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Con questi ricordi in testa riprendo il mio cammino, stretto dentro il mantello e con il viso coperto dal cappuccio evitai Kyrandor, mi sarei diretto a nord, al limitare delle pianure erbose, per poi riprendere la via maestra.
Mi veniva naturale ed automatico dirigermi verso la quercia di Gervin, ormai dopo il nostro primo incontro eravamo giunti ad un buon compromesso di convivenza, lui non si poteva muovere dal suo covo, troppe persone erano vogliose di fargli la pelle, ed io, in cambio della sua “ ospitalita' ”, dividevo con lui parte delle mie refurtive.
Eccomi davanti alla quercia, entro, riaccendo il fuoco e senza mangiare mi metto a scrivere tutto quello che mi e' tornato alla mente durante il ritorno da Moria...

...Che Botta! Qualcosa o qualcuno mi trascinava, mi svegliai e vidi che la lupa ed un'altro lupo piu' piccolo mi trascinavano per le gambe, mi guardai attorno, sembrava ancora Haon Dor ma forse a causa della mia posizione orizzontale non riconobbi precisamente dove mi trovavo, mi portarono in una radura e la lupa salii su una grossa pietra, al suo ululato accorsero altri lupi. Ero fermo e zitto da ore, le gambe ferite e deboli, il branco di lupi era davanti a me e mi osservava, l'unica fonte di sicurezza veniva da lei in cima alla pietra, il suo manto bianco quasi splendeva con la luce della luna ormai alta, doveva essere il Capobranco.

...sbadiglio, dormiamoci su....

mi ripresi lentamente, meta' del mio corpo era ancora dentro la quercia, quando aprii gli occhi il muso di un lupo era a pochi centimetri dal mio viso, ma non ringhiava verso di me anzi, leccava la mia ferita e con il resto del corpo accucciato mi scaldava, mi mossi di scatto senza riuscire ad alzarmi e lui si mosse con me, si porto' ritto sulle zampe aspettando la mia prossima mossa.
Mi toccai la ferita, era completamente rimarginata, la sentivo pero' ancora viva e pulsante nonostante sentissi con le dita la cicatrice, come un unguento era stato messo perche' quando guardai la mia mano notai delle tracce di una pasta gialla sui polpastrelli, non ci potevo credere...
Quel lupo mi aveva curato, non so come ne perche' ma lo aveva fatto, ora mi guardava ed aspettava come un mio cenno, mi misi a sedere appoggiandomi alla quercia, lui venne verso di me poggiando il muso sulle mie gambe, lo guardai e mi resi conto che era una femmina, una lupa di dimensioni ragguardevoli dal pelo completamente bianco e, nonostante ci trovassimo in una palude, immacolato in maniera quasi irreale.
Chissa' Edi che fine aveva fatto, se era riuscita a raggiungere la capanna, se era riuscita a curare la sua caviglia, dovevo raggiungerla, feci come per alzarmi ma crollai al suolo ero ancora esausto, la lotta con il bandito dentro la quercia mi aveva sfinito ero tutto lividi e tagli, mi appoggiai alla quercia, mi coprii con il mantello e mi addormentai mentre vidi la lupa allontanarsi...

..un leggero sorriso mi scappa, il cappuccio lo copre, se dovesse passare qualcuno mi prenderebbe per un malato di mente che ride da solo...

Rumore di foglie calpestate e qui nulla di strano in una foresta, se non che lo stesso tipo di rumore veniva da piu' direzioni, segno che piu' bestie si muovevano quasi in simultanea, in maniera coordinata...
mi allarmai e feci capire subito ad Edi quale era la mia paura.
Lupi, un branco di lupi, eravamo finiti nel loro territorio abituale di caccia e la nostra chiacchiera aveva attirato la loro attenzione, eravamo le loro prede.
Un ringhio dai cespugli davanti a noi, le nostre mani si intrecciarono, fu' una questione di Attimi e poi fummo di nuovo in fuga, la ferita di Edi nella corsa riprese a sanguinare e lei ricomincio' zoppicare vistosamente.
Affianco alla nostra corsa quella dei lupi, strana la differenza tra la corsa di un branco di lupi e la corsa delle loro prede, il branco e' organizzato sembra quasi aver previsto tutto, ce li sentiamo sempre sopra, nonostante i repentini cambi di direzione, ed in questi un buco in una quercia davanti a noi.
Mi ci infilai dentro trascinando con me Edi, un piccolo sospiro e mi lanciai verso nord, sempre all'interno del grande albero ormai morto, nella speranza che i lupi avessero perso le nostre tracce.
Mi fermai un istante e un improvviso fiotto del mio sangue mi macchio' il mantello.
Una furia velocissima mi feri', una lungo taglio solcava il mio volto a partire dalla base del volto sin dietro l'orecchio sinistro, persi molto sangue ma continuai a combattere, tenendo Edi dietro di me.
Sanguinavo io dal mio volto, sanguinava vistosamente lei dalla sua caviglia ferita, stavo avendo la peggio, cadevo di continuo, non vedevo piu' nulla e mi affidai ai miei riflessi riuscendo a spingere Edi verso sud ed a dirle:

