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Riesco a sentirle come fosse ora..le urla di dolore della mia dolce maestra..ricordo come fosse ora quelle parole, quelle affermazioni..su un figlio che non c'e' più..e più ci penso, più mi sento in colpa se ora lei vaga per la città come fosse una creatura delle ombre..

No, non mi importa delle ferite sulla mia pelle, duolono di più quelle del mio animo..il sapere che se solo avessi saputo mantenerla un pò più calma, probabilmente ora non dovre vederla così...

Che sia maledetto quel viscido essere, se l'avesse curata come da patti..tutto questo non sarebbe accaduto...che tu possa essere maledetto, Vaejas..

Le ombre aderivano perfettamente alla sua scarna e magra figura, lambendo il suo viso e la sua pelle eburnea, carezzando voluttuosamente il candore dei lunghi e setosi capelli che fuoriuscivano dai lati della cappa, circondandolo e avvolgendolo, proteggendolo e rassicurandolo.

Chiudendo gli occhi, inspiro' profondamente. Sentiva ancora, stretto nel suo pugno, il pesante mortaio in acciaio nero; poteva sentire il leggero e ovattato scricchiolio che la pesante testa stondata del pestello produceva quando veniva premuto sui piccoli semini rossastri che empivano per meta' la tondeggiante conca al centro dello strumento, sentiva il carezzio morbido delle vesti nere, soffici e lucide, che lo avvolgevano - la seta sulla nuda pelle, il cuoio dei calzari che abbracciava i suoi piedi, l'acciaio dei bracciali che mordeva i suoi polsi, intensificando e trasmettendo alle sue braccia il gelo del laboratorio.

Rabbrividi', mantenendo gli occhi chiusi, assaporando tutte quelle sensazioni tanto a lungo bramate, nei secoli di immobilita' e incorporeita'.

Lentamente apri' gli occhi, gustandosi finanche la dolce carezza della propria lingua sulle labbra pallide ma carnose del suo nuovo corpo, fissando poi lo sguardo sui giovani assestenti che lo fissavano con palese orrore dipinto negli occhi.

Lentamente, le sue labbra si dischiusero in un freddo e cinico sorriso, mentre la sua voce, dolce e carezzevole, bassa e sibilante, ordinava in tono cortese ma perentorio un unico insindacabile comando.

"...uscite."

Loro ti temono. Non credi che un giorno raggranelleranno abbastanza coraggio da ucciderti nel sonno? O forse il possente Vaejas, ultimo Arcimago del Concilio, non ha bisogno di riposare dopo aver stremato il proprio corpo e la propria anima con rituali e magie?

Il sorriso dell'elfo scuro si distorse in un ghigno divertito, mentre i suoi occhi scintillavano d'un cupo bagliore cremisi che rivelava sorpresa e divertimento.

"...i miei complimenti, felar... Stai facendo grandi progressi... Riesci a rimanere cosciente durante la possessione, ora?", mormoro' quindi in tono carezzevole e mellifluo.

Ho avuto un buon maestro, Vaejas... E potrei serbarti molte altre sorprese, prima che questa partita sia chiusa., aggiunse la voce nella mente dell'arcimago.

Lentamente, l'elfo scuro riprese a pestare con movimenti ritmici e lenti i semi nel mortaio.

Il pestello si muoveva ritmicamente, mentre il polso esile del drow gli imprimeva una sottile e leggera rotazione, facendo si che i semini strisciassero con forza lungo le pareti del recipiente, riducendosi in una sottile e rossastra polverina.

Che semi sono, quelli?, domando' quindi la voce nella mente dell'arcimago. L'elfo scuro non pote' trattenere un ulteriore e ampio sorriso di trionfo, mentre quasi riusciva a sentire la rabbia che il felar stava provando nell'essersi reso conto che la sua domanda non faceva altro che accentuare il profondo divario di conoscenza e potere tra lui e il drow.

