...e infine giunse la notte...
Accampatomi nella bassa e dolce valle mostratami dall'elfo in cui mi ero casualmente imbattuto quel giorno, lasciai il mio sguardo vagare tra le stelle.
La brezza fresca lisciava i mie lunghi capelli argentei, e la pesante coperta che avevo steso sotto di me rendeva il manto erboso piu' comodo, per me che vi ero avezzo, di qualsiasi letto d'osteria...
Prima di sparire nel bianco portale da lui aperto, Lilim s'era offerto di prendere a mio nome una stanza in una delle locande della citta' chiamata Kyrandor; nell'udire la sua gentile offerta dovetti nascondere un sorriso, che sicuramente sarebbe stato mal interpretato come segno di scherno... Scherno, si, ma verso me stesso, non verso la sua persona.
Molte volte, in molte delle vite passate di cui serbavo memoria, mi ero trovato a dormire sotto le stelle. E avevo scoperto, mentre le vite si susseguivano feroci come lampi nella tempesta, che a differenza delle Osterie e delle Locande, che cambiavano a seconda dell'epoca, dei costumi, della ricchezza della popolazione e di mille altri fattori, il cielo stellato rimaneva sempre uguale.
Fermo, immobile nel suo splendore, come un vecchio amico che stesse alzando in alto il calice per offrirmi un brindisi, il cielo era li ad attendermi, notte dopo notte, vita dopo vita, mondo dopo mondo... Sorrisi leggermente, salutando con calore l'unico amico che avesse mai avuto mezzo e modo di seguirmi, abbracciando con lo sguardo la sua immensita' e godendo del caldo abbraccio della sua intimita'.
Lentamente, infine, chiusi gli occhi, sopraffatto dal sonno e dalla spossatezza, conscio di cio' che avrei sognato, e altresi' conscio dell'ineluttabilita' di quanto stava per venirmi, ancora una volta, mostrato...
E mentre il sonno mi stringeva tra le sue braccia, calda amante di mille notti, il sogno porto' con se il ricordo...
...e ricordai...
Ricordai una nube di luminosita' che si espandeva. Ricordai un senso di rimorso, un tormento interiore che dilaniava l'anima come le armi dei nemici che mi avevano affrontato non avevano saputo, voluto o potuto fare con le mie carni. Ricordai di avere chiuso la Spada, di averla riposta nella sua guaina e sigillata, e di avere giurato di non riprenderla mai piu' in mano, in nessuna vita, per nessun motivo. Ricordai una voce e una profezia...
"Rifiutando una condanna, ne conoscerai un'altra... Una peggiore di essa..."
"Nessuna condanna puo' essere peggiore di questa" gridai io.
E allora divenni John Daker, infelice e inappagato, finche' la voce non lo chiamo' a se attraverso gli eoni affinche' divenisse Erekose.
Il crimine da me commesso era stato quello di rifiutare la Spada Nera. Ma perche' l'avevo rifiutata? Perche' avevo cercavo di separarmene? Mi pareva che non fosse la prima volta che cercavo di separare il mio destino da quello della Spada Nera...
E infine giunse a me, tra le nebbie del sonno, il suo canto dolce e tremendo; la sua bramosia fece breccia nei miei sogni, la sua sete divenne il mio tormento, la sua ira divenne la mia ossessione... E ritorno' il suo folle canto d'amore e odio, ritorno' senza ch'io potessi in alcun modo fermarlo o zittirlo...
E tutto cio' che potei fare fu udire, e pregare Chastil, chiunque egli fosse, che quel tormento avesse fine.
SPADA NERA.
SPADA NERA.
SPADA NERA.
LA SPADA NERA E' LA SPADA DEL CAMPIONE.
LA PAROLA DELLA SPADA E' LA LEGGE DEL CAMPIONE.
SPADA NERA.
SPADA NERA.
SPADA NERA.
LA LAMA DELLA SPADA CONTIENE IL SANGUE DEL SOLE.
L'IMPUGNATURA DELLA SPADA E LA MANO SONO UNA COSA SOLA.
SPADA NERA.
SPADA NERA.
SPADA NERA.
LE RUNE SULLA SPADA SONO I VERMI CHE POSSIEDONO LA SAGGEZZA.
IL NOME DELLA SPADA E' QUELLO DELLA FALCE.
SPADA NERA.
SPADA NERA.
SPADA NERA.
LA MORTE DELLA SPADA E' LA MORTE DI OGNI VITA.
SE LA SPADA NERA VIENE DESTATA, ESSA DEVE PRENDERE IL SUO NERO COMPENSO.
SPADA NERA.
SPADA NERA.
SPADA NERA.
DESTA LA SPADA NERA IL MODULO SARA' FISSATO.
L'ATTO SARA' COMPIUTO E IL PREZZO SARA' PAGATO.
SPADA NERA.
SPADA NERA.
SPADA NERA.
E improvvisamente il canto cesso', mentre un ritmo lento e oppressivo, scandito nello stesso modo in cui le parole del canto avevano scandito la loro oscura profezia, saliva d'intensita' dentro di me, crescendo fino a diventare insostenibile. E infine mi vidi, in tutte le mie esistenze e in tutte le mie forme...
Ero Elric di Melnibone' e sfidavo i Signori del Caos con la mia spada di rune Stormbringer nella mano e una gioia selvaggia nel cuore...
Ero Dorian Hawkmoon e lottavo contro i Signori Bestiali dell'Impero Oscuro e la mia spada era chiamata Spada dell'Alba...
Ero Orlando e morivo a Roncisvalle dopo avere ucciso con la spada magica Durlindana piu' di cinquanta saraceni...
Ero il principe Corum dal Manto Scarlatto, e cercavo vendetta alla Corte degli Dei...
Ero tutti questi e piu' di questi, e a volte la mia arma era una spada, altre volte una lancia, altre una pistola... Ma sempre impugnavo un'arma che era la Spada Nera o una parte di quella strana lama.
Sempre un'arma, sempre un guerriero.
Ero il Campione Eterno, e questa era la mia gloria e la mia condanna...
Ansante, tremante, sbarrai gli occhi e mi levai di scatto, mentre i primi raggi dell'alba brillavano tra le goccie di sudore che imperlavano la mia fronte.
Tremando, abbassai lo sguardo sul fodero intarsiato, ricco di simboli runici antichi e a me oscuri, pur tuttavia familiari.
"Non questa volta..." mormorai.
E mentre ancora una volta i brividi attraversavano il mio corpo, mi parse quasi di udire un gemito basso e sommesso nell'aria, emesso dalla Spada; se esso fosse piu' simile al pianto di dolore d'un infante o alla risata di trionfo d'un demone non saprei dirlo, ma mi affrettai a stringermi maggiormente nel caldo mantello foderato di pelliccia, rabbridendo ancora, pur non avendo alcun sentore di freddo...