La lettera
Revisione ortografica · originale conservato in fondo
Una pergamena di papiro ingiallito è affissa in bacheca sostenuta da due schegge di legno.
Dalla scheggia più bassa penzola un piccolo oggetto.
Se guardi meglio si tratta certamente di una pedina da scacchi, ad un occhio attento si rivela un alfiere bianco tinto di rosso.
Quando l'ultima foglia di Kyra si spense, per me fu come trattenere il respiro, ma senza fatica, né dolore, né affanni.
Fu una sensazione strana, dopo molto tempo mi accorsi che attorno a me si era fatto buio, non vi era né luna né stelle a mostrarmi il cammino.
Ad un tratto mi accorsi che l'oscurità si era fatta così fitta da aver preso una consistenza simile al marmo nero.
Mi ci specchiai e restai scosso da ciò che vidi, non una figura ma un intero momento della mia vita passata scorreva innanzi a me come un arazzo che prende vita.
Superato l'iniziale turbamento mi accorsi che ogni ricordo rafforzava in me una nuova consapevolezza, così continuai a guardare ed a guardare fin quando raggiunsi la calma.
Ero in pace con la mia vita e con i miei sbagli.
Non giunsi mai ad un termine del corridoio, di ciò che accadde dopo molto è confuso ma ricordo bene che fui invitato a parlare e provando a muovere le labbra per esprimere ciò che provavo mi accorsi di quanto fosse limitante la parola.
Privato dei limiti imposti dalla mente, dal corpo e dalla parola, l'illusione della separazione mi si manifestò per ciò che è.
Permanendo in questo stato mi fu dato di capire cosa stesse succedendo, per un attimo mi fu chiaro l'imperscrutabile piano divino.
Gli eroi avevano da tempo abbandonato queste terre e di quei pochi che vi erano rimasti solo un numero ancora più esiguo conservava intatto il proprio ardore.
Non poche profezie annunciavano l'imminente caduta di Kyra la cui luce, sempre più tenue, illuminava appena una spoetizzante desolazione.
In un disperato atto di amore verso l'esistenza gli dei decretarono così che l'unico modo per ritrovare vita ed ardore fosse tornare ad un momento di singolarità, un unico ed eterno attimo in cui tutto ciò che compone la materia possa essere agglomerato e rimescolato.
Il punto di congiunzione nell'infinito cerchio della vita e della morte.
Compreso questo per molto tempo permasi in questo stato.
Non so dire bene come o quando ma vi fò un momento in cui mi accorsi che potevo udire la mia voce e mi trovai immerso in una foresta fatata che aveva dell'incredibile.
Tutto, dalla pietra all'aria che respiravo sembrava unito da una miriade di filamenti brillanti che ora si mostravano ed ora sparivano alla mia vista.
Ai miei occhi ogni cosa era perfetta ed al posto che meglio la valorizzava, tutto
era talmente incantevole e pieno di vita che non so descrivere per quanto mi fermai in totale contemplazione e silenzio.
Quando riscoprii il bisogno di bere era mattina, mi avvicinai allo stagno e restai sorpreso di ciò che vidi: la figura che mi si presentava era ben diversa da quel poco che ricordavo di me.
Lunghi capelli del color del rame risplendevano forti e spessi al punto da nascondere le mie puntite orecchie. Sulla fronte di quella che una volta era un marchio restava solo una sbiadita voglia ed una folta barba adornava il mio sorriso. Le mie mani ed il mio corpo avevano perso l'eterea consistenza delle rocce in favore dell'antica luminescenza dei miei avi.
Tutto era diverso, in me ed attorno a me, o semplicemente era cambiato il mio modo di vedere le cose ?
Passai ancora un tempo indeterminato in totale pace ed armonia con il solo intento di poter cristallizzare questa esperienza.
In seguito, in un giorno come gli altri sentii un leggero calore risalire in fretta dal petto fino ad estendersi e divampare in tutto il corpo. Durò un attimo, capii che era giunto il momento di agire, di tornare e cercare cosa o chi abbia lasciato questo grande movimento divino.
Con questo spirito di ricerca scrivo oggi questa missiva, per giungere a chiunque fosse sopravvissuto, rinato o abbia semplicemente memoria di quanto è accaduto ed invitarlo a raccontare la sua storia.
Mi farò trovare allo spegnersi di Kyra, pronto ad offrire una bevanda calda ai tavoli di dama Esme.
In fede ed amicizia,
Nasrudin Koan, lo stregone rosso.