Lentamente, passo' ancora la lingua sulle labbra carnose e pallide, versando la sottile polverina su un foglio di carta pergamena trattato da lui stesso con un liquido che la rendeva impermeabile, quindi, movimenti veloci e precisi che denotavano una certa perizia, richiuse il foglio con pieghe sottili e ben nascoste, impacchettando la mistura e lasciandola scivolare dentro un barattolo di vetro scuro e opaco.

"...semi di Lysandil, felar...", mormoro' quindi, con tono carezzevole e condiscendente.

"Un piccolo e breve assaggio aiuta a entrare in uno stato di trance molto piu' profondo di quanto non potresti ottenere con ore e ore di concentrazione...", aggiunse quindi, avvicinandosi a un complesso macchinario posto sul lato opposto della grande e ampia sala scarsamente illuminata.

"...se inalato, invece, provoca allucinazioni, perdita di memoria e demenza...", continuo', fermandosi davanti al macchinario. Dentro di lui, il felar osservo' che, pur trovandosi nel suo laboratorio, non aveva mai veduto una macchina simile.

Dunque, concluse tra se e se, dev'essere una creazione di Vaejas...

"...e infine, se opportunamente mischiato ad altri componenti, forma un liquido denso e viscoso che viene usato nei rituali di alta magia... O, come sarebbe piu' proprio chiamarli, riti di Magia Antica, mio ignorante amico...", concluse Vaejas con una smorfia divertita, mentre le sue mani sfioravano gli alambicchi posti al centro della curiosa macchina, sopra una fiamma azzurra che ne lambiva pigramente la superficie liscia e opaca.

"...e si, mio ignorante Khrysor, hai indovinato... e' una macchina di mia creazione. O meglio, e' una macchina che ero solito usare prima dello sfortunato "incidente" che bandi' la mia anima in quel limbo apatico e pigro...", concluse infine con una sfumatura di rabbia nella voce.

Bada, Vaejas... Se mi prendi in giro... Se non curerai come promesso mia madre dalla maledizione di quel maledetto, io giuro sull'Abisso che...

"Silenzio, stolto!", sibilo' con ira il drow, socchiudendo gli occhi e fissando con ira lo specchio che era appeso accanto a lui, nella parete del laboratorio.

"Tu mi minacci? Tu non sei nulla, rifiuto! Se avessi avuto anche solo un centesimo del potere che avevo un tempo, avrei preso questo ributtante sacco di carne e pelame che e' il tuo corpo e l'avrei triturato, uccidendoti con un semplice pensiero! Ringrazia il cielo che mi occorri, felar! Ma non sfidare la mia pazienza!"

La voce tonante e minacciosa del drow risuono' ancora per un istante tra gli angoli bui del laboratorio sotterraneo, spegnendosi lentamente. Con uno scatto, la scarna figura si volto' verso altri scaffali, prendendo dei contenitori e versandone i vari contenuti in misurini di varie forme. Calcolando le dosi, verso' i composti in un secondo mortaio di marmo grigio, prendendo a pestare furiosamente grani, semi e foglie che aveva versato nel contenitore, che sotto la furia dei suoi colpi iniziarono ad amalgamarsi in una poltiglia verdastra dall'odore nauseante.

...perche' fai tutto questo? Cosa ne ricavi?, aggiunse infine la voce del felar dentro di lui, risuonando piatta e controllata nella sua mente.

Continuando a pestare senza mai fermarsi, le labbra di Vaejas si dischiusero in un sorriso divertito.

"Perche'? Potrei chiederti io, felar: perche' necessiti d'un perche'?", domando' quindi in tono canzonatorio.

"Oppure, perche' no. Perche' non dovrei, felar?", chiese ancora, incalzando la presenza dentro di lui prima che avesse il tempo di replicare.

"Te lo diro' io il perche', stolto. Perche' avere un corpo consensiente e' meglio che dover lottare ogni minuto e ogni istante per mantenere il dominio su un corpo la cui coscienza lotta per riprendere il dominio, innazitutto."

Il pestello continuava a calare furiosamente sulla poltiglia nel mortaio, scandendo un ritmo furioso e continuo, martellante ed esasperante.

