Il racconto
Testo storico conservato
Quella notte non se la sarebbe mai scordata.
Sbadiglio'. Era tranquillo quella sera, stava esplorando degli umidi cunicoli uccidendo i vari ghoul che incontrava, e di certo mai avrebbe immaginato quello che gli sarebbe accaduto. Prosegui' per un sentiero limaccioso sotterraneo lasciandosi indietro alcune buie biforcazioni, fino ad arrivare ad una caverna non molto grossa, dalle pareti lisce e asciutte. Furin pero' non bado' a cio' che lo circondava, ma si concentro' sullo scrigno luccicante e luminoso che aveva catturato il suo sguardo. Incautamente si diresse subito verso di esso, e una volta raggiunto, lo apri': con suo immenso stupore si trovo' ad avere negli occhi riflesse le monete d'oro e d'argento assieme a pietre preziose, gemme e diamanti contenute nello scrigno. Il nano ci affondo' le mani, mentre gli brillavano gli occhi: non aveva mai visto nella sua breve esistenza tante ricchezze racchiuse in un luogo cosi' piccolo. Sorrise tra se' e se', pensando che tutto cio' che avrebbe realizzato con quel tesoro. Lo richiuse, notando solo allora alcune scritte nere sulla superficie dorata dello scrigno, a cui pero' non ci diede importanza. Ripresosi dall'euforia, che in realta' ancora imperversava in lui, Furin decise di prendere il pesante scrigno con se' nascondendolo, per quanto possibile, agli occhi indiscreti che avrebbe incontrato in superficie. Nel momento in cui il nano decise di tornare a Kyrandor per festeggiare il fortunoso ritrovamento in compagnia di una birra (o qualcuna di piu'ù), una figura in parte trasparente e silenziosa entro' nella caverna. Il fantasma, che pareva essere di una vecchio nano, lo saluto' in tutta tranquillita', quasi fosse normale vederlo girovagare nel sottosuolo. - Ave compagno nano.- Furin corruccio' la fronte: un fantasma? Forse aveva bevuto troppo. - L'hai scavato tu questo tunnel?- continuo' Il fantasma non pareva far molto caso al nano, ma piuttosto sembrava cercasse qualcosa... Che fosse il tesoro? Furin continuava a fissare la figura incorporea, ancora perplesso e incerto sul da farsi. Questa volta il fantasma si mise a guardare il nano, arricciando lievemente verso l'alto quelle che un tempo erano state le sue labbra. - Guarda che non mordo... non piu'ù almeno.- Il nano, sempre fermo nello sguardo, questa volta rispose. - No, non l'ho scavato io.- disse con voce quasi assente Il fantasma scrollo' le spalle, e con tranquillita' saluto' il giovane nano, proseguendo oltre il tunnel. Furin lo segui' con lo sguardo, e si massaggio' le tempie con le tozze dita. Decise che sarebbe stato meglio andare via da quella caverna per nascondere quanto prima il tesoro. Si diresse verso l'uscita, quando alle sue spalle senti' un improvviso spostamento d'aria. Si volto' di colpo, e cio' che vide lo pietrifico': dove prima non c'era nulla di significante, ora sostava un drago che lo osservava con fare minaccioso. In quel momento ebbe la certezza di aver bevuto troppo Quello era il primo drago che Furin vedeva, ed era uno spettacolo a dir poco elettrizzante. Il rettile era circondato da squame grigie e da scaglie azzurrine, mentre gli occhi brillavano di una luce profonda e eterna. Affondo' gli artigli nella roccia e dispiego' per quanto gli fosse possibile le possenti ali, mostrandosi quasi in tutta la sua grandezza. In un istante la mente del nano venne attraversata da tutte le leggende e i racconti che aveva letto e sentito sui draghi. Ebbe paura.
- Cosa ci fai qui, piccolo essere?- tuono' il rettile con voce profonda Furin si riprese: quel drago non era frutto dell'alcool che gli scorreva nel corpo, e aveva poche possibilita' di uscire vivo da quella situazione. Cerco' di rispondere in modo deciso, ma non arrogante. - Cosa faccio qui e'è affare mio- Il drago spalanco' gli occhi inizialmente funesto, per poi ridurli a due fessure. Sporse leggermente la testa in avanti, e quasi sorrise guardandosi intorno. - Affar vostro? Siete nella mia caverna, e tutto quello che capita qui e'è affare mio. Compreso quello scrigno che cercate invano di tenere nascosto- Il nano impreco' in silenzio. Era riuscito a trovare un notevole tesoro da tenere tutto per se', ed ecco che spunta un drago a riscuoterlo. Non aveva molte alternative, se avesse cercato di scappare con il tesoro sarebbe stato troppo lento... Ma lui voleva quel tesoro, gli spettava, lui l'aveva trovato. Improvvisamente Furin si trovo' al suo fianco lo spirito di prima, che lo guardava scuotendo la testa. - Credo proprio che voglia il tesoro maledetto... peccato che tu debba morire cosi' giovane...- gli disse piano Il nano si irrigidi' e sgrano' gli occhi... morire? Diamine no, lui voleva vivere! Il suo sguardo si sposto' lentamente sullo scrigno... tesoro maledetto? - ... ma forse ho un sistema per portarti fuori da questa situazione...- continuo' lo spirito - ... tes...oro mal...edetto?