Era l'aurora.
L'allievo volgeva volutamente le spalle al sole nascente e guardava verso la campagna, riempendosi i polmoni dell'odore della pioggia, che era caduta per tutta la notte e di cui aveva impregnati gli abiti e i lunghi capelli sciolti.
-Vieni dentro!
Nessuna risposta.
-Vieni dentro!
-Stanno venendo, maestro.
-Lo so. Vieni dentro.
Rientrò nella piccola grotta che avevano abitato per quasi due lune, scacciando con un calcio un ratto troppo curioso che gli annusava un piede.
La grotta odorava di morte.
-Maestro, potrei ucciderli tutti.
-Non ce n'è alcun bisogno.
Il maestro gli parlava senza guardarlo mentre preparava un fagotto con le poche cose che possedevano.
-Ce ne andiamo.
Detto questo si caricò il fagotto su una spalla e si avviò verso l'uscita.
L'allievo fece per seguirlo, ma proprio in quel momento si rivelò una nuova presenza all'ingresso della grotta: un uomo vestito di stracci e che portava al fianco una daga dall'elsa decorata. Quella figura emanava un odore strano, nuovo, magico...Rijl restò come incantato dal potere emesso dall'aura bianca che lo circondava.
Il maestro lasciò cadere il fagotto e fece un passo indietro per rimanere nell'oscurità, Rijl poté sentire le vibrazioni prodotte dalla trasformazione del suo maestro, l'odore di morte si faceva sempre più intenso, era sempre più chiaro per Rijl che era il suo maestro a puzzare come un cadavere in putrefazione.
Lo straniero estrasse la daga dal fodero.
Tutta la lama era percorsa da rune che riflettevano la luce dell'alba in modo innaturale, il maestro e l'allievo si coprirono gli occhi da quella luce, era di sicuro un'arma costruita allo scopo di uccidere un vampiro.
Il maestro improvvisamente scomparve in una nube per riapparire alle spalle dello straniero, che si voltò prontamente riuscendo a parare l'affondo e a rispondere scagliando una palla di fuoco che colpì il maestro in pieno petto.
Rijl comprese che quello era un avversario al di là delle sue capacità.
Non aveva alcun interesse a rischiare la sua vita per aiutare il suo maestro, raccolse il fagotto e fuggì in silenzio prendendo un sentiero che tagliava la campagna verso un villaggio al di là delle colline, evitando di incontrare la folla di villani che lo cercava per ucciderlo, sarebbe tornato presto, però: aveva ancora una persona da salutare.