"...perche' voglio quell'elfa scura, felar... E no, no, no, ti prego... Amore? Ma cosa vai pensando? Non so cosa sia "amore", felar. So che e' potente. So che e' intelligente. So che e' spietata. So che e' splendida. Cos'altro potrei desiderare? E' forse l'unica drow dalla pelle abbastanza scura e dall'animo abbastanza corrotto da poter stare al mio fianco. Amore? Bah!", concluse infine rabbiosamente, fermando di colpo il suo furioso martellare.

...e allora perche' hai parlato con quell'elfo? Perche' hai avvicinato la paladina? Perche' l'hai...

"...un maschio deve pur svagarsi ogni tanto, Khrysor... troppo lavoro non fa bene...", lo interruppe quindi ancora una volta il drow, leccandosi le labbra con aria divertita.

"E tu invece, mio indeciso amico?...un'umana... che gusti...", aggiunse quindi in tono ancora provocatorio, lasciando intanto scivolare con estrema cura il denso e fluido composto in un contenitore di vetro largo e basso.

Non l'amo. E' solo... Che a volte mi turba, ecco tutto. Amo Kayra, ho quasi dato la mia vita per lei.

"Khrysor, Khrysor, Khrysor", mormoro' Vaejas fissando l'operazione di trasbordo del fluido con occhio attento "come sei ingenuo... Amore, dici tu? Ormoni, ti rispondo io. Ami la felar, o cosi' ti piace pensare? Bene, sposala. Poi prendi la donna e usala per scaldarti il letto quando piu' ti aggrada, no?", aggiunse quindi in tono divertito e complice, mantenendo pero' attenzione sulla delicata operazione.

"dopotutto... le umane servono a questo, sai?", mormoro' terminando il trasbordo del fluido, mentre la sua lingua saettava ancora una volta sulle sue labbra.

Sei disgustoso, vecchio

"...pratico, mio ingenuo amico... Pratico..."

...cinico, vorrai dire...

"Puo' darsi... Ma se sei cosi' sicuro di te, potrei prendere io l'umana... Poi potrei raccontarti cosa ti sei perso...", mormoro' quindi con voce melliflua e malevola.

Se lo farai, morirai, replico' gelida la voce nella sua coscienza.

Lentamente, con aria divertita, Vaejas apri' bocca per replicare... Poi pero' venne investito dal crudo e nudo pensiero dell'anima del felar che era racchiusa dentro di lui. Barcollo' leggermente, appoggiandosi al tavolo e stringendolo convulsamente, mentre piccole e sottili goccioline di sudore gli imperlavano la fronte.

"non oseresti!", sibilo' infine tra i denti.

Toccala e lo faro'. O credi di poter sopravvivere, se io mi dono la morte? Ti portero' con me, Vaejas, e per quanto potente tu possa essere, alla morte non potrai scappare..., replico' la fredda e determinata voce del felar dentro di lui.

Lentamente, l'alta e scarna figura ammantata di nero si alzo', recuperando il proprio autocontrollo. Le sue labbra si dischiusero in un silenzioso e divertito sorriso, mentre i suoi occhi scintillavano d'ira e di compiacimento.

"...affascinante, felar, affascinante", mormoro' infine, riponendo il contenitore con il fluido appena ottenuto. "...cominci a piacermi..."

*Stringendo la fidata mazza con una mano e scrivendo con l'altra sopra un tavolo nella locanda dell'orso*

Ultimamente mi domando sempre piu' spesso come sarebbe stata diversa la mia vita senza i fatti incresciosi che l'hanno segnata...

A volte vorrei uscire dai rigidi schemi che la segnano, che mi imprigionano in un

esistenza ovattata di superiorita' raziale...

A volte...

Ho incontrato umani e anche se sembra una bestemmia, mezz'elfi ed elfi dalle capacità notevoli...

Di quelli asserviti al male me ne sono servito e me ne servo per i miei fini, gli altri...

Beh gli altri, sprero per loro, non mi incontrino mai in una giornata come questa...

*Ripensando alla morte della madre*

"Molte vite per una vita..."

