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Un eco sordo vaga per la mia mente, e lei cerca di indirizzarlo verso un'uscita che a tutti gli effetti non c'e'.
Ma cosa vuol dire far parte di un Branco? questa domanda mi assilla e mi tormenta.
Io credo di saperlo, Jayreen sorriderebbe sentendomi ora. Rispetto, Fiducia, Fratellanza, Attenzione ai bisogni del compagno.

"....Anche se sei nel branco io non ti rispetto, perche' dovrei farlo?..."

Parole che non capisco, che in effetti non mi spiego.
E mentre la mia mente si corrode, che faccio? Viaggio verso una meta o vago? Perche' mi muovo cosi rapido, sono cosi' accecato da un desiderio per trascurarne un'altro?

Non c'e' soddisfazione maggiore per me.
Vedere riconosciuto il proprio lavoro, sentire gli amici che ti chiedono di preparare per loro una lama o un utensile per un qualsivoglia utilizzo, avere sempre la risposta per loro, riuscire a soddisfare le loro richieste e sentire la loro sincera pacca sulla spalla, a parte quella di Yukey che ogni volta mi manda al tappetto.
Ci tengo al mio lavoro.
Trovare un qualcosa da fare in queste terre e' fondamentale per essere riconosciuti, per avere una propria identita', per essere apprezzati.
Non sopporterei vedere maltrattato un mio manufatto, mi urterebbe e infastidirebbe vedere un mio stiletto nelle mani di un qualcuno immeritevole del mio tempo e della mia passione.
Credo ammazzerei per questo.

Il mio obiettivo e' vicino, sempre piu' vicino, sono con il Capobranco, faccio strada io nella foresta di Haon Dor.
Si cammina rapidi e silenziosi lungo un oscuro sentiero tra gli alberi, l'umano incappucciato mi segue da vicino non lo sento nemmeno. Arrivati davanti ad un grande faggio, sento un fruscio alle mie spalle, Il Capo mi prende per il collo e mi tira verso su, arrampicandosi agile su un filo bianco che pende dal vecchio albero.
Mi guardo attorno e vedo una tela gigantesca, e lui che sorridendo malignamente mi ci lancia dentro.

"Avanti liberati prima che lei ti sbrani davanti ai miei occhi...quando e se riuscirai a fuggire dalla sua tela, raggiungimi dove sai."

Mi dimeno, e mi intrappolo sempre piu', devo stare calmo, devo stare fermo e freddo.
L'uomo e' gia' andato via, e sento la tensione dei fili aumentare ritmicamente sotto di me, non vedo che succede, il mio collo e' bloccato, ma intuisco.
Famelica e' uscita dalla sua tana e viene verso di me sicura che avra' in pasto un tenero mezzoelfo.
Mi piego verso le ginocchia e con la punta delle dita riesco a prendere la punta di ossidiana che, da sempre ormai, porto legata al polso.
Taglio, strappo e salto fuori su uno dei rami, lei ancora lontana si ferma, vedo a malapena i suoi occhi rossi guardarmi con rabbia ed un filo di delusione, sorrido e vado via.
Arrivo al punto di incontro, la sua aurea rosa e' li che mi attende.

S:"Bene Ragno, non nascondo che pensavo di non vederti piu'..."

N:"Eh??...Ragno?"

S:"Si, come un ragno caccia con la sua tela e ne fa' la sua unica arma micidiale, tu hai i tuoi utensili e con quelli fai le tue armi, non e' cosi? quell'utensile ti ha salvato la vita...immagino non sia la prima volta.
Cosi come la tela sfama da sempre lei, la tua punta di ossidiana sfama da sempre te."

Ragno....