“ vai, sparisci, ci rivediamo alla capanna “

la vidi titubante e la spinsi poi dentro un buco che portava fuori dalla quercia, solo dopo mi trascinai fuori.
Persi conoscenza.

Finalmente sono fuori.
La luce di Kyra non infastidisce i miei occhi sbiancati dalle tenebre, assaporo pero' con calma l'aria che, nonostante sia umida ed ancora un po' viziata, sembra ridare un po' di colore alla mia pelle.
Aria umida che mi fa' venire in mente quella della antica palude, e mi fa' venire in mente la prima volta che ci misi piede...

Passeggiavamo al limitare della vecchia palude di Haon Dor alla ricerca di legna per accendere un fuoco per la notte, ricordo che volevamo ripararci lontano dalla capanna ad est della foresta, ci rendevamo conto che il sentiero li vicino era troppo conosciuto e volevamo evitare spiacevoli incontri.
La grotta del grizzli faceva al caso nostro, pero' ci serviva legna da ardere, per non dividerci andammo insieme, si trattavano delle nostre ultime ore uniti alla foresta di Haon Dor.
Le nostre vite si stavano per dividere, la nostra convivenza stava per essere spezzata dal destino che ognuno di noi avrebbe poi seguito inconsapevole.

Nascosto in un antro delle miniere, controllo il contenuto del mio sacco...

Vediamo sembra che il bottino sia proficuo, nani tutti uguali, troppo tronfi e pieni di se' per accorgersi che le loro tasche ed i loro depositi si svuotano....troppo facile.
Vediamo di uscire da questo postaccio prima che inizi ad ingrassare e e mi spunti una barba che raschi il suolo.

Mi guardo attorno perplesso...

Ma da dove ero entrato....

...Ultimi pensieri prima di entrare a Moria...

Gustavamo il coniglio e quando le dissi il mio nome fece una strana espressione schifata, era evidente che non le piaceva, e me lo disse facendomi ridere, sembrava molto disponibile per essere una drow mi racconto' la sua storia e quella della sua ferita. Mi disse che voleva diventare una grande strega, che era il suo sogno sin da piccola, io ascoltavo quello che diceva in silenzio, sentii molta ambizione in lei ma non cattiveria.
Io, per contro, avevo poco da raccontare se non le motivazioni che mi spinsero a vivere da solo ad Haon Dor, la differenza tra me e lei in quelle cirostanze stava nel fatto che lei era braccata, la cercavano. A me non mi cercava nessuno; ero fuggito e i miei aguzzini non avevano sprecato il loro tempo ne ero certo.

Bene, basta divagare ora cari nanetti....si ruba....

Mi riparo dal temporale in un piccola grotta vicino Moria, accendendo un piccolo fuoco i miei pensieri ripartono mentre mi stringo dentro il mio mantello