Chissa quanti altri elfi dovranno morire prima che la mia sete di vendetta sia placata...

Oggi ho intravisto per la prima volta i Drakiri: presto saranno loro ad incontrare me! *Sogghigna all'idea*

Che strana esistenza la mia!

Mai un attimo di tempo per me stesso, almeno fino a quando non avrò compiuto il mio destino, sono imprigionato in essa...

*Pensieroso guardando la propria mazza non del tutto pulita dal sangue elfico versato in giornata*

Strano per un chierico dover pulire così spesso la propria mazza dal sangue dei morti che ha seminato...

Credevo l'avrei usata solo per difendere la mia fede, invece...

*Pensando alla giornata appena trascorsa*

Oggi ho trascorso molto tempo con una giovane mezz'elfa, bella almeno quanto malvagia, mi intriga molto il suo modo di fare, fatto da molte mezze parole e tanti silenzi e quella deliziosa presunzione...Ahh... Peccato sia di sangue corrotto!!!

Strani questi scherzi della natura...

Non ho piu' inc...*Il testo e' illeggibile a causa di una macchia di birra (?) che ha pesantemente impiastricciato il foglio* molto fredda, forse e' meglio cosi'!!!

brucia!!!!

cocente umiliazione! sono stato sconfitto e la mia sete di vendetta non si è placata!

che donna! mi ha pugnalato alle spalle mentre io le ho dato la maggior fiducia!

l'ho persa..

*alcune lacrime imbrattano il foglio mischiandosi all'inchiostro fresco*

sono stato un debole! un fesso dei peggiori! le ho donato tutto ciò che avevo, ho difeso il suo nome a costo della vita e dell'onore ma niente è bastato! insaziabile e vorace..quanto mi mancherà..

*un raggio di luce bianca che sembra provenire da Kyra stesso lo colpisce...

il suo volto inizia a mutare, la cicatrice si rimargina, i denti e i capelli spuntano e gli occhi si raddrizzano, anche la puzza si attenua*

è tempo che la debolezza sparisca, tempo di scavare nel marcio e incidere l'amore dal mio cuore...come anatomista di primordine so bene come si fa.

L'umiliazione è ancora calda..la vendetta migliore rimane quella servita fredda.

*il raggio di luce scompare, il volto di Kahn torna orribile come sempre e la puzza si spande nuovamente per la grotta in cui sta scrivendo*

sai e finalmente nato il mio piccolo bambino... sono orgogliosa di lui!

spero non conosca mai l'odio... sono sicura che le mie amiche streghe mi aiuteranno a proteggerlo... io intanto mi alleno ininterrottamente per diventare sempre piu forte... piccolo mio nessuno ti fara mai del male...

se per caso qualcuno un giorno quacuno ti dira qualcosa di brutto, sappi che ci saranno sempre la tua mamma e il tuo papa a sostenerti.... a presto piccolo mio

Amilan

*Saduto su di una pietra all'ombra di una gigantesca quercia prende la penna la bagna in un inchiostro magico e inizia a scrivere su una corteccia*

E' Tempo!E' tempo del mio ritorno a Kyrandor!

Devo trovare quel chierico, quel volto, fare luce in ciò che ora è solo ombra...

E' tempo che ritrovi il mio maestro per riprendere gli insegnamenti sulla via dell'equilibrio;che questo isolamento in parte forzato ha imposto!

E' tempo che riprenda ad esplorare quel mondo di cui non si sa mai abbastanza!

E' tempo di ritrovare vecchi e nuovi amici...

E' tempo...

Eccomi giunta...ancora non saprei se sono in grado di scrivere un diario, ma che si puo pretendere da una strega disorganizzata?

*Si accomoda sotto un albero e prende carta e penna*

Quali momenti sono migliori delle chiacchiere in una locanda accogliente? Ritrovarsi dopo gli affanni di missioni, allenamenti, ricerche e ridere insieme a vecchi e nuovi amici. Kiba, Flaminea, Ermete, Dhora, Sinha...abbiam passato davvero dei bei momenti.