[3] La lettera di Nasrudin Koan
La trascrizione originale
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Testo storico conservato
Un pergamena di papiro ingiallito è affissa in bacheca sostenuta da due schegge di legno.
Dalla scheggia più bassa penzola un piccolo oggetto.
Se guardi meglio si tratta certamente di una pedina da scacchi, ad un occhio attento si rivela un alfiere bianco tinto di rosso.
Quando l'ultima foglia di kyra si spense, per me fu come trattenere il respiro, ma senza fatica, nè dolore, nè affanni.
Fu una sensazione strana, dopo molto tempo mi accorsi che attorno a me si era fatto buio, non vi era nè luna nè stelle a mostrarmi il cammino.
Ad un tratto mi accorsi che l'oscurità si era fatta così fitta da aver preso una consistenza simile al marmo nero.
Mi ci specchiai e restai scosso da ciò che vidi, non una figura ma un intero momento della mia vita passata scorreva innanzi a me come un arazzo che prende vita.
Superato l'iniziale turbamento mi accorsi che ogni ricordo rafforzava in me una nuova consapevolezza, così continuai a guardare ed a guardare fin quando raggiunsi la calma.
Ero in pace con la mia vita e con i miei sbagli.
Non giunsi mai ad un termine del corridoio, di ciò che accadde dopo molto è confuso ma ricordo bene che fui invitato a parlare e provando a muovere le labbra per esprimere ciò che provavo mi accorsi di quanto fosse limitante la parola.
Privato dei limiti imposti dalla mente, dal corpo e dalla parola, l'illusione della separazione mi si manifestò per ciò che è.
Permanendo in questo stato mi fu dato di capire cosa stesse succedendo, per un attimo mi fu chiaro l'imperscrutabile piano divino.
Gli eroi avevano da tempo abbandonato queste terre e di quei pochi che vi erano rimasti solo un numero ancora più esiguo conservava intatto il proprio ardore.
Non poche profezie annunciavano l'imminente caduta di Kyra la cui luce, sempre più tenue, illuminava appena una spoetizzante desolazione.
In un disperato atto di amore verso l'esistenza gli dei decretarono così che l'unico modo per ritrovare vita ed ardore fosse tornare ad un momento di singolarità, un unico ed eterno attimo in cui tutto ciò che compone la materia possa essere agglomerato e rimescolato.
Il punto di congiunzione nell'infinito cerchio della vita e della morte.
Compreso questo per molto tempo permasi in questo stato.
Non so dire bene come o quando ma vi fò un momento in cui mi accorsi che potevo udire la mia voce e mi trovai immerso in una foresta fatata che aveva dell'incredibile.
Tutto, dalla pietra all'aria che respiravo sembrava unito da una miriade di filamenti brillanti che ora si mostravano ed ora sparivano alla mia vista.
Ai miei occhi ogni cosa era perfetta ed al posto che meglio la valorizzava, tutto
era talmente incantevole e pieno di vita che non so descrivere per quanto mi fermai in totale contemplazione e silenzio.
Quando riscoprii il bisogno di bere era mattina, mi avvicinai allo stagno e restai sorpreso di ciò che vidi: la figura che mi si presentava era ben diversa da quel poco che ricordavo di me.
Lunghi capelli del color del rame risplendevano forti e spessi al punto da nascondere le mie puntite orecchie. Sulla fronte di quella che una volta era un marchio restava solo una sbiadita voglia ed una folta barba adornava il mio sorriso. Le mie mani ed il mio corpo avevano perso l'eterea consistenza delle rocce in favore dell'antica luminescenza dei miei avi.
Tutto era diverso, in me ed attorno a me, o semplicemente era cambiato il mio modo di vedere le cose ?
Passai ancora un tempo indeterminato in totale pace ed armonia con il solo intento di poter cristallizzare questa esperienza.
In seguito, in un giorno come gli altri sentii un leggero calore risalire in fretta dal petto fino ad estendersi e divampare in tutto il corpo. Durò un attimo, capii che era giunto il momento di agire, di tornare e cercare cosa o chi abbia lasciato questo grande movimento divino.
Con questo spirito di ricerca scrivo oggi questa missiva, per giungere a chiunque fosse sopravvissuto, rinato o abbia semplicemente memoria di quanto è accaduto ed invitarlo a raccontare la sua storia.
Mi farò trovare allo spegnersi di Kyra, pronto ad offrire una bevanda calda ai tavoli di dama Esme.
In fede ed amicizia,
Nasrudin Koan, lo stregone rosso.
[3] La lettera di Nasrudin Koan