo spirito del padrone originario di quel corpo...

Dunque state attenti a chi avete di fronte…

La sua malvagità è piu’ profonda di quanto ognuno di noi possa immaginare….

Non ha ancora raggiunto la il suo completo potere ne sono certa, ma più attenderemo più gli permetteremo di crescere fino a che ci sarà impossibile sconfiggerlo e già ora è potente….

Pochi ancora mi conoscono ma chi ha parlato con me sa che dico il vero.

Io sono partita alla ricerca di antichi saperi che da tempo sono perduti forse solo con questi puo’ essere contrastato….

I druidi mi hanno già donato le loro conoscenze più profonde, antiche e segrete.

Paladini, elfi e devoti della luce mi appello a quello che ci lega l’uno all’altro nonostante le differenze: la nostra fede nelle divinità luminose e le persone che amiamo e che vogliamo proteggere… per loro dobbiamo combattere questo essere!

Ora…. Vaejas… leggerai sicuramente questa pergamena affidata da me al vento, ma quando arriverà alle tue mani già in molti sapranno di te É. Anche perché non e’ l’unica che ho mandato.

Hai detto che ti divertivo ricordi?

Bene iniziamo a giocare allora.

Elhen Silmìredhen

Custode dei Segreti della Terra >>

Dopo aver impresso il simbolo di Kyra sulla carta,la lascia affidandola al vento sussurrando:

_La affido a te Vento... conducila a destinazione e che possano credere al messaggio che reca_

Guardandosi attorno con aria accigliata e guardinga, l'elfo lascio' per un istante l'impugnatura della sottile e letale lama che strigeva con entrambe le mani, tergendo il sudore dalla fronte con il dorso della mano appena liberata. Abbassando lo sguardo sulla mano impiastricciata, fisso' con disgusto la poltiglia marrone che si seccava sui suoi polpastrelli, una mistura di sudore e sabbia, portata dall'insolito e turbinante vento che aveva colto all'improvviso lui e la sua squadra.

Avevano appena fatto a tempo a coprire la bocca e le narici con un sottile fazzoletto, che la misteriosa tempesta s'era scatenata attorno a loro: emersa dal nulla, la sabbia aveva cominciato a vorticare e rombare, furiosa, mentre il vento si gonfiava e urlava ai quattro elfi la sua rabbia e la sua furia.

Mai, dacche' era nato, aveva veduto una tempesta di sabbia simile abbattersi sulla Valle; nascosta e affossata poco oltre le pianure a nord della grande e cosmopolita citta' di Kyrandor, la valle era una conca riparata e ben protetta, dove il vento normalmente non riusciva a penetrare. Foreste secolari la cingevano in un dolce e affettuoso abbraccio protettivo, e mai il popolo elfico che da secoli vi aveva stabilito dimora aveva dovuto patire la furia degli elementi.

Fino a quel giorno, almeno...

Improvvisamente, un urlo disumano squarcio' l'aria: agghiacciante, l'urlo echeggio' per qualche secondo tra gli elfi della squadra di pattugliamento, per poi spegnersi improvviso come era arrivato, sovrastato dal rombo della tempesta. Lentamente, l'elfo si volto', fissando i compagni che ora, nella tempesta che li ghermiva, apparivano come sagome sbiadite e confuse di fantasmi...

Solo due sagome.

Deglutendo, l'elfo scopri' un tremore incontrollato che attraversava i muscoli della mano con cui ancora stringeva la spada...

Ti stai divertendo molto, vecchio?

Vaejas distorse per un attimo le labbra in un sorriso sornione e divertito; quindi, ignorando la provocazione del felar, continuo' a salmodiare l'incantesimo che teneva attiva la tempesta di sabbia.

Velocemente, la tempesta giunse al suo apice: alberi e arbusti vennero divelti e spazzati via dalla furia del vento, sparendo alla vista, come divorati dalla furia distruttrice dell'innaturale cataclisma. Vaejas fisso' con aria divertita le altre tre figure alte e sottili che si staccavano da terra, dopo aver inutilmente lottato per appigliarsi a un albero che non pote' far altro che seguirle appena pochi istanti dopo: turbinando e ruotando in aria, le tre guardie elfiche cominciarono a colpirsi tra loro, mentre articolazioni e ossa venivano spezzate dalla furia dell'uragano di sabbia evocato dall'arcimago: ben presto, solo un rivoltante miscuglio di sangue, ossa e carne riempiva le tre armature ammaccate e distrutte, che continuarono a volteggiare in aria fino a sparire alla vista del drow.

