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Ahahahahah....

Ce l'ho fatta!!! Finalmente libero!

... ma chissà dove diamine mi avrà portato quel carro...

Bha, l'unica cosa che so è di essere in una città chiamata Kyrandor... l'ho capito dalla targhetta posta sotto una statua in una piazza...

Come ospitalità non è un gran chè... spazzini che mi accusano... commercianti armati fino ai denti, avventurieri che ti si fiondano contro... infono posso sempre andarmene in un'altra città...

Comunque sia, finalmente posso fare quello che voglio e come voglio.... niente più guardiani o persone a cui pulire le scarpe....

Finalmente sono libero!

Scavando in miniera ho trovato un baule che conteneva alcuni scritto piuttosto noiosi ma uno in particolare non lo era..

Questo scritto riportava di uno sport praticato anticamente da molte razze ma i nani e i giganti vi eccelevvano come nessun altra razza poteva fare..

lo scopo di questo gioco era di portare una palla, fatta con la vescica di un maiale gonfiata, oltre una linea ben definita detta meta.

vi era un arbitro che giudicava la partita e puniva le scorrettezze anche se spesso i giocatori entravano in campo con mazze, pugnali o addirittura martelli...tutto a svantaggio degli avversari logicamente.

Continua...

La foresta scivolava veloce sotto di lui, in un turbinio balenante di un verde intenso, che dava pace all'anima e serenita' alla mente.

Volava, fluttuava veloce sopra la foresta sacra, sopra le acqua dell'Ishtar, sopra la citta' di Kyrandor... Avvolto da una dolce sensazione di calore e sostenuto da una profonda calma interiore, si lasciava trascinare in quel viaggio onirico con la certezza che vi fosse un luogo che doveva raggiungere, in cui stava per essere condotto...

Il vento fischiava attorno alla forma eterea del suo corpo, eppure non provava i graffianti morsi del freddo pungente che accompagnavano solitamente il volo: finalmente in pace con se stesso si abbandono' completamente, chiudendo gli occhi e fremendo d'estasi.

Poi ebbe la certezza improvvisa d'essere arrivato a destinazione.

Non seppe spiegarsi da cosa gli derivasse una simile convinzione, eppure SAPEVA: sapeva che se avesse aperto gli occhi tutte le risposte sarebbero arrivate, sapeva che c'era un motivo se era stato condotto li attraverso lo spazio e il tempo, eppure non era certo di voler comprendere, di voler capire...

Per la prima volta in vita sua, Khrysor si sentiva colmo d'una serenita' calda e avvolgente come una morbida trapunta, e non desiderava rinunciarvi.

"Eppure devi".

Apri' gli occhi, sentendo la voce sfiorare la sua mente, senza capire se provenisse da un angolo della sua immaginazione o se fosse giunta realmente alle sue orecchie.

Rovine e macerie erano disseminate in un'ampia vallata all'interno d'una palude, butterando il terreno qua e la di pilastri di nera pietra.

Ovunque, desolazione e morte regnavano incontrastate, su quel pianoro d'inumano silenzio.

Ed ebbe improvvisamente coscienza di dove si trovasse.

"Dove tutto ha avuto inizio, dove tutto avra' fine...", sussurro' con voce rapita, fissando il circolo di pietre monolitiche ancora intatto.

Una mano poggio' sulla sua spalla, e Khrysor trasali', senza tuttavia voltarsi.

"Perche' mi hai condotto qui?", chiese quindi, dopo aver preso un istante per inspirare lentamente, senza voltarsi.

"...avevi intenzione di negarmi l'ultimo saluto prima della fine?", sussurro' una voce dolce e bassa dietro di lui, dal tono carezzevole e caldo.

Khrysor rabbrividi', pensando alla bellezza terribile di quella voce; improvvisamente provo' l'impulso di gettarsi in ginocchio, piangere e chiedere perdono. Un ronzio alto e soffocante prese a pulsare nella sua testa, martellando le sue tempie con furia e odio, ma il felar chiuse gli occhi e si rifugio' in quel centro di serenita' e calma interiore che aveva riscoperto in se.

