← I Reperti · Sola lettura · Cerca nell’archivio

Ebbi una piacevole e fruttuosa conversazione giorni fa, con Mekreth Nirvail. Lo incontrai intento a meditare sulla sua lama, lungo il sentiero che dal cancello ovest di Kyrandor porta nella foresta. Il suo sguardo sereno ma assorto mi aveva colpito e dopo averlo salutato me ne feci spiegare il motivo. Venni così a sapere da lui la storia della sua lama, e la memoria eterna che egli ha del fratello Aral, citato e lodato da ogni bardo al quale sia chiesto di raccontar storie di cavalieri nobili e guerrieri senza eguali.
A questo proposito, ho ritrovato quel vecchio schizzo che avevo disegnato di un buon equipaggiamento, lama compresa, e l'ho esaminato con attenzione; anni di distanza ed esperienza in più mi hanno permesso, come sono stato contento di scoprire, di annotare subito piccole modifiche semplici ma efficaci. Conto di finirlo a breve, sono ansioso di essere in piena forma! Ho dei doveri da rispettare, interessi da proteggere, senza contare quei maledetti demoni, nessuno mi assicura che siano spariti del tutto dalla città... è opportuno che io continui ad allenarmi senza sosta, per poter proteggere le cose a me care... e lei...

Dei, quanto mi manca... da molto non la vedo; presa dai suoi affari chissà dove, il vento non mi lascia cogliere il suo profumo da molto, troppo tempo... Eppure lei è con me, lo sento. Sento la sua presenza al mio fianco in ogni momento, e quella piuma che porto salda al braccio come unico cimelio guida la mia mano nel giusto. Quando riposo le mie membra stremate a fine giornata mi assale il freddo della solitudine della sua mancanza; subito la mia mente vola a quella notte in cui ci immergemmo nel marmoreo bianco di quella fontana, e di colpo un fuoco imponente cresce in me al ricordo della sua pelle liscia e perfetta, e le sue mani...
Una magica creatura divina ha prigioniera la mia anima, e me la rende poco per volta in ogni bacio rubato...

Ho iniziato questa pagina di diario con l'intenzione di annotare solo alcuni incontri fatti, doveva essere un promemoria, ed invece eccolo trasformato in un ricettacolo dei miei sfoghi, dei miei sentimenti. Dovrei fare di piu', e curar meglio le cose a me care, ma sento ancora di non averne la possibilita'. Sono solo nel buio, e avanzo a tentoni. Ho un grande fuoco da sfogare...

Scrivo questa breve pagina nel primo momento libero che ho trovato...
Inizialmente la cosa non aveva attirato molto la mia attenzione, ma ora ho come la sensazione di avere tra le mie mani i pezzi di un dipinto stracciato, e man mano che si aggiungono pezzi il dipinto comincia ad avere un'aspetto sensato...
Già da anni avevo notato quella sorta di piccolo fastidioso brivido, ma l'avevo sempre ignorato non conoscendo la sua provenienza... ma ora...
Le parole di quel vecchio incontrato casualmente nella piazza di Kyrandor...
Lo spettro, il saggio spettro che ha catturato così tanto la mia attenzione...
L'incontro con quel Mekreth Nirvail, inizialmente sconfitto si è poi rivelato un forte spadaccino...
Occasioni capitate tutte per caso, che ora turbinano nella mia testa, come volessero suggerirmi qualcosa che ancora non arrivo a comprendere appieno...

Scrivo su questo piccolo libriccino che ho per caso trovato in terra, nella foresta. Mi sono sorpreso quasi subito, per la curiosità suscitata in me nel vederlo, per averlo raccolto e custodito senza saperne subito il motivo.
La rivelazione è arrivata qualche ora fa...
Mi trovavo nella foresta, poco distante i cancelli di Kyrandor, che mi apprestavo a raggiungere per rifocillarmi e riposare; con la mente vagavo nel passato godendo ancora degli ultimi momenti passati assieme a Leyva, tanto piacevoli da essere sempre nella mia mente. Pensavo all'incontro con sua madre, e all'espressione di gioia che aveva avuto, nel rivederla. Improvvisamente una fretta crebbe in me, una strana irrequetezza; già da mesi ormai dedico le mie giornate ad affinare le mie doti in battaglia, ma sarei davvero in grado di proteggerla sempre, in ogni caso, come promisi alla madre? Leyva stessa è in grado di difendersi, ma non abbastanza ancora, ho visto con i miei occhi creature che potrebbero toglierle la vita, come la toglierebbero a me stesso probabilmente... "Devo dunque migliorare ancora, continuamente" mi sono detto, e così farò, continuando a studiare ed applicarmi nella sola arte che padroneggio, quella del combattimento. Pensando ancora all'incontro con la madre di Leyva poi ho ricordato anche l'imbarazzo che a tratti mi coglieva, solo perchè non sapevo cosa dire, o come dirlo...
Improvvisamente un'idea mi e' balenata in mente come un lampo, avrei usato il piccolo libretto vuoto per annotare i miei miglioramenti nel combattimento e tutto quanto mi sarebbe venuto in mente, e allo stesso tempo questo mi sarebbe venuto in aiuto per padroneggiare sempre meglio il mio linguaggio.
Dunque mi trovo ora nella locanda dell'Orso, a scrivere queste prime pagine di ciò che potrei definire come il mio diario.
Un piccolo gesto che mi riempie di forza, poichè questo diario segna per me un grande cambiamento.
Ora ho qualcosa, per cui combattere.
Ora ho uno scopo.