Vaejas abbasso' infine le mani, lasciandole ricadere lungo i fianchi e rimirando la sua opera: l'intera valle era attraversata da un solco profondo e ampio di devastazione e morte. Ovunque cadaveri di elfi, sia di soldati che donne e bambini, ciondolavano senza vita sui rami o sulle radici di alberi sradicati e depositati al suolo dalla cessata tempesta. Sangue e fango si mischiavano pigramente il larghe pozze violacee, mentre un silenzio agghiacciante scendeva sulla valle devastata.

Vaejas fece schioccare la lingua contro il palato, carezzandosi il mento con aria pensosa mentre ammirava il suo capolavoro: dentro di lui, Khrysor avverti' distintamente la soddisfazione del drow, la cupa gioia che il suo sadismo gli recava.

"Buffo, felar", sbotto' infine Vaejas in tono allegro, sedendo sul tronco di un grande albero che ora giaceva orizzontale sul terreno "non sei esattamente la persona da cui mi aspettavo di ricevere una lavata di capo, sai?"

...credi che m'importi qualcosa degli elfi di questa valle? Puah. Piuttosto, mi stupisce che tu abbia tante forze da sprecare... Con tutto quello che ti aspetta...

Vaejas senti' chiaramente il divertimento provato dal felar nel pronunciare quelle parole. Aggrottando le sopracciglia, reclino' leggermente il capo con aria stupita, umettandosi ancora una volta le labbra con la lingua rossa e sanguigna, com'era suo solito fare.

...andiamo, Vaejas... davvero credi di potermi tenere nascosta una cosa cosi'? Riesco a sentire le tue ondate di gioia fin da qui... Anche se tenti di nascondermi i fatti... il tuo umore non mente, drow... E cosi', la sacerdotessa ha infine accettato quella tua assurda proposta?

Vaejas strinse per un attimo i denti, socchiudendo gli occhi con aria improvvisamente nervosa. Quindi, lentamente, ritrovo' la calma, esibendo il suo solito sorriso sornione. Abbassando lo sguardo sulla pozza di fango e sangue ai suoi piedi, l'arcimago fisso' la sua immagine riflessa come se si trattasse dell'immagine del felar.

"...non ho idea di cosa tu stia parlando, felar...", mormoro' infine, fissando con aria di sfida l'immagine che il sangue e il fango gli ritornavano.

La sua immagine. Il suo viso. E, al contempo, un'immagine che non era sua.

Bah, fa' come ti pare, non mi importa. L'unica cosa di cui mi importa ora e' salvare mia madre... Bada di non fallire in quello, Vaejas. Delle tue scappatelle poco o nulla mi interessa., concluse la voce del felar nella sua mente, con aria irata e ansiosa.

Lentamente, l'arcimago si alzo' in piedi. Prese una piccola piuma dalla borsa delle componenti che portava in vita, quindi tuffo' la mano in una delle ampie tasche nascoste della pesante veste nera, traendone fuori una bacca e una fialetta di polvere nera.

Premendo la bacca tra l'indice e il pollice della mano destra, l'arcimago verso' un pizzico della polvere nera sul succo che usciva dal minuscolo frutto: quindi, poggiandovi sopra la piuma, prese a salmodiare una breve litania, muovendo in senso circolare i polpastrelli di indice, pollice e medio e creando una pallina d'un grigio scuro e nauseante con le tre componenti.

Terminando la formula, il drow lancio' in aria la sferetta grigia, che esplose creando una sottile calligine grigiastra che scese lentamente sulla sua figura, avvilupandolo.

Ci fu un tremendo schianto, come di ossa infrante: abbassando lo sguardo sulla pozza di sangue e fango ai suoi piedi, Vaejas vide la sua struttura fisica mutare. La sua pelle, prima nera e liscia, si riempi' di escrescenze purulente. Le sue membra si allungarono, i suoi muscoli si gonfiarono: spalanco' la bocca per urlare, ma solo un cupo e sordo brontolio usci' dalle zanne ingiallite che ora erano i suoi denti.

Per un attimo, l'arcimago rimase a osservare la sua opera con un sogghigno compiaciuto sul volto. Quindi si alzo', ergendosi in tutta la sua nuova e considerevole altezza: afferro' quindi una radice del tronco, abbastanza larga, laddove l'impugnava, da essere grande quanto prima poteva esserlo una sua gamba, e la strappo' con un gesto secco e sciolto dei nuovi possenti muscoli.

