← I Reperti · Sola lettura · Cerca nell’archivio

Non sento dolore...
Freddo...Si sento freddo, vuol dire che sono ancora viva.
Riapro un attimo gli occhi osservando i freddi muri della stanza della locanda, ma subito le mie palpebre si abbassano, sono debole, troppo debole.
Le ferite sono profonde e si sono riaperte, attraversare la foreste in queste condizioni, evitare gli schifosi esseri che la abitano, non e' stata una grande idea, ma e' l'unico posto sicuro che conosco.
Isolato, lontano da tutto e da tutti, pochi avventori.
Il freddo e la rabbia mi tengono sveglia, eppure la mia fronte brucia come se fosse stata marchiata a fuoco.

Il cavallo alato e il suo cavaliere sotto i comandi del drow...
Nonostante i miei tentativi non sono riuscita a contrastarli e ora ferita gravemente non posso far altro che riflettere e aspettare.
Ecco un altro drow che non va oltre le apparenze, colui che fece Regina di un regno mia madre.
Asuefatto dal suo stesso potere, arrogante e presuntuoso, lascia ben poco a desiderare come conversazione.
Suo unico divertimento la tortura, i piccoli giochi, i ghigni e le risatine che non portano a nulla.
Non si smentono mai.

E Sevieh che pensavo fosse l'unico su cui contare, svanito nel nulla.
Fiducia?
No...Se stavo iniziando ad averne tutto e' svanito in un attimo.
Ma in fondo cosa posso aspettarmi da un drow?
Un drow che va oltre il sangue, si certo, anche lui una delusione.
E questo rafforza la mia decisione riguarda il pericoloso gith. Non cadro' nella sua tela di tentazione e dolci parole, non saro' il suo nuovo giochino con cui passare le sue giornate noiose.
Le sue parole scivoleranno via, la freddezza la mia arma, e presto si stanchera' e si dimentichera' di me.
Non vale nemmeno la pena tentare per poi vendicarsi.
Inutile spreco di tempo, come del resto con qualsiasi persona che ho incontrato.
Ho altri ben affari da sbrigare e mi dedichero' solo a quelli.
Incanalero' la mia rabbia verso qualcosa di piu' proficuo e soddisfacente.
Le mie parole serviranno solo per incantare e raggirare, tessere sottili fili di tenebra che lentamente si stringono attorno alla mia inconsapevole vittima.

Ma ora...Devo riposare e curare queste dannate ferite.
Il freddo penetra sempre piu' dentro di me, eppure il sonno mi tenta con soave dolcezza...Non posso resistergli...
No, dormire vuol dire morte certa, oppure un dolce sogno...
Incontrero' il mio mentore forse, e lui mi guidera' ancora una volta...
Freddo...Sento il mio corpo tremare convulsamente, probabilmente qualche ferita si e' infettata. Mi sento strana.
Dormire...Delirio...Sto ridendo...Sogno...

Enigmatico, freddo, rigido...
Queste sono le parole che mi vengono in mente per descriverlo, ma non bastano di certo.
Lo conosco da poco, e di certo non mi fermo alle apparenze, anche perche' sono certa che celi molto di se'.
Sono indecisa se andare a fondo per scoprire qualcosa in piu' di lui o lasciarmi andare all'indifferenza.
Una perdita di tempo? Forse....
Eppure e' la prima volta che qualcuno mi lascia cosi' perplessa e al tempo stesso stimoli il mio interesse.
La sua 'arte' e' quello che piu' mi affascina e mi intriga e di certo non manchero' di amarla e rispettarla.

Mi ha chiesto di fidarmi di lui, ma non e' facile, io che mi sono sempre e solo fidata di me stessa.
Meno rischi, meno complicazioni, meno delusioni.
Di una cosa sono certa. Non e' come gli altri drow.
Lui va oltre il 'sangue', oltre le apparenze, uno spirito che si leva al di sopra dei suoi ottusi e arroganti fratelli che non sanno guardare oltre il loro naso.
In fondo c'e' speranza, ma non mi illudo piu' di tanto.
E' tempo ora di riprendere gli allenamenti, ho gia' perso fin troppo tempo, la noia e l'inattivita' mi stanno innervosendo.
Il cerchio di interessi si allarga leggermente...Vedremo...

