Ven 1 Ott 2004
Risveglio.
Journal di Raisel...per quanto ancora, vecchio ragazzo?
Si levo' di scatto, aprendo gli occhi e balzando in piedi tanto in fretta che le sue ossa scricchiolarono e le sue membra emanarono un dolore quasi tagliente lungo tutto il suo corpo.
Ma anche cosi', l'oscurita' che lo avvolgeva era completa e impenetrabile: per un attimo penso' di essere diventato cieco, tentando di riportare alla memoria i ricordi piu' prossimi, in cerca di un ricordo rivelatore che gli svelasse dove si trovava e perche' era finito li.
Invano.
Sei sempre stato bravo a mentire a te stesso. Se avessi la stessa maestria nel mentire agli altri, avresti fatto una gran carriera a corte, venditore di sogni.
Degluti' nervosamente, girando la testa alla disperata ricerca di una luce, nonostante l'indolenzimento del collo. Ancora, invano.
Tento' di urlare, ma le grida gli si strozzarono nella gola: e scopri' di non poter emettere alcun suono.
Molto meglio il silenzio, non trovi? Specie se lo si interrompe solo per raccontarsi spiacevoli menzogne di comodo.
Chino' il capo, cercando con gli occhi l'elsa della spada, e fu solo allora che la vide.
L'enorme testa di lupo che sbucava dal suo addome, grottesca e famelica, perfettamente visibile nonostante la tenebra che avvolgeva entrambi: fisso' le sue zanne aguzze, e senti' il calore del respiro pesante e acido della creatura che nasceva dal suo stesso ventre, trattenendo un conato di vomito.
Improvvisamente, le fauci della testa di lupo si chiusero con una mossa fulminea attorno al suo braccio; tento' di urlare, ma ancora una volta nessun suono usci' dalla sua gola. Scopri' di non poter muovere braccia ne' gambe, scopri' di non poter chiudere gli occhi: scopri' di non poter fare altro che assistere all'orrendo spettacolo della fiera nata dal suo stesso ventre che si cibava del suo corpo.
...ma chi sta divorando chi, tra me e te, venditore di sogni? Quando ammetterai che sei tu a divorare me? Quando ammetterai la verita'?
Balzo' a sedere di scatto, ed immediatamente ebbe la dolorosa certezza di essere sveglio. Avvertiva la spossatezza che ben conosceva, e abbassando lo sguardo noto' la ferita al polso, ancora non completamente rimarginata. Una rapida occhiata gli confermo' che la githyanki era pero' andata via, lasciandolo riposare sul divano della sala.
Lasciandosi ricadere sullo schienale della poltrona, si concesse qualche minuto per raccogliere le forze e i ricordi.
Ricordava distintamente la githyanki. Ricordava ogni tratto del suo corpo e della sua voce, dalla pelle ambrata agli occhi, dalle labbra serrate alla cicatrice sul petto...
Cerco' di scacciar via il torpore, sfregandosi energicamente gli occhi. Quindi si alzo' in piedi, recuperando il pugnale dall'angolo in cui era caduto.
La stessa lama che fino a poche ore prima era stata a un passo dal piantarsi nel petto di quella donna.
"Solo quando lo desidererai realmente...", mormoro' con voce bassa e calma, riponendo la sottile arma nella guaina di cuoio che lo assicurava al pettorale dell'armatura.
Poi la noto', nel posto del divano accanto a dove era svenuto: una rosa di un acceso color sangue, dalle foglie di un intenso verde scuro.
Il gambo della rosa, sottile e adorno di spine, recava ancora su di se una piccola macchia di sangue: inutile chiedersi a chi appartenesse.
Deglutendo, represse la strana sensazione che sentiva montare alla bocca dello stomaco, risalendo come fuoco liquido lungo le vene del suo corpo, infiammandolo d'un desiderio tanto intenso da stordirlo.
Stringendo i denti con determinazione, si costrinse a distogliere gli occhi dal sangue sulla rosa, avvolgendola quindi con un morbido panno e riponendola nello zaino.
E per un attimo, si sorprese a desiderare un risveglio diverso...