- balbetto' Furin in preda alla paura e allo sconforto. Il drago nel frattempo si stava spazientendo, e incomincio' ad avanzare lentamente verso i due. Lo spirito se ne accorse, e riprese a parlare sommessamente e in modo deciso al nano. - Ti aiutero' a fuggire da qua tenendo occupato il nostro drago... dovrai correre velocemente giovane nano, dirigendoti all'interno di un albero cavo, nella foresta a est di Kyrandor, e lasciarvi il tesoro per un po'... cosi' spezzerai la maledizione del tesoro- Furin fece per aprire bocca, quando lo spirito si diresse verso il drago. Si accorse di essere nei guai fino al collo: non solo un drago voleva ucciderlo, ma il tesoro per cui stava rischiando la vita era maledetto... La paura che la maledizione lo avesse gia' colpito si fece strada in lui. - Presto!- urlo' lo spirito girandosi verso il nano Furin si riprese dai suoi pensieri e dalle sue paure... ora il drago non era piu'ù cosi' lontano. Corse via, lungo i tunnel e le gallerie che la' l'avevano condotto, mentre il peso del tesoro lo rallentava. Arrivo' in superficie e continuo' a correre attraverso la Hoan-Dor, graffiandosi la pelle con i rami bassi degli alberi, per giungere alle porte di Kyrandor, stremato e madido di sudore. Decise di riposarsi per qualche secondo quando alle sue spalle giunse un tremendo ruggito. Lo spirito apparve davanti a lui, con il volto rilassato, ma per niente tranquillo. - Ora seguimi- La figura eterea non passo' per Kyrandor, probabilmente per non allarmare inutilmente la popolazione, ma Furin non ne fu molto contento: gia' stremato, non avrebbe voluto allungare la strada. Una volta raggiunte le porte al lato opposto di Kyrandor, lo spirito entro' nella foresta ad est, e il nano con lui: dopo pochi minuti, raggiunsero il tanto agognato albero cavo. - Presto, presto!- gli intimo' la figura eterea - Non c'e'è tempo da perdere. Entra dentro e posa il tesoro- Furin era titubante all'idea di lasciare incustodito lo scrigno, ma se ne libero' in fretta. I due ripercorsero il sentiero preso nella foresta, fino ad arrivare ad un bivio. Lo spirito si guardo' attorno, per poi spostare lo sguardo in cielo: il drago stava volando proprio sopra di loro. - Dividiamoci: tu a ovest ed io a est!- Il nano annui', correndo immediatamente nella direzione decisa. In quell'istante, mentre fuggiva, si accorse di essere solo, e che se il drago l'avesse trovato, da solo sarebbe morto, senza gloria ne' memoria. Nessuno si sarebbe ricordato di lui, di Furin Fiero Braccio. Si fermo' per qualche istante ad ascoltare nella notte il silenzioso rumore della foresta che lo circondava mentre riprendeva fiato. Si ricompose per quanto gli fosse possibile, piùu' che altro per conservare un po' di dignita': era fuggito davanti al pericolo come un cane, ed erano poche le cose piùu' disonorevoli per un nano. Avrebbe fatto i conti con la sua coscienza piùu' tardi. Si tuffo' nuovamente nella foresta, dove il drago che scrutava Kyrandor e dintorni dall'alto, non l'avrebbe trovato. I minuti passarono, diventando forse ore... ne perse il conto, destandosi solo quando senti' la presenza dello spirito del nano. - E' ora di andare a riprendere il tuo tesoro, giovane nano- disse sorridendo con fare tranquillo, quasi contento Tornarono all'albero cavo, sempre con un occhio puntato al cielo. Furin vi entro' con movimenti lenti, quasi solenni: quella disavventura non era stata inutile. L'umidita' del tronco lo investi', accompagnata dall'odore di marcescenza. Furin si guardo' intorno e corruccio' la fronte: niente, il nulla piu'ù assoluto... nessuna traccia dello scrigno o del tesoro. Non poteva crederci... Guardando meglio per terra vide un luccichio metallico. Sposto' il terriccio, prendendo quella che si era rilevata essere una chiave. - Quale scherzo del destino èe' questo?- disse uscendo dall'albero Adesso il nano aveva dimenticato la stanchezza, èla rabbia iniziava a crescere in lui. - Cosa c’'e'?- chiese sollevando le sopracciglia - Il tesoro èe' scomparso!... Nessuna traccia di dove possa essere finito... L'unica cosa che ho trovato è stata questa chiave!- Lo spirito guardo' la chiave in mano al nano ed alzo' le spalle. Inspiro' a fondo. - Mi dispiace... cosi' forse doveva essere...- disse guardando negli occhi il nano. - Beh, io adesso devo andare. Mi raccomando, nasconditi ancora per un po'- Furin annui', distendendo i muscoli del viso. - Grazie per l'aiuto. Sono in debito con voi- disse riponendo la chiave in una piccola tasca dello zaino Lo spirito sorrise scuotendo lievemente la testa. - Nessun debito, siamo entrambi nani!- Il nano fece per stringergli la mano, ma si accorse che l'altro non aveva mano da stringere. - Io sono Furin Fiero Braccio- disse ritirando un po' imbarazzato la mano - Yberium- rispose con un luccichio negli occhi Furin osservo' meglio lo spirito... non se lo sarebbe mai scordato quel nome. - Prima o poi ci rincontreremo- profetizzo' Il nano parve soppesare quelle parole piùu' del dovuto. - A quel giorno allora!- - A quel giorno- disse Yberium Si inginocchio' a terra, stranamente senza toccare il suolo, ed esegui' quella che parve essere una preghiera. Svani' nel nulla, ammantato da una luce azzurrina. Furin usci' dalla foresta, imprecando contro il destino che gli aveva portato via lo scrigno. Era ancora troppo inesperto e fiducioso nella sua razza, per capire che il tesoro glielo aveva rubato lo spirito. Guardo' le montagne ad est sospirando: il Sole stava sorgendo.
[1] Il tesoro del drago