La foresta scivolava veloce sotto di lui, in un turbinio balenante di un verde intenso, che dava pace all'anima e serenita' alla mente.
Volava, fluttuava veloce sopra la foresta sacra, sopra le acqua dell'Ishtar, sopra la citta' di Kyrandor... Avvolto da una dolce sensazione di calore e sostenuto da una profonda calma interiore, si lasciava trascinare in quel viaggio onirico con la certezza che vi fosse un luogo che doveva raggiungere, in cui stava per essere condotto...
Il vento fischiava attorno alla forma eterea del suo corpo, eppure non provava i graffianti morsi del freddo pungente che accompagnavano solitamente il volo: finalmente in pace con se stesso si abbandono' completamente, chiudendo gli occhi e fremendo d'estasi.
Poi ebbe la certezza improvvisa d'essere arrivato a destinazione.
Non seppe spiegarsi da cosa gli derivasse una simile convinzione, eppure SAPEVA: sapeva che se avesse aperto gli occhi tutte le risposte sarebbero arrivate, sapeva che c'era un motivo se era stato condotto li attraverso lo spazio e il tempo, eppure non era certo di voler comprendere, di voler capire...
Per la prima volta in vita sua, Khrysor si sentiva colmo d'una serenita' calda e avvolgente come una morbida trapunta, e non desiderava rinunciarvi.
"Eppure devi".
Apri' gli occhi, sentendo la voce sfiorare la sua mente, senza capire se provenisse da un angolo della sua immaginazione o se fosse giunta realmente alle sue orecchie.
Rovine e macerie erano disseminate in un'ampia vallata all'interno d'una palude, butterando il terreno qua e la di pilastri di nera pietra.
Ovunque, desolazione e morte regnavano incontrastate, su quel pianoro d'inumano silenzio.
Ed ebbe improvvisamente coscienza di dove si trovasse.
"Dove tutto ha avuto inizio, dove tutto avra' fine...", sussurro' con voce rapita, fissando il circolo di pietre monolitiche ancora intatto.
Una mano poggio' sulla sua spalla, e Khrysor trasali', senza tuttavia voltarsi.
"Perche' mi hai condotto qui?", chiese quindi, dopo aver preso un istante per inspirare lentamente, senza voltarsi.
"...avevi intenzione di negarmi l'ultimo saluto prima della fine?", sussurro' una voce dolce e bassa dietro di lui, dal tono carezzevole e caldo.
Khrysor rabbrividi', pensando alla bellezza terribile di quella voce; improvvisamente provo' l'impulso di gettarsi in ginocchio, piangere e chiedere perdono. Un ronzio alto e soffocante prese a pulsare nella sua testa, martellando le sue tempie con furia e odio, ma il felar chiuse gli occhi e si rifugio' in quel centro di serenita' e calma interiore che aveva riscoperto in se.
Il ronzio si allontano', liberandolo della dolorosa morsa.
"...ah, Khrysor... Khrysor... Khrysor...", sussurro' carezzevolmente la voce dietro di lui, e il felar avverti' il tocco gentile d'una mano sul suo petto "...cosi' splendidamente addestrato, cosi' perfettamente sbocciato, fiore di morte e distruzione..."
Le parole scivolavano lente, danzando nelle orecchie del felar come fate incantate, penetrando la sua anima come aghi incandescenti.
Khrysor riapri' gli occhi, quindi avanzo' d'un passo, interrompendo il contatto con quella mano invitante.
"...mi rinneghi, Khrysor?", mormoro' la voce alle sue spalle, e il felar provo' una stretta al cuore improvvisa e lancinante, tanta era la tristezza in quelle parole.
Inspiro', quindi si volto' lentamente: davanti a se scorse un globo luminoso, pulsante d'una feroce e fiera energia che riluceva in infinite tinte e sfumature d'un abbacinante rosso, che variava in continuazione, proiettando la propria luce tutto attorno a se.
"...non ti ho mai realmente accolta...", sussurro' quindi il felar, e la sua voce si incrino' leggermente. Sapeva che non era reale, sapeva che era semplicemente l'influsso di quella cosa; eppure provava una tristezza e un senso di colpa schiaccianti, nel pronunciare simili parole.
