Il vento gli soffiava nei capelli,enormi gocce di pioggia gli bagnavano il viso,un nero cappuccio lo proteggeva da sguardi indiscreti nella notte.Le candele disposte nei lampioni non bastavano a perforare la fitta coltre d'ombra che alleggiava nella strada.Kyrandor,pensava.Kyrandor,e nient'altro,perchè altro non si sarebbe potuto permettere.Non dopo tutti quegli anni di solitudine.Non dopo tutti quegli anni passati a rimescolare i suoi pensieri,a cercare di perdonare...Alzò la testa,e un lampo gli rischiarò la strada,ridotta ad un pantano.Dinnanzi a lui si ergeva,imponente,immortale,il Sacro Tempio di Kyrandor.Distolse rapidamente lo sguardo:quella fugace visione gli ricordava gli attimi pegiori della sua intera esistenza.Ma proseguì lungo la via,imperterrito.Ormai lo sentiva,intuiva,più che percepirlo,un'altra presenza intorno a lui,nel suo cuore,nelle sue vene...La parte che rimaneva di Lei era sempre rimasta qui,ad aspettarlo,paziente.Gli sfuggì un sorriso,che si perse quasi immediatamente tra le pieghe della veste.Dopo tanti anni,pensava,siamo ancora fedeli uno all'altra...

Un'anta spattè con forza,alla sua destra.Si girò di scatto,scorgendo un vicolo che si staccava dalla strada principale.Sembrava portare ad una locanda,vista l'insegna,a forma d'Orso,che cigolava sui cardini arruginiti.Si avviò lungo la stradina,guardandosi attorno,temendo una sortita delle guardie.Chissà se erano già a conoscenza del suo arrivo?Pochi passi ed era già alla porta della locanda,dalla quale proveniva un forte profumo di birra appena distillata.Ah!Il sapore della birra...L'aveva ormai dimenticato.Entrò,richiudendo la massiccia porta con un sonoro tonfo.Un piccolo fuoco rischiarava la stanza dove ora era,illuminando alcuni tavoli vuoti disposti sul fondo della sala,occupati da pochi turisti infredoliti dall'improvisa tempesta.Si diresse immediatamente verso l'oste,fermo al bancone,intento a pulire alcuni boccali.Battè una mano sul marmo del banco.L'oste alzò un sopracciglio:il tizio che era entrato nel suo bar non era certo del luogo,ma questo uomo aveva qualcosa di diverso dagli altri stranieri che aveva visto fino ad ora...Una specie di...presenza...(non avrebbe saputo definirla in altro modo)Sembrava impaurirlo,metterlo in guardia.Quasi volesse difendere il suo mandante...Era qualcuno da trattare coi guanti.

"Desidera?",chiese l'oste,con fermezza.Ma l'altro avvertì la nota impaurita nella sua voce,anche se non era sua intenzione indurre paura già al suo arrivo.Sospettava che non fosse tutto merito suo.

"Una camera,brav'uomo.Ho fatto un lungo viaggio per arrivare fin qui,e questa è stata la prima locanda che ho trovato...Spero che non vogliate negarmi un alloggio solo per questa notte.Credo che questo possa bastare come compenso...".Aprì un sacchettino di pelle che si portava al fianco,pescando un piccolo rubino,e appogiandolo sul bancone.L'oste lo guardò stupefatto.

"Credo che possa bastare...sì...",e così detto,lanciò una lunga chiave dorata al visitatore,indicando una lunga scalinata alla sua destra."La terza a sinistra,seguendo le scale.Fate buon sonno,signor..."

"Il mio nome non ha importanza..",rispose il viandante,seccato,avviandosi alle stanze."Almeno non ancora...".

L'uomo scomparì dalla sala,lasciando l'oste nuovamente solo.Questi si guardò intorno,come se cercasse qualcosa di strano,fuori posto...Niente.Anche la presenza se n'era andata.Riprese,borbottando e inveiendo contro il visitatore,a strofinare i suoi boccali,chiedendosi quanto potesse valere il rubino,che ora risplendeva di luce propria nella sua tasca.

Poco dopo l'uomo era gia disteso in un comodo letto di paglia,le mani premute contro le tempie.Ascoltava la voce di Lei,come non la sentiva da decenni,vicina.All'improvviso un lampo argenteo gli passò davanti agli occhi,accecandolo.Richiuse le palpebre con forza,levandosi,quando la vide.Riaprì gli occhi,e tutto sparì di nuovo.Provò a richiuderli e,lentamente,la figura che gli era apparsa ricompariva,così come lui la ricordava...Pianse di gioia,una gioia purissima che non sentiva nel suo cuore da troppo tempo.E sentiva la gioia di Lei farsi strada nella sua anima.Ora non lo avrebbe più abbandonato,nè nella vita nè nella morte.Erano una cosa sola,come lo erano sempre stati fino alla morte di lei.

Saphiro,l'Ultimo Cavaliere,era tornato.Per restare.