Il ronzio si allontano', liberandolo della dolorosa morsa.

"...ah, Khrysor... Khrysor... Khrysor...", sussurro' carezzevolmente la voce dietro di lui, e il felar avverti' il tocco gentile d'una mano sul suo petto "...cosi' splendidamente addestrato, cosi' perfettamente sbocciato, fiore di morte e distruzione..."

Le parole scivolavano lente, danzando nelle orecchie del felar come fate incantate, penetrando la sua anima come aghi incandescenti.

Khrysor riapri' gli occhi, quindi avanzo' d'un passo, interrompendo il contatto con quella mano invitante.

"...mi rinneghi, Khrysor?", mormoro' la voce alle sue spalle, e il felar provo' una stretta al cuore improvvisa e lancinante, tanta era la tristezza in quelle parole.

Inspiro', quindi si volto' lentamente: davanti a se scorse un globo luminoso, pulsante d'una feroce e fiera energia che riluceva in infinite tinte e sfumature d'un abbacinante rosso, che variava in continuazione, proiettando la propria luce tutto attorno a se.

"...non ti ho mai realmente accolta...", sussurro' quindi il felar, e la sua voce si incrino' leggermente. Sapeva che non era reale, sapeva che era semplicemente l'influsso di quella cosa; eppure provava una tristezza e un senso di colpa schiaccianti, nel pronunciare simili parole.

"...potrei fare di te un grande condottiero, felar..."

Ancora la voce s'insinuo' nella sua mente, e Khrysor avverti' il tocco gentile e al contempo prepotente del suo potere, mentre le carezzevoli lusinghe si facevano strada nel suo cuore.

Inspiro' lentamente, quindi richiuse nuovamente gli occhi. Poteva quasi avvertire il profondo odio che colmava ogni riposto anfratto della sua anima, il bisogno di potenza, la sete di morte che lo animava e che lo aveva sempre animato, bruciandone l'anima e il corpo come febbre ardente.

Vide l'odio e l'accetto' come parte di se, ma non si abbandono' al suo abbraccio tentatore.

"Mai piu'...", sussurro' infine, riaprendo gli occhi.

"Mai piu' tuo schiavo, mia regina..."

Le sue dita si strinsero a pugno, mentre il suo sguardo si induriva nel fissare l'abbacinante sfera di energia cremisi che pulsava d'una rabbia sempre piu' violenta.

"Osi rinnegarmi, piccolo mortale? CHI CREDI DI ESSERE?", tuono' la voce, facendosi minacciosa "tu sei NULLA senza di me, Khrysor! Sei infuso dei miei poteri, in te scorre la magia che IO ti ho donato, per mezzo del mio avatar sul Therial! TU MI APPARTIENI, MI SEI SEMPRE APPARTENUTO E MI APPARTERRAI SEMPRE!"

L'energia turbino', assumendo i contorni chiari e nitidi d'una donna nuda. I suoi capelli, rossi e selvaggi, giacevano spettinati sul corpo tornito e sinuoso, ricadendo in ciocche d'un rosso ardente che carezzavano lascivamente le sue forme nude. I suoi occhi ardevano d'un verde intenso e fiero, e le sue iridi, dal taglio verticale come quelle dei predatori, erano due minuscole polle di furore e ira.

Le labbra carnose e sensuali della donna si schiusero, e un sussurro giunse alle orecchie del felar, un sussurro che provoco' violenti brividi di piacere frammisto a terrore che per qualche secondo squassarono il suo corpo.

"...inginocchiati, ora, e giurami nuovamente fedelta'... E tutto sara' dimenticato..."

Lentamente, il felar poggio' un ginocchio a terra. Le labbra della donna si tesero in un sorriso sornione e soddisfatto, e una lingua rossa lambi' un orlo delle labbra turgide, mentre questa mugolava di soddisfazione e si avvicinava d'un passo al felar in ginocchio.