Brandendo la nuova rudimentale clava, il mago fisso' un'ultima volta il troll che ora la pozza d'acqua rispecchiava.

...non hai un briciolo di stile..., lo motteggio' la voce del felar dentro di lui.

"...forse...", gracchio' la voce raschiante e gutturale della creatura "ma ogni cosa va come deve andare... e ora devo festeggiare... Si, hai ben indovinato... Lei e' mia, ora... E ho grandi progetti in serbo per lei... Per noi... quando il mio nuovo corpo sara' pronto, e potro' lasciare questo ammasso schifoso di carne e pelame che osi chiamare corpo..."

Ehi, se ti fa tanto schifo puoi sempre andartene ora!, sbotto' il felar in un ringhio.

"...ogni cosa a suo tempo, Khrysor... Ogni cosa a suo tempo..."

Il troll sogghigno' crudelmente, mentre un sottile filo di bava giallastra colava dall'orlo della sua bocca fino a raggiungere il petto irsuto e muscoloso della creatura. I suoi occhi rossi e malvagi brillarono di gioia, quindi si avvio' a passi ampi e veloci verso il villaggio che era stato risparmiato dalla furia della tempesta di sabbia.

"...presto faremo il rituale... Per tua madre, per lei e per a tua amichetta... Per cui, ora fammi divertire un po'...", grugni' quindi con voce gutturale e profonda.

Una pattuglia di soldati corse incontro alla bestia, con le spade sguainate e gli scintillanti scudi che baluginavano sotto i raggi del sole morente.

Fu l'ultimo tramonto per gli elfi della valle...

Il primo dei soldati mori' spiaccicato da un pesante colpo portato dal mostro con l'enorme clava che brandiva: impugnandola a due mani, Vaejas sollevo' il tronco sopra la testa, sogghignando e digrignando i denti, quindi lo abbasso' violentemente sul malcapitato.

Le sottili lame elfiche morsero le carni del troll, ma solo per scoprire di aver commesso un errore che si rivelo' per loro fatale: non appena le lame affondavano nelle carni della creatura, infatti, la sua innaturale dote rigenerativa faceva rinsaldare i muscoli recisi e richiudere le ferite.

Cosi' velocemente da non provocare alcun danno.

Cosi' velocemente che molte armi restarono imprigionate tra le carni della fiera.

Voltandosi, il troll fisso' un giovane soldato elfico che cercava invano di svelgere la propria lama, piantata in profondita' nell'addome della bestia.

Leccandosi lentamente le labbra, Vaejas agguanto' l'elfo, sollevandolo di un paio di metri da terra e portandoselo davanti agli occhi.

"...fammi divertire un po'...", mormoro' quindi, avvicinandosi il malcapitato alla bocca...

Inorriditi, i compagni distolsero lo sguardo: ma nulla poterono contro il terrificante rumore di ossa rotte e carni lacerate, ne' contro le urla strazianti dell'elfo, che dardeggiarono per un istante nella valle, spezzando l'innaturale e tetro silenzio che la ricopriva come una pesante cappa invernale.

"trentasei... trentasette... trentotto..."

La dolce e bassa voce dell'elfo scuro carezzava il silenzio della stanza, rotto soltanto dal pigro e lento cadere delle goccie del liquido azzurrino che risaliva lentamente il sottile tubo in vetro trasparente che partiva immergendosi in una ampolla di denso e bollente liquido bluastro e terminava in una sottilissima fiala di vetro opaco, piena per mezzo dito di quello stesso liquido azzurrino semitrasparente che vi affluiva, goccia dopo goccia, sotto lo sguardo attento del drow.

"...settanta...", concluse quindi Vaejas, e con un veloce e deciso movimento della mano chiuse la sottile valvola che regolava l'afflusso della condenza dentro il tubicino di vetro, condensa che, grazie al lungo e tortuoso tragitto nello stretto passaggio di vetro, si addensava tanto quanto bastava da trasformare il vampore calliginoso che usciva dall'ebollizione della prima fiala nel liquido fresco e chiaro che riempiva la seconda.

Con aria soddisfatta, Vaejas si passo' il sottile contenitore sotto gli occhi, avvicinandolo ad una candela: la luce della fiamma tremolante, tuffandosi nel liquido, veniva scomposta in un arcobaleno di prismi dai colori sfavillanti e abbaglianti, intensificata e moltiplicata, tanto che in un istante l'intera stanza ne fu invasa.

