Sono vivo.
Il che è già qualcosa, ed è già molto. L'arial mi ha lasciato credendomi morto, piangeva addirittura come se le dispiacesse. Non avevo nemmeno la forza di respirare.
Sono riuscito a tornare al rifugio mormorando appena la formula, e lì mi sono concesso il lusso di gridare per il dolore. Mai provato tanto dolore, e ancora non mi abbandona.
La resistenza e la rigenerazione elfiche mi hanno tenuto in vita, ma devo lamentare che nella nostra razza nessuno ha mai studiato la resistenza al dolore elfica. Faccio fatica anche solo a muovermi, a camminare, a respirare. Ma la rabbia e l'odio, quelli non mi hanno lasciato.
Volevo assolutamente vedere Kashaza, per farle vedere gli "spiacevoli effetti secondari" del suo rito che a quanto pare non è riuscito benissimo. Doveva fare in modo di controllare l'arial, e questa invece mi aggredisce lasciandomi mezzo morto a terra.
Cercavo lei, e invece ho incontrato quello che ha preso per maestro. Uno sciocco fanfarone chiacchierone che mi stava quasi facendo rimpiangere i colpi e le mazzate di quel gigante. Prima mi ha assillato con le differenze delle scuole di magia, poi mi ha subissato di domande perché era convinto che il mio dolore avesse una natura di tipo magico.
Ero a un passo dal crollare al suolo, non so se per il dolore o per lo sfinimento, quando è arrivata Kashaza. Piccola e sciocca bambina viziata! Sembrava "sorpresa", quasi incuriosita: si interessava più degli effetti del suo incantesimo che del mio stato.
Stupida egoista, cieca ad ogni cosa che non siano i suoi esperimenti. Sono convinto che preferisca vedere gli aspetti scientifici del suo rito piuttosto che la sua utilità pratica. L'utilità pratica è che sono finito mezzo morto abbandonato tra le colline.
Ma adesso basta, sono sfinito. Il dolore mi tormenta e mi toglie il fiato. Le ossa si sono calcificate storte, e le sento premere sui polmoni e sugli organi interni: è come se mi sentissi morso continuamente da lame arroventate.
E basta anche con l'arial. So quando sono sconfitto. Era un gioco divertente, ma non ho la minima intenzione di espormi e di rischiare ancora per un giocattolo. Ora posso, e devo, tornare nell'ombra, anonimo e confuso tra gli altri. Ho trasgredito alla mia stessa regola più importante: non fidarsi di nessuno. Mi sono fidato di Kashaza e dell'arial, e questo è il risultato. Giusta punizione.
Quando finirà il dolore?