La mano di Khrysor, ancora stretta a pugno, si apri', e le sue unghia raschiarono la terra sotto i suoi piedi. Quindi, lentamente, il felar alzo' lo sguardo verso la donna, e con lentezza prese ad alzarsi in piedi.

La donna sibilo' minacciosamente, lasciandosi sfuggire un breve ringhio e fissandolo con occhi incandescenti di puro odio.

"...e' vero, io ti sono appartenuto e ti appartengo...", sussurro' Khrysor, stringendo in mano la manciata di terra appena raccolta e fissando la donna, mentre le gambe gli tremavano incontrollatamente per il terrore. Degluti', quindi si costrinse a continuare, attingendo coraggio da quella serenita' interiore che sentiva nascere dentro le profondita' piu' recondite del proprio animo.

"...e ti apparterro', forse per sempre... Ma non ti seguiro'. Mai. Mai piu'...", concluse in un sussurro.

Quindi, davanti a quegli occhi fiammeggianti d'odio e ira, il felar tese la mano dal palmo ancora serrato verso la donna, la giro' e apri' il palmo verso il cielo, mostrandole la manciata di terra nera, bruciata e avvelenata dall'ira degli dei: la terra dove, fino a non molto tempo prima, era sorta la perduta capitale di Dunkle Stadt.

"...questo e' il tuo raccolto, mia Regina...", sussurro' il felar, tendendo la manciata di terra sterile verso la donna. "...questo e' il frutto del seme germinato nel tuo grembo. Questo e' tutto cio' che ti rimane, oggi, qui."

Quindi giro' il palmo della mano, lasciando scorrere la terra fin quando non fu tutta completamente ricaduta ai suoi piedi.

"...io saro' sempre cio' che sono... Il bacio dell'odio aleggia ancora sulla mia anima, e non me ne libererei neanche se volessi, perche' non ho intenzione di rinnegare la mia vera natura e la mia essenza", prosegui' il felar con voce sempre piu' decisa "...ma non ti seguiro' piu', mia Regina, mai piu'... Cerchero' la mia verita' con le mie forze, e prendero' le mie decisioni solo per me stesso."

La donna lo fisso' con rabbia, quindi il suo petto prese a sussultare velocemente. Le sue labbra si incurvarono, e improvvisamente scoppio' in una risata feroce e sguaiata il cui tono si ando' levando sempre piu' d'intensita', fin quasi a lacerare le delicate e sensibili orecchie del felar.

"Tu sei puro odio, Khrysor", sussurro' la donna quando la risata ebbe fine "lo sei e lo sarai sempre. Non importa che tu mi rinneghi: tu sarai sempre e soltanto puro odio."

Il felar abbasso' gli occhi, fissando la terra sterile e smorta ai suoi piedi, che mai avrebbe conosciuto la rinascita, e che mai avrebbe visto germinare tra le sue profondita'.

Quindi alzo' gli occhi verso la donna, scuotendo lentamente il capo in cenno di diniego.

"...ti sbagli.... Ieri un uomo mi ha detto che dall'odio non nasce nulla", sussurro' il felar, mentre i contorni della donna si andavano sbiadendo lentamente "...e tu oggi mi hai dimostrato la fondatezza di quelle parole, parimenti dimostrandomi quanto poco in realta' ti appartenessi."

Khrysor sbatte' le palpebre, e immediatamente una sensazione di estremo torpore e stanchezza spossante si impadroni' di lui.

Per qualche secondo lotto' per riuscire a mettere a fuoco la stanza, invano: poi lentamente l'immagine si fece piu' nitida, e vide i contorni di un armadio in elegante legno di noce, dentro una stanza sobria, arredata con gusto. Le pareti erano ricoperte in pannelli di legno chiaro, dalle tinte calde, e quadri di paesaggi stavano appesi qua e la, in ordine meticoloso. Nel camino ardeva basso un fuoco morente, e un pesante tappeto giaceva ai piedi del suo letto.

