Febbrili le dita scorrono tra le righe, mi ritrovo a leggere la stessa frase, ancora e ancora. Un piccolo contrassegno per ogni particolare degno di attenzione e di una futura revisione. Un affanno mi riporta a inizio pagina. Un altro ancora mi precipita alla fine. Chiudo gli occhi e rivedo quanto letto fino a questo momento, le raffinate scritte scorrono nei miei occhi serrati, le sento pulsare sotto le mie palpebre, graffiarmi da dentro. Il senso non e' chiaro, sono troppe e troppo confusionarie. Con un terzo affano riapro gli occhi, a fatica.

Mi sento pesante e sporca, ma non ho ancora sognato. Perche' allora queste sensazioni? Non mi attanagliano solamente nel turbato sonno, quindi. Un solo sospiro, per calmarmi. Gli occhi si richiudono, lievemente. Deglutisco e sospiro ancora. Le labbra sono secche, inaridite, come se non mi dissetassi da settimane. Un morso per sentire la loro morbidezza perduta e un innocuo passaggio della lingua per rinfrescarle. La saliva arde sul mio stesso corpo, una fitta al cuore mi piega il capo per un istante, uno soltanto. Ancora un morso al mio stesso corpo per poi rialzare con baldanza il capo e mostrare agli scritti la sicurezza dei miei occhi, sperando che non notino quanto quasta sia fugace.

Un momento di riflessione per ricapitolare le mie letture. Il tempo si ferma, il silenzio incombe sulla mia figura rischiarata dalla singola luce di una candela.

Nel momento in cui ci ritroviamo a sognare ci appare un qualcosa che abbiamo visto, detto, desiderato o fatto. Durante questa pratica la mente stessa viene isolata, in una condizione di assenza quasi totale di memoria, dagli eventi dalla vita da svegli.

Questo non spiega quello che mi capita. Puo' introdurlo, ma sicuramente non basta.

Tutto il nostro essere con le sue piu' disparate forme di esistenza scompare in un invisibile labirinto, creato appositamente dalla nostra mente.

Una folata di vento spegne l'esigua candela. Marhis risplende oramai alta nella notte di Kyrandor ed e' tempo che io mi riposi. Un brivido mi percorre la schiena, facendomi alzare di scatto. Una mano mi nasconde la bocca, una mano che appartiene al mio corpo, ma mossa da una volonta' non mia.

Lo sguardo pietoso verso Marhis. Il limpido disco di luce che fino a qualche istante fa appariva cosi' nitido ora e' sfuocato. Gli occhi non reggono il peso delle lacrime e si chiudono su di esse.

No. Non ancora. Non questa notte. Ti prego di risparmiarmi.

Un singhiozzo dettato dalla rassegnazione all'ennesimo incubo. Un pianto sommesso e di nuovo il silenzio.