Fissava il fuoco del caminetto come in trance, seduta a gambe incrociate in una posizione quasi innaturale.
Era da circa tre ore che sedeva cosi', perfettamente immobile, sentiva solo il suo respiro, e non badava minimamente alla confusione degli avventori della locanda al piano di sotto.
Le mani congiunte, ogni tanto le sue labbra si muovevano senza emettere alcun suono...Se qualcuno avesse potuto vedere i suoi occhi in quel momento, sotto il velo, si sarebbe stupito leggermente trovandoli del tutto bianchi, e di certo avrebbero pensato che era sotto l'influsso di qualche incantesimo o in preda a qualche stato di malattia.
In realta' stava meditando, concentrata completamente su se stessa, la sua mente aveva chiuso le porte a ogni forma della realta' che la circondava, ed era la sua anima che lentamente si apriva cercando di trovare il giusto equilibrio, di scacciare ogni sentimento negativo che potesse deconcentrarla.
Era come proiettata in un sogno, dove tutto si muoveva lentamente, dove riviveva ogni istante della sua vita passata, e dove le parole del suo vecchio maestro le penetravano dentro, e ad esse lei si aggrappava, con forza e quasi disperazione, l'unica persona che aveva toccato la sua anima, plasmandola a suo piacimento, rendendola forte e consapevole di cio' che era.
In quei momenti era come parlare con lui, era come se le loro menti si sfiorassero, come se i loro cuori battessero all'unisono, ma era impossibile, lui era morto tempo fa...

Il suo corpo prese a tremare di colpo, poi lentamente si placo' quando senti' bussare alla porta.
Si rialzo' lentamente, i muscoli per niente sofferenti per l'inattivita' di quelle tre ore a cui erano stati costretti, e ando' ad aprire.
Era la cameriera che le portava il calice di vino che aveva richiesto.
La ringrazio' con un cenno del capo e richiuse subito la porta alle sue spalle.
Poso' il calice di vino sul piccolo tavolo che si trovava in un angolo della stanza, poi si avvicino' allo specchio alto e quadrato posizionato li vicino.
Si tolse il cappuccio che le copriva il capo, lasciando liberi i lunghi e ondulati capelli neri che le ricaddero fino alla vita, poi lentamente porto' le mani al viso togliendosi anche il velo.
Fisso' la sua immagine riflessa nello specchio, il viso dai tratti delicati eppur cosi' seducente e di una bellezza fuori dal comune, risultato dell'unione di sangue tra drow e umano.
La pelle olivastra cosi' simile a quella dei drow, risplendeva lievemente, accarezzata dai riflessi del fuoco del camino.
E fissava ora i suoi occhi, blu come gli abissi piu' profondi del mare,  che nell'oscurita' si accendevano di bagliori cremisi, tagliati a mandorla e contornati da folte e scure ciglia, occhi che celavano ogni tipo di stato d'animo e sentimento.
Ma non guardava se stessa, stava fissando nello specchio ben altra immagine che la sua mente rievocava, il volto di un umano, dalla pelle scura e priva di qualsiasi segno di eta', se non per le piccole e quasi invisibili rughe ai lati dei suoi occhi.

''Ripetimi ancora una volta...Chi sono...''

Sei tutto e niente, il tuo sangue e' misto, e il tuo cuore diviso a meta'. Devi accettare la tua natura, devi accettare entrambe le razze da cui discendi, e mai permettere all'una di prevalicare sull'altra. Le tue debolezze dovranno diventare la tua forza, devi conoscere l'odio e l' amore, la passione e il gelo, la gioia e la tristezza, l'umilta' e l'arroganza, la debolezza e la forza, la vittoria e la sconfitta, il bene e il male, la furia e la calma. Non combattere mai contro la solitudine perche' essa fa parte di te, ma impara ad accettarla, e solo cosi' non sentirai il tormento che stringe il tuo cuore come una gelida morsa, l'insoddisfazione che in ogni istante rischiera' di soffocarti. Sei tutto e niente, amati e odiati, ma non contare mai sugli altri, delusione costante saranno per te, perche' tu sei diversa. Sei tutto e niente...Tutto e niente...

 Allungo' la mano verso lo specchio, sfiorandone il vetro la' dove il viso del suo maestro tremolava, gli occhi spalancati mentre le parole le rimbalzavano nella mente con forza.
Si ritrasse sospirando leggermente e prese il calice di vino con delicatezza.
Lo sollevo' verso lo specchio in un silenzioso brindisi mentre un sorriso freddo aleggiava sulle sue labbra, e sorseggio' il liquido rosso lentamente.
Si tolse il mantello e ignorando il letto lo stese a terra davanti al camino.
Si stese su di esso usando la sua sacca come cuscino e a lungo osservo' le fiamme danzanti che con il loro calore avviluppavano il suo corpo, poi finalmente si addormento'.