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Appoggiato ad un massiccio portone di legno, custode di una grande magione, una figura amantata di nero imbratta di inchiostro bluastro qualche misero foglio di pergamena, appoggiandosi su una gamba per scrivere.

...Anche il luogo che hai designato come tua dimora, per quanto 'accogliente' dopo qualche tempo inizia a diventare opprimente, e dopo poco anche boschi e lande disabitate, per quanto offrano magnifici panorami, stufano. La città e i grandi raggruppamenti di persone iniziano a diventare attraenti ed interessanti, soprattutto a chi ha perso quasi tutti i possibili legami con il mondo esterno. E' sotto questa spinta che mi sono diretto oltre i cancelli di Kyrandor, abbandonando questa putrida foresta.
Ho vagato casualmente in mezzo ad un fiume di persone: mercanti indaffarati, eroi dalla splendente armatura, guardie assonnate e desiderose di un pasto caldo, monaci, artigiani, bambini e gente comune, pezzenti e spazzini... Questa città sembra possedere nella sua gente così tante sfaccettature, che sarebbe davvero impossibile coglierle tutte.
Fortunatamente, nessuno sembra aver guardato oltre questi cenci abiti che indosso. La mia presenza è passata inosservata, finchè mi sono tenuto distante dalle piazze principali e dai templi.
Ho iniziato la mia esplorazione dalla Via del Porto. Mi stavo dirigendo verso l'insegna di una taverna che avevo visto in lontananza, sperando di ottenere qualche informazione in più dall'oste.. Qualsiasi tipo di notizia. Qualcosa che mi aiutasse a ricordare.. Si fanno sempre molto ciarloni, con il luccichio dell'oro in fronte...
Stà di fatto che, più o meno a metà strada, mi son fermato. Un gracile e quasi disadorno tempio si ergeva al mio fianco. Dalla statua che all'interno intravedevo, sembrò essere un tempio dedicato all'equilibrio... Mi approssimai alla a soglia, restando un poco in disparte senza l'intenzione di farmi notare troppo dalla gente all'interno... Senza resistere all'impulso di trarre via il pesante cappuccio dal capo (mi è costato caro, questo gesto. L'irrazionalità viene pagata amaramente...), alla vista di dama Taira indaffarata nella tessitura... Assieme ad un'altra donna, un'arial...
Quello strano senso di qualcosa di già visto, qualcosa di familiare e ben conosciuto, ad un passo dall'essere svelato, ma inafferrabile e lontano...
La osservai per qualche minuto dall'ombra, finchè un uomo volse il suo sguardo verso di me, avvicinandosi e parlandomi. A questo punto, quando dama Taira era già altrove, era inutile che rimanessi nascosto. Mi mostrai, sicuro che l'arial mi avesse visto.
Non mosse un muscolo, nè una mano in cenno di saluto. Che mi sia sbagliato, quindi? Che le cose che mi sembrano tanto familiari non lo siano in realtà mai state...?
L'uomo mi condusse fuori dal tempio. Non mi ispirava certo fiducia il suo modo di fare, e temevo che nascondesse ben altre intenzoni di un 'lavoretto per il quale avrebbe avuto bisogno di una mano'.
Infatti, appena usciti, mi afferrò per la collottola dell'abito, urlandomi addosso ripetutamente.

"Dov'è LEI? Dove la nascondi?!"

Con un rapido battito d'ali, mi liberai della sua stretta, librandomi a mezz'aria vicino a lui. Non desideravo affrontarlo, per il momento, quanto chiarire che cosa volesse. Anche se in parte lo avevo già intuito...
Fece appena in tempo a spiegarmi brevissimamente le sue questioni, e io a ridiscendere a terra, che l'aria attorno a me si fece.. oscura e pesante.
Oh, i raggi di Kyra illuminavano ancora pienamente la strada, e una lieve, quieta brezza spirava da Ovest... Tuttavia, uno strano senso di oppressione mi attanagliò improvvisamente. Mi voltai lievemente, incrociando lo sguardo di una donna.
..Il suo ghigno malevolo e il viso trionfante non mi lasciarono il minimo dubbio sulla pazzia che avevo commesso.

Una figura completamente ammantata da un lungo abito nerastro si siede a gambe incrociate sulla sabbia dorata di una spiaggia, lasciandosi lambire dalla brezza salmastra del mare per qualche tempo. Poi, trae fuori da una tasca interna una linda quanto sgualcita pergamena, assieme ad un pennino ed un calamaio ricolmo di inchiostro azzurrino. Le sue dita, e le sue mani, sono strettamente avvolte in comodi panni di seta biancastra, che per nulla intralciano il movimento guizzante delle membra, ora impegnate nella pensierosa scrittura.

Questo posto non mi è affatto nuovo. Mi pare di conoscerlo, di essercigià stato precedentemente. E di aver trascorso sotto le fronde degli alberi, immerso nell'erba, dei piacevoli momenti... E' tutto quello che la mia memoria si spinge a ritrovare, pur essendomi ogni rametto qui attorno così familiare... Così vivido nella mia mente!
...Potrei dire di ricordare molto, da quando sono qui... Ma finchè queste voragini permangono, quel che so non sarà mai abbastanza... Mi guardo intorno, e sento il suono di risate dolci e cristalline non proferite da nessuno risuonare, propagarsi in ogni dove senza controllo... E' successo quando i miei piedi mi hanno leteralmente condotto alle acque cristalline di una sorgente che sgorga qui vicino. Mi è parso quasi naturale sfilarmi queste ridicole vesti di dosso, e lasciarmi cullare per qualche minuto dal suo scorrere... Solo quando ne sono uscito, asciugandomi ai deboli raggi di Kyra, che una strana sensazione di malinconia mi ha afferrato. Ho voltato il capo, scrutando l'erba alla mia destra.
Non c'era nessuno.
...Perchè questo mi è sembrato così strano?...
Ho allungato una mano verso un punto imprecisato, e così sono rimasto, per ore.. Scacciando un infelice sonno che tentava di afferrarmi.
Mentre un nome riecheggia nell'oscurità.

La figura osserva per qualche secondo il foglietto ricoperto adesso della sua flessuosa calligrafia. Poi, con un gesto rabbioso, lo appallottola, ed alzandosi lo affida bruscamente alle onde del mare. Lo osserva innabissarsi, aprendo poi le maestose ali, fuggendo via.