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Sono oramai due giorni, due lunghissimi ed estenuanti giorni. Non dormo, non mangio, non bevo, non vedo altro che l'imperfezione. I miei gesti seguono il ritmo del mio respiro, l'affanno, la disperazione e gli esigui sprazzi di memoria. Non posso chiudere gli occhi, non posso pensare, non posso abbandonarmi a me stessa, non posso cedere alla fragilita'.

Dolori lancinanti alla testa, al ventre e al corpo tutto. Il cuore ha assaporato la linfa non sua, la mente e' labile come le fronde al vento di tempesta e l'anima e' imprigionata nel dramma a noi piu' atroce. Tra cio' che ci e' comunemente concesso io non posso avvalermi del ricordo perche' troppo profonde sarebbero le ferite arrecate alla mia sanita' mentale. Bestie, carogne, esseri infidi. Questo sapone non riesce nel suo scopo. Assassini, crudeli, spietati e animaleschi. Non va piu' via la macchia. Ed io mi sono ridotta al pari livello. Bestia, carogna, infida. Penso a futili argomenti.

Assassina, crudele, spietata e animalesca. Non porto lutto e non ne ho portato a loro. Bastarda. Mi preme solo la sopravvivenza della mia apparenza. Sgualdrina.

Finalmente le macchie e l'odore, il ribrezzo che aveva impregnato le mie vesti e il mio corpo e i miei capelli, sono scivolate via, trasportate dal corso del tempo e delle acque. Mi detesto.

Questa volta e' stata la calda luce di Kyra a svegliarmi, non le prime deboli forze del Sacro Albero, ma le ore del mattino inoltrato.

Svogliatamente e alquanto intontita mi ritrovo da Tharal, incrocio le braccia sul bancone, scivolo appena sull'argenteo legno dello stesso e affondo la testa tra la spalla destra e la mano sinistra. Socchiudo gli occhi, che nottataccia, anche questa volta.

Sento le sue dita scostarmi i capelli dal viso e la voce amica darmi il buongiorno. Tharal, con quel sorriso perenne, con i suoi movimenti sgraziati e con le sue gambe corte...Il bar non sarebbe lo stesso gestito da altri.

Il solito teatrino mattutino ha inizio.

Commenti di scherno accostati ad amichevoli sorrisi, per terminare, come sempre, nella mia ordinazione giornaliera.

Con una notte tormentata come questa la solita tazza di caffe' non bastera'. E i biscotti non mi invogliano affatto;

Ma come resistere alla dolce proposta del mio amico? Riuscirebbe a vendere un set da ricamo a un troll dalle chiare provenienze barbariche, e probabilmente sarebbe in grado di insegnargli a ricamare...

Scoppio a ridere, mi si e' definita la figura di un troll vestito di pizzi bianchi e ricami dorati nella testa, e questo pensiero mi verra' certamente estrapolato pezzo alla volta dall'uomo.

Finalmente ha finito di riderci su...

Vada per una tazza abbondante di caffe' e una montagnola di biscotti, per addolcirmi la giornata.

Mentre assaporo l'aroma della bevanda osservo Tharal, sta pulendo il bancone a tempo della musica cristallina proveniente dall'arpa dell'aurea ragazza. Trattengo una risata, non vorrei spiegargli anche questo.

Un sospiro, dopo l'abbondante colazione, e mi alzo. Saluto Tharal e mi dirigo verso la piazza.

Per fortuna che esistono persone come lui.

Febbrili le dita scorrono tra le righe, mi ritrovo a leggere la stessa frase, ancora e ancora. Un piccolo contrassegno per ogni particolare degno di attenzione e di una futura revisione. Un affanno mi riporta a inizio pagina. Un altro ancora mi precipita alla fine. Chiudo gli occhi e rivedo quanto letto fino a questo momento, le raffinate scritte scorrono nei miei occhi serrati, le sento pulsare sotto le mie palpebre, graffiarmi da dentro. Il senso non e' chiaro, sono troppe e troppo confusionarie. Con un terzo affano riapro gli occhi, a fatica.

Mi sento pesante e sporca, ma non ho ancora sognato. Perche' allora queste sensazioni? Non mi attanagliano solamente nel turbato sonno, quindi. Un solo sospiro, per calmarmi. Gli occhi si richiudono, lievemente. Deglutisco e sospiro ancora. Le labbra sono secche, inaridite, come se non mi dissetassi da settimane. Un morso per sentire la loro morbidezza perduta e un innocuo passaggio della lingua per rinfrescarle. La saliva arde sul mio stesso corpo, una fitta al cuore mi piega il capo per un istante, uno soltanto. Ancora un morso al mio stesso corpo per poi rialzare con baldanza il capo e mostrare agli scritti la sicurezza dei miei occhi, sperando che non notino quanto quasta sia fugace.

Un momento di riflessione per ricapitolare le mie letture. Il tempo si ferma, il silenzio incombe sulla mia figura rischiarata dalla singola luce di una candela.

Nel momento in cui ci ritroviamo a sognare ci appare un qualcosa che abbiamo visto, detto, desiderato o fatto. Durante questa pratica la mente stessa viene isolata, in una condizione di assenza quasi totale di memoria, dagli eventi dalla vita da svegli.

Questo non spiega quello che mi capita. Puo' introdurlo, ma sicuramente non basta.

Tutto il nostro essere con le sue piu' disparate forme di esistenza scompare in un invisibile labirinto, creato appositamente dalla nostra mente.

Una folata di vento spegne l'esigua candela. Marhis risplende oramai alta nella notte di Kyrandor ed e' tempo che io mi riposi. Un brivido mi percorre la schiena, facendomi alzare di scatto. Una mano mi nasconde la bocca, una mano che appartiene al mio corpo, ma mossa da una volonta' non mia.

Lo sguardo pietoso verso Marhis. Il limpido disco di luce che fino a qualche istante fa appariva cosi' nitido ora e' sfuocato. Gli occhi non reggono il peso delle lacrime e si chiudono su di esse.

No. Non ancora. Non questa notte. Ti prego di risparmiarmi.

Un singhiozzo dettato dalla rassegnazione all'ennesimo incubo. Un pianto sommesso e di nuovo il silenzio.