Dalla porta dischiusa della camera, due voci parlavano a tono basso: una era la voce di Kayra, la riconobbe subito, la seconda invece era la voce fresca di Flaminea; tuttavia non riusci' a seguire la conversazione, e presto rinuncio' ad ascoltare, indovinando che doveva trovarsi nella casa di quest'ultima, dove probabilmente era stato condotto dopo i fatti accaduti nella sala di lettura della biblioteca nella torre della magia.

Il ricordo del sogno era vivido, nessun dettaglio lo abbandonava man mano che il torpore lasciava le sue membra e il risveglio si faceva completo.

Abbasso' lo sguardo verso i piedi del letto, notando solo ora la minuscola palla di pelo che giaceva addormentata sulle sue gambe, a bocca aperta e zampe all'aria.

Era ancora piccola, simile in tutto e per tutto ad un gatto: col tempo avrebbe perso sempre piu' le fattezze feline, lo sapeva, era gia' capitato anche a lui. Sulla sedia accanto al letto invece, con la fronte china e gli occhi chiusi, pacatamente addormentata, stava una seconda giovane felar, vestita d'un lungo abito aderente di colore scuro.

Lasciandosi ricadere sul cuscino, troppo debole per parlare Khrysor ripenso' un'ultima volta alle parole dell'uomo, che nel sogno aveva fatto sue: "dall'odio non nasce nulla".

Non sapeva quanto potessero essere vere, e in realta' in quel momento non gli importava neppure. Fisso' ancora una volta le due figlie, addormentate attorno a lui, quindi chiuse gli occhi e sprofondo' in un sonno profondo e ristoratore, privo di sogni e di incubi...

Non importa, se è un arrivederci o un addio.

Tutto, gli ho restituito tutto..tranne..ecco,ho dimenticato la catenina...e non solo..in fondo voglio che qualcosa mi rimanga.

Non importa, ora non ho nessuna voglia di cercarlo. E a dire la verità, non ho voglia di fare nulla, non ho la forza di combattere..di fare nulla.Mi dispiace.

Ma sentire quella parola..solitudine...e quelle parole, mi ha aperto uno squarcio nel cuore, qualcosa che sarà difficile risanare..

Sapessi almeno che è colpa mia, che il problema sono io, che non sono abbastanza e non all'altezza di qualcun'altro!Ma quando così non è..cosa resta?

Vai, allora..e non voltarti

Lontano, su queta grigia scogliera, qualche orco disperso viene a disturbare la mia quiete...

Com'è desoltante il vuoto che c'è davanti a me, forse ho raggiunto un punto di arrivo, finalmente

Continuo a girare per le strade,ma sono sempre a disagio..mi sento inadeguata in qualsiasi caso. La mamma e Vhierna cercano di aiutarmi a superare la timidezza e la mia riluttanza a uscire da casa, ma non è facile uscire allo sbaraglio dopo tanti anni che sono stata rinchiusa in casa, ammalata.

La luce del sole ancora mi dà fastidio agli occhi, anche se la mamma mi dice che presto mi ci farò di nuovo l'abitudine.

Ma per ora quando esco che c'è il sole, i suoi raggi mi fanno lacrimare gli occhi; per questo porto un mantello corto con il capuccio calato sulla testa, in modo da poter mantenere il viso all'ombra.

Sono agitata da mille sentimenti che io stessa non riconosco e non so darne il nome...

Vorrei fare chiarezza nel mio cuore.

Incredibile a dirsi, quest'oggi, mentre leggevo un trattato basilare sulla magia, ho tentato di recitare una formula elementare.

Il risultato e' stato semi-prodigioso, sono riuscito a far scaturire un flusso di energia elementare dalle mie mani convoiandolo verso un vaso di fiori della bottega dell'emporio di Kyrandor; il risultato pratico e' che debbo ripagare vaso e fiori oramai sparsi sul terreno, ma l'empirico, ha una potenzialita' latente infinita.