*sorride ripensando alle scene*

Io che scherzavo col mio maestro, con sua moglie che mi prendeva in giro, con Dhora che cercava di difendermi, con Ermete che non esitava a fare la sua parte alleato con Flaminea e con Sinha che reggeva il gioco.

*alza lo sguardo verso la pianura davanti a sè*

*si fa pensieroso*

Non sanno...nessuno sa. Nessuno saprà il fardello che sono costretto a tenere chiuso in me. Il sogno più bello che non potrò mai realizzare.

*si fa serio e ripone carta e penna rialzandosi per rimettersi in cammino*

Vorrei essere nessuno, vorrei che tutti gli altri esseri mi credessero morto...

Vorrei essere morto...

Ho sopportato anche troppe calunnie da quando son giunto in codeste lande piene di disperazione e odio...

Sia da esseri della mia razza... sia da esseri di altre razze... di altre terre..

Non posso dire di non essermele cercate, alcune volte...

Ho avuto pregiudizi, ho odiato, non ho fatto esclusione di spargimenti di sangue, lasciandomi alle spalle morte, distruzione..l'odio delle mie stesse vittime, degli amici, dei parenti di queste ultime...

E l'odio e il disprezzo di quelle poche vittime alle quali ho dannatamente risparmiato la vita...

Non l'avessi mai fatto...

Purtroppo la vita di un guerriero e' fatta anche di questo...

Ma la vita che io da sempre ho sognato non s'e' mai avverata, sono stufo, stufo di tutto e di tutti...

Le vite che ho risparmiato, non e' stata la bonta' a fermarmi la mano che stava per lanciare il colpo mortale...

E' stata la pieta'...

Nel vedere la mia vittima, esanime, a terra, coperta del suo sangue che implora pieta'...

In fondo perche' no...

Rancore, rimpianti, sofferenza...

Questa e' la mia vita di tutti i giorni...

Alcune volte, di notte, quando sto con me stesso a pensare, come ora, a pensare che tutto potrebbe essere stato diverso...

La mia vita, potrebbe essere stata completamente diversa...

Invece no, e' cosi', niente e' mai andato nel verso che io volevo, mai...

E ora, me ne sto qui, sdraiato in un campo di anemoni nei pressi di Kyrandor, avvolto dalle ombre in una fresca notte di primavera, mentre una lacrima lentamente nasce dai miei occhi stanchi, stanchi di vedere sangue e sofferenza..

Una lacrima, una lacrima che nasconde il gelido freddo di una vita piena di dolore, di solitudine...

Ma si sa... Piangersi addosso serve solo ad alimentare i ricordi che ti logorano l'anima, dolorosamente, come una fiamma, che lentamente arde e, cosi', come pian piano s'e' accesa, pian piano va spegnendosi..

Respirando profondamente riesco a sentire il fresco profumo della rugiada che mi accarezza il viso, i fili d'erba mi sfiorano le gote, come una carezza che sembra dirmi... "Non abbatterti, la vita continua, la vita va avanti..."

La vita va avanti, la vita va avanti, mentre la morte mi viene incontro, con i suoi passi silenziosi, brandendo la sua falce, pronta a colpire la mia anima...

Fissando il cielo, noto la maestosita' della luna che domina su tutta la landa..

Sembra cosi' grande ai miei occhi...

Tendo una mano al cielo, come per sfiorare il dolce e arcano viso della luna, nella vana speranza di ricevere, in cambio, una carezza...

Sguaino la mia spada e la fisso, riesco a specchiarmi nella sua lama, nel riflesso riesco a notare la cicatrice lasciatami da Skia...

La sfioro appena con un dito mentre sento nascere un sorriso sofferente sul mio volto...

Continuo a fissare quella lama ove molti viandanti sono caduti sotto i suoi fendenti...

Chiudo gli occhi per non sentire la vampata di sofferenza che mi coglie all'improvviso...

E' buffo, per la prima volta provo disprezzo per me stesso...

Non sono mai riuscito a fare nulla di concreto in questa vita vuota e priva di qualsiasi sentimento...