Fortunatamente la convinsi a non trasformarmi in un rospo o qualcosa di simile, a dir la verita' non sapendo nulla di magia non sapevo cosa in realta' potesse fare, ma solo il fatto di avermi trovato cosi, spuntandomi di fronte, mi convinse a cercar di trattare con lei.
Mezzoelfo...per una quaglia vendetti quel poco di dignita', lei mi guardava mezzo sorridente mentre cercavo di convincerla, e non so se per compassione o per necessita' riuscii ad ottenere meta' del volatile.
Dopo quell'episodio ognuno ando' per la sua sua strada ma dal giorno non ci perdemmo di vista. Io sapevo sempre dove stava e lei lo stesso con me.
Ci incrociavamo sempre piu' spesso nella foresta piu' per una necessita' di compagnia che per altri motivi ma rimanendo sempre molto diffidenti.
Di fondo, ricordo, fui contento da subito della sua presenza nella foresta, mi fece bene questo pensiero e credo che anche lei provasse lo stesso nei miei confronti.
Con il passare dei giorni infatti mi resi conto che si passava sempre piu' tempo assieme fino a dormire nelle stesse grotte facendo turni di guardia per poter dormire, si iniziava dividersi i ruoli nella sopravvivenza ma si parlava poco, io non sapevo nulla di lei.
Ormai condividevo i miei spazi nella foresta con una drow sconosciuta che aveva una ferita ad una caviglia, la cosa mi meravigliava...una drow...un mezzoelfo....
Dopo un po' di tempo, una notte, mentre cercavamo di prendere un coniglio per mangiare, prima di dividerci per accerchiarlo e di stringerlo nella nostra rete, mi guardo e disse sorridente.
"Ediliwyn...".
Si allontano'.

La stanchezza mi coglie, entrero' domani nelle miniere...

Bacche ancora bacche rosse, verdi, blu le buttavo giu' tutte e ricordo che quando ero fortunato rimanevo semplicemente affamato. Iniziavo ormai a conoscere qualche angolo della foresta e li usavo come punti di riferimento una vecchia capanna e' cio' che tenevo come riferimento per la direzione est, sapere che era li mi dava un po' di conforto, mentre ad ovest la palude...
Ricordo che quel giorno girovagavo attorno alla capanna dove c'era un po' piu' di luce, scorsi la sua esile figura scura dai capelli bianchissimi raccolti in una treccia ordinata, era di spalle acquattata come se stesse per balzare all'attacco di quacosa o qualcuno.
Silenzioso e discreto mi fermai nascosto ad osservarla, quasi non notai il suo balzo in avanti che gia' era girata sorridente verso la mia direzione, ma non mi vide. Il suo sorriso era rivolto verso una quaglia, la sua vittima, probabilmente la sua cena.

Mi fermo ora lungo il sentiero, sorrido cerco un posto tranquillo per sedermi, voglio abbandonarmi a questo ricordo..

La fame era tanta, ed una quaglia nelle mani di una giovane drow era una preda piu' che invitante, sarebbe diventata la MIA cena.
Mi muovo rapido attorno a lei e passando alle sue spalle mi avvicino, con un tocco lieve le sfioro la spalla sinistra e mentre lei si gira da quel lato, passo rapido alla sua destra le strappo il volatile ancora stordito dalle mani, e via fuggo in mezzo ai cespugli.

Sorrido ancora piu' di gusto...

Lei urlava mentre io ridevo nella corsa soddisfatto per la mia destrezza di ladro.
Smisi di ridere e frenai di botto la mia corsa....lei in un lampo di luce comparve davanti a me!! piego' la testa guardandomi e mi sorrise maligna.

Sorrido ancora, scuoto la testa, mi alzo e mi allontano, cerco un riparo dalla tempesta imminente.

Lascio andare una colomba...

Ti scrivo ancora tesoro mio, ci siamo visti pochi giorni fa', al mio rientro da Cetrym e forse e' per questo che sento gia' la necessita' di parlarti, mi dirigo verso Moria quindi per un po' di tempo da li sotto non riusciro' a scriverti.
Son contento che tu stia bene, e son contento che tu mi abbia parlato della tua inquietudine era da molto che non ti sentivo cosi vogliosa di sfogarti e confidarti, rifletti bene su quello che mi hai detto da certe scelte non si torna indietro, a prescindere da tutto io ti appoggero' in ogni tua decisione.
Con affetto.

Nywulf

Davanti all'ingresso di Cetrym Aerys...

Comodo questo anellino....

Scompaio dalla vista, entro indisturbato nella casa degli elfi...

ehm dunque che mi serviva?...si.... vediamo di darci un tono, cerchiamo un po' di
abbigliamento che mi valorizzi.

Sorrido e inizio a frugare in giro...

Fini maniche e corazze in Galvorn, l'equivalente elfico del mithril dei nani...ma che cari questi elfi me le regalano!

Soddisfatto e sorridente passo dietro le guardie elfiche armate fino ai denti...

Anche questa volta andata liscia...