Sogghignando, Vaejas assaporo' come nettare lo stupore del giovane stregone la cui coscienza giaceva, immota ma non addormentata, in una nicchia profonda e nascosta del suo essere.

"...sei stupito, felar... Non credevi che ce l'avrei fatta, forse?", mormoro' in tono dolce e canzonatorio il drow.

Ho mai avuto motivo di credere in alcuna delle tue fanfaronate da due soldi, drow?, replico' la voce tagliente e rabbiosa del felar nella sua mente.

Sogghignando ancora, Vaejas dischiuse le labbra, umettandole con un leggero movimento della lingua sanguigna. "...fanfaronate da due soldi...", ripete' quindi lentamente.

"Dunque, perche' sprecare tempo, felar? Oramai ogni cosa e' pronta, ma... perche' perdere tempo in "fanfaronate da due soldi", come le hai chiamate?...vai a dare un ultimo saluto alla cara mammina, presto ti lascera'...".

Il dolce sussurro del drow si spense lentamente tra le sottili eco del laboratorio, come se le tenebre che lo circondavano se ne fossero nutrite, gustando ogni singola goccia di veleno che il mellifluo sussurro in realta' grondava.

Vaejas si gusto' ogni cosa, lentamente, assaporando sensazioni e sentimenti sulla punta della lingua, come nettare troppo a lungo bramato da una gola ormai arsa dalla sete. La furia incontrollabile del felar che montava ad ogni suo sussurro, la cupa disperazione che seguiva ogni suo silenzio, la determinazione che traspariva chiara e netta dal suo essere vibrante ogni qualvolta decideva di comunicare... Il suo odio sterminato, il suo amore folle, il suo affetto tenero, il suo distaccato e freddo cinismo... Lentamente, chiudendo gli occhi, lo stregone assaporo' ogni istante del caleindoscopio d'emozioni che turbinava nell'anima del felar, assaporandolo sulla punta della lingua come un immondo vampiro assapora la linfa vitale ancora calda delle sue vittime.

Un vampiro.

Vaejas sogghigno' a quel pensiero, trovandolo eccitante.

Si, un vampiro, che mordeva al collo la sua vittima, nell'eccitazione della bramosia, nell'estasi del sangue: solo che non era sangue, quello che placava la sua sete millenaria. Non era carne, quella in cui piantava gli aguzzi e letali canini.

Era la passionalita' del felar, il turbinio tremendo e convulso delle sue emozioni contrastanti, la sua VITA...

Lentamente, sospirando estasiato, riapri' gli occhi...

"...cinque goccie vanno versate su entrambi gli occhi. Sei goccie vanno versate sul cuore. Tre goccie vanno versate su entrambe le ginocchia, e una goccia al centro di ogni mano. Fatto questo, giacera' immota e priva di forze, e allora le verserete il contenuto della fiala in gola. Dovremo essere in una foresta, non importa l'ora ne' il giorno, ma dovremo essere soli. Io usciro' fuori al momento piu' opportuno: assieme a me dovranno esserci la chierica, che dovra' portare con se un pugnale affilato la cui lama non abbia mai assaggiato sangue di qualsivoglia natura, e nessun altro."

Lentamente, Vaejas fece rigirare l'ampollina tra le dita, fissandola con occhi meditabondi e sguardo serio. Sentiva l'attenzione del felar concentrata su di se, la sua impazienza crescente...

Sorridendo beffardamente, si attardo' ancora qualche minuto nel rimirare il riflesso del liquido sul vetro opaco della fiala.

E poi?, chiese infine la voce impaziente e irata del felar.

"...poi, saremo io e la chierica a occuparcene...", concluse quindi Vaejas, mentre il suo sorriso si allargava in un sogghigno divertito.

"Oh, quasi dimenticavo.... La sacerdotessa non dovra' avere alcuna veste su di se... Ricordalo....", aggiunse quindi con aria distratta, poggiando la fiala sul tavolo in legno del laboratorio.

Perche' e' cosi' importante?, domando' il felar con voce intrisa di sospetto.

"...te l'ho gia' detto, felar... un maschio non vive di solo lavoro... ci vuol pure qualche svago, di tanto in tanto.", concluse l'elfo scuro in tono basso e allegro, voltandosi e uscendo a passo veloce e deciso dal laboratorio sotterraneo.