"...potrei fare di te un grande condottiero, felar..."
Ancora la voce s'insinuo' nella sua mente, e Khrysor avverti' il tocco gentile e al contempo prepotente del suo potere, mentre le carezzevoli lusinghe si facevano strada nel suo cuore.
Inspiro' lentamente, quindi richiuse nuovamente gli occhi. Poteva quasi avvertire il profondo odio che colmava ogni riposto anfratto della sua anima, il bisogno di potenza, la sete di morte che lo animava e che lo aveva sempre animato, bruciandone l'anima e il corpo come febbre ardente.
Vide l'odio e l'accetto' come parte di se, ma non si abbandono' al suo abbraccio tentatore.
"Mai piu'...", sussurro' infine, riaprendo gli occhi.
"Mai piu' tuo schiavo, mia regina..."
Le sue dita si strinsero a pugno, mentre il suo sguardo si induriva nel fissare l'abbacinante sfera di energia cremisi che pulsava d'una rabbia sempre piu' violenta.
"Osi rinnegarmi, piccolo mortale? CHI CREDI DI ESSERE?", tuono' la voce, facendosi minacciosa "tu sei NULLA senza di me, Khrysor! Sei infuso dei miei poteri, in te scorre la magia che IO ti ho donato, per mezzo del mio avatar sul Therial! TU MI APPARTIENI, MI SEI SEMPRE APPARTENUTO E MI APPARTERRAI SEMPRE!"
L'energia turbino', assumendo i contorni chiari e nitidi d'una donna nuda. I suoi capelli, rossi e selvaggi, giacevano spettinati sul corpo tornito e sinuoso, ricadendo in ciocche d'un rosso ardente che carezzavano lascivamente le sue forme nude. I suoi occhi ardevano d'un verde intenso e fiero, e le sue iridi, dal taglio verticale come quelle dei predatori, erano due minuscole polle di furore e ira.
Le labbra carnose e sensuali della donna si schiusero, e un sussurro giunse alle orecchie del felar, un sussurro che provoco' violenti brividi di piacere frammisto a terrore che per qualche secondo squassarono il suo corpo.
"...inginocchiati, ora, e giurami nuovamente fedelta'... E tutto sara' dimenticato..."
Lentamente, il felar poggio' un ginocchio a terra. Le labbra della donna si tesero in un sorriso sornione e soddisfatto, e una lingua rossa lambi' un orlo delle labbra turgide, mentre questa mugolava di soddisfazione e si avvicinava d'un passo al felar in ginocchio.
La mano di Khrysor, ancora stretta a pugno, si apri', e le sue unghia raschiarono la terra sotto i suoi piedi. Quindi, lentamente, il felar alzo' lo sguardo verso la donna, e con lentezza prese ad alzarsi in piedi.
La donna sibilo' minacciosamente, lasciandosi sfuggire un breve ringhio e fissandolo con occhi incandescenti di puro odio.
"...e' vero, io ti sono appartenuto e ti appartengo...", sussurro' Khrysor, stringendo in mano la manciata di terra appena raccolta e fissando la donna, mentre le gambe gli tremavano incontrollatamente per il terrore. Degluti', quindi si costrinse a continuare, attingendo coraggio da quella serenita' interiore che sentiva nascere dentro le profondita' piu' recondite del proprio animo.
"...e ti apparterro', forse per sempre... Ma non ti seguiro'. Mai. Mai piu'...", concluse in un sussurro.
Quindi, davanti a quegli occhi fiammeggianti d'odio e ira, il felar tese la mano dal palmo ancora serrato verso la donna, la giro' e apri' il palmo verso il cielo, mostrandole la manciata di terra nera, bruciata e avvelenata dall'ira degli dei: la terra dove, fino a non molto tempo prima, era sorta la perduta capitale di Dunkle Stadt.
"...questo e' il tuo raccolto, mia Regina...", sussurro' il felar, tendendo la manciata di terra sterile verso la donna. "...questo e' il frutto del seme germinato nel tuo grembo. Questo e' tutto cio' che ti rimane, oggi, qui."