Solo un sentimento, dalla mia nascita, sono riuscito a provare, dolore...

Nemmeno i miei stessi genitori mi hanno accettato come figlio...

All'eta' di sette anni mi sono trovato in accademia...

Siano maledetti...

Perche'...

L'unica domanda che sono riuscito a formulare per tutto questo, perche'...

Apro gli occhi e rivedo la luna, sembra sorridermi nascosta dietro a quelle nere nubi che scaldano il cielo, in un morbido abbraccio...

In quel momento molti pensieri passano a martellarmi la mente...

Pensieri del passato...

Ripongo la spada nel suo fodero...

Una smorfia di dolore si disegna sul mio viso...

Mi sembra di sentire un fuoco che mi arde nel cuore...

Mi alzo, la fresca rugiada che nel frattempo aveva bagnato le mie gote, si era unita all'amarezza delle mie lacrime...

"E' tempo di andare" penso, mentre noto la luce dell'immenso albero di Kyra portare un po' di vita su questo umile campo di anemoni, mentre lentamente la notte muore...

Con lo sguardo rivolto alla luna, che maestosa si erge nel cielo primaverile...

Poso solennemente una mano sul petto, m'inginocchio di fronte alla bellezza di quell'astro e grido con tutta la forza che mi e' rimasta...

"...SPIRITI POTENTI CHE CI DOMINATE! SOFFIATE SU NOI CHE VI PREGHIAMO, UN ALITO DI VITA!

PRIMA CHE LA NOSTRA FIAMMA SVANISCA INNANZI AL VOSTRO COSPETTO PER PERDERSI NELLE FITTE NEBBIE DELLA DISPERAZIONE!

TOGLIENDOCI L'ETERNA ESISTENZA CHE CI AVREBBE PERSEGUITATO NEL LUNGO ANDARE DEL TEMPO, ACCOMPAGNATI DALLA SOLITUDINE DELL'ETERNA VITA!"

Mi rialzo lentamente in piedi, con gli occhi bagnati dei miei ricordi...

Con passi lenti e decisi mi allontano da quel campo, nella speranza di lasciarmi alle spalle i delitti da me commessi, assieme ai ricordi che alimentano il mio cuore di sola sofferenza...

Ad un certo punto, mi fermo, mi volto indietro, verso la luna, come per ascoltare una vana risposta alla mia preghiera...

...Silenzio....

Rivolgo lo sguardo di fronte a me e mi allontano, accompagnato dagli eterni sogni che riempiono la mia vita di dolore, di speranze, sole speranze...

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"Una stella si e' spenta nel mio firmamento...

Lasciando posto all'oscurita' fredda e desolata che mi pervade il cuore...

Facendomi scorgere la cicatrice lasciatomi dalla stella piu' luminosa...

La cui luce viaggia ancora..

Lungo l'infinito viaggio della vita..."

(`*·.¸·(`*.¸ ¸.·*´)¸.·*´)

*¤´¨`·.¸ Prix ¸.·´¨`¤*

(¸.·*´(¸.·*´ `*·.¸)`*·.¸)

*Scritto con caratteri dorati e calligrafia ben curata su di una preziosa pergamena*

Negli ultimi giorni gli accadimenti nella mia vita si sono susseguiti uno dietro l'altro in maniera così frenetica da confondersi quasi nella mia mente...

Facendo un po' d'ordine...

Sono riuscito ad arginare e spero a sopprimere del tutto quella parte di luce che stava cercando di fare breccia nel mio cuore.

Per contro per la prima volta ho conosciuto l'onta della sconfitta per mano di due Arial...Ricordo ben poco dell'accaduto se non la celerita' dei loro colpi...

L'evento che pero' piu' di tutti ha segnato la mia vita di recente e' stato l'entrare,non senza conseguenze, a Cetrim!

Devo ammettere che per quanto sia frutto dei luminosi è una vera e propria opera d'arte...

E' quasi un dispiacere vedere quegli stupidi elfi lasciarla così in declino...