Una luce dorata avvolge delicatamente l'elfa dai lunghi capelli biondi, che a testa alta fissa la Gran Sacerdotessa, mentre nell'ampia sala attorno a lei, figure femminili avvolte in tuniche argentate, la scrutano in silenzio.

'Mostra il tuo viso alle altre consorelle, Rahasia, che possano leggere il pentimento nei tuoi occhi.'

La voce dura della Gran Sacerdotessa riecheggia nella sala, interrompendo il pesante silenzio, mentre mormorii di disapprovazione e stupore si levano attorno a lei.

Lentamente l'elfa si toglie il velo dal viso con un gesto delicato della mano, per poi voltarsi verso ogni consorella, fissandole con decisione e tranquillita'.

'Grande Madre...Non sono venuta qui per chiedere perdono per quello che ho fatto, ma solo per spiegarvi quello che e' successo, e come cio' in cui crediamo sia vero soltanto in parte.'

Rahasia si volta verso la figura femminile davanti a lei, completamente coperta da morbidi veli, cercando ancora una volta di immaginarsi il volto della Gran Sacerdotessa, che si dice nessuno abbia mai visto.

La figura alza la mano di scatto, come a fermare quelle parole blasfeme, e a zittire i mormorii sempre piu' invadenti delle altre donne.

'Sono gia' stata informata di quello che hai fatto...Hai infranto tutte le regole del nostro Ordine, offendendo tutte noi e la Dea stessa. Ti avevo mandato da quell'elfo per placare il suo spirito sofferente, per parlargli e sanare le sue ferite...E tu cosa hai fatto? Ti sei fatta corrompere dai sentimenti, gli hai detto il tuo nome, gli hai promesso che resterai per sempre con lui, e hai mostrato il tuo volto togliendoti il velo.

Ti rendi conto di quello che hai fatto?? NOI TUTTE SIAMO OMBRE AL SERVIZIO DI ALTHEA, SPIRITI CHE DA TEMPO VAGANO PER LE TERRE A PORTARE AIUTO, PER SANARE LE FERITE DEL CORPO E DELLA MENTE, CHE GIUNGONO SILENZIOSAMENTE E COSI SE NE VANNO VENENDO DIMENTICATE! HAI SCORDATO TUTTO QUESTO??'

La voce della Gran Sacerdotessa si alza furiosa e gelida nella grande sala dorata, penetrando nei cuori e nelle menti, mai prima d'ora si era mostrata cosi arrabbiata e fredda.

'Infrangendo queste regole rischi di perdete i poteri curativi che la Dea ti concede, e di perdere te stessa...Vuoi davvero questo Rahasia? Pensavo fossi riuscita a placare il tuo spirito ribelle, che con enorme sforzo hai messo a tacere da tempo.'

Rahasia trema per un attimo e china la testa, mentre le parole della Gran Sacerdotessa riecheggiano ancora nella sua mente. Si porta le mani sul petto, sopra il cuore e rialza la testa di scatto, mentre un moto di rabbia attraversa i suoi occhi.

'So benissimo cosa sono Grande Madre, ma al tempo stesso ho deciso che non voglio piu' essere un'ombra, ma solo me stessa, lasciare che il mio cuore possa finalmente amare.

Non lo capite che le regole dell'Ordine sono sbagliate? La Dea di certo non puo' voler impedirci di provare altri sentimenti oltre alla compassione...Cosa c'e' di sbagliato nell'amare? O nell'essere ricordate per quello che abbiamo fatto? Possiamo continuare ad aiutare gli altri, con le parole e con il conforto insieme ai poteri che la Dea ci concede, e anche impugnare le armi e combattere in prima persona il male e l'oscurita' che invade queste terre. Non lo capite?? Ho ancora i miei poteri, Althea riscalda ancora il mio cuore, non mi ha abbandonata!'

Esclamazioni di stupore e parole concitate, si levano nella sala, le figure femminili si agitano, parlando tra loro, gesticolando furiosamente...Improvvisamente una risata fredda sovrasta il coro di voci riducendolo al silenzio. Tutte si voltano di scatto verso la Gran Sacerdotessa, che si avvicina di qualche passo a Rahasia, continuando a ridere. Quando si interrompe, riprende a parlare, la voce e' bassa, quasi un sibilo, mentre le sue parole sono fredde e ironiche.

'E cosi' vorresti dire che Althea non ti ha abbandonata? Che accetta quello che hai fatto? BLASFEMA! Come osi incitare le tue consorelle a infrangere le regole? E soprattutto affermare di voler combattere? Davvero vuoi impugnare armi e indossare lucenti armature? Affrontare il pericolo in prima persona? Chi ti credi di essere elfa insolente? Eri un'ombra, un'ombra lucente, ora invece non sei niente...Ti bandisco da quest'ordine per sempre! Vattene e non ti far piu' vedere qui!'

Rahasia schiude le labbra come a voler parlare, poi china la testa tremando, sentendosi sconfitta. Si volta lentamente e lascia cadere il velo a terra, muovendo qualche passo verso l'uscita del tempio, senza guardarsi attorno, ma sentendo su di se' gli sguardi delle consorelle.

Improvvisamente sente una mano posarsi sulla sua spalla, fermandola con fermezza, mentre una voce familiare le sussurra vicino l'orecchio...

'Non cosi' di fretta...'

Si volta di scatto, stupita, fissando la Gran Sacerdotessa che lentamente si strappa i veli di dosso...Lunghi capelli argentati incorniciano il viso dai tratti elfici, mentre lucenti e profondi occhi viola la fissano.

'Julyen...ma cosa ci fai qui? Non capisco...'

Sorride debolmente mentre l'elfo le sorride di rimando, impugnando con una mano la Spada Nera, sussurrando...

'Sono venuto per te Rahasia...'

L'elfa spalanca gli occhi mentre la lama della Spada penetra con forza nel suo petto...Urla di dolore e reclina la testa all'indietro...La stanza dorata del tempio e' sparita, al suo posto un giardino pieno di fiori, il cielo scuro e pieno di stelle; davanti a lei due fiammeggianti occhi rossi e zanne aguzze hanno sostituito il volto dell'elfo, mentre le labbra della ferale apparizione che ora le cinge la vita con braccia muscolose e nerborute si dischiudono in un inquietante sorriso di godimento e trionfo. La lunga e sottile lingua della creatura lambisce lentamente la sua guancia, mentre il polso del demone inizia lentamente a ruotare, e la lama della Spada le squassa il ventre, tra urla... E mentre tutto si fa indistinto e vago attorno a lei, sfumando e sparendo lentamente, l'ultima immagine che vede e' quella delle proprie delicate mani che cingono l'elsa della Spada, la cui lama giace ancora nel suo ventre.

'...sia...'

Gli occhi rossi dell'apparizione sono ancora li, brillanti e inquietanti. In lontananza, un dolce e sublime canto si spande, allontanandosi, mentre le carezzevoli note lambiscono le sue orecchie...

'...Rahasia!'

La voce si avvicina, il canto della Spada si fa piu' lontano e vago... E lentamente riemerge dalle nebbie del sonno, tra le braccia di Julyen, del suo Julyen... del vero Julyen.

Senza dire una parola, senza neppure la forza di piangere, lo abbraccia con forza a se, stringendolo tra le sue braccia, assaporando la sicurezza di quel corpo sottile e snello contro il proprio, la dolcezza delle sue parole e delle sue carezze.

'...un incubo... e' stato solo un incubo, Rahasia... non e' nulla, amore, non e' nulla...'