Corri mezzoelfo, stringiti dentro l'ormai fradicio e fedele mantello, cammina rapido e silenzioso sopra le foglie secche di questa foresta e superala, supera montagne innevate e paludi putride, fallo per trovare te stesso, fallo per lei che ora aspetta e chissa' se capisce, quando riavrai un branco attorno potrai aiutarla a superare l' inquietudine che la tormenta da quando, giovane oscura, e' fuggita al suo destino.
Immagina come sarebbe bello se si avverasse il vostro progetto, insieme dentro il branco uniti non solo dall'amore, ma anche dagli intenti e dalle azioni.
Non fermarti, ti aspetta lo sai...

Siamo ospiti per una notte alla capanna di Sorbus, nella zona ovest delle pianure erbose a nord di Therial, Io, Gervin che una volta tanto esce dalla tana, Ediliwyn e Yukey, e naturalmente il padrone di casa Sorbus, che si guarda attorno cercando il suo vasetto scarlatto con cui condire l'arrosto di coniglio, qualcuno potrebbe dire un arrosto al sangue...Yukey fischietta e ride ma non si e' accorto del rivolo rosso sulla sua guancia, al solito quando sente il profumo ferreo del sangue non riesce a fermarsi.

"Avanti Nywulf come mai sei zitto stasera, di solito sono io silenzioso a casa".

Gervin mi guarda con una punta di ironia, mi riprendo giusto in tempo per rispondere e non sembrare maleducato

N:"Pensieroso non so...ho in mente lei, le sue zampe, il suo manto materno, tu la ricordi??"

G:"E come no, in un'altra vita doveva essere di sicuro una donna bellissima..."

G:"Dai avanti racconta la storia di Garulf, non l'avevi scritta da qualche parte?.."

Senza chiedere il permesso Gervin prende il mio taccuino dal sacco, sfoglia un po' e legge...

....Garulf mi guarda, i suoi denti gialli sono macchiati, grondanti sangue e carne, e' fermo davanti al suo corpo ancora caldo.
Ora mi guarda.
Mi sfida.
Mi aspetta.
La mano non trema, lo sguardo e' fisso, mi punta e non mi muovo, corre verso di me e non mi sposto, arriva lo sento, sento il suo fiato e chiudo gli occhi.
Il sangue sul mio viso mi fa' guardare in alto, vedo la sua pancia nera aprirsi in due per meta' della sua lunghezza, perde rapido la vita mentre e' ancora in volo.
Un tonfo ed era polvere. Cosi muore Jayreen mia madre e cosi muore Garulf, assassino di mia madre, traditore del branco, fautore della rovina di un gruppo che sembrava saldo.

G:"Ma che belle parole...e con questo in che punto della storia siamo??"

N:"Ora siamo ai giorni nostri..."

“Quaglia che fai?”

Edi mi scopre mentre pensieroso porto il pennino alla bocca...

“ormai sei uno scrittore, non un ramingo”

Aggiunge scuotendo la testa e sorridendomi, le faccio un rapido occhiolino e riprendo a scrivere..

...il primo che feci fu' un pugnale con manico in ebano, il pugnale lo trovai proprio a Doom era arrugginito e coperto dalla nera terra lavica, ne ripuli' la lama, lo riaffilai con cura e con un pezzo di Ebano feci un semplice manico.
Guardai con orgoglio la mia prima vera arma, fatta tutta da me, fino a quel momento avevo usato bastoni appuntiti e pietre naturalmente affilate, ora con le pietre feci i miei artigli, e gli utensili usati diventarono i miei denti, continuai a cercare vecchie lame nascoste sul fianco della montagna, lame figlie di guerre e scontri dimenticati, da sempre quei luoghi erano territorio di continue lotte per la sopravvivenza ma anche per il potere...