Quindi giro' il palmo della mano, lasciando scorrere la terra fin quando non fu tutta completamente ricaduta ai suoi piedi.
"...io saro' sempre cio' che sono... Il bacio dell'odio aleggia ancora sulla mia anima, e non me ne libererei neanche se volessi, perche' non ho intenzione di rinnegare la mia vera natura e la mia essenza", prosegui' il felar con voce sempre piu' decisa "...ma non ti seguiro' piu', mia Regina, mai piu'... Cerchero' la mia verita' con le mie forze, e prendero' le mie decisioni solo per me stesso."
La donna lo fisso' con rabbia, quindi il suo petto prese a sussultare velocemente. Le sue labbra si incurvarono, e improvvisamente scoppio' in una risata feroce e sguaiata il cui tono si ando' levando sempre piu' d'intensita', fin quasi a lacerare le delicate e sensibili orecchie del felar.
"Tu sei puro odio, Khrysor", sussurro' la donna quando la risata ebbe fine "lo sei e lo sarai sempre. Non importa che tu mi rinneghi: tu sarai sempre e soltanto puro odio."
Il felar abbasso' gli occhi, fissando la terra sterile e smorta ai suoi piedi, che mai avrebbe conosciuto la rinascita, e che mai avrebbe visto germinare tra le sue profondita'.
Quindi alzo' gli occhi verso la donna, scuotendo lentamente il capo in cenno di diniego.
"...ti sbagli.... Ieri un uomo mi ha detto che dall'odio non nasce nulla", sussurro' il felar, mentre i contorni della donna si andavano sbiadendo lentamente "...e tu oggi mi hai dimostrato la fondatezza di quelle parole, parimenti dimostrandomi quanto poco in realta' ti appartenessi."
Khrysor sbatte' le palpebre, e immediatamente una sensazione di estremo torpore e stanchezza spossante si impadroni' di lui.
Per qualche secondo lotto' per riuscire a mettere a fuoco la stanza, invano: poi lentamente l'immagine si fece piu' nitida, e vide i contorni di un armadio in elegante legno di noce, dentro una stanza sobria, arredata con gusto. Le pareti erano ricoperte in pannelli di legno chiaro, dalle tinte calde, e quadri di paesaggi stavano appesi qua e la, in ordine meticoloso. Nel camino ardeva basso un fuoco morente, e un pesante tappeto giaceva ai piedi del suo letto.
Dalla porta dischiusa della camera, due voci parlavano a tono basso: una era la voce di Kayra, la riconobbe subito, la seconda invece era la voce fresca di Flaminea; tuttavia non riusci' a seguire la conversazione, e presto rinuncio' ad ascoltare, indovinando che doveva trovarsi nella casa di quest'ultima, dove probabilmente era stato condotto dopo i fatti accaduti nella sala di lettura della biblioteca nella torre della magia.
Il ricordo del sogno era vivido, nessun dettaglio lo abbandonava man mano che il torpore lasciava le sue membra e il risveglio si faceva completo.
Abbasso' lo sguardo verso i piedi del letto, notando solo ora la minuscola palla di pelo che giaceva addormentata sulle sue gambe, a bocca aperta e zampe all'aria.
Era ancora piccola, simile in tutto e per tutto ad un gatto: col tempo avrebbe perso sempre piu' le fattezze feline, lo sapeva, era gia' capitato anche a lui. Sulla sedia accanto al letto invece, con la fronte china e gli occhi chiusi, pacatamente addormentata, stava una seconda giovane felar, vestita d'un lungo abito aderente di colore scuro.
Lasciandosi ricadere sul cuscino, troppo debole per parlare Khrysor ripenso' un'ultima volta alle parole dell'uomo, che nel sogno aveva fatto sue: "dall'odio non nasce nulla".
Non sapeva quanto potessero essere vere, e in realta' in quel momento non gli importava neppure. Fisso' ancora una volta le due figlie, addormentate attorno a lui, quindi chiuse gli occhi e sprofondo' in un sonno profondo e ristoratore, privo di sogni e di incubi...