E di nuovo salgo la collina, per la terza volta, l’ultima. Perché solo tre volte gli dei ci concedono di comandare al tempo. Perché il cerchio del passato deve chiudersi. Guardo le stelle immobili nella luce fioca di Marhis velata dalle nuvole. E, come sempre, il grande albero mi da riparo. E, come sempre, il gesto compone le fascine. Per l’ultima volta, la parola le incendia.

E di nuovo sono lì, con l’innocenza amara dei miei 17 anni e tu sei con me. Avvolto nelle tue spire parli alla mia mente (eri conscio dell’imminenza della fine?) di strategie di fuga e di dove cercare riparo in caso di separazione forzata. “Vai a Kyrandor e cerca di Phasys, può insegnarti molto, se riesce a sopportarti” la tua risata si ripete nella mia mente e ti sorrido con la solita smorfia che mi arriccia il naso, subito cancellata da un brivido improvviso (ero conscia anch’io dell’imminenza della fine?).

La foresta ci protegge e ci avverte. Il suo improvviso silenzio è un segnale di fuga. E fuggiamo come tante altre volte prima, non puoi più proteggermi, ma mi hai insegnato a farlo e, quasi in automatico, mi nascondo certa della riuscita di una strategia più volte fortunata. Ma questa volta è con loro un Signore più potente, più scaltro, più forte. Circondata, cerco di dibattermi con le mie scarse forze e ancora minori capacità. Mi inchioda alla sua volontà e, prigioniera senza catene, seguo i vincitori.

Rivivo, con l’orrore che cristallizza l’urlo in una smorfia dolorosa, quella notte impietosa di domande e di rispose che escono dalle mie labbra d'automa. Mi strappano tutto, l’innocenza, la magia, i nostri rifugi. Solo una cosa non riescono a togliermi, nonostante mi forzino la mente, nonostante la Sua orribile potenza, non sapranno mai il luogo del tuo nascondiglio (sei vivo? dimmi, sei vivo?).

Ma tutto finisce ed anche la notte degli orrori passa. Stracciata e lacera, mi ritrovo finalmente sola. Via, sono andati via, liberandomi mente e corpo, sicuri, nella loro protervia, di avermi piegata. Ma prima di essere loro questa casa era mia e ne conosco ogni segreto. Rido sommessamente, quasi impazzita di dolore ed umiliazione, ma più forte di loro, mentre apro il passaggio e corro piegata in due lungo il cunicolo che mi riporta alla foresta e all’improvvisa coscienza della mia solitudine.

Nell’acqua della chiara fontana lavo le ferite e il ricordo della notte. Seguo il tuo consiglio e, mentre il fuoco si spegne, rivivo il mio arrivo a Kyrandor.

La notte mi avvolge in un abbraccio silenzioso. Ho rivissuto ogni cosa ed ora il passato può chiudersi su se stesso come un cerchio magico da cui ho ricevuto la linfa per continuare a vivere. Guardo la notte e la notte mi guarda e, mentre Marhis cede il posto a Kyra, sento che un nuovo cerchio sta per aprirsi verso un inconoscibile futuro che ora sono pronta ad affrontare.

Rigiro sul dito, sorridendo impercettibilmente, l’anello che mi ha regalato. E il nome di Vallac mi accarezza la pelle.