Fiancheggiamo l'ingresso della fortezza e ci muoviamo verso il fianco est del monte, ognuno dei due inizia la cernita, Diaspro, quarzo e sopratutto ossidiana...
Mentre raccolgo penso a tutti i tipi di utensili fattibili con quelle pietre, utensili da intaglio da sgrossatura e finitura e mentre penso, vedo Edi concentrata sui poteri delle varie pietre mentre ridacchia soddisfatta di riprendere in mano le pietre che avevano segnato i nostri anni alla foresta, immancabilmente pero' il mio pensiero in questi luoghi non puo' che essere per Jayreen..

lunghissimi abbracci e carezze con Edi, il solito massaggio rilassante sui divanetti della balaustra, la chiacchierata per aggiornarci sulle nostre conoscenze comuni e sulle vicende delle terre di therial.
Le propongo di venire con me a Doom.
Con il solito sorriso ed entusiasmo accetta, la prendo sottobraccio e come due compari usciamo dal satiro d'oro.
Cappuccio sul viso e via rapidi spariamo dal quartiere vecchio, lasciando come traccia solo le nostre risate mentre continuiamo a chiacchierare.
A Doom riprenderemo possesso delle nostre arti, e sull'onda di quest'entusiasmo ci incamminiamo.

Il nodo della riunione a cui partecipai verteva sul cosa fare di me.
Garulf un grosso lupo nero giovane e forte, con una stella bianca sulla fronte, era il piu' nervoso di tutti e votava per il mio abbandono, si vedeva che non gli piacevo e probabilmente non gli era mai piaciuta l'idea di Jayreen, la lupa bianca, di portarmi li alla grande pietra.
Jayreen, invece, facendo valere il comando era del parere che sarei dovuto entrare nel branco per imparare a sopravvivere nella foresta e che poi sarei stato libero di scegliere cosa fare della mia vita.
Come far parte di un branco di lupi? Io un giovane mezzo elfo di appena 14 anni senza zanne e senza artigli, in che maniera avrei potuto cavarmela durante le battute di caccia? Le leggi del branco sono severissime, chi non collabora o non puo' collaborare e' solo un peso per il branco, una bocca da sfamare in piu' ed un punto debole per il branco stesso, e doveva essere allontanto.
La riunione sembrava senza uscita con Garulf e la maggior parte del branco che votarono per il mio abbandono, Jayreen e pochi altri erano di tutt'altro avviso.
Lei salto' giu' maestosa dalla pietra venne verso di me e guardandomi mi disse in maniera telepatica. Non lo scordero' mai.

Òlo so che mi capisci, io ti osservo da quando sei arrivato ad Haon Dor e vedo un cacciatore dentro di te, ma e' ancora troppo pauroso ed inesperto per uscire fuori, io ti aiutero', se sarai in grado di procurarti zanne ed artigli per unirti a noi, farai parte del branco.
Vai a Doom ora, e torna con zanne degne di un lupo ed artigli degni di un cacciatore, impara a costruire le tue armi, impara a ripararle.
Vai Nywulf, non deludermi ”

Torno' rapida sulla pietra, ululo' alla luna e' comunico' cosi la soluzione da lei proposta al resto del branco. L'idea della lupa albina convinse tutti; Garulf mi squadro', era convinto che non sarei mai piu' tornato...

Direi che e' il caso di rimettersi in viaggio mi incammino verso sud ho appuntamento con Edi al satiro d'oro, e camminando continuo a ricordare...

...Iniziavo a riprendermi, non so cosa mi dessero da mangiare ma mi faceva bene, iniziavo a capire la societa' dei lupi, ordinata da una gerarchia molto semplice ma molto efficace.
Il Capobranco e' tale solo quando riesce ad interpretare i desideri e le necessita' del suo branco.
Notai, durante la mia lunga convalescenza, che comunicavano tra loro, il loro guaire, ringhiare, ululare, faceva parte di un codice di comunicazione che dapprima intuivo solo osservando le azioni e reazioni degli interessati, poi iniziai addirittura a coglierne le sfumature, quasi come iniziassi a tradurre nella mia mente quello che volevano dire.
Si stava risvegliando in me un sesto senso atavico, il contatto con quelle bestie smuoveva in me capacita' ancestrali che, ormai negli esseri piu' intellettualmente evoluti, si erano perse purtroppo.
Iniziavo ad accorgermi quando parlavano di me...