Interessate davvero la crescita esponenziale che potrebbe avere un fenomeno simile.

Meglio prepararsi a nuovi eventi chiudendosi in biblioteca ad approfondire l'argomento.

Chissa' che qualche leggenda o racconto possa trovare fertile verita' in questo fenomeno.

Tutto e Nulla coincidono. Siamo il principio e la fine.

Abbiamo bisogno dell'evasione e del divertimento quanto della moderazione e del riposo. Alla dispersione di energia corrisponde un'eguale assorbimento. In noi vivono le tenebre e la luce. Gli estremi non sono che due manifestazioni della medesima realta': il nostro spirito contiene egualmente gli opposti. La nostra vita terrena e' avvinta dalla lotta fra i contrari ma l'essenza prima della nostra esistenza consiste nel raggiungere l'equilibrio superiore dove il bene e il male coincidono. Superare gli opposti ci consentira' di ottenere la mediazione fra i lati divergenti del nostro temperamento e di congiungere ogni diveregenza nella Unità dove il Tutto e il Nulla coincidono. Superare gli opposti e' comprendere appieno il significato del relativismo che permea la realta'. L'illusorieta' dei contrari va dominata. Dobbiamo meditare. Colui che meditando comprende, dissolve la materia. Colui che vive di sole azioni, disperde l'energia.

La nostra vita, un foglio bianco. L'artista ascolta. Giunge come dono l'intuizione.

Il primo segno viene impresso con la forza dell'intuizione. Creare e' seguire l'istinto che ci guida. Non comprendiamo il perche' ma il fuoco si origina da una scintilla. Fra ragione e mente vi e' una naturale armonia, non competizione. La ragione viaggia sulla diligenza. L'intuito ha la rapidita' della luce. La ragione sale una scala e abbisogna di gradini. L'intuito vede riuniti causa e effetto, tempo e spazio, domanda e risposta. Non dobbiamo opporci alla ragione per mezzo dell'intuito ne' rovesciare l'intuito con la ragione. Con lo studio esercitiamo la ragione. Attraverso la meditazione risvegliamo la mente. Le nostre scelte nella vita non saranno soltanto il frutto di elaborati ragionamenti deduttivi ma anche di improvvise rivelazioni, scintille di sapere. Dobbiamo saper riconoscere quando l'intuito viene e accettare di aver deciso senza l'aiuto del ragionamento. Anche se l'intuizione non ha senso e non puo' essere restituita nei termini della logica lineare, il suo consiglio e' amico e ci mette in contatto con il cosmo.

Contemplare di mattina. Estirpare le erbacce di pomeriggio. Le gioie e le fatiche di ogni singolo giorno fanno parte di un intero viaggio.

Il raggiungimento della conoscenza spirituale non rappresenta un'impresa impossibile; se trascorressimo dieci anni sotto la guida di un buon maestro, probabilmente riusciremmo. E' addirittura meno di quanto ci occorrerebbe per diventare dei bravi artisti. Tuttavia, dobbiamo ricordare che la comprensione spirituale e' importante, ma non e' tutto. Cio' che conta davvero e' percorrere il giusto mezzo e mantenere la vitalita', per raggiungere il nostro scopo nel modo migliore. Come chi soffre la fame e' sempre alla ricerca del cibo, cosi' chi e' affamato nello spirito pensa continuamente alla comprensione ed alla realizzazione. Al contrario, chi ha del cibo puo' valutarlo dal giusto punto di vista, come chi comprende puo' farlo nella giusta prospettiva. Per questo motivo l'illuminazione non rappresenta lo scopo finale: si ritenga che la comprensione sia solamente un mezzo, non un fine. La cosa fondamentale e' vivere; si parla spesso di longevita' non perche' si aspiri a diventare immortali, ma perche' si voglia esprimere il proprio proposito a vivere